L'innovazione passa per il sanscrito: World Sanskrit Book Fair, Bangalore, 7-11 gennaio 2011

Gandhi che leggeGuru e pandit al settimo cielo. L’India si sta svegliando, con l’aumentato benessere sta definitivamente riscoprendo le sue radici culturali – perché a pancia vuota non si ragiona – e la sua identità più profonda. E vuole farle conoscere al mondo.

Se avete in mente un viaggio in India, dal 7 all’11 gennaio 2011 si terrà a Bangalore, splendida e moderna città del Karnataka, nella regione centro meridionale del paese, la prima fiera internazionale dei libri di sanscrito, una specie di Salone del libro dedicato al sanscrito come lingua e come medium: letteratura, matematica, astronomia, storia, ecc. e, ovviamente, lo studio della lingua e della linguistica.

Parteciperanno all’evento le università di sanscrito dell’India e del Nepal, gli istituti di ricerca e le accademie e circa 10.000 delegati dall’India e dall’estero. Oltre a circa 100 case editrici indiane.

Scommetto che alla fiera di Bangalore ci saranno anche molti guru della programmazione. Infatti fra i programmatori USA è di gran moda imparare abbastanza bene il sanscrito, tanto almeno da poter leggere la Bhagavadgita, la “Bibbia” degli induisti, quella che Gandhi portava sempre con sé.

Già, perché con qualche accorgimento metodologico il sanscrito si può imparare, a livello di leggiucchiare i testi più semplici, dopo solo tre mesi di studio, come noi insegnavamo a Harvard. Ovviamente solo se si studia in modo moderno e interattivo, non come nelle scuole tradizionali per formare i pandit, nelle quali ci vogliono almeno dieci anni per diventare un acharya, un maestro, dopo aver memorizzato migliaia di pagine in sanscrito – oltre alla grammatica, s’intende, che non è la cosa più semplice esiste al mondo (ma è tanto divertente). L’innovazione non è solo tecnologica.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.