E in Tibet ricomincia la protesta

protesta degli studenti del Tibet

Parlavamo di Tibet e dell’inefficacia dell’azione, altamente etica ma totalmente inutile, del presente Dalai Lama. Dicevamo anche che c’è un bel gruppetto di tibetani che è scontento e che vorrebbe fare qualcosa di più, e sarebbe persino pronto a dare battaglia (e con buone ragioni, a mio avviso).

Bene, il 20 2 21 ottobre è cominciata la protesta di 6000 studenti delle scuole della contea di Rebkong, nella regione di Amdo, parte di quello che un tempo era il Tibet e ora si chiama Tibet Autonomous Region (TAR) della Cina o Xizang Autonomous Region. Questo pomeriggio si è estesa agli studenti universitari del dipartimento di tibetano dell’Università di Beijing.

Il motivo? Grave, serio, un vero e proprio attentato all’identità tibetana: il governo cinese ha deciso di limitare drasticamente o eliminare dalle scuole l’uso del tibetano. Il tibetani dovrebbero adottare il cinese mandarino, come a dire: cornuti e mazziati. Neanche più la loro lingua possono usare.

Una cosa che a mio avviso è pericolosa come l’imposizione della lingua è la mossa politica del governo cinese, molto efficace per spezzare la resistenza tibetana, un vero e proprio, divide et impera, ma con un certo stile: offre opportunità di carriera nel partito proprio ai giovani tibetani.

Xi Jinping, vice presidente della Cina, membro del Comitato permanente dell’Ufficio politico del Comitato Centrale del Partito comunista cinese (CPC) e membro del Segretariato centrale del partito, nonché presidente della Scuola del partito, parlando ieri al simposio per il trentesimo anniversario del corso di addestramento per quadri tibetani (che ha visto in 30 anni solo 1700 tibetani, tra l’altro, 56 l’anno), ha sottolineato l’importanza di coltivare e addestrare adeguatamente i ragazzi nella scuola del Comitato centrale del partito “per favorire lo sviluppo delle regioni abitate dalle minoranze etniche”. Devono essere i giovani migliori, “capaci e integri”. Come dice il People’s Daily, il portavoce del governo, questi giovani sono i pilastri “per promuovere lo sviluppo, la stabilità e l’unità etnica in Tibet”.

Temo che le danze in Tibet ricomincino e che questa volta la gente, dopo le proteste totalmente inefficaci del 2008, sia ancora più stanca, delusa, arrabbiata. Danze di guerra?



Commenti

Comments are closed.


L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.