Un Dalai Lama per le galline

gallina e pulciniUna storiella curiosa, che da una parte mi ha intenerito e che condivido pienamente, dall’altra mi fa arrabbiare. E vi dico il perché.

Il Dalai Lama ha lanciato una nuova campagna contro gli abusi sulle galline da uova, le cosiddette ovarole, costrette a vivere in “uno spazio più piccolo del pezzo di carta dove sto scrivendo questa lettera“, dice Sua Santità.

Continua dicendo che ridurre questi animali indifesi in macchine per la produzione, in gabbie minuscole e senza alcuna considerazione per il loro benessere, è una degradazione della nostra stessa umanità.

E fin qui siamo d’accordo, tutto bene. Condivido pienamente la campagna del Dalai Lama e da sempre mangio solo uova di animali allevati all’aperto. D’altronde, il problema degli alevamenti in batteria è così reale, per il benessere dell’animale e per la nostra salute, che la Commissione Europea e la EFSA, l’Agenzia Europea per la sicurezza alimentare, hanno già stabilito che entro il 2012 in Europa questi tipi di allevamento devono essere smantellati e sostituiti con metodi più naturali e meno crudeli.

Ma cosa pensa Sua Santità della situazione dei tibetani in Cina? Trattati bene solo se rinunciano alla loro cultura e ai loro sogni di indipendenza, se stanno zitti, se si lasciano relegare e addomesticare nel territorio che un tempo era uno stato libero e se abbracciano in toto il sistema di vita cinese? Lui oltre che un capo spirituale è il capo del governo e dovrebbe lottare per loro.

E’ vero che gli essere umani spesso sono peggiori delle galline, ma credo che se si dovesse combattere per i diritti solo di chi è buono e innocente il mondo finirebbe in qualche decennio.



Commenti

  1. A me piace il Dalai Lama. Credo che sia difficile la sua posizione quindi a volte tacerà su molti argomenti, come sicuramente quello dei tibetani - anche perchè altrimenti sarebbe visto come una campagna di parte e ne andrebbe della sua credibilità! Detto questo, quella sulle galline l'approvo ma a volte c'è un sovrabbondare di campagne che vengono da tutti gli angoli ed i sovrastimuli secondo me producono l'effetto contrario…non essere più interessato a nulla e sfogliare solo riviste di moda! Pensiero contorto?

    Scritto da sole, 6 anni, 7 mesi fa


  2. Ciao Sole, il pensiero sulle campagne, come sull'informazione, è giusto: ma dimmi la verità, avevi mai pensato al problema di queste povere bestie? ALla nostra crudeltà verso di loro? E anche alle infezioni che si prendono vivendo in condizioni di schiavitù.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 6 anni, 7 mesi fa


  3. Il dalai lama è un personaggio eccezionale perché lo critichi? Che deve fare di più per la sua gente? Io lo adoro!!

    Scritto da Giovanna, 6 anni, 7 mesi fa


  4. Non so, forse fare qualcosa, a livello politico, di un po' più incisivo di quello che fa, oppure la sua gente scomparirà, culturalmente e anche materialmente, nel grande oceano della nazione cinese.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 6 anni, 7 mesi fa


  5. Tenzin Gyatso perderà tutto il suo carisma se farà queste battaglie idiote. Si combatte per le grandi cause, non per queste. E' un personaggio pubblico non lo dovrebbe scordare, non è un buddhista qualunque.

    Scritto da Alexis, 6 anni, 7 mesi fa


  6. In verità Alexis la causa delle galline costrette a vivere in modo crudele e a subire ogni sorta di violenza e angheria mi sembra giustissima. Specie per un buddhista, ma lo dovrebbe essere per tutti.

    Però anche al causa di un intero popolo che le subisce da 60 anni mi sembra giustissima, e forse, visto che il metodo dolce non ha sortito a niente, un metodo più deciso e incisivo sarebbe da provare.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 6 anni, 7 mesi fa


  7. cara boh, di questioni d’oriente tu ne puoi sapere molto di più di chiunque altro, o quantomeno del cittadino comune non specialista dell’oriente, per cui probabilmente se una risposta certa non la trovi, vuol dire che non c’è

    in effetti mi pare sia proprio "costituzionale" della filosofia buddista l’atteggiamento non violento, l’approccio "dolce" ai problemi, per cui è evidente che il dalai lama non può essere l’unico attore capace di rovesciare una situazione "di forza", nel senso che senz’altro la sua parola ha contribuito enormemente a far conoscere il problema della nazione tibetana, in quanto per esempio il sottoscritto non sapeva neanche di preciso dove fosse o che fosse una nazione

    quindi, il dalai lama storicamente svolge il suo ruolo, ma non può essere che una grande modificazione avvenga solo dalle sue pur importanti parole, preghiere, insegnamenti

    io penso questo: perchè il tibet divenga una nazione indipendente o quantomeno una regione con ampia e rispettata autonomia temo sia impossibile non passare attraverso un conflitto armato, un qualcosa di molto duro, e forse, penso io nella mia ignoranza sul tema, il maestro crede che i costi umani, le atrocità, il sangue versato che una rivoluzione armata si portano appresso, sia un male troppo grande da correrne il rischio

    oltre a tutto, lo stato cinese in questo momento è molto potente, tiene in mano il debito pubblico degli stati uniti, ha le "chiavi di casa" dello sviluppo economico del pianeta, e quindi credo che nessun governo, coraggioso o temerario che sia, abbia voglia di appoggiare una rivolta tibetana

    non so cara boh, l’amarezza che manifesti è moralmente giustissima, ma non vedo a breve, ripeto nella mia modesta conoscenza dei fatti, una soluzione

    Scritto da diego, 6 anni, 7 mesi fa


  8. Diego, al solito hai centrato il segno.
    Però c’è una notevole fetta della popolazione tibetana in esilio, che guarda al Dalai Lama come al suo capo di stato, che gli rimprovera di non appoggiare la lotta armata. Infatti ci sono giovani che sono organizzati.

    Ma è vero che la Cina schiaccerebbe senza problemi il Tibet, come ha già fatto nel 2008, e che nessun altro stato appoggerebbe questa insurrezione. Come di fatto è successo nel 2008. E poi la Cina dal 1971 siede al Consiglio di sicurezza dell’ONU come membro permanente, che vuoi che faccia anche l’ONU?

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 6 anni, 7 mesi fa


  9. Carissima, forse mi sono perso qualcosa, ma mi pare che il Dalai non abbia mai rinunciato a denunciare quello che succede in Tibet, anzi, le sue denunce sono all'ordine del giorno. Ben vengano anche quelle su altre questioni. Io personalmente sul Tibet mi sto facendo una idea forse troppo ardita che sfocia nella fantapolitica. Considerato che in Cina esistono provincie autonome che tutelano minoranze (parlano la loro lingua, prendono un sacco di soldi, conservano tradizioni, possono addirittura non rispettare la legge del figlio unico, hanno posti riservati alle università, etc) e considerato anche che Il Dalai chiede l'autonomia e non l'indipendenza anche se Pechino insiste col dire che lui vuole l'indipendenza mentre sarebbe disponibile a dargli l'autonomia, il problema si sposta sul piano politico e personale. Politico perchè io sono convinto che una delle cose che la Cina non sopporta e che si riflette sul Tibet e sulla causa tibetana (anche se poi è un cane che si morde la coda) è il fatto che ci sia un movimento internazionale che chiede alla Cina di cambiare atteggiamento sul Tibet. La Clinton è stata a maggio a Pechino per un importante forum economico Usa-Cina. Il presidente cinese ha detto una sola cosa politica: "voi americani che avete fatto una guerra civile, sapete cosa significa l'unità nazionale. Per cui non venite ad insegnare a noi." Ovviamente parlava di Tibet e Taiwan. Il silenzio sul Tibet non in senso di silenzio sui diritti umani ma su quello che la Cina deve o non deve fare, potrebbe fare bene alla causa. Sai quanto mi costa dire questo, ma il rischio è che passi solo l'atteggiamento oltranzista dei giovani tibetani contro invece quella moderata del Dalai. Il problema personale è proprio Tenzin Gyats. Fino a quando lui sarà su questa terra, spero a lungo, Pechino non cedera' di un passo, per ovvie ragioni di opportunità politica. A tal proposito di invito a leggere il libro Brand Tibet. La causa tibetana e il suo marketing in Occidente, che riporta una interessante tesi.

    Scritto da sinonapoletano, 6 anni, 7 mesi fa


  10. La sola scelta giusta è il veganismo.

    Scritto da Bos Indicus, 6 anni, 7 mesi fa


  11. veganismo?si vive una volta sola…!!!

    Scritto da sole, 6 anni, 7 mesi fa


  12. (forse)

    Scritto da sole, 6 anni, 7 mesi fa


  13. Caro Nello sinonapoletano, grazie del tuo lungo e informato commento.
    Il Dalai Lama ha sempre parlato dell’autonomia e del genocidio *culturale* del popolo tibetano, non toccando mai le corde del genocidio umano e della vera e propria identità negata. So bene che ci sono posti riservati alle università e ogni sorta di aiuti per chi rinuncia alla sua "tibetanità" e, anzi, la nega, entrando a pieno titolo nei ranghi della cultura della Cina. Conosco anche alcuni che l’hanno fatto.

    Ma è proprio questo che larga parte dei tibetani, specie i giovani, non vogliono. Vogliono rientrare in possesso della loro terra e della loro cultura e vogliono essere liberi di autodeterminarsi. Tutto qui. Senza paure e senza nascondimenti. E senza fare parte della grande Cina.

    Sua Santità ha una posizione molto soft, diciamo esortativa ed educativa, e non credo che basti. E’ dimostrato che non è bastata in 60 anni di esortazioni e dichiarazioni e tentativi.

    E’ vero che se il popolo tibetano insorgesse sarebbe schiacciato senza problemi, ma è anche vero che mai comincia il suo processo di liberazione e mai succederà.

    E tu sai benissimo che di due cose non bisogna parlare coi cinesi, e dico anche con colleghi universitari, politici a livello amministrativo, uomini d’affari–quelli cioè che ho incontrato io: di Tibet e la sua indipendenza e del Falun Gong. Due punti molto dolenti sui quali sono assolutamente intransigenti, e due punti che per questo ho trattato spesso in questo blog.

    Con tutto l’amore, il rispetto e il fascino che nutro per la Cina, la sua grande cultura e il suo popolo.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 6 anni, 7 mesi fa


  14. ps e sia ben chiaro che non appoggio assolutamente le ingerenze politiche degli USA nella Cina, però ci sono dei problemi oggettivi che non sono solo della Cina: se un popolo viene schiacciato nei suoi valori più alti e nel suo diritto all’autodeterminazione, inviolabile visto che prima del 1950 il Tibet si autodeterminava anche in politica estera, funzionava cioè come stato sovrano, dicevo che se un popolo viene schiacciato, credo che il problema sia di tutti.

    La questione tibetana non è "proprietà" esclusiva della Cina, come la questione della violenza domestica non è una questione solo familiare, si può e si deve risolvere anche con l’intervento esterno. E’, anzi, l’unico modo per risolverla.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 6 anni, 7 mesi fa


  15. Bos, a che proposito si può sapere? Tu parli solo delle galline e delle uova, o parli del popolo tibetano?

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 6 anni, 7 mesi fa


  16. Sole, su questo ho i miei dubbi. Credo invece che se uno se ne va ancora pieno di desideri e pensieri lascia solo momentaneamente questo corpo.

    E\’ vero però che ogni vita è unica, e quello che sia sia, dobbiamo viverla come se fosse l\’unica che abbiamo. E nella sua specificità è irripetibile.

    Mi diceva una mia carissima amica, quando a 75 anni piantava un filare di ulivi piccolini nel suo orto: io li pianto sapendo che non vedrò i frutti ma facendo come se potessi farlo. Intanto li pianto come se io fossi eterna, come minimo li vedrò crescere.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 6 anni, 7 mesi fa


  17. Ripeto: per me il Dalai Lama non dovrebbe neanche pronunciarsi pubblicamente su questioni minori come le galline da uovo, visto che ha una statura pubblica e politica. E’ sempre un capo di stato, se pure in esilio.

    Sono altre le questioni che dovrebbe affrontare, per esempio quelle delle relazioni di Dharamsala con l’India, che si sono deteriorate, mi sembra.

    Scritto da Alexis, 6 anni, 6 mesi fa


  18. Cara Enrica, sono d'accordo su quasi tutto quello che dici. Il buddhismo prova compassione per la sofferenza di tutti gli esseri viventi, e quindi anche delle galline. E hai ragione quando dici che il Dalai Lama, per il suo Tibet, dovrebbe fare al livello politico "qualcosa di più incisivo di quello che fa". Ma non è vero che "c'è una notevole fetta della popolazione tibetana che gli rimprovera di non appoggiare la lotta armata. Infatti ci sono giovani che sono organizzati". Proprio questi giovani, in una recente lettera alla signora Nirupama Rao, "Foreign Secretary" del governo indiano, ha scritto :"Le differenze tra le posizioni politiche del Dalai Lama e le nostre non ci dividono sul principio della nonviolenza. Il movimento per la libertà del Tibet si basa sul principio buddhista della nonviolenza. Quando scendiamo in strada per lanciare le nostre campagne di 'azione diretta' a ispirarci è il Satyagraha del Mahatma Gandhi".

    Scritto da carlo buldrini, 6 anni, 6 mesi fa


  19. Caro Carlo (a proposito, vieni qualche volta a Milano?), certo sei informatissimo su tutte le questioni tibetane e indiane ma so, e lo so con certezza, che c’è un movimento giovanile, non so quanto grande ma una fetta consistente, che è anche organizzato militarmente. E d’altronde proprio in una conferenza di qualche mese tenuta da Piero Verni la cosa è stata detta apertamente–perdonami ma non ricordo da chi, ma era molto ben informato e aggiornato. Forse la moglie, che è tibetana di Dharamasala, non ricordo. La conferenza era piena di amanti e conoscitori della cultura tibetana e di buddhisti (perché il DL non è solo il rappresentante del buddhismo tibetano, ma è identificato come rappresentante del buddhismo mondiale tout court, ovviamente).

    Ma tu che proporresti? Cosa potrebbe fare di meglio il Dalai Lama?

    D’altronde si lotta anche col metodo del Satyagraha, come ben sai: solo che si lotta, come diceva Gandhi, anche a costo della vita. Anzi, sapendo che la morte è una possibilità molto reale. Si lotta fino all’ottenimento dell’obbiettivo raggiunto, a costo di lasciarci la vita. E’ questo il senso del Satyagraha, non è resistenza passiva e basta. E questa non è una forma di lotta?

    Ma il Dalai Lama mi sembra che inciti a nessuna lotta. E predicare a chi non vuole ascoltare è perdere tempo, a livello politico. Lui da solo non ce la può fare. Oltre tutto, fino a che è vivo la Cina non perderà mai la faccia, e un millimetro di posizioni, aprendo un vero dialogo con lui in quanto rappresentante del popolo tibetano in esilio.

    In sunto: credo che in 60 non sia cambiato niente, se non in peggio. E credo quindi che sarebbe ora di rivedere le strategie.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 6 mesi fa


  20. La potenza di fuoco del popolo tibetano è nulla e sarebbe annientato in caso di un'insurrezione armata. Sarebbe un'eccidio sotto gli sguardi del mondo. Non so cosa dovrebbero fare i tibetani, forse accettare che nel mondo ci siano vincitori e vinti, e loro sono stati vinti.

    Scritto da Alexis, 6 anni, 6 mesi fa


  21. Cara Enrica, mi chiedi : "Ma tu cosa proporresti? Cosa potrebbe fare di meglio il Dalai Lama?". Non dovrei risponderti, per non peccare di presunzione. E' evidente che sono e saranno i tibetani a dover decidere cosa fare. Posso però provare a dirti perché il Dalai Lama ha fallito nel suo intento di trovare una soluzione al problema politico del Tibet. Innanzitutto, l'obiettivo. La richiesta di "autonomia" ha portato i tibetani, che dentro e fuori del loro paese lottano per la libertà del Tibet, in un cul-de-sac. I cinesi questa autonomia non la "concederanno" mai e i tibetani non sanno più cosa fare. Per il movimento, da anni, è la paralisi. Il Dalai Lama, purtroppo per i tibetani, non ha la forza e l'acume politico di Gandhi. Quel Gandhi che, alla vigilia della Marcia del sale scriveva: "Il governo britannico dell'India ha privato il popolo indiano della sua libertà; ha rovinato il paese dal punto di vista economico, politico, culturale e spirituale. Crediamo perciò che l'India debba recidere ogni legame con l'Inghilterra e conquistare il Purna Swaraj e cioè la completa indipendenza". Prova a sostituire "governo britannico dell'India" con "governo cinese del Tibet" e vedrai quanto siano attuali per i tibetani le parole di Gandhi. Se il Dalai Lama si mettesse alla testa di una marcia pacifica per il "Purna Swaraj" del Tibet sarebbe seguito da tutti i tibetani dell'esilio e, nel Paese delle nevi, ci sarebbe una insurrezione (molto più grande di quelle del 1959 e del 2008). Ma capisco le limitazioni. Il Dalai Lama venne accolto in India da Nehru nel 1959 con "l'obbligo di non svolgere attività politica". Una "marcia pacifica" con l'obiettivo sopra citato renderebbe immediatamente il Dalai Lama "persona non grata" da parte del governo indiano e di qualsiasi altro governo del mondo. Da qui l'accettazione della realpolitik, la solitudine politica e l'intima disperazione del leader tibetano. Chiudo ribadendo che nessuno, tra i giovani tibetani dell'esilio, oggi pensa ancora alla lotta armata. Tu ti riferisci a una situazione di 30 anni fa, quando i giovani di allora erano affascinati dalle idee di Lhasang Tsering (di cui sono tuttora amico). Le figure di riferimento dei giovani tibetani di oggi (Tsewang Rigzin, presidente del Tibetan Youth Congress, Tenzin Tsundue, Shingza Rinpoche, …) lottano tutti con la nonviolenza.

    Scritto da carlo buldrini, 6 anni, 6 mesi fa


  22. Alexis, realpolitik. Che è appunto quello che fa il Dalai Lama. E che non porta a niente.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 6 mesi fa


  23. Carlo, in realtà ho parlato con dei giovani tibetani qui a Milano e ti ho detto dove si parlava apertamente della lotta armata. Non sono io che lo dico e personalmente non la conviderei e non l’appoggerei (anche se la capirei), per ovvi motivi religiosi, etici e strategici, ma tant’è. Ci sono posizioni ufficiali e posizioni ufficiose, e realtà di fatto.

    A parte questo, la Marcia del ritorno del 2008 appunto è stata ostacolata dall’India. E sarebbe impossibile per Sua Santità appogiarla o riproporla. Ma non puoi riferirti direttamente a Gandhi e al suo metodo del Satyagraha e dell’Ahimsa. Infatti lui appoggiò e propugnò la non-violenza a condizione però che tutti fossero pronti a lottare dando anche la vita, se necessario. E certamente andando in prigione.

    Gandhi lo fece per 3 ottimi motivi:
    1) motivo religioso ed etico
    2) motivo politico, perché solo la non-violenza poteva unificare sotto una stessa bandiera etnie e religioni così diverse fra loro, come quelle che sono in India
    3) motivo strategico, perché non avevano armi ed esercito mentre il British Raj li aveva, e ancora più aveva la flotta. Avrebbe potuto anche attaccare l’India dal mare senza alcun problema.

    Un quarto motivo, dichiarato, è che la popolazione indiana sarebbe in pratica insorta contro l’esercito del British Raj fatto in larga parte, almeno nei ranghi inferiori, dagli stessi indiani!

    Ora credo che i tibetani facciano più che bene a schierarsi ufficialmente per il metodo non-violento, ma il Dalai lama qualcosa potrebbe pensare. Non so, non sta a me proporlo, ma dovrebbe, e dovrebbe proporre una lotta anche non violenta fino al martirio, se necessario, se davvero volesse seguire le orme di gandhi (lui o il suo popolo che propugna la non-violenza): solo così otterrebbe qualcosa, certo di più di quello che ha ottenuto per i tibetani in Cina col governo cinese.

    Ma lui e gli altri non-violenti sarebbero tutti pronti ad arrivare alle estreme conseguenze? Questo è il punto. Perché a livello internazionale qualcosa smuoverebbe.

    E sarebbe etico ed esemplare per i buddhisti, a livello religioso?

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 6 mesi fa


  24. Sono, come quasi sempre mi capita, d’accordo con Carlo Buldrini.
    La leggenda metropolitana da sfatare è che coloro i quali hanno compreso come la politica della Via di Mezzo del Dalai Lama sia fallita e quindi chiedono l’indipendenza (soprattutto in vista di un cambio di regime a Pechino e come idea forza per tenere unito il popolo tibetano sia nell’esilio sia in Tibet) siano per questo a favore della lotta armata. Nessun gruppo politico tibetano organizzato è a favore della lotta armata. Il dramma invece è che la mancanza di prospettive della Via di Mezzo sta lasciando soli con la loro esasperazione numerosi tibetani (giovani e non) i quali, a livello individuale e più esistenziale che politico, cominciano a crogiolarsi nell’idea di compiere gesti irrazionali e disperati. Parlo con cognizione di causa, ahimè. E questo è uno scenario forse ancora più inquietante di quanto non sarebbe la presenza di un gruppo dichiaratamente a favore della lotta armata. Solo l’abbandono delle pie illusioni del Dalai Lama e del suo governo di poter portare Pechino ad un autentico tavolo negoziale attraverso una serie di successivi cedimenti, e l’adozione di una politica autenticamente gandhiana (non solo nei mezzi ma anche e soprattutto nella radicalità dei fini) potrà scongiurare una deriva irrazionale e potenzialmente terroristica che purtroppo, come dicevo, comincia ad affacciarsi nelle menti di alcuni tibetani. per adesso una infima minoranza ma sappiamo tutti bene come questo sia un terreno insioso e sdrucciolevole.
    Ciò premesso, vorrei dire a sinonapoletano che si può dimenticare che Pechino sia così rigida sulla questione tibetana solo perché irritata dalle "ingerenze umanitarie straniere" (alla faccia dell’internazionalismo proletario). Quando il Dalai Lama era una sorta di appestato che nessun leader politico avrebbe mai accettato di incontrare e non c’era traccia di "Brand Tibet" nelle società occidentali, la chiusura cinese era algida e netta come lo è oggi. Il problema, caro sinonapoletano, è che i padroni di Zhongnanhai, ritengono che più aprono la Cina alle turbolenze e alle insidie dell’economia di mercato più devono aumentare il controllo leninista sulla società civile. Penso saprà che il grande appunto che tutti i leader cinesi, da Deng agli attuali, rivolgono a Gorbaciov è proprio quello di aver sconsideratamente fatto coincidere le aperture economiche con quelle politiche. Portando così al bel risultato della dissoluzione dell’URSS. Quindi non c’è alcuno spazio per le posizioni super moderate del Dalai Lama. L’Oceano di Saggezza potrà ripetere all’infinito il mantra della rinuncia all’indipendenza, potrà dire quanto vuole che non vede l’ora di divenire cittadino cinese, appoggiare l’entrata della Cina nel WTO e l’assegnazione a Pechino delle Olimpiadi del 2008… questo non scalfirà di un millimetro l’arcigna e tetragona chiusura cinese. L’unica speranza per i tibetani, come più volte ha ripetuto Wei Jinsheng, è che crolli il Muro di Pechino. Dopo qualche possibilità di dialogo potrà aprirsi, almeno con alcune aree della società civile e politica della Cina.
    Quindi che i tibetani comincino a mettere mano, gandhianamente -cela va sans dire-, al piccone. E’ caduto il Muro di Berlino, prima o poi cadrà anche quello di Pechino.

    p.s. sulla questione delle galline. Sono pienamente d’accordo (almeno su questo!) con il Dalai Lama. E’ una tortura inflitta a delle povere bestie e non credo si debba necessariamente essere buddisti per indignarsene.

    Scritto da Piero Verni, 6 anni, 6 mesi fa


  25. Grazie Piero del lungo commento.
    Appunto, ufficialmente no, ma ufficiosamente vi è un gruppo di tibetani che imbraccerebbero il fucile. Se non sono già pronti a farlo. Le dichiarazioni servono proprio a rassicurare che non la cosa non esiste.

    Quanto al resto, concordo pienamente: lasciare uno spiraglio al Dalai Lama per la Cina darebbe il fianco a tante altre rivendicazioni etniche o sociali, quelle degli uiguri, quella dei Falun Gong, ecc., con il conseguente pericolo per la compattezza della nazione e la sopravvivenza dello stesso sistema di governo cinese.

    Ma l’apertura economica e all’occidente porterà per forza un cambiamento sociale, e la gente chiederà e pretenderà anche più rispetto per i diritti umani. E le cose cambieranno (un po’) anche per i tibetani.

    D’altronde lo stesso Hu Jintao ha dichiarato che prima vuole un certo sviluppo economico e poi concederanno dei diritti. E prima lo sviluppo economico e poi penseranno all’inquinamento globale in Cina (con radiose eccezioni, già esistenti).

    Speriamo solo che non sia troppo tardi sia per i tibetani (e le minoranze in genere), sia per l’ambiente.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 6 mesi fa


  26. No Enrica, non c’è alcun gruppo ufficioso di tibetani che vuole imbracciare il fucile. Per quanto esecrabile (almeno dal mio punto di vista) una scelta del genere si muoverebbe almeno su di un piano di una qualche razionalità. Quello che invece sta accadendo è che la mancanza di un qualsivoglia risultato della politica del Dalai Lama sta esasperando la disperazione e la frustrazione di un popolo e questo stato d’animo (per fortuna ancora estremamente minoritario) sta facendo nascere, a livello individuale e non di gruppo, la voglia di gesti irrazionali ed eclatanti. Si tratta di uno stato d’animo ben descritto nel film "We are no monks" di un giovane regista tibetano.

    Che lo sviluppo economico conduca "naturaliter" ad un processo di liberalizzazione della società cinese penso sia una pia illusione. Paragonabile solo a quella che la nomenklatura nazional-capital-comunista voglia concedere sua sponte diritti civili. Vale a dire suicidarsi. Credimi, Hu Jintao e i signori di Zhongnanhai, tutto vogliono fare tranne che rinunciare al loro potere.
    In Cina, come del resto in tutto il mondo, il cambiamento positivo avrà luogo solo se all’interno della società le forze che lo vogliono sapranno organizzarsi e lottare per ottenerlo.
    La libertà è come lo stato di Buddha. Nessuno te lo regala, lo devi raggiungere basandoti unicamente sulle tue forze.

    Prendere i propri desideri per realtà era un suggestivo slogan del maggio francese e della mia giovinezza. Ma nella realtà non porta lontano, specialmente quando devi sconfiggere gente come quella che governa la Cina dal 1949.

    Scritto da Piero Verni, 6 anni, 6 mesi fa


  27. Caro Piero, solo due punti:
    1) non conosci tutti i tibetani (e come potresti?). Io so altro, e comunque non abbiamo assolutamente modo di controllare. Chi si organizza e parla di organizzarsi in un certo senso non lo dice apertamente. Neanche a te.
    2) Non ho detto che la Cina darà qualcosa, nonostante quello che dicono i signori al governo, ma ho detto che certe cose vanno di pari passo, o quasi, con lo sviluppo. Come è successo in Europa con la Rivoluzione industriale.

    Ci sarà resistenza, è ovvio, e ci sarà qualche piccola concessione, per forza, ma qualcosa succederà quando il livello medio di sviluppo di tutta la popolazione cinese si sarà alzato.

    E’ sempre successo così, succederà anche lì. Non per processo naturale, ma perché la gente con la pancia piena si stufa di penare. E vuole qualcosa in più della mera sopravvivenza e piegare la testa. Vuole stare bene, o meglio.

    Tutti paesi in via di sviluppo hanno un sistema poliziesco repressivo e spesso brutale, condizioni medie di vita basse e una fetta di popolazione che vive sotto il livello di sussistenza. Non parliamo quindi di diritti umani o diritti civili.

    Ma inevitabilmente il benessere porta con sé maggiore consapevolezza e la voglia e la forza di prendersi degli spazi. E la classe politica di solito si adegua, deve farlo se non vuole perdere tutto. Con intoppi, resistenze e lotte, magari con repressioni, ma inevitabilmente succede (a meno di (ri)stabilire una dittatura).
    Ne riparleremo fra 20 anni, Inshallah!:)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 6 mesi fa


  28. Non so chi tu sia Piero Verni ma sei troppo sicuro di te. Come fai a sapere con sicurezza cosa fanno dei gruppi armati clandestini, se ci fossero? Lavori nell'Interpol o l'FBI? I tibetani dovrebbero accettare il dato di fatto e integrarsi, avrebbero molti più vantaggi. I vinti da sempre sono vinti e sottostanno ai vincitori.

    Scritto da Alexis, 6 anni, 6 mesi fa


  29. Alexis, allora ancora quasi tutta l'Europa e un bel pezzo di Asia e di Africa dovrebbero fare parte dell'Impero Romano!

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 6 mesi fa


  30. Qui in Cina ogni sito con riferimenti a HHDL e' oscurato, mi accorgo ora che invece questo non lo e'. Meno male che non se ne sono accorti. Comunque, in riferimento a quanto sopra, anch'io come Boh ho avuto modo di parlare con gente che richiamandosi al TYC auspica la lotta armata tipo Talebani o Hamas. Ricordo anche un'intervista al Corriere nel marzo 2008 in cui Tsewang Tenzing affermava apertamente quanto sopra.

    Scritto da dawala, 6 anni, 6 mesi fa


  31. Chiedo scusa il nome e' Tsewang Rigzin non Tenzing presidente del TYC residente a Portland Oregon USA

    Scritto da dawala, 6 anni, 6 mesi fa


  32. Dawala, grazie del riferimento, ho letto l'articolo! (Se altri affermano che non esiste chi auspica questa lotta armata forse hanno le loro buone ragioni, chi sa)

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 6 anni, 6 mesi fa


  33. Cara Boh, nel settembre 2007 ero a Kathmandu ( Dwarika hotel per la precisione ) proprio in prossimita' dell'elezione del cittadino USA Tsewang Rigzin a presidente del direttivo TYC: mi fu facile incontrare un sacco di tibetani della diaspora. Svariati ( mica tutti eh ) si lamentavano della mancanza di efficacia della middle way di HHDL, contrapposta a quella ( auspicata e ammirata ) dei Talebani e Hamas. Mi dissero chiaramente che il 2008 anno olimpico sarebbe stata l'occasione giusta per realizzare qualcosa di grosso !!!! E cosi' fu purtroppo ! Adesso una volta gettato il sasso c'e' chi nasconde la mano, ma purtroppo questa e' la realta' di cui io sono stato testimone diretto. A Pechino continuano invece stoltamente a dar contro HHDL senza rendersi conto che, se veramente ci fosse stato Lui dietro il 3/14. non sarebbe bastata tutta la PLA a fermare i tibetani. Nel frattempo sono trascorsi tre anni da quel settembre e Tsewang Regzin e' stato appena rieletto a presidente TYC, evidentemente sono contenti del suo operato. Io e la mia famiglia ( tibetana ) invece NO ! Per cui se mai gli frullasse per la testa di riorganizzare un altro 3/14 per ringraziare della fiducia riconfermata, stavolta saremo in tanti a testimoniare e inchiodarlo, lui e chi lo spalleggia, alle sue responsabilita'.

    Scritto da dawala, 6 anni, 6 mesi fa


  34. Grazie della tua testimonianza, io lo so ma ci sono amici (ed eminenti giornalisti, espertissimi di Tibet) che come vedi affermano il contrario.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 6 anni, 6 mesi fa


  35. Ritengo che se si e' testimoni di fatti importanti, questi vadano raccontati e non nascosti, anche se non fanno piacere. Chi si appiattisce acriticamente sulle proprie posizioni, qualunque esse siano, non rende invece un buon servizio neppure a se stesso o alla causa che crede di promuovere. Tu per esempio, pur dichiarandoti erede spirituale del Tucci non mi sembri appiattita e in acritica adorazione, se c'e' da criticarlo lo fai, non nascondi nulla mi pare. E' questo rende TUTTI i tuoi discorsi e interventi piu' credibili e degni di attenzione, indipendentemente dal merito.

    Scritto da dawala, 6 anni, 6 mesi fa


  36. grazie Dawala, no, non lo adoro e non ne faccio l'agiografia, anche se lo considero uno dei geni culturali italiani e lo stimo e lo ammiro (come studioso e come esploratore, nonché come abile politico). E anche se era il maestro dei miei maestri, che ho conosciuto, e così via.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 6 anni, 5 mesi fa


  37. [...] Dalai Lama ha appena annunciato che rinuncerà al suo ruolo politico come capo dei tibetani per lasciarlo al capo che verrà eletto. Rimarrà ovviamente il capo spirituale dei buddhisti [...]

    Scritto da Il Dalai Lama lascia il potere: che futuro per il Tibet? | Orientalia, 6 anni fa


  38. [...] Dalai Lama lascia: morto il re, viva il re! L’ho già detto qui, ma repetita iuvant: se il Dalai Lama lasciasse il suo ruolo di capo politico dei tibetani la [...]

    Scritto da Il Dalai Lama lascia: morto il re, viva il re! | Enrica Garzilli | Il Fatto Quotidiano, 6 anni fa


  39. [...] già detto qui, ma repetita iuvant: se il Dalai Lama lasciasse il suo ruolo di capo politico dei tibetani la [...]

    Scritto da Il Dalai Lama lascia: morto il re, viva il re! | Hellò Magazine, 6 anni fa


  40. [...] annunciato che abdicherà e lascerà il potere al capo che verrà elettoL’ho già detto qui, ma repetita iuvant: se il Dalai Lama lasciasse il suo ruolo di capo politico dei tibetani la [...]

    Scritto da Il Dalai Lama lascia: morto il re, viva il re! | informalibera, 6 anni fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.