Jailbreaking ufficiale

Da qualche minuto sulla Treccani jailbreaking, “lo sbloccaggio degli iPhone per caricare nel telefono software non autorizzati dalla Apple e non scaricati da iTunes”, è entrato ufficialmente come neologismo.

Visto che ufficialmente si può fare.

Update del 3 agosto alle 7:40: se volete provarci istallate Jailbreakme 2.0, che è appena stato rilasciato. Va bene per iPhone, iPod touch e iPad e dicono sia semplicissimo da usare.



Commenti

  1. Peccato che l’ingresso del lemma nella Treccani non abbia tolto il fatto che tale operazione faccia decadere la garanzia.

    Pace e benedizione
    Julo d.

    Scritto da Julo d., 4 anni fa


  2. bentornato Julo! Beh, qualche piccolo inconveniente lo dovrà pur dare, no?

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 4 anni fa


  3. cara boh, come sempre mi ritrovo impelagato in inutili riflessioni:

    non è che se esiste una parola, allora esiste anche ciò che rappresenta

    se sulla treccani c’è scritto ippogrifo non è che ne vediamo volare uno

    comunque buon julo, anche la apple che toglie la garanzia ha qualcosa di religioso/inquisitorio
    egli ha peccato rispetto alle regole apple? allora ecco l’anatema, che in termini di marketing diventa "toglietegli la garanzia" al peccatore, al responsabile dell’ybris

    Scritto da diego, 4 anni fa


  4. siccome sono ignorante come una ciabatta da mare, stasera chiedo lumi al fidanzato della mia figliola che possiede un iphone

    Scritto da diego, 4 anni fa


  5. come sempre quando si parla di alta tecnologia mi sento leggermente tagliata fuori.secondo me stiamo esagerando perchè perdiamo un sacco di tempo per stare dietro a tutto!

    Scritto da sole, 4 anni fa


  6. diego, c'è stata una sentenza in USA che dice che l'iPhone si può crackare, cioè si possono mettere dentro software non autorizzati. Questo è il punto. E la Treccani, che è attentissima anche alle novità linguistiche, ha accettato il fatto, la semantica della parola.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 4 anni fa


  7. Sole, a tutto no ma a quello che interessa sì!;)

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 4 anni fa


  8. in effetti cara boh ho stilato un commento di scarsa qualità

    data l’importanza dell’oggetto nel costume e nell’uso, immagino che questa possibilità possa avere anche conseguenze importanti, che magari portano ben oltre quelle previste da apple

    il mondo di questi computer da movimento mi è poco noto, e invece ha e avrà sicuramente un impatto importante nel modo di usare e vivere l’internet

    del resto, la vera solitudine odierna non è la distanza dei corpo fisico, ma la disconnessione

    va bene, cara boh, almeno in questo thread, smetto di far danno

    Scritto da diego, 4 anni fa


  9. Ma quando mai Diego tu dici cose di scarso spessore? Dimmelo..:)
    Dici quello che pensi, e spesso pensando vai più lontano di chi pensa per mestiere.

    A proposito di distanze e "disconnessione" c’è un bel libro, di cui ho letto mkolte pagine in libreria e che vorrei leggere tutto: _La morte del prossimo_ di Luigi Zoja, uscito qualche mese fa. Parla proprio di questo, quando il tuo prossimo non è più prossimo, la vera distanza, la disconnessione.

    Credo che questo è anche il caso di chi si sente sempre solo: la solitudine è ’incomunicabilità e/o la mancanza di comunicazione sincera. Altrimenti non siamo mai soli, se ci pensi, almeno non noi–e non chi usa Internet in genere.

    Io per esmepio sono in una biblioteca affollatissima di.. bambini. Fanno un chiasso infernale, ma sempre meno dei bibliotecari! Che mi hanno detto che dato che lavorano qui *e quindi* non possono evitare di urlarsi commenti da una parte all’altra dello stanzone.

    Ma sto andando OT. Anzi, già ci sono..

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 4 anni fa


  10. In effetti ORA (da qualche mese) la pratica, almeno negli USA, non è più illegale.

    Quanto poi alla ’sindrome da disconnessione’ l’ho potuta verificare alcuni mesi fa in occasione di una riunione di noi informatici dell’università. All’ultimo momento il luogo è stato cambiato e l’aula in cui ci trovavamo non aveva copertura wi-fi. È stato buffissimo vedere tutti noi che appena arrivati, abbiamo tirato fuori vari aggeggi per connettersi e ci dava mancanza di rete. Quello che mi ha fatto pensare è che più di qualcuno ha sfiorato la crisi isterica-attacco di panico (io ho tirato un sospiro di sollievo perché così non ero raggiungibile dai miei utenti e potevo godermi una riunione in santa pace).

    Quanto poi alla "religione Apple" direi che da parte di moltissime persone è una realtà. Prova a fare una critica motivata alla ’mela morsicata’ di fronte a certe persone e vedrai delle reazioni che neanche i telebani…
    E poi basta vedere le varie file (spesso condite da risse) di fronte agli Apple Store per assicurarsi l’oggetto al day-one.

    Sono sempre più convinto che benché viviamo nell’era dei ’mezzi di comunicazione’ quello che non c’è più è la comunicazione. Sommersi dai mezzi di comunicazione abbiamo dimenticato come si comunica.

    Pace e benedizione
    Julo d.

    Scritto da Julo d., 4 anni fa


  11. Si’ lo so, peggio della Java philosophy.

    Comunque non credo manchi la comunicazione, manca quella vera: sincera, e fisica, a tu per tu.

    Scritto da Boh/Orientalia, 4 anni fa


  12. Bè che fosse "apribile" l’iPhone, non è esattamente una novità. La prima cosa che ti dicono è aprilo, e perdi la garanzia.

    La novità forse è la sentenza, che–sorry– a me suona ovvia come poche cose, come dicessero che ho il permesso di scrivere quello che voglio con un penna Parker e non solo quello che al signor Parker piace…
    O che possa suonare ciò che voglio con il mio lettore Sony, e non solo musica prodotta dalla Sony… (Posso sentire dei Deutsche Gramophon?)

    Ma ringraziamo il giudice per la chiarezza, per aver chiarito il concetto al povero steve jobs che non capisce queste banalità becere di noi mortali.

    La Apple appare così ingenua, con la sua filosofia "è tutto mio, faccio tutto io", tutto in stile 1980, in un mondo che è stato divaricato, ribaltato (e riconnesso) da Internet. Non pensavo che un giorno avrei stimato Bill Gates più di Steve Jobs. Ma Jobs, si sa, arriva a fare cose che nessuno aveva mai osato prima. ;)

    Scritto da Stefano / The Catcher, 4 anni fa


  13. Stefano, infatti quando ho scritto il post la sentenza era appena uscita.

    Bll Gates o Steve Jobs? Secondo me sono due grandi nel loro campo. Non posso non stimarli.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 4 anni fa


  14. La filosofia di TUTTE le case, e non solo della Apple, è che loro non ti vendono un prodotto, ma te lo ’affittano’ e tu ci puoi fare e mettere solo ciò che a loro va bene. Ad esempio in quasi tutti i cellulari c’è un chip che permette alla casa produttrice di cancellare da remoto le applicazioni che tu hai installato, e di farlo senza avvertirti.

    E in effetti se uno ha il coraggio e la pazienza di leggersi tutta l’EULA scopre abbastanza chiaramente che non sei libero possessore di un oggetto, ma utilizzatore alle condizioni che stabilisce il produttore.

    E questo lo fanno tutte le case, Apple, Microsoft, Google, Nokia, Samsung, RIM, ecc. ecc.

    Pace e benedizione

    Julo d.

    Scritto da Julo d., 4 anni fa


  15. @Enrica. Steve Jobs mi pare sia rimasto ancorato ad un mondo che non esiste più, ma magari farà rivivere quel mondo (appunto). E il vinile tornerà anche di moda! E BillG è un ottimo amministratore.

    Nessuno di loro ha cambiato l’informatica quanto–non so–l’inventore di Unix e del C (Kernighan and Ritchie), l’inventore di Java (J.Goslin), o più recentemente l’ideatore del WWW (il Cern), o l’inventore della email (una RFC su IETF), ol/i il fondatore/i di wikipedia (wikimedia e J.Wales), l’inventore del ranking algorithm di Google (Larry Page e Sergey Brin, allora studenti dell’Università di Stanford), l’ideatore di streetview (google) o di google maps (Lars e Jens Rasmussen, Danish computer scientists).

    L’elenco è ancora lungo e interessante. Un autentico pezzo di storia.

    Scritto da Stefano / The Catcher, 4 anni fa


  16. Julo, che sui *cellulari potessero cancellare da remoto i software *senza avvertirti* proprio non lo sapevo, grazie dell'informazione. Certo, è inquietante perché significa anche che possono raccogliere e archiviare o utilizzare i tuoi dati. Inquietante davvero.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 4 anni fa


  17. La filosofia della case è abbastanza nota, Julo. E’ chiaramente illusoria dato che sistematicamente il sistema giudiziario americano ed europeo tende a dare loro torto.

    Io non sono della filosofia Open source o un GNU seguace: anzi penso che siano delle contraddizioni in termini, chi spende tempo impegno e denaro per produrre deve essere retribuito: mi sembra il minimo.
    Ma che l’informatica non sia regolamentabile dai contratti (EULA agreement incluso)… mi pare evidente.
    Altrimenti le case discografiche non sarebbero in ginocchio ora.

    P.S. Davvero c’è qualcuno che legge l’EULA, quei contrattini che appaiono mentre installi il software o accedi ad un sito web? Mmmmm…. ?
    Un giorno qualche altro giudice farà notare che questi contratti non hanno valore, dato che non vengono inviati in copia cartacea, non vengono realmente sottoscritti, non vengono mai letti, e parlano di cose surreali come "prestare il software".
    Poi lo rivogliono indietro? ;)

    Scritto da Stefano / The Catcher, 4 anni fa


  18. Stefano, lo so, ma so anche che abbiamo cominciato a utilizzare Internet insieme, Bill G e io, e guarda lui dove è arrivato! Voglio dire, tanto di capello.

    Quanto alla storia sì certo è storia (solo dei più grandi però, hai detto nomi enormi). Quando la scriverai?:)

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 4 anni fa


  19. @Enrica @Julo
    Non possono assolutamente violare la privacy, alcune aziende charmanti si permettono di farlo forse, finchè qualcuno non si lagnerà. Possono cancellare da remoto? Vuol dire che possono fare un update automatico del software senza chiederti il permesso scritto. Non vuol dire che ti possono rimuovere il sistema operativo.

    Sono questioni molto aperte e complesse mi pare.
    Vale il discorso fatto prima: che le aziende ritengano di avere il diritto di farlo è un conto, che lo possano fare, sia costituzionale, non sia lesivo e sia legale (e socialmente accettabile) è tutto un’altro problema.

    La prassi è che le aziende. timorose di perdere milioni di clienti se violano privacy e creano disservizi, stanno molto attente. Vedi il recente dietrofront di Zuckergberg sulla privacy su FB.
    Quelle norme sono fondamentalmente clausole contrattuali pensate per proteggersi da cause improponibili, in stile angloamericano. Sono contratti prematrimoniali.

    Scritto da Stefano / The Catcher, 4 anni fa


  20. @Enrica. Bè se è un fatto affettivo, lo capisco e condivido;)

    E’ una storia in corso, che si sta facendo anche in questi stessi giorni, non passata. E’ "cronaca" quasi.

    Lo scriviamo insieme? Un articolo breve, un tema "catchy". Serve un reviewer che sa bene come si scrive come te, che tenga a bada il mio noiosissimo lato "teNNico". O peggio ancora "accademico"…zzzzzzzz…..

    Scritto da Stefano / The Catcher, 4 anni fa


  21. Sì facciamolo. Un libro breve, agile, veloce. Ce lo stampiamo e distribuiamo noi, tramite Internet.:)

    Accademia? zzzzzzzz………

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 4 anni fa


  22. Open Source non vuol dire gratis. O almeno non necessariamente. Sono d\’accordo anch\’io che chi fa un lavoro ha il diritto di essere retribuito.
    Guarda l\’esempio di RedHat. Il suo S.O è OpenSource, ma lo paghi e non poco. O meglio: paghi l\’assistenza. Morale: RedHat è un\’azienda florida che fa ottimi guadagni, che reinveste proprio nella Linux Foundation che si occupa dello sviluppo del kernel linux.
    Ubuntu invece vive sulle donazioni del fondatore.
    Però i lavoratori sia di RedHat che di Ubuntu ricevono il loro stipendio. Come quelli di Google (che vengono pagati e trattati anche bene, tanto che un paio di anni fa era la migliore azienda al mondo per il trattamento generale dei dipendenti).

    Quello che ha fatto l\’OpenSouce è aver spostato la fonte del guadagno. Le aziende \’chiuse\’ fanno il prodotto e guadagnano su quello. È quindi logico che cerchino di blindarlo il più possibile.
    Le aziende \’open\’ non guadagnano dal prodotto (che d\’altra parte proprio per questioni di licenza non può essere \’blindato\’) ma guadagnano sull\’assistenza (es. RedHat) o indirettamente con la pubblicità che affiancano al \’prodotto\’ (es. Google)

    Quanto poi alla possibilità di cancellare da remoto, stando alle dichiarazioni delle ditte, tale opzione è stata messa allo scopo di tutelare l\’utente in caso di applicazioni che violino la privacy o siano del malware. Quindi non possono cancellare il S.O., ma solo delle applicazioni aggiunte. Attualmente pare che tale chip sia presente sulla maggior parte degli smartphone (quindi non su tutti i cellulari).

    Non credo che ci sia nessuno che ha avuto il coraggio e la forza di leggere fino in fondo un EULA. Io c\’ho tentato un paio di volte, giusto per curiosità, ma non ci sono riuscito. Crollato prima ;-)
    Non so poi se un giudice possa trovare da ridire. Non sono contratti di vendita, ma d\’uso. Non acquisti il prodotto, ma la possibilità di usarlo.

    Social network e privacy.
    Quello che non capisco è chi prima mette a disposizione di tutto il mondo una serie di suoi dati e poi si lamenta se qualcuno li usa. Se io pubblico in rete il mio indirizzo non posso poi lamentarmi se poi qualcuno mi manda una lettera (o una valanga di pubblicità).
    Il guaio è che l\’utente medio non è consapevole di quello che fa quando naviga in rete. Ragiona ancora con la logica del \’vis-a-vis\’. Dimentica cioè che quello che pubblica in rete è come se lo gridasse per tutto il giorno sulla pubblica piazza nel giorno del mercato.

    Chiudo qui per non diventare troppo prolisso

    Pace e benedizione
    Julo d.

    Scritto da Julo d., 4 anni fa


  23. Julo, ovviamente la famosa economia del dono è sempre, specie nell’Opensource, economia dello scambio, più che del dono. E su qualcosa ci devono pur guadagnare.

    Comunque Linus Torvalds, lo sviluppatore di Linux, non ha guadagnato direttamente o indirettamente da Linux. Ha guadagnato che è diventato famosissimo e ricecatissimo (e ben pagato), ma il progetto che coordina, Linux, è davvero Open Source. O sbaglio?

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 4 anni fa


  24. Linux (che non è il sistema operativo, ma solo il kernel) è open source. Ma 'open source' non significa automaticamente 'gratis'. Significa solo che è aperto, cioè visibile e modificabile da chiunque, e che le eventuali modifiche devono mantenere le stesse caratteristiche, essere cioè visibili e modificabili. Io posso però, fatte salve queste caratteristiche, rivendere il prodotto.

    Scritto da Julo d., 4 anni fa


  25. grazie amici, a boh per la segnalazione ed a stefano e julo per le riflessioni interessanti e, a mio avviso, competenti

    Scritto da diego b, 4 anni fa


  26. Julo, permettimi di dirti che le tue aggiunte non aggiungono niente di più a quello che ho detto. E che conosco bene sia per aver vissuto 15 con un uomo che è uno dei migliori sviluppatori in circolazione e ha realizzato molti progetti Open Source, usatissimi (per es da Blogo), in PhP, progetti che ho anche seguito e dei quali ho discusso (quindi anche di open source), sia per averci scritto per 2 anni sulla rivista ioProgrammo, che come saprai è una delle prime riviste italiane sulla programmazione (ed è ancora la rivista più venduta sul’argomento), letta dagli specialisti. Quindi, parlando di open source dovevo sapere quello che dicevo.

    Cosa hai aggiunto in più? E che cì’entra con Linus Torvalds? Non colgo il nesso.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 4 anni fa


  27. ps e comunque c'è tutto anche sulle pagine di Wikipedia, che se in filosofia e scienze orientali è molto carente (e spesso sbagliata), su queste cose è brava.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 4 anni fa


  28. Scusa, ma non avevo capito che quel "O sbaglio?" era una domanda retorica. L’avevo presa per una richiesta di maggiori chiarimenti.
    ;-)

    Pace e benedizione
    Julo d.

    Scritto da Julo d., 4 anni fa


  29. a seguito del suggerimento, stamane ho acquistato il volumetto "la morte del prossimo" che inizierò a leggere stasera

    forse quel che c’è scritto lo posso intuire, ma, vista la scrittura piacevole, inguaribilmente jumghiana di zoja, lo leggo volentieri

    chissà che non riesco a vederlo dal vivo al festival della mente a settembre, ma è la mia signora a decidere a quali incontri partecipare (io poi rifuggo un pò dall’incontrare gli autori di persona, c’è più vicinanza nel leggerli)

    Scritto da diego, 4 anni fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.