La stella alta e radiosa della riforma Gelmini

GelminiUna riforma che peggiora. Quella Gelmini, ovviamente. Altro che riforma Gentile, questa diventerà ancora più famosa.

C’è tempo per emendamenti e ripensamenti, ma le linee guida sono state pubblicate sul sito del MIUR.

Mi fermo solo su un punto, una cosa evidentissima anche per chi non segue la questione: i concorsi (vedi Nuove regole per il reclutamento) saranno determinati dai professori ordinari al 99,9%. Cioè dagli stessi personaggi che hanno completamente rovinato un sistema che, se funzionasse bene, sarebbe perfettibile ma ottimo, da fare invidia sotto molti aspetti a quello di altri paesi (USA in testa). Almeno per quello che riguarda la ricerca non applicata, cioè tutte quelle scienze non direttamente collegabili al mondo produttivo.

Gli stessi che formano ora un nucleo di potere blindato. Pensate che in linguistica, per esempio, tutti gli ordinari (una marea) si riuniscono una volta l’hanno per decidere chi deve chiedere i concorsi e designare chi li vincerà. E così fanno per il sanscrito e tante altre discipline, anche se in modo un po’ meno formale.

Gli stessi che nei progetti collaborativi di ricerca mettono i nomi delle persone che vogliono promuovere, scarse o irrilevanti (scientificamente), e quelle con curriculum eccellente, magari professori a contratto, perché la ricerca venga approvata. Poi i primi fanno qualche lavoretto e vengono retribuiti, e la collaborazione gli fa curriculum, i secondi sono messi da parte. No work, no money (e poi no job). Col risultato che diversi soldi vanno a finanziare ricerche in discipline “teoriche” (che non esistono, ma solo per dire che non sono di fisica nucleare o chimica, architettura, ingegneria, farmacia, ecc.) assolutamente inutili perché, semplicemente, già fatte altrove. Oppure obsolete, ma tanto al ministero non lo capiscono e non lo sanno neanche i professori che giudicano. Perché, diciamocelo, chi giudica i giudici?

Gli stessi che, a un concorso al quale ho partecipato, dopo avermi fatto i complimenti per la prova con parole stupite e osannanti, mi hanno detto “perché vede, quando un presidente vuole far vincere un candidato gli dice le domande e anche le risposte“. Io non le sapevo e loro non si capacitavano di come avessi potuto sostenere una prova brillante.

Gli stessi che “invitano” a non presentarsi per non disturbare il vincitore designato. Col risultato che la maggior parte dei concorsi vede 30-50 candidati che fanno domanda, poi uno solo di loro che sostiene la prova. Guarda un po’, vince!

Ecco, l’università andrà in mano ai pochi eletti di cui sopra. E chi li rimpiazzerà spesso è peggiore. Perché, come mi disse un amico ordinario che si dichiarava onesto: “L’onestà non è non andare a letto con le candidate ma andarci e farle vincere“. Perché sembra che ora come ora qualche ordinario giovane (dalla cinquantina in su) prenda senza neanche dare niente in cambio. Questa sì che è disonestà!

Una chicca: anni fa è stato bandito un concorso per ricercatori in cui un requisito era la conoscenza di una certa lingua asiatica (scusate se non dico quale), oltre all’inglese e al francese. Con prova scritta in lingua, ovviamente.

Peccato che dei tre professori di commissione nessuno la conoscesse! Non solo non la parlasse, ma neanche la leggesse. Niente di niente, insomma. Però i tre erano il presidente professore ordinario, l’associato e il ricercatore.

Ora invece, con alla riforma Gelmini, per lo stesso concorso ci sarebbe una commissione formata da “1 professore associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da 2 professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando“. Un gran miglioramento, dato che di tutti i professori associati e ordinari italiani neanche uno sa dove sta di casa quella lingua!



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.