Gli ambasciatori poveri

bandiera italianaOggi, come si sa, c’è stato lo sciopero dei diplomatici. Protestano, e giustamente, per i tagli al Ministero degli Affari Esteri.

La cosa che non mi quadra però sono i discorsi che ho sentito oggi alla radio. Parlavano un ministro plenipotenziario e un ambasciatore (ambedue con la voce giustamente camuffata) e si lamentavano degli stipendi da fame a fronte della grande mole di lavoro.

Se è vero che come servitori dello Stato quando sono in sede i diplomatici sono pagati una miseria, quando sono in missione vivono con tutti gli onori e l’appannaggio dovuto a un rappresentante del governo all’estero, nonostante che talvolta le nostre ambasciate e i nostri consolati generali non abbiano un’attività culturale e di rappresentanza qualitativamente e quantitativamente a livello di altri paesi occidentali.

Penso all’ambasciata d’Italia in Mozambico, che qualche mese fa per la rassegna internazionale del cinema ha proiettato Michelangelo, un film televisivo giudicato all’unanimità noioso e malfatto (ma Fellini, i fratelli Olmi o Moretti e altri più moderni non andavano bene?), mentre l’ambasciata di Spagna ha presentato l’ultimo film di Pedro Almodóvar. Ripenso all’ambasciata d’Italia a Delhi, che un po’ di anni fa oltre all’insegnamento della lingua italiana non organizzava niente, mentre quella tedesca proiettava la serie di film di Fassbinder e altri grandi e allestiva mostre di fotografia o di arte contemporanea di artisti tedeschi.

Comunque, questi erano gli stipendi dei diplomatici nel 2006 (dal Sindacato Nazionale dei Dipendenti degli Affari Esteri). Che sono un po’ aumentati, ma non di molto. Comunque bassini, è vero. Da considerare però che un ambasciatore ha tutte le spese pagate, oltre, ovviamente, a quelle di rappresentanza (gli inviti a casa, per esempio). Mi sembra che in Italia gli unici servitori dello Stato a guadagnare davvero bene, non si sa come, siano i politici. Sbaglio?



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L'autore del blog

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Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.