Ieri leggevo la la classifica italiana dei libri più venduti nella settimana 18-25 giugno:
Andrea Camilleri (giallo)
Stephenie Meyer (horror)
Patricia Cornwell (giallo)
Benedetta Parodi (ricette)
Carlos Ruiz Zafòn (narrativa)
Gianrico Carofiglio (narrativa)
Glenn Cooper (giallo)
Clive Cussler e Jack Du Brul (dice narrativa, ma io dico giallo)
Massimo Gramellini (narrativa)
Fabio Geda (narrativa)
Notavo che su dieci cinque sono gialli, quattro di narrativa e uno di ricette. Insomma, tutti leggono le storie, vere o inventate, meglio se dolorose o con qualche problema o mistero, qualche volta vagamente filosofiche o esistenziali, e se ci scappa il morto meglio ancora. Questo si legge in Italia, questo si compra.
Ma la Storia, quella con la S maiuscola, quella che cambia il corso della vita di centinaia di migliaia di individui, quella rigorosamente passata, quella cercata fra documenti, archivi, interviste dei sopravvissuti se possibile, o reperti, immagini, rappresentazioni, testimonianze indirette, scaffali e biblioteche, si vende ancora? C’è qualcuno in Italia a cui interessa – a parte gli storici di professione, è ovvio?


bella domanda, cara boh, sul peso "commerciale" della storia
credo che funzioni quando qualcuno si prende la briga di romanzarla un pò
faccio un esempio: i libri di manfredi, che io non posso giudicare dal punto di vista culturale per scarsità di mezzi personali, ma che, in qualòche caso mi pare suscitino interesse su argomenti storici
poi c'è il caso della filosofa ipazia, che è stata riscoperta anche grazie al film, e poi penso al successo de "il nome della rosa" che ha attirato interesse verso le dispute teologiche e filosofiche medioevali
insomma la storia, secondo me, è un grande serbatoio di immagini, emozioni, evocazioni, ma per avere "successo" forse necessita di una penna un pò spettacolarizzatrice
è chiaro che tu, cara boh, hai scritto un libro di storia serio ma, la sua fortuna (se per fortuna si intendono i grandi numeri) dipende anche da fattori casuali (perfino la stucchevole polemica sulla piazzetta potrebbe avere una qualche influenza)
ovviamente, un lettore e recensore amico ma non acriticamente osannante, lo hai già, e sono io, ma spero d'esser uno fra molti, magari un pò alla volta
Scritto da diego b, 1 anno, 10 mesi fa
ancora una piccola cosa, cara boh, siccome tu e soprattutto il tuo consorte mi pare siete ben ferrati in questioni dell'internet, perchè, quando esce il libro, non apri un piccolo blog "ad hoc" sul medesimo, dove raccogliere domande, impressioni, critiche costruttive, dei lettori?
Scritto da diego b, 1 anno, 10 mesi fa
secondo me la storia interessa ma forse coloro che fin'ora l'hanno proprosta lo hanno fatto in modo monotono e noioso…quindi io aspetto un libro storico che potrà deliziarmi di fatti scritti ad opera d'arte! ;-)
Scritto da sole, 1 anno, 10 mesi fa
diego, in realtà ho scritto un libro serio con tono e modi da romanzo. Altrimenti non lo pubblicherebbero.
Sul blog certo, userò quello di Tucci credo anche se il libro è moto più ampio.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 10 mesi fa
Sole, come dicevo, mi sembra di averla proposta in modo non noioso. Ma vedremo, non sta a me giudicare.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 10 mesi fa
ps Diego: i libri che hai citato non sono storia, cioè storiografia, ma romanzi a base storica! Di fatto sono romanzi, cioè molte cose le inventano o le distorcono, partendo da un fatto magari avvenuto. E, ne Il nome della rosa, è stata un'eccellente operazione.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 10 mesi fa
senz'altro, sono romanzi a base storica, non libri di storia, però magari, voglio essere ottimista, possono invogliare qualche lettore a passare ad un libro "vero" di storia
certamente un libro "serio" non è sinonimo di noioso, ne sono sicuro, almeno nel tuo caso
Scritto da diego b, 1 anno, 10 mesi fa
solo la Storia conta perché la microstoria non conta niente, a chi importa la vita comune delle persone comuni? gente che nasce vive e muore e potrebbe non farlo tanto non si saprà mai. I romanzi storici poi sono una cosa stupida, ti fanno credere che sia storia invece è pura invenzione. Dovrebbero proibirli.
Scritto da Alexis, 1 anno, 10 mesi fa
Rimettiamo l'Inquisizione e i libri all'Indice?:)
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 10 mesi fa
L'iliade era un romanzo storico?
La divina commedia?
mm…
Sicuramente "il Nome della rosa" e–lo sappiamo–"I Promessi Sposi",
Ma entrambi sono il concentrato di anni di vita, conoscenza, e arte.
E' difficile parlare di storia in modo leggibile.
C'è da dire che i gialli… non sono vita quotidiana e non del tutto è letteratura: è intrattenimento. Forse la gente, semplicemente, non legge.
Nè guarda film.
Mi stupisco ogni volta che vedo i film della nouvelle vague (Truffau Godard): storia, persone, pensiero, incontri, gemiti, sorrisi, niente colonna sonora: al centro l'anima dei protagonisti. Come in un romanzo.
Poi vado al cine mutliplex e vedo musica ideografica, effetti speciali, belle donne, neri che fanno ridere, bellocci, bum bum bum, sbeng, luoghi comuni saccheggiati per l'ennesima volta. Al centro… mmmm mi sfugge che c'è al centro?
Intrattenimento?
Secondo me non leggiamo nulla. Sfogliamo pagine. Scritte.
Scritto da Stefano / The Catcher, 1 anno, 10 mesi fa
Stefano, c'è una bella differenza fra ricostruzione storica, cioè storiografia, e romanzi, anche storici.
La prima ricostruisce "Il Vero", come dice Platone. E' quello il fine.
I secondi lo inventano, anche se basandosi su documenti storici. Il nome della rosa ha personaggi e trama perlopiù inventati, i Promessi sposi pure. Che poi la base sia storica e che i fatti siano in qualche modo da qualche parte accaduti o con qualcuno di quei personaggi non ci piove.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 10 mesi fa
Scusa Stefano, ma mi sembra che tu stia mettendo sul medesimo piano soggetti letterari che sullo stesso piano non sono.
L'Iliade, al pari di Odissea ed Eneide, sono Epica classica o indoeuropea, in essa confluiscono sia elementi religiosi che mitologici che filosofici, come nella più tarda tragedia greca. Vanno letti sullo stesso piano, per intenderci, dei cugini Mahabarata e Ramayana. Lo scopo è la formazione etica, filosofica, spirituale dell'individuo.
La Commedia è e rimane un Romanzo Iniziatico. Si struttura cioè come il romanzo alessandrino, ma il suo fine rimane simile a quello dell'Epica, pur estendendolo al di fuori dell'ambito della seconda funzione e pur essendo di matrice pseudo cristiana.
I promessi sposi sono un romanzo volto alla propaganda dei valori cattolici e borghesi tipici del nostro risorgimento, che piaccia o meno è cosi (A me non piacciono, ma questo è). Non è propriamente un romanzo di formazione ma quasi, ma siamo su piani artistici e di profondità secondo me molto diversi.
Differentemente, Il nome della rosa non credo sia un romanzo né una ricostruzione storica, ma una narrazione basata sugli studi di semiologia di Eco. Che, questo devo dirlo, sono a dir poco poderosi. Pur tuttavia va anche detto che Eco considera ciarpame le stesse cose che studia, essendo sostanzialmente materialista. Insomma, eventuali fini di formazione mi sembrano molto meno marcati.
Credo che non si possa, inoltre, definire "intrattenimento" il cinema. Esso è e rimane a suo modo propaganda, lavaggio del cervello. Se si analizza in modo profondo la nostra quotidianità si può ben vedere come le nostre percezioni sono impressionantemente alterate dalla cinematografia americana. Non solo i nostri modelli estetici, ma la percezione effettiva della realtà.
Sad, but true.
Scritto da Alessandro, 1 anno, 10 mesi fa
Alessandro dici "e nostre percezioni sono impressionantemente alterate dalla cinematografia americana. Non solo i nostri modelli estetici, ma la percezione effettiva della realtà". Io ho notato dalla pubblicità, dagli spot, americani e non. Mi sembra che riflettano bene gli "ideali materiali" della società (cioè quello che la maggior parte delle persone sognano). E guarda che in US le più belle pubblicità le chiedeno alle agenzie italiane, come da noi chiediamo per protagonisti gli americani (Clooney, Julia Roberts, l'ex moglie di Tom Cruise quella australiana mi pare - come si chiama? - e così via).
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 10 mesi fa
Discorso complesso credo Enrica. Sono le pubblicità che dettano i nostri sogni o sono proiezioni dei nostri sogni?
Entrambe le cose direi: un poco simpatico circolo vizioso in cui ci viene insegnato a cosa dobbiamo ambire (un lavoro in giacca e cravatta nel settore marketing, una segretaria ridotta a schiava sessuale, una moglie gnocca a casa a badare ai figli o–se donna in carriera–comunque disposta a badare ai figli, una famiglia modello mulino bianco, l'ultima bmw o la fiat scrausa che però rappresenta il borghese valore della famiglia mulino bianco. Il grande eroe con la barba sfatta che fuma la sigaretta storta, etc. etc. etc.). Direi che tutto questo è un negativo della mitologia.
Solo che la mitologia era una interpretazione pedagogica di realtà archetipiche della compagine umana.
Le nuove mitologie cinematografiche usano il medesimo meccanismo, ma spingendo nuovi "valori" (sic!) che contribuiscono alla massificazione degli individui.
Oh, ovviamente sono io che soffro di paranoia. ;)
Scritto da Alessandro, 1 anno, 10 mesi fa
trovo interessanti le considerazioni di stefano ed anche le riflessioni di alessandro sulla mitologia moderna di derivazione cinematografica
però vorrei tornare al problema fondamentale posto da boh: la storia, può essere scritta in modo da essere letta con piacere e con interesse tali da decretare il successo di un libro di storia "puro"?
siccome la nostra ospite è una studiosa di storia, e ha scritto un libro di storia, si domanda: ma questo libro, al di là dei lettori professionali, piacera?
c'è uno strano paradosso: come si fa a raccontare la storia? cioè per una singolare aporia, sembra quasi che la "storia" che è "in sè" narrazione, sia difficile da narrare
ebbene, io penso che un libro di storia è bello se colui che lo scrive ci mette dentro uno spirito, un'anima intenzionale, un entusiasmo, uno stupore inesausto verso un argomento, un periodo, una vicenda, un personaggio
un libro ben scritto è sempre una storia d'amore, in questo caso d'amore per la storia stessa
so quanto le persone amano, di un amore che talvolta rasenta l'odio, quindi parlare a un autore del suo libro va fatto con garbo, perchè parli della sua anima
Scritto da diego, 1 anno, 10 mesi fa
errata corrige per i miei pazienti lettori:
so quante persone amano il libro da loro scritto, di un amore che…
Scritto da diego, 1 anno, 10 mesi fa
x Alessando: sul fatto che il cinema faccia il lavaggio al cervello ho qualche dubbio. Il cinema, a meno che non sia di regime, è soggetta alla libera (più o meno) creazione dell’artista. Un Fellini, un David Lynch, un Pasolini, un Joe Dante e tanti altri non mi sembra abbiano fatto lavaggio del cervello, piuttosto una forma di intrattenimento più o meno interessante che stimola la riflessione. Ho visto qualche giorno fa “Duel”, un vecchio film (forse il primo) di Speilberg e sinceramente, a mio avviso, dice molto di più questo breve film che decine di testi sociologici sull’America di allora (osservandolo attentamente in tutte le sue sfumature). Poi certo ci sono i cine-panettoni e simili, ma non credo abbiano un ruolo eccessivamente determinante, quanto capacità di intuire e sfruttare nuove tendenze e gusti prevalentemente commerciali giovanili che ci sono nell’aria, tutto sommato innoqui. Forse il lavaggio la fa di più la televisione (ma per pura questione di ripetitività), ma fino ad un certo punto, poiché anche questa dopo aver creato miti e idoli, dopo un po’ è costretta a sostituirli o rimuoverli nel giro di qualche anno o mese, poiché la gente se ne stufa e vuole altro, il contrario di chi se ne assuefa e ne rimane ipnotizzato.
Scritto da q.e., 1 anno, 10 mesi fa