Se guardi le foto di Facebook degli studenti del mio vecchio liceo [...] vedresti che mentre la popolazione sembra come minimo mezza indiana, molti di loro somigliano molto ai Guido italiani con i quali sono cresciuto negli anni Ottanta: catene d’oro, gel sui capelli, camicie sbottonate. Infatti sono chiamati Guindians. La loro integrazione è così meravigliosamente americana che se la Statua della Libertà potesse versare lacrime lo farebbe. Per la quantità di profumo che mettono. (Time)
Da “My private India”, un incredibile pezzo fortemente razzista di Joel Stein pubblicato sul Time. Parla di una delle tante città del New Jersey piene di immigrati indiani. Lo stato, come si sa, è anche il luogo d’elezione della prima immigrazione di italiani, che ora sono tutti alla seconda o terza generazione e sono più americani degli americani scesi dal Mayflower.
Un pezzo che mi ha fatto girare i cabasisi, come direbbe Camilleri, ma anche ridicolo, in un certo senso: gli americani sono tutti immigrati e non esiste un americano “puro”, anzi, dire americano puro è una castroneria in terminis, tanto che – ironia della sorte – anche i “puri americani”, quelli di discendenza puritana inglese, quelli sbarcati appunto dal Mayflower, vengono chiamati “bramini”.


non capisco se devo ridere oppure incavolare. aspetta che ci penso e poi ti faccio sapere… ma la gente, prima di prendere una penna in mano ce la fa a pensare o fare entrambo le cose (pensare e scrivere) è davvero troppo difficile?
Scritto da sole, 1 anno, 10 mesi fa
Stein e' quello che noi definiremmo sbrigativamente "un comico", che ha la fortuna di poter fare il pagliaccio scrivendo editoriali sul Time. Il suo "stile" e' quello di fare il finto antipatico che dice cose politicamente scorrette. Boh, magari c'e' a chi piace, a me personalmente strappa un sorriso una volta su cento. Detto cio', non mi sembra il caso di farne un caso. :-) E aggiungiamo anche che se uno prende in giro gli indiani o gli italiani perche' sono dei tamarri non bisogna automaticamente tacciarlo di razzismo. Altrimenti, per la stessa ragione, non si potrebbero piu' raccontare le barzellette sui carabinieri, o quelle tipo "c'e' un italiano un francese un inglese al bar…" eccetera.
Scritto da marco, 1 anno, 10 mesi fa
Sole, a me quello che mi sembra strano è che il Time lo permetta.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 10 mesi fa
Sì Marco, e Obama è uno abbronzato.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 10 mesi fa
Veramente di "americani puri" una volta ce ne erano, e appena arrivati gli "europei puri" hanno subito cominciato a tagliar loro la gola. In questo spagnoli, portoghesi e WASP sono accomunati da identiche intenzioni, strano che non vadano d'accordo.
Scritto da Vera, 1 anno, 10 mesi fa
Vera, sì giusto, loro erano "puri", ma non lo sono considerati ora. Sono considerati autoctoni. Puri si considerano i discendenti degli inglesi.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 10 mesi fa
A me l'articolo di Stein sembra tutto meno che razzista. Lo definirei, piuttosto, come misantropo: non risparmia critiche a nessuno. Né agli americani bianchi (stupidi al punto tale di non essere in grado neppure di riavviare un router), né agli indiani (che adorano dei con troppe braccia e dal naso di elefante), né agli italiani. Lo stile può piacere o meno. Se ne può discutere; ma da qui a dire che l'articolo è "incredibile" e "fortemente razzista" ce ne passa. Quanto al resto, sottoscrivo quanto detto da marco.
Scritto da Oliverato, 1 anno, 10 mesi fa
Per me sì, anche se è un satirista. SOno stereotipi scemi, come se dicessi che i neri dicono tutti "buàna". Un po' diverso dal non sapere riavviare un router. Quasi nessuno dei miei amici americani lo sa fare e non suscità né ilarità né risate né scherzi o sorrisetti: la catena d'oro e la gelatina nei capelli sì, lo leggi subito come pacchiano.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 10 mesi fa
Mi ricorda il monologo allo specchio de "La 25a ora", grandissimo pezzo di teatro (altro che cinema).
Ad ogni modo più che urlare al razzismo credo che l'articolo possa essere utile per riflettere su due tipologie di integrazione, di cui altrove già si è discusso.
Scritto da Alessandro, 1 anno, 10 mesi fa
L'articolo parla di noi italiani e quanto siamo patetici all'estero. Meno male che qualcuno lo scrive. Dove sono andati i grandi personaggi del passato?
Scritto da Alexis, 1 anno, 10 mesi fa
Alexis, nostalgico?;)
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 10 mesi fa
.. l'articolo non parla di noi italiani, parla di tutt'altro: di come il quartiere dove l'autore aveva vissuto, e che vide (per qualche anno) Edison installare il primo esempio di centro di ricerca industriale (fine '800), sia cambiato e si sia fatto un luogo di indiani.
Quelli di prima generazione erano i ricercatori e tutti avevano creduto che gli indiani fossero tutti geni–dice l'autore–poi sono venuti i commercianti, che geni non lo erano e hanno portato un altra india, poi questi hanno trrascinato con se gli altri parenti che sono .. come tutti noi, forse peggio.
L'autore parla di un quartiere che una volta era un pezzo di storia americana provinciale e borghese (secondo lui, con tanto di italoamericani, e adesso quel quartiere non c'è più. Solo alla fine dice Guindians. Non mi sembra razzista l'intenzione, mi sembra un articolo insulso scritto da una persona non in giornata.
Che i quartieri cambino, spariscano interi posti e intere città svaniscano nel nulla, è un fatto assoluatemte tipico della cultura americana. Mi sembra letteratura spicciola quindi: un temino di scuola. Un pezzo di giornalismo senza sale.
Però è vero che esiste un sistema con due pesi e misure negli USA: in TV non puoi dire "negro" senza pagarla cara. Ma puoi dire di un Italiano: Guido Mafia Idraulico e fare battute becere senza colpo ferire.
Es: "30 rock" sit-com divertente deella NBC, autrice Tina Fey una del Saturday Night Live: quello di John Belushi e Dan Akroid (i Blues Brothers). Autrice intelligente e molto popolare.
Una ragazza si presenta in bikini ad una festa di halloween e dice "indovina chi sono?" "non lo so" "un senatore italiano".
Altra battuta per indicare una cosa insulsa, lunga e impossibile. "E' come fare un chekin in un aereoporto Italiano".
Non si può dire negro. Ma si può perculare gli italiani e ridicolizzarli. Tanto gli Italiani non esistono, si sa, e soprattutto non hanno il senso della dignità. Si può dire Guindians e tante altre cose: non non ci ribelleremo di certo. Siamo solo italiani, no? ;) Anche se protestiamo a che serve: i buffoni non sono credibili, anzi di solito aumentano l'ilarità generale se protestano ;)
Se non è razzismo questo.
Scritto da Stefano / The Catcher, 1 anno, 10 mesi fa
Il focus dell'articolo non sono gli italiani e gli indiani ma il vero focus, il soggetto reale, siamo e sono loro. Su questo si basa la satira del giornalista. Il suo paese è solo un pretesto per fare satira (su noi e loro). Il suo scopo è farci sorridere/ridere.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 10 mesi fa
Si ma… mi sembra che l'autore debba tornare a prendere lezioni di scrittura di base. Niente di peggio per chi fa humor che provocare sonori sbadigli, quando si vorrebbe essere provocatori, o sarcastici…l'articolo è noiosissimo.
A me sembra che ci faccia la figura del dilettante. Forse dovrebbbe prendere in considerazione di prendere ripetizioni di sarcasmo… non so … da un bambino delle elementari?
Forse il Time scarseggiava di veri giornalisti al momento.
Scritto da Stefano / The Catcher, 1 anno, 10 mesi fa
Stefano, pare sia una delle penne di punta del loro humor! Anche a me l'articolo non dice niente, se non che sono scocciata dal razzismo strisciante travestito da humor.
Scritto da Boh/orientalia4all, 1 anno, 10 mesi fa