Asia: accordo epocale Iran-Pakistan - e forse Cina - mentre in India la povertà si dimezza

gasdotto Iran-CinaDue notizie che cambiano il volto dell’Asia e hanno ripercussioni su tutti noi, il grande mondo.

Sono ambedue economiche ma indicative delle reali politiche delle nazioni e del loro equilibrio. E di come l’Italia dorma, dorma, dorma, e applichi solo una politica di tagli e di sacrifici a quella che dovrebbe essere una politica di investimenti a lungo termine – nella moralità, nella ricerca, nella sicurezza, nell’economia, nella gente, nelle risorse in genere – e si perda in beghe come quella sulla famosa “Padania”, entità non esistente e buona solo ad accattare consensi. E quando ci sveglieremo saremo fuori dal flusso della grande storia e saremo noi il paese tornato a essere, rispetto ai giganti dell’Asia, in via di sviluppo.

Oltre due anni fa parlavo del progetto per un gasdotto che sarebbe andato dall’Iran, passando per Afghanistan e India, fino alla Cina. I giganti dell’Asia, Iran India e Cina, collegati. Parlavo del potenziale politico del progetto, più di 100 accordi diplomatici o culturali. Era stato chiamato, infatti, il “gasdotto della pace”.

L’accordo fra l’Iran e il Pakistan per il gasdotto è stato firmato, nonostante la diserzione dell’India, ed è stato concluso dopo che il 9 giugno il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha votato per applicare ulteriori sanzioni contro l’Iran con 12 voti favorevoli, 2 contrari – Brasile e Turchia – e l’astensione del Libano. L’Iran finanzierà il gasdotto per 7 miliardi di dollari, in modo da esportare il gas naturale fino al Pakistan a partire dal 2014.

Nonostante la stretta dell’ONU, il Pakistan crede che questa decisione non avrà ripercussioni sul progetto del gasdotto. E’ evidente, quindi, che la politica d’isolamento dell’Iran non sta funzionando e che né l’Iran né il Pakistan sono intimiditi dal giro di vite degli Stati Uniti per le supposte ambizioni di Teheran di costruire la bomba atomica.

Vedremo se, nonostante le difficoltà geografiche, il gasdotto arriverà anche in Cina, come è stato deciso nel progetto iniziale. Sarebbe un altro evento epocale per lo sviluppo economico e le relazioni diplomatiche fra le nazioni più potenti dell’Asia.

L’altra notizia è che la povertà in India si è drasticamente ridotta. E’ previsto che la rata di povertà estrema, quella definita da un guadagno quotidiano inferiore all’equivalente di US 1,50 al giorno, scenda dal 51% della popolazione nel 1990 al 24%, che si raggiungerà nel 2015, riducendo così il numero dei poverissimi di 188 milioni di persone. In Cina entro il 2015 la rata di povertà diminuirà del 5%.

L’Asia è sempre più potente, sempre più unita, in barba alle sanzioni e agli accordi con l’Occidente. Anche perché, pur con vistose eccezioni sul piano dei diritti umani, come il Tibet e lo Xinjiang in Cina, i maggiori paesi si stanno prendendo cura del benessere della loro gente in modo globale. Possiamo dire che l’Europa, e l’Italia, stiano facendo altrettanto?



Commenti

  1. Perdonami Enrica, ma non concordo con la tua analisi. Nel senso che la cosa in sé è interessante, ma secondo me non si può ragionare in termini nazionali e regionali. Non è più un modello geopolitico applicabile quello delle "nazioni". Ad ogni modo, così, ad occhio e croce, il corridoio non è molto simpatico. Dico corridoio e non gasdotto perché i gasdotti sono solo un terzo degli interi corridoi commerciali che attorno vi vengono costruiti. Comunque, dicevo, guardando la cartina, direi che il simpatico gasdotto, una volta terminata una direttiva che parte dall’afghanistan (dalle valli del sud, dove si sta svolgendo l’ultima offensiva anglo-canadese-americana), e una volta sottomesso l’Iran, finisce nel golfo persico (Kuwait-Iraq-A.Saudita) e da li può dirigersi tranquillamente attraverso terra (Turchia) o mare diritto in bocca al corridoio 8 (voluto dagli Stati Uniti ed attuato grazie alla guerra del Kosovo) e da li può dividersi nel corridoio 10 (voluto da Francia e Germania ed attuato dopo lo smembramento della ex-Yugoslavia). Singolare coincidenza…

    Conviene cominciare a ragionare in termini di "Shell", "Esso", "Eni", "Q8", "Total" e compagnia bella secondo me.

    Scritto da Alessandro, 3 anni, 10 mesi fa


  2. Di gasdotti ce ne sono già, ma non un progetto così in grande che unisca le più importanti nazioni dell’Asia. Che rimangono nazioni perché sono in mano ai politici, non alla Shell e così via.

    La mappa del gasdotto è quella del progetto iniziale. L’India si è tirata fuori. E simpatico o no, l’accordo è epocale.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 3 anni, 10 mesi fa


  3. epocale forse nel senso che ci fa capire come l'asse del mondo si stia spostando verso est; siamo come "abituati" da sempre ai gasdotti e simili che vanno da oriente verso occidente, adesso invece il percorso importante è verso la cina, quindi è chiaro come "l'asse del mondo" economico si sta spostando

    Scritto da diego b, 3 anni, 10 mesi fa


  4. l'ONU potrà fare tutte le sanzioni che vuole ma il mondo si sta raggruppando in gruppi di forza indipendenti e quando ci sono accordi economici non si guarda in faccia a nessuno. e l'ONU rimarrà lì con quattro rappresentanti all'Assemblea Generale e CdS mentre i capi di governo segretamente fannno meeting strategici…

    Scritto da sole, 3 anni, 10 mesi fa


  5. diego, epocale anche perché l'apparente inimicizia dell'Iran verso il Pakistan ufficiale sorretto dagli USA, si annulla davanti a un gasdotto. E perché appunto, come dici tu, la Cina - e l'India - stanno per andare al centro. Da paesi marginali a paesi in primissimo piano.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 3 anni, 10 mesi fa


  6. Sole, appunto: sanzioni o no, c'è l'interesse che supera ogni tipo di accordo o problema politico. Una realpolitik de facto.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 3 anni, 10 mesi fa


  7. "Di gasdotti ce ne sono già, ma non un progetto così in grande che unisca le più importanti nazioni dell’Asia. Che rimangono nazioni perché sono in mano ai politici, non alla Shell e così via."

    Enrica, non è solo in Italia che abbiamo un ex presidente del consiglio e un governatore di bankitalia che erano uomini di Goldman&Sachs. Oppure vogliamo negare che paghiamo prima l’esercito e poi i mercenari per proteggere le raffinerie dell’Eni in Iraq?

    Non funziona così solo l’Italia, funziona cosi pure tutto il resto del mondo. Quindi si può dare per scontato che i gasdotti non si basano su interessi "della popolazione" (sic!) ma delle aziende.

    E comunque bisogna sempre vedere che intenzioni ha la russia, che non vedrà di buon occhio un simile progetto subito a sud dei propri stati satelliti (toh, proprio ora che i conflitti etnici nella zona si riaccendono…).

    Ad ogni modo vale la pena ricordare che i maggiori giacimenti energetici cinesi non stanno li, ma in Sudan. Soprattutto, in Darfur.

    Vale la pena ricordare che gli iraniani non costruiscono dal nulla impianti energetici nucleari e non. Si avvalgono di tecnici italiani e francesi (toh!), per lo più provenienti da Esso ed Eni. Possiamo anche parlare dei massicci investimenti di Goldman&Sachs in Iran. O possiamo parlare anche della folta comunità ebraica di Teheran (chedetiene TUTTO il mercato aureo locale) iperprotetta dalle istituzioni iraniane, solo per dimostrare quanto la pantomima nazionale o nazionalistica di una parte o dell’altra siano, appunto, mere recite.

    "Sole, appunto: sanzioni o no, c’è l’interesse che supera ogni tipo di accordo o problema politico. Una realpolitik de facto."

    Assolutamente si. Solo che questa "realpolitik" non è di certo affidata al concetto politico di "nazione" o "governo nazionale". Ti assicuro che per i locali governi la popolazione può fare la fine dei nigeriani di fronte ai locali gasdotti e oliodotti: zompare per aria bruciando.

    Sia santificato Junger e il suo "trattato del ribelle" che su tali mimiche la dice lunga.

    Scritto da Alessandro, 3 anni, 10 mesi fa


  8. cara enrica, ero a shanghai a sentire ahmadinejad il giorno dopo che anche la cina aveva votato le nuove sanzioni onu. il presidente iraniano, che è pazzo ma non scemo, ha detto un paio di cose sensate. in primo luogo che le sanzioni non hanno valore legale, ed ha ragione, a chi vuoi che interessa? lui continua a fare quello che vuole, l'onu così com'è non ha senso di esistere ed ha ragione, nell'ambito del suo ragionamento che io non condivido, che le sanzioni sono decise comunque da un gruppo di paesi che fanno cartello possedendo la tecnologia nucleare. Secondo: lui non se l'è presa con la cina, suo alleato storico. non lo ha fatto perchè pechino ha appoggiato le sanzioni in quanto aveva la necessità di concedere qualcosa in campo internazionale, per non sembrare staccata del tutto. ma la vicinanza di cina e iran e la loro amicizia non si discute, così come il progetto del gasdotto. l'india si è tirata indietro, è vero, ma sai perchè? perchè era fra le clausole che gli usa hanno imposto a delhi epr ottenere tecnologia nucleare in barba agli accordi internazionali e al trattato di non proliferazione che delhi non ha mai sottoscritto. conosco un po' l'india, come sai, e non credo sia quel paese tranquillo dove le centrali atomiche e le bombe nucleari possano essere conservate tranquillamente. eppure gli usa, per avere una forte presenza nell'area (considerando i pachistani non credibili), e per vendere carburante e tecnologia, ha fatto pressioni affinchè anche l'india avesse il nucleare da paesi terzi in barba ai regolamenti internazionali. Sulla povertà, bhè, io leggo l'articolo in maniera diversa. Partendo dal presupposto che comunque siamo in ritardo e anche un povero in meno è un grande risultato, l'articolo non mi pare fornire dati certi. di articoli simili nei miei sei anni indiani ne ho letti tanti. ma la gente continua a morire di fame. non posso fare altro che crederci e sperare.

    Scritto da partecinesepartenopeo, 3 anni, 10 mesi fa


  9. Alessandro, non ti piace che dica nazione? E come dovrei scrivere? le nazioni ci sono e non è un unico mercato globale. Non ancora, almeno.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 3 anni, 10 mesi fa


  10. caro Nello, tu certamente, giornalista in loco, sei ben informato sui fatti.
    D’accordissimo su Cina e Iran, e sul resto. Vedremo se questo famoso gasdotto arriverà in Cina e dove. E vero che l’ONU fa sanzioni e delibera, ma il CdS è formato da paesi con l’atomica. Come ha ragione la Cina, e l’India, che noi predichiamo il non inquinamento dei Paesi del Terzo mondo, dopo che per secoli abbiamo inquinato il mondo. Ora abbiamo raggiunto un certo livello di sviluppo e predichiamo loro, che non lo hanno raggiunto.

    Sul’India, vera la questione degli Stati Uniti. Sulla sua belligeranza però, se ti riferisci al Pakistan, i tempi di Indira sono lontani. Ora come ora non vedo probabile un attacco dell’India né al Pakistan, né al Bangladesh (e perché poi) ecc. Eppure, le basterebbe un niente per invadere militarmente il Kashmir, risolvendo la questione una volta per tutte.

    Sullo standard medio di vita degli indiani non sono d’accordo con te. In realtà si è alzato per tutti, o quasi, è inutile negarlo, e ogni volta che ci torno mi accorgo dei cambiamenti. Tu penso sia troppo fresco di India e non ricordi 10 o 20 anni fa com’era, io sì. Ricordo le campagne assolutamente disastrate, chilometri e chilometri di nulla e capannucce di paglia e fango, e ricordo gli slum di Delhi o Bombay che in confronto quelli di adesso sono di lusso. (Slum di lusso, che eresia!)
    Con ciò non significa che non ci sono più poveri assoluti, ma che questi poveri assoluti sono un po’ di meno di prima. E’ un miglioramento, che io vedo sempre ogni volta che ci torno.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 3 anni, 10 mesi fa


  11. "le nazioni ci sono e non è un unico mercato globale. Non ancora, almeno."

    Permettimi una citazione :)

    "La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato far credere al mondo che lui non esiste, e come niente… sparisce."

    è ovviamente il mio parere personale Enrica, quindi vale quanto il due di picche. Ma va da se che la mia critica al concetto di nazione parte da molto lontano vedendone già lo sviluppo ottocentesco ben degenere e basato su ampie "illusioni di popolo". Dovremmo fare il giro–filosofico–del mondo per tornare ad una domanda che diego ha posto altrove, ovvero se i valori occidentali sono universali. Per me non lo sono, e anzi spesso sono il male. Di fatto, se a Pechino trovi il McDonald e a Teheran trovi la CocaCola, se in libreria trovi ciarpame di donne iraniane contro la cultura islamica e sotto casa mia io ho negozi di cinesi che vendono copie di prodotti occidentali, allora il mercato globale ha GIA vinto, e noi semplicemente ci rifiutiamo di vedere quale autostrada turbocapitalista abbiamo imboccato.

    Ripeto, è il mio due di picche, o i miei due cent, come si suol dire.

    Scritto da Alessandro, 3 anni, 10 mesi fa


  12. Alessandro, ha vinto nel senso che esiste, indubbio, ma esistono anche una nazione, uno stato, un insieme di stati. Continenti interi con le loro specificità storiche e politiche. Molte decisioni sono prese a monte, sono politiche, e sempre ci sarà una tensione dinamica fra le varie forze politiche, sociali ed economiche.

    Altrimenti, faccio per dire, se fosse tutto riducile all’economia transnazionale, non ci s sarebbero in quasi tutto il mondo autobus cittadini che costano pochi soldi, certo non il reale prezzo della corsa, o un sistema sanitario nazionale, o le scuole pubbliche gratuite e così via.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 3 anni, 10 mesi fa


  13. "Continenti interi con le loro specificità storiche e politiche. Molte decisioni sono prese a monte, sono politiche, e sempre ci sarà una tensione dinamica fra le varie forze politiche, sociali ed economiche."

    Si e no secondo me. Le decisioni politiche sono prese in base ad analisi economiche. Questo fa parte di un modus operandi affermato oramai da 30 anni e le cui radici sono negli ultimi 3 secoli di storia. Siamo nell’era dell’economicismo, della lettura economica della storia e dei popoli. Che ci piaccia o no, questo è quello che viene propinato e quello che fa girare il mondo.

    Siamo nel regno dei Luttwak secondo i quali gli imperi nascono e cadono per cause esclusivamente economiche, dirette o indirette che siano.

    Esistono delle etnie e delle culture, più che degli stati. E sicuramente hanno il loro peso. Ma tale peso va considerato nelle "variabili imprevedibili", non nell’intelligence usata nel processo di decision making.

    Viviamo nell’epoca, mi sento di dover ricordarlo, in cui perfino gli eserciti non si basano più sull’ordine militare, ma sul concetto di staff and line, ovvero vengono ordinati come se fossero delle aziende.

    I comuni e le restanti comunità geografiche e sociali sono governate da manager. Come lo si vuole chiamare questo? Tutta la politica è affidata al bilancio.

    Dici: "Altrimenti, faccio per dire, se fosse tutto riducile all’economia transnazionale, non ci s sarebbero in quasi tutto il mondo autobus cittadini che costano pochi soldi, certo non il reale prezzo della corsa, o un sistema sanitario nazionale, o le scuole pubbliche gratuite e così via."

    Non so dove esistano corse in perdita, non di certo in Italia, considerato quanto costa un biglietto e quanto costano le pubblicità sui mezzi pubblici. Ma ipotizziamo comunque che siano in perdita. Prendiamo l’esempio di Roma, Metro Atac è azienda privata a compartecipazione comunale. Ipotizziamo sia in perdita. I manager comunque percepiscono il loro stipendio. I soci hanno comunque i dividendi. Chi va in perdita? Il comune di Roma, indebitato per 9 miliardi peraltro. Risultato: chi paga? Noi.

    Cosa c’è di politico in questa decisione? Quale sarebbe la garanzia "sociale" data dalla compagine istituzionale?

    Avevo già fatto l’esempio delle raffinerie Eni a Nassirya. Vale la pena ricordare che Nassirya è italiana dagli anni 30. Possiamo fare anche l’esempio delle aziende di bonifica in mozambico, impiantate dagli anni 70 nell’area. O gli oleodotti cinesi in Sudan come già detto.

    Ma andiamo più nello specifico. Parliamo di Italia perché siamo qui. Parliamo di Bankitalia. Di chi è la Banca d’Italia? Cito da Wikipedia per comodità:

    Intesa Sanpaolo S.p.A. 30,3%
    UniCredito Italiano S.p.A. 22,1%
    Assicurazioni Generali S.p.A. 6,3%
    Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. 6,2%
    INPS 5,0%
    Banca Carige S.p.A. 4,0%
    Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. 2,8%
    Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. 2,5%
    Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A. 2,1%
    Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A. 2,0%

    cioè, per un 5,0% è dello stato italiano, il restante 95% è privato. Glisso sugli azionisti di ogni singolo gruppo bancario. 5,0% virtuale, perchè l’inps stessa è parastatale.

    Poco conta che Bankitalia sia fondata sul "diritto pubblico", è di privati. Quali sono i suoi compiti?

    Cito sempre da Wikipedia:

    concorre a determinare le decisioni di politica monetaria per l’intera area dell’Euro nel Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea intervenendo anche sul mercato dei cambi.

    esercita l’attività di vigilanza sulle banche, sugli intermediari finanziari di cui agli articoli 106 ("elenco generale") e 107 ("elenco speciale") del Testo Unico Bancario (d.lgs. n. 385/1993), sugli IMEL (Istituti di Moneta Elettronica) e, d’intesa con la CONSOB, sugli intermediari non bancari (SIM, SICAV e SGR), emanando regolamenti, impartendo istruzioni e assumendo provvedimenti nei confronti degli intermediari finanziari;

    partecipa alle attività dei principali organismi finanziari internazionali, tra i quali il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) e la Banca Mondiale

    C’è bisogno che io ricordi quale influenza ha–anche in questi giorni–il FMI sul g8? O vogliamo asserire che al g8/g20 si parli delle etnie del Kirghisistan invece che di politica economica mondiale?

    Glisso sul fatto che bankitalia dovrebbe vigilare sulle banche che, de facto, la detengono, perché andrei fuori tema.

    Rimaniamo in politica. La comunità europea. Questa simpatica, blasfema compagine che ogni giorno di più dimostra la sua vera essenza: una mera unione economica, mentre di questo passo quella culturale sarà mera utopia. Ma ricordiamo l’euro, emesso dalla BCE. Ricordiamo che la BCE è di proprietà delle singole banche nazionali, che come Bankitalia sono di proprietà di banche private.

    Ricordiamo come funziona l’emissione di denaro. Io banca d’italia su mandato BCE stampo una banconota da 100 euro. Costo della stampa: 30 centesimi circa. Tu Italia, me la devi pagare. Me la paghi 100 euro, essendo una banconota verdognola di 100 euro. Me la paghi dandomi in cambio 100 euro in BOT o titoli similari, che maturano degli interessi. Risultato, tu Italia, stato fondato sulle tasse estorte agli italiani, sei in debito con me banca di 100 euro più interessi. Questo si chiama debito pubblico. Che, come è ovvio, NON Può diminuire, a differenza di quello che sostiene la classe giornalistica (sic!), ma può solo aumentare (ciò che diminuisce, è il tasso di aumento del debito pubblico).

    A fronte di questa spiegazione molto semplificata mi vien da chiedere quali sarebbero le forze e le compagini sociali e culturali o politiche che prendono decisioni politiche. Se mai sono esistite dalla rivoluzione francese ad oggi.

    Hai scritto Enrica: "un sistema sanitario nazionale, o le scuole pubbliche gratuite e così via."

    Questo non è errato. Solo che io avrei scritto: "in quasi tutto il mondo sono rimasti i cadaveri dei sistemi sanitari nazionali e delle scuole pubbliche, vestigia illusorie che contribuiscono a continuare l’immagine fittizia di un mondo cui solo un popolo sfruttato e cieco può credere".

    Scritto da Alessandro, 3 anni, 10 mesi fa


  14. Un breve commento tecnico a quanto ha scritto Alessandro.

    1- Il fatto che il capitale della Banca d’Italia sia al 95% di proprieta’ di banche private (ma un tempo le Casse di Risparmio e le Banche di Interesse Nazionale come Credito Italiano e Commerciale erano anch’esse pubbliche) e’ un retaggio storico. Ed e’ destinato ad esaurirsi perche’ la finanziaria del 2005 ha previsto il trasferimento al Tesoro delle partecipazioni non pubbliche. Nessuna banca ha sbattuto i piedi, salvo quella della mia citta’, ma noi genovesi si sa che combattiamo per ogni nichelino …

    2- La partecipazione delle banche private al capitale della BdI e’ ininfluente rispetto alla nomina del Governatore, nominato con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri. E il direttorio della BdI e’ a sua volta nominato su proposta del governatore. Insomma non si tratta di un consiglio di amministrazione di una societa’ privata.

    3- La BdI ha naturalmente un proprio bilancio e utili/perdite, derivanti da emissioni di moneta, operazioni di acquisto/vendita di riserve in valute e oro etc. Tuttavia, per statuto, la quota distribuibile ai soci privati e’ pari al 6% (con massimo di 10%) del valore nominale delle azioni. Il totale del capitale della BdI e’ fermo al 1936 ed e’ di Euro 156.000 quindi discutiamo di utili massimi distribuibili tra tutti i soci privati di euro 15.600: che e’ veramente una miserabile inezia, a ulteriore riprova dell’irrilevanza dell’assetto formale della proprieta’. Il resto degli utili viene accantonato a riserva o trasferito al Tesoro. Per capirci quest’anno, gli utili del Tesoro ammontavano a circa 1 mld di euro (se non sbaglio in ragione dell’aumento delle quotazioni dell’oro, ma qui potrei essere impreciso …).

    4-Anche sul meccanismo dell’emissione di moneta descritto da Alessandro c’e’ molto da dire. A mia conoscenza, tutte le banche centrali (inclusa la BCE fino alla recente crisi) emettono moneta acquistando titoli di Stato, ma attenzione si tratta di titoli gia’ collocati sul mercato. Ossia la nuova moneta non va ad aumentare il debito pubblico dello Stato.

    Mi accorgo che il "breve commento tecnico" s’e’ allungato. Cordiali saluti. Enrico

    Scritto da Enrico, 3 anni, 10 mesi fa


  15. Sottoscrivo gran parte dell’intervento di Enrica, che mi sembra sottolinei un fatto che è sfuggito, nella diatriba nazione contro multinazionali.

    L’Italia "dorme e applica solo una politica di tagli e di sacrifici a quella che dovrebbe essere una politica di investimenti a lungo termine–nella moralità, nella ricerca, nella sicurezza, nell’economia, nella gente, nelle risorse in genere–e si perda in beghe come quella sulla famosa "Padania", entità non esistente e buona solo ad accattare consensi. "

    Mi sembra che Enrica abbia dipinto molto bene una situazione, che da mesi cerco di ribadire. In Italia, e forse anche nella Europa inglese, francese e spagnola, si è perso il senso del progresso umano, della pianificazione, mutuata anche da sacrifici personali, ma proeittata verso il futuro.

    Mi pare siamo diventati molto bravi a far ballare nomi, cifre e a fare diatribe sofisticate, in una specie di autorappresentazione di noi stessi alla Grande Fratello: chiusi nel recinto delle solite cose, non vediamo che esiste anche il futuro.

    Come la fama non fa diventare attori o cantanti per sè e per magia, una società o una unione di persone, deve saper fare qualcosa di più che parlare di se stessa e saper progettare il proprio futuro. Enrica ha toccato il punto. Per sviluppare il paese occorre avere progetti (non gli oleodotti magari), sui progetti si costruiscono. Il limite attuale è vedere lo sviluppo solo in una risorsa: l’imprenditoria grande e media (Berlusconi e Confindustira); l’imprenditoria piccola e operaia (il Leghsimo). E niente altro.

    Come la mandiamo avanti la nazione? Con le polmiche, le ditrologie, le ideologie vuote (l’ampolla del po, e il figlio di Bossi tre volte ripetente, a 21 anni consigliere regionali lombardo a 10 mila euro al mese?), con le veline e il calcio e la TV di berlusconi (?), con il vuoto della sinistra?
    Con la finanza? Con la lungimiranza dei finanzieri o dei dirigenti della Britisch Petroleum (70 gg di lavoro, 2 milardi spesi, 20 miliardi di dollari accantonati, non sono riusciti a mettere un tappo?)

    Enrica ha toccato il punto. Indirettamente ne tocca altri. Forse vale la pena rifletterci.
    Se non cambieremo noi il paese chi lo cambierà?

    Scritto da Stefano / The Catcher, 3 anni, 10 mesi fa


  16. Sottoscrivo gran parte dell’intervento di Enrica, che mi sembra sottolinei un fatto che è sfuggito, nella diatriba "nazione contro multinazionali".

    L’Italia "dorme e applica solo una politica di tagli e di sacrifici a quella che dovrebbe essere una politica di investimenti a lungo termine–nella moralità, nella ricerca, nella sicurezza, nell’economia, nella gente, nelle risorse in genere–e si perda in beghe come quella sulla famosa "Padania", entità non esistente e buona solo ad accattare consensi. "

    Mi sembra che Enrica abbia dipinto molto bene una situazione, che da mesi cerco di ribadire anche personalmente. In Italia, e forse anche nell’Europa inglese, francese e spagnola, si è perso il senso del progresso umano, della pianificazione, mutuata anche da sacrifici personali, ma proiettata verso il futuro.

    Mi pare siamo diventati molto bravi a far ballare nomi, cifre e a fare diatribe sofisticate, in una specie di autorappresentazione di noi stessi alla Grande Fratello: chiusi nel recinto delle solite cose, non vediamo che esiste anche il futuro.

    Come la fama non fa diventare attori o cantanti per sè e per magia, una società o una unione di persone, deve saper fare qualcosa di più che parlare di se stessa, e deve saper progettare il proprio futuro. Enrica ha toccato il punto. Per sviluppare il paese occorre avere progetti (non gli oleodotti magari), sui progetti si costruisce e poi si discute e si fanno diatribe. Il limite attuale è vedere lo sviluppo solo in una risorsa: l’imprenditoria grande e media (Berlusconi e Confindustria); l’imprenditoria piccola e operaia (il Leghismo). E niente altro. Se questo non è un limite, non so cosa non lo sia.

    Come la mandiamo avanti la nazione? Con le polemiche, le dietrologie, le ideologie vuote (l’ampolla del Po, e il figlio di Bossi tre volte ripetente, a 21 anni consigliere regionale lombardo a 10 mila euro al mese?), con le veline e il calcio e la TV di berlusconi (?), con il vuoto della sinistra?
    Con la finanza? Con la lungimiranza dei finanzieri o dei dirigenti della British Petroleum: 70 gg di lavoro, 2 milardi spesi, tecnologie di trivellazione sofisticate, 20 miliardi di dollari accantonati, non sono riusciti a mettere un tappo in un buco per terra?

    Enrica ha toccato il punto. Indirettamente ne tocca altri. Forse vale la pena rifletterci.
    Se non cambieremo noi il paese, chi lo cambierà?

    Scritto da Stefano / The Catcher, 3 anni, 10 mesi fa


  17. @Enrico: nulla da eccepire sul tuo intervento più tecnico del mio. Questo però non spiega perché un funzionario di Goldman&Sachs sia governatore della Banca d’Italia. O dovrei dedurne che fa l’interesse del popolo italiano?

    Questo solo per parlare della punta dell’iceberg, ovvero Draghi. Ma possiamo parlare della restante classe manageriale italiana che governa mezza europa e non solo. Ma per rimanere sul piano della mia affermazione, invero che sia l’economia a dettare legge sulla politica e non viceversa, che sia la banca sullo stato e non viceversa, posso portare anche un esempio a me tecnicamente più congeniale, sulla stessa linea di opposizione polare:

    economia ———- politica
    banche (o imprese) ————- stato
    esercito nazionale ————— pmc.

    Ora, sia chiaro che io non sono a favore di questo sistema, tutt’altro. La mia polemica qui è volta al fatto che finché non si accetta il problema, non si trova la soluzione.

    Scritto da Alessandro, 3 anni, 10 mesi fa


  18. Ah, per rimanere in tema sul piano del principio, ma muovendosi in altri ambiti, segnalo un articolo. Poiché l\'economia non regna solo sugli oleodotti piuttosto che la politica, ma anche nei beni culturali.

    Scritto da Alessandro, 3 anni, 10 mesi fa


  19. Caro Alessandro, grazie dei tuoi commenti ma c'è scritto chiaramente di non mettere link. Metti il riferimento all'articolo se vuoi.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 3 anni, 10 mesi fa


  20. in questi interessanti contributi che ho letto qui, alla fine, in problema di fondo che emerge è quale sia il destino dell’europa, il destino del "nostro" mondo; nel senso che dobbiamo pensare in qualche modo come il nostro mondo possa recuperare una leadership persa, oppure è un declino inesorabile, come è sempre accaduto nella storia (è noto l’esempio di atene, che è stata il cuore della civiltà d’occidente e oggi conta molto meno di new york o seul, e nessuno ha niente da ridire)

    sull’italia in sè, c’è qualcosa di vero nel commento di stefano, anch’io penso ad una sorta di declino "da vecchiaia", sia fisica, sia soprattutto di idee

    capita, sono gli alti e bassi della storia o forse proprio, alla spengler, i cicli "naturali" delle civiltà

    cara boh, tu in fondo forse istintivamente lo hai sempre saputo, e hai guardato verso oriente (scusa la psicologia spicciola)

    Scritto da diego, 3 anni, 10 mesi fa


  21. @Enrica: pardon per il link, distrazione mia.

    @diego: il mio punto di discussione in realtà era l’importanza capitale e monopolizzante dell’economia privata piuttosto che dei concetti quali "nazione", e questo all’interno di un sistema mondiale piuttosto che solo occidentale, sistema che al sottoscritto non piace, ovviamente, ma di cui sempre secondo me bisogna prendere atto.

    Che poi, per il sottoscritto, il "tramonto dell’occidente" sia già pervenuto ampiamente, è altro argomento. :)

    Scritto da Alessandro, 3 anni, 10 mesi fa


  22. Diego, ho sempre sentito l’Asia, come dire, nascente, viva, vivace, e l’Europa piena di boria e di prosopopea decadente, anzi, ormai decaduta.

    Basta vedere gli studenti universitari: trovi per es. indiani, soprattutto ragazze, piene di entusiamo, di voglia di studiare, imparare, conoscere, sapere, usare tutte le cose messe a disposizione. E magari lavorano part-time o full-time e di tempo ne hanno pochino, però seguono, si informano, studiano di più del prescritto, vengono a parlare con i docenti per avere ulteriori letture. Insomma, hanno voglia di farcela e di usare le risorse che noi mettiamo a disposizione quasi gratuitamente (in India costa molto studiare) al meglio.

    Agli studenti nostrani non va bene niente e non gliene frega niente. Basta succhiare il più possibile l’istituzione, anche se la criticano, in nome delle poche centinaia di euro che pagano, il docente, anche se non lo rispettano e lo trattano (giustamente) da pezzente, le biblioteche, anche se ridanno i libri tutti rovinati.

    E’ tutto un diritto, per il quale non hanno certo lottato, e non c’è la gioia della buona opportunità (magari con i problemi, ma esiste una situazione senza problemi?) o della sana competitività, o anche del riscatto. La gioia dell’accesso quasi gratuito e semplice (abbiamo sedi universitarie in tutte le maggiori città, e anche quelle medie) alla cultura, anche quella "ufficiale", e della cultura ancora, per fortuna, libera.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 3 anni, 10 mesi fa


  23. molto interessanti cara boh queste riflessioni, sul "toccare con mano" la decadenza d’un popolo attraverso l’osservazione di quelli che dovrebbero essere i portatori della speranza, cioè i giovani

    un intero libro dovresti scrivere sull’argomento, ma non ora, fra trent’anni, quando tirerai le somme, io forse non ci sarò più, ma ti ricorderai che te l’ho scritto

    buon alessandro, la questione della forza monopolizzante dell’economia privata è interessante (anche se a me pare che assistiamo ad un uso privato dell’economia pubblica, in molti casi), ma onestamente non sono all’altezza di commentare questo aspetto senza scrivere strafalcioni epocali

    Scritto da diego b, 3 anni, 10 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.