Asia: accordo epocale Iran-Pakistan - e forse Cina - mentre in India la povertà si dimezza

gasdotto Iran-CinaDue notizie che cambiano il volto dell’Asia e hanno ripercussioni su tutti noi, il grande mondo.

Sono ambedue economiche ma indicative delle reali politiche delle nazioni e del loro equilibrio. E di come l’Italia dorma, dorma, dorma, e applichi solo una politica di tagli e di sacrifici a quella che dovrebbe essere una politica di investimenti a lungo termine – nella moralità, nella ricerca, nella sicurezza, nell’economia, nella gente, nelle risorse in genere – e si perda in beghe come quella sulla famosa “Padania”, entità non esistente e buona solo ad accattare consensi. E quando ci sveglieremo saremo fuori dal flusso della grande storia e saremo noi il paese tornato a essere, rispetto ai giganti dell’Asia, in via di sviluppo.

Oltre due anni fa parlavo del progetto per un gasdotto che sarebbe andato dall’Iran, passando per Afghanistan e India, fino alla Cina. I giganti dell’Asia, Iran India e Cina, collegati. Parlavo del potenziale politico del progetto, più di 100 accordi diplomatici o culturali. Era stato chiamato, infatti, il “gasdotto della pace”.

L’accordo fra l’Iran e il Pakistan per il gasdotto è stato firmato, nonostante la diserzione dell’India, ed è stato concluso dopo che il 9 giugno il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha votato per applicare ulteriori sanzioni contro l’Iran con 12 voti favorevoli, 2 contrari – Brasile e Turchia – e l’astensione del Libano. L’Iran finanzierà il gasdotto per 7 miliardi di dollari, in modo da esportare il gas naturale fino al Pakistan a partire dal 2014.

Nonostante la stretta dell’ONU, il Pakistan crede che questa decisione non avrà ripercussioni sul progetto del gasdotto. E’ evidente, quindi, che la politica d’isolamento dell’Iran non sta funzionando e che né l’Iran né il Pakistan sono intimiditi dal giro di vite degli Stati Uniti per le supposte ambizioni di Teheran di costruire la bomba atomica.

Vedremo se, nonostante le difficoltà geografiche, il gasdotto arriverà anche in Cina, come è stato deciso nel progetto iniziale. Sarebbe un altro evento epocale per lo sviluppo economico e le relazioni diplomatiche fra le nazioni più potenti dell’Asia.

L’altra notizia è che la povertà in India si è drasticamente ridotta. E’ previsto che la rata di povertà estrema, quella definita da un guadagno quotidiano inferiore all’equivalente di US 1,50 al giorno, scenda dal 51% della popolazione nel 1990 al 24%, che si raggiungerà nel 2015, riducendo così il numero dei poverissimi di 188 milioni di persone. In Cina entro il 2015 la rata di povertà diminuirà del 5%.

L’Asia è sempre più potente, sempre più unita, in barba alle sanzioni e agli accordi con l’Occidente. Anche perché, pur con vistose eccezioni sul piano dei diritti umani, come il Tibet e lo Xinjiang in Cina, i maggiori paesi si stanno prendendo cura del benessere della loro gente in modo globale. Possiamo dire che l’Europa, e l’Italia, stiano facendo altrettanto?



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.