Alla luce delle polemiche sulla relazione fra intellettuali e potere, tra scienziati e regimi totalitari, segnalo La Reale Accademia d’Italia e la questione fascista sulla “super accademia”, come veniva chiamata, l’organo della cultura italiana per eccellenza, che “parlava italiano all’estero”, inaugurata nel 1929.
In effetti raccoglieva il fior fiore degli scienziati e degli intellettuali italiani graditi, o sopportati, dal regime. Eccetto le donne, ed eccetto Benedetto Croce (in foto).


Le donne ancora dovevano penare per ottenere il diritto di voto, era ahimè quindi logico che non fossero accettate nemmeno nel consesso dell'intellighenzia del periodo, tradizionalmente maschilista.
Scritto da federico migliorati, 1 anno, 8 mesi fa
Al di la di quanto detto da Migliorati mi vien da chiedere se i nostri attuali "Istituti di cultura italiana all'estero" dipendenti dal Ministero degli Esteri non facciano ben di peggio…
Scritto da Alessandro, 1 anno, 8 mesi fa
Federico, vedremo che una fu ammessa.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 8 mesi fa
Alessandro, non sono molto migliori, lo so, né è migliore IsMEO, università e cmpagnia bella. Entri solo se (e non sono "se" di merito).
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 8 mesi fa
Giova forse chiarire che le mie caustiche critiche alle attuali situazioni non vogliono essere meramente pessimistiche o disfattiste.
Non so come sia messo al momento l'IsMEO/IsIAO di preciso. Però è già molto–di questi tempi–che il Ministero non l'abbia messo nell'ultima lista per la soppressione.
Certo è che risulta impossibile contattare il servizio didattico del "Tucci" per una visita guidata (questo per dire che molte di queste istituzioni a più livelli risentono della tipica inefficienza ministeriale).
Certo è anche però che, per quanto possa sembrare poco, la dirigenza del Tucci stesso almeno a livello museale ha ricominciato a riattivarsi, e di questi tempi, lo assicuro da addetto ai lavori seppur indirettamente, non è poco.
Per quanto concerne le altre istituzioni universitarie e accademiche, il mio parere è che soffrono tutt'ora, mi si perdoni forse l'estremismo, di gerontocrazia e provincialismo tipicamente italiota, nonché di "feudalesimo accademico".
Altrettanto certo è che non bisogna smettere di farci a craniate. Prima o poi il muro di gomma si buca.
Scritto da Alessandro, 1 anno, 8 mesi fa
cara boh, quel che viene alla mente al cittadino non addentro (nè al mondo accademico attuale, nè agli studi sul mondo accademico nel ventennio), è un paragone fra la destra attuale e la destra al governo allora
mi pare che il rapporto con il mondo della cultura, da parte del regime, fosse ambivalente, nel senso che la cultura era evidentemente considerata un fiore all'occhiello della nazione (nazione che è nazione proprio per la cultura condivisa, altrimenti è semplicemente stato), mi pare evidente una sorta di rispetto ed anche interesse a coltivare le eccellenze culturali (seppure con l'intento anche di controllarle, di canalizzarle)
invece nella destra attuale, per lo meno in prevalenza, c'è un atteggiamento abbastanza di sufficienza verso la cultura, verso le istituzioni pubbliche della cultura, percepite come sostanzialmente una spesa da sopportare e nulla più
c'è da ragionare su cosa sia veramente la cultura: deve essere una emanazione di qualità supportata dal potere politico, oppure è destinata ad essere qualcosa di spontaneo e strettamente privatistico, senza finanziamenti pubblici e legata a nuovi eventuali mecenatismi?
la cultura secondo me ha bisogno dello stato e forse anche se lo stato è un pò stato etico, un pò stato autoritario, è sempre meglio che non averla proprio, la cultura, perchè se non dai una paga decente a ricercatori e studiosi emergenti, la cutura, anche se libera sulla carta, la uccidi nella culla
non so, non credo che i volenterosi blogger possano sostituire le accademie
Scritto da diego b, 1 anno, 8 mesi fa
La cultura, e la ricerca, sono sicuramente un affare statale. Almeno da noi. Non vedo come in Italia si possa fare ricerca privata se non finendo in mani becere e spoglie di intelligenza. Soprattutto la ricerca e la cultura è una questione di autorevolezza: un istituto che voglia fare ricerca o seminare cultura, che lo faccia con soldi privati o pubblici, deve avere la forza di fermare gli assalti degli interessi particolari non pertinenti. Nel '30 era il fascismo, oggi il populismo. La cultura deve difendersi dai nani e dalle ballerine: per far questo deve avere autorevolezza e forza. Molta forza.
Scritto da Stefano / The Catcher, 1 anno, 8 mesi fa
Il feudalismo accademico, anzi il feudalesimo accademico, è tremendo. Ma quelli non sono accademici, sono satrapi, mummie, cadaveri mentali. Enrica è un accademico. Io a modo mio lo sono. Certi "feudatari" non sono altro che persone che "rubano" il posto a chi potrebbe fare meglio, con meno sforzo, e con maggiore risultato per tutti. Naturalmente lo sanno loro per primi, quanto valgono, e difendono lo status quo. La Gelmini li auta a conservare la cathèdra (cadrèga in milanese: poltrona in Italiano) e difenderne i privilegi con buona pace di tutti noi ;)
Scritto da Stefano / The Catcher, 1 anno, 8 mesi fa
Certo, fortuna che l'IsIAO non sia stato messo fra gli enti da sopprimere. Però se chiedi un manoscritto per studiarlo, chi sa perché, non è mai disponibile. Se vuoi fare una visita pure, tempo fa sono andata per consultare dei libri e, dato che c'era solo in bibliotecario, che non è addetto a prenderli, non ho potuto neanche vederli: non li tirava giù dagli scaffali per me e io non ero addetta a toccarli!
C'è, per vari motivi concomitanti, non solo politici o amministrativi, una gestione privata di una cosa pubblica. Che paghiamo tutti noi.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 8 mesi fa
Diego, no, non credo che i volenterosi blogger possano farlo.
Ma neanche l'accademia si può sostituire ai blogger per sollevare i polveroni culturali o per fare domande, purtroppo. Noi viviamo, qui in Italia, in un'accademia molto ingessata e chiusa.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 8 mesi fa
Stefano, a parte i complimenti immeritati, hai perfettamente ragione quando parli di feudalesimo accademico: jus primae noctis incluso, spesso e volentieri - volentieri perché molte signore, e anche qualche signore, lo fanno assai volentieri, anzi, lo offrono per avere vantaggi: siamo ancora a questo punto, come base di partenza.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 8 mesi fa
"Certo, fortuna che l'IsIAO non sia stato messo fra gli enti da sopprimere. Però se chiedi un manoscritto per studiarlo, chi sa perché, non è mai disponibile. Se vuoi fare una visita pure, tempo fa sono andata per consultare dei libri e, dato che c'era solo in bibliotecario, che non è addetto a prenderli, non ho potuto neanche vederli: non li tirava giù dagli scaffali per me e io non ero addetta a toccarli!"
certo che questa piccola ma interessante vicenda, mette alla luce un mondo che ai non addetti ai lavori è oscuro
il manoscritto non lo avrebbero dato in visione neanche al fantasma di tucci in persona
questa piccola storia sarebbe vagamente kafkiana, gustosissima da raccontare
e sono anche tante di queste piccole ma sintomatiche storie a causare a mio avviso una certa diffusa insofferenza verso le strutture pubbliche, in quanto appaiono pubbliche come costi, ma private come uso
è un pò il problema del fallimento delle società del socialismo reale: il possesso collettivo, di tutti, teoricamente la cosa più giusta, di fatto è diventato un possesso esclusivo d'una ristretta casta, nomenklatura, dai connotati più da impero celeste che da società industriale avanzata
allora. che fare? fare un altro mestiere? vivere magari facendo il bagnino, il tappezziere, il venditore di aspirapolveri, il toelettatore di cani, e poi, nel tempo che rimane studiare e scrivere quel che ti pare, in libertà?
nella cultura è sempre stato ambiguo il rapporto fra professionismo e dilettantismo, difatti troia l'ha trovata un privato, quel tedesco che era un commerciante e non un accademico
non lo so, è difficile capire cos asia il meglio, ammesso che un meglio esista
leggere le tue spigolature cara boh è sempre molto istruttivo per sfatare luoghi comuni
Scritto da diego, 1 anno, 8 mesi fa
diego, in realtà i manoscritti li danno, ma a chi vogliono, come scambio di favori fra potenti. E nota che la biblioteca e tutto il resto, personale incluso, sono pagati con fondi pubblici.
Non so cosa sia meglio per la cultura ma so che chi non la pratica, o almeno chi non pratica quella uffciale, pensa che sia un mondo dorato di nullafacenti più o meno privilegiati, ma non è così. Vorrei che lo fosse (dorato, non pigro!).
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 8 mesi fa
"allora. che fare? fare un altro mestiere? vivere magari facendo il bagnino, il tappezziere, il venditore di aspirapolveri, il toelettatore di cani, e poi, nel tempo che rimane studiare e scrivere quel che ti pare, in libertà?"
Impossibile caro Diego. Io non sono un accademico, ho abbandonato dopo essermi fatto soffiare sotto il naso il dottorato. Da allora lavoro. Ho dovuto temporaneamente bloccare il conseguimento di una seconda laurea perché non arrivo a fine mese, figuriamoci a pagare le tasse universitarie. Perché oggi, se sei un laureato in discipline umanistiche, fai un lavoro qualsiasi. Quando va bene da 1100 euro al mese. E se non hai una famiglia alle spalle, non ci arrivi.
E studiare, non è solo pagare le tasse universitarie. Significa viaggiare, indifferentemente dal campo di studi. Non solo se si è orientalisti, che è l'esempio sicuramente più estremo, o antropologi. Io per fare le mie ricerche ho dovuto prendere 20 giorni di ferie solo per reperire alcuni testi che mi servivano tra tutte le biblioteche di Roma. Poi devi andare a Ravenna, fare foto e ricerche nelle biblioteche. Poi, per dire, a Reims o a Aachen. Sono soldi: biglietti aerei, alberghi o campeggi, cibo, tempo, permessi e ferie al lavoro. Non ce la fai, semplicemente.
Senza contare che quando lavori 8 ore al giorno, due ce le metti di viaggio dentro una metropoli, torni a casa che non hai a disposizione molta concentrazione per studiare e scrivere.
E ti assicuro Diego, io faccio un lavoro mediocre. Sono circondato da giovani che erano fior fiore di laureati. Non parlo del classico laureato mediocre, che non ha mai aperto un libro oltre quello dato dal professore. Parlo di persone che ci hanno messo davvero passione ed amore, solo per finire poi a fare un lavoro grigio, pessimo, che finisce per esaurire tutte le loro energie. Queste erano le persone cui andava data la possibilità di proseguire nei propri studi.
Ad ogni modo, esaminato il problema, la soluzione?
Coalizzarsi credo, almeno per quanto ho visto io. Coalizzarsi tra giovani dottorandi, ricercatori e altro. Non solo localmente, ma a livello europeo: li dove spesso le mummie dell'accademia italiota non possono arrivare. Stabilire nuove connessioni, produrre nuovo materiale non solo scritto, ma anche virtuale, nonché conferenze ed altro. In questo credo che il network creato dalla Garzilli sia un buon esempio.
Davanti al nuovo che avanza, prima o poi il vecchio dovrà cedere.
Scritto da Alessandro, 1 anno, 8 mesi fa
molto interessante, caro alessandro, per due passaggi della tua ben calibrata testimonianza
da un lato direi che emerge, fra le due categorie "classiche" del dilettante e dell' accademico professionista un pò feudale, una terza categoria di persone che sono dilettanti nella misura in cui non ci guadagnano soldi, ma professionisti nella misura in cui sono studiosi che producono sapere di un certo rilievo
l'altro aspetto interessante è l'idea che esista un luogo "altro" oltre all'accademia ufficiale dove si produce vero sapere, cioè questa dimensione "di connessione"
davvero molto chiaro e interessante, ma io però oso una domanda: ma questo sapere "nuovo", c'è qualcuno disposto a pagarlo per averlo, per vederlo sorgere, oppure rimane purtroppo una cosa bellissima ma "povera"?
faccio un esempio con la musica: ci sono jazzisti davvero bravi che ovviamente non vivono di jazz, ma suonare è bello, per loro, però è un'attività, per quanto seria, anche un pò "ludica", detto brutalmente, ma solo a scopo dialettico, e solo per capire meglio: ma chi ve lo fa fare di farvi un mazzo tanto?
Scritto da diego b, 1 anno, 8 mesi fa
"l'altro aspetto interessante è l'idea che esista un luogo "altro" oltre all'accademia ufficiale dove si produce vero sapere, cioè questa dimensione "di connessione""
Assolutamente si. Tale luogo comporta però, almeno in Italia, ancora un problema: la pubblicazione. Sfortunatamente i matusa non occupano solo posizioni chiave in ambito accademico, ma anche in ambito editoriale, il che costituisce un'altra barriera.
Per il secondo tuo quesito, posso rispondere solo per quanto concerne la mia esperienza personalissima, indi devo introdurti almeno un poco alla mia persona, anche perché è il quesito a cui il sottoscritto, come molti altri, deve rispondere ogni volta che deve rendere conto della propria vita a sé stesso o a terzi (tipo famiglia, partner e quant'altro). Perché quindi spendere la propria vita per "sapere" quando questo non comporta vantaggi materiali, anzi comporta svantaggi, piuttosto che so, di laurearsi in economia, prendersi un master in marketing e fare il manager?
Ti premetto che io mi ritengo un fortunato. Non dal punto di vista economico, ma perché pur non venendo da una famiglia di laureato o accademici, ho avuto alle spalle dei genitori e dei nonni che sempre mi hanno spinto verso lo studio, pur lamentando oggi la mia precarietà. Quando ero bambino mia madre mi portava sempre in una libreria a largo Argentina, a Roma, e mi faceva scegliere un libro che non fosse da bambino. Ancora oggi ho in bella mostra il primo libro sull'Egitto che mi regalò.
Ma non sono stato fortunato solo per questo. Lo sono stato anche perché i miei mi hanno dato la possibilità di viaggiare. Mia madre mi ricorda sempre "la normale reazione di un bambino davanti alle giostre, tu l'hai avuta quando ti portammo a Persepoli". Già perché io ho avuto la fortuna, da bambino, di viaggiare in paesi come l'Iran in cui ai tempi (parliamo dell'89) di certo pochi italiani mettevano piede. Sono cose, queste, che lasciano un indelebile segno su coloro che hanno una particolare sensibilità, o forse una vasta curiosità :).
Due episodi recenti mi hanno portato a ripensare al quesito che tu hai posto. I primi di Aprile sono stato invitato ad una piccola conferenza che si è tenuta a Capri, presso la Fondazione Munthe, un istituto di cultura svedese sotto il diretto patrocinio della famiglia reale appunto svedese. La conferenza–non ufficiale in quanto una sorta di test per una nascente fondazione–era organizzata da un dottore di ricerca de l'Orientale di Napoli e da un equivalente del dipartimento di Storia delle Religioni di Stoccolma. Verteva sulle influenze culturali passate tra mondo scandinavo e mondo mediterraneo, tema centrale la regina Cristina di Svezia e i circoli neoplatonici a lei attigui. Un evento piacevole ed estremamente professionale, per quanto non vi fosse sponsorizzazione né accademica, né istituzionale, né privata (se non degli stessi partecipanti).
L'altro episodio che mi ha dato da pensare è stato il mio viaggio a Ravenna qualche settimana fa, a seguito di un amico, anche lui dottorando. Mi era di comodo il viaggio per le ricerche che sto seguendo ora circa le rappresentazioni del potere in ambito religioso.
In entrambi i casi, mi sono chiesto chi o cosa me lo fa fare. La risposta è pervenuta direttamente dalle sensazioni che entrambi gli episodi mi hanno lasciato, che erano uguali a quella descritta poco sopra da mia madre: mi sono sentito vivo. Ho avuto la netta percezione di star facendo quello che più mi dava gioia nella vita. Quella sensazione che hai dopo mesi di studio tra decine di libri e finalmente riesci a trovare quel quid che cercavi, e tutto nella tua testa si illumina.
Insomma, cosa? Carattere credo. Predisposizione forse. Dharma direbbero altri. :)
Scritto da Alessandro, 1 anno, 8 mesi fa
…soddisfazione direi caro Alessandro! e forse è per questo che ci sono ancora persone che lottano per fare quello che a loro piace, malgrado questo non porta loro soldi, non alza il PIL nazionale o non porti nessuna stabilità personale. finchè reggo, sono totalmente d'accordo con te e lotto anche io per sentirmi viva!
Scritto da sole, 1 anno, 8 mesi fa
Alessandro, bellissimo il tuo lapsus: "Io non sono un accademico, ho abbandonato […]. Da allora lavoro".
Perché, gli accademici non lavorano?
Sul resto concordo su tutto: le tasse sono il meno, gli studi costano tanto, se uno vuole studiare sul serio.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 8 mesi fa
diego, chi ce lo fa fare? Ti ho già risposto sul tuo blog: io non riesco a fare altro e amare davvero altro (anche se ho fatto tanti altri lavori per vivere o per integrare). Senza libri e senza fare ricerca, senza studiare, sto male.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 8 mesi fa
E anche senza manoscritti, e cartacce varie.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 8 mesi fa
Alessandro, dharma, hai detto bene.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 8 mesi fa
""Io non sono un accademico, ho abbandonato […]. Da allora lavoro".
Perché, gli accademici non lavorano?"
Dipende. In teoria se tu fai l'accademica, fai quello che ami. Io non lo chiamo lavoro, pur comportando una mole di energie e sacrifici che forse sono ben maggiori. Chiamo lavoro il mero mezzo di sussistenza. ;)
Certo, se devo pensare ai tipici direttori di scavi archeologici, docenti di cattedra di 80 anni, che si fanno belli sul lavoro degli studenti… beh, direi che no, non lavorano. :D
Scritto da Alessandro, 1 anno, 8 mesi fa
Ce n'è di tutti i tipi di persone, ma non è che non lavoriamo: solo che il lavoro è il nostro gioco.
Certo, so bene dellì'archeologia, ma so anche che in tutti i lavori c'è chi svicola. Comunque volta gli ottantenni hanno fatto la gavetta, non credere. Che poi nelle università italiane si incoraggi il sistema del baronato, e il barone talvolta fa poco, o fa solo politica, è vero.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 8 mesi fa
cara boh, sia chiaro che non intendevo criticare in modo demolitorio e tanto meno irridere
in fondo la vita è un viaggio solo andata, quindi è bene andare dove si vuole, anche se la carrozza è un pò scomoda
Scritto da diego, 1 anno, 8 mesi fa
diego, lo so, o lo immagino, non preoccuparti. Ognuno è fatto come è fatto e tu sei spesso ironico. Ma i tuoi contributi sono sempre ponderati e preziosi.
Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 8 mesi fa