Il fascino discreto dell'ipocrisia: il fascismo e La Repubblica. Intellettuali e potere

Giuseppe TucciContinua la polemica della stampa e dei politici per avere intitolato uno slargo a Giuseppe Tucci e, udite udite, anche il Museo Nazionale di Arte Orientale G. Tucci.

Intanto vorrei dire che sul blog Giuseppe Tucci, che parla, anche attraverso documenti originali, di lui e dei personaggi con cui entrò a contatto e della politica italiana in Asia da Mussolini a Andreotti, ho ricevuto commenti ingiuriosi, perlopiù anonimi, ma anche da parte di un politico del PD – se è lui, perché bisognerebbe verificarne l’identità – e di una giornalista alla moda – sempre se è lei -, che ho cancellato.

Ho ricevuto fra gli altri anche i commenti, critici ma costruttivi, di un giudice liberale, di uno scrittore di fama e della nipote di Giuseppe Tucci, la giornalista Gilda Tucci, che riporto per intero. Lei dice, con ragione, che tutta la vita e l’opera del nonno furono la dimostrazione che non fu razzista e non fu antisemita.

Aggiungo che Tucci in patria fu amico personale di intellettuali ebrei, che come lui collaboravano all’Enciclopedia Italiana, e lo fu sempre, anche se per ovvie ragioni di convenienza non ci prendeva più il tè insieme al’Hilton, come faceva ogni giovedì.

E che donò le sue immense collezioni di manoscritti, statue, thangka, manufatti ecc. allo Stato italiano. A tutti noi.

Però, è indubbio, firmò l’adesione alle leggi razziali.

E qui mi chiedo: qual’è il sano rapporto fra un totalitarismo e scienziati? Andare contro il potere e commettere un suicidio culturale, lavorativo e sociale, o aderire formalmente alle sue esigenze, anche le più odiose, ai suoi diktat, e portare avanti la scienza? Dopo il delitto Matteotti Croce ruppe con il fascismo e fu emerginato, però continuò a lavorare: ma, in fondo, lui scriveva “solo”.

Tucci compì ben 14 o 15 spedizioni in paesi allora probiti o a loro volta governati da regimi totalitari, il Tibet e il Nepal, innmeri volte andò in India, Sikkim, Bhutan, Ladakh e, dagli anni Cinquanta, Pakistan, Afghanistan, Iran e così via: aveva bisogno del passaporto per uscire dal paese – al tempo di Mussolini non era possibile muoversi liberamente fuori i confini -, di ingenti fondi per compiere le sue spedizioni che implicavano l’uso di 60-70 persone per la carovana, di armi per difendersi dai briganti che infestavano i pianori della catena dell’Himalaya, di appoggi politici per lavorare in loco e dei permessi per riportare tesori in Italia: manoscritti, statue, quadri, manufatti, reperti archeologici – che nei primi decenni era legale prendere e che in loco venivano lasciati per terra o lasciati marcire – e così via. Ha conservato un immenso patrimonio dell’umanità, che ora è di proprietà dello Stato italiano: perché lui non l’ha venduto, l’ha regalato al Museo Nazionale di Arte Orientale, che lui stesso fondò! Non ha distrutto l’arte in Tibet, l’ha preservata dalla distruzione cinese.

Per questo, tanto più, la sua opera è immensa.
Certo, firmò l’adesione alle leggi. Certo è deprecabile.

Però, come dice lui, noi vediamo tutto con il filtro di quello che sappiamo a posteriori: il genocidio, l’Olocausto, Atrocità immense, bestialità allo stato puro. Ma lui non sapeva, e come lui tutti ancora non sapevano, e non si interessava neanche: lui vedeva solo il suo lavoro e a questo sacrificò tutto.

Non sono in grado di condannare o assolvere Tucci, ma una cosa è certa: se non vogliamo uno slargo o un museo, allora non accettiamo neanche i tesori delle sue collezioni. La coerenza ci vuole per gli intellettuali e gli scienziati, ma tanto più per i politici.

Anzi, per tutti noi, tutti noi che studiamo i manoscritti che lui ha riportato o andiamo a visitare il museo che lui ha fondato, rifornito e regalato all’Italia.

Vorrei fare una precisazione riguardante lo scienziato Giuseppe Tucci, il più importante orientalista del nostro secolo, a cui, sebbene tardivamente, nella giornata di ieri 25 maggio, è stata dedicata una targa nel Bioparco.

Mio nonno Giuseppe Tucci non era né un gerarca fascista né nazista né tantomeno autore di genocidi. Era uno scienziato che in nome della Scienza firmò nel ’38 il “Manifesto sulla razza” insieme ad altri 180 personalità. Fra questi, Agostino Gemelli, Amintore Fanfani, Giorgio Bocca che il 9 settembre del ’43 passò con i partigiani avendo così una “sorte “ migliore.

Mio nonno è stato un grande scienziato e se qualcuno prima di polemizzare si prendesse la briga di leggere attentamente i suoi scritti capirebbe che non è animato da nessuna idea razzista, perché se una persona è definita tale non può esserlo unilateralmente.
E’ stato un uomo che ha trascorso parte della sua vita fra le popolazioni orientali, è stato amico di Gandhi, Nehru, Indira Gandhi. Ha ricevuto onorificenze in tutto il mondo. Nessuno, credo, avrebbe raccolto tanti consensi e attestati di stima mondiali se fosse stato alla stregua di un Herman Goehring o un Martin Bormann.

Penso che l’adesione al “Manifesto” sia stato un compromesso in nome della scienza. E qualsiasi persona di buon senso dovrebbe soffermarsi su questo evitando le solite polemiche strumentali.

Gilda Tucci



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.