Ieri se ne è andato Edoardo Sanguineti, poeta e critico letterario. Che tristezza pensare che sulla sua morte, dopo un’operazione di emergenza per aneurisma, sia stata aperta un’inchiesta della procura per omicidio colposo. E’ un fatto tecnico perché se ne è andato quando era ancora in sala operatoria, eppure fa male pensare che il suo viso elegante e ironico possa in qualche modo essere profanato dallo scempio che sarà fatto sul suo corpo. La morte non tocca un poeta.
Io voglio ricordarlo con tre haiku delicati tratti dalla raccolta Corollario 1992-1996. Gli haiku sono un tipo di poesia giapponese, nato nel XVII secolo, composto generalmente da tre versi e di diciassette sillabe; il primo verso conta cinque sillabe, il secondo sette e il terzo cinque. Contiene un chiaro riferimento alla stagione e il terzo verso riprende il primo. Nonostante i tecnicismi, gli haiku di Sanguineti sono leggiadri e appassionati – uno strano connubio di opposti -, e non sfigurano vicino a quelli giapponesi più famosi.
sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca:
è il primo vino:
calda schiuma che assaggio
sulla tua lingua:
pagina bianca
come i tuoi minipiedi
di neve nuova:
Un bel post su Sanguineti è Una rosa rossa per Edoardo Sanguineti, di Giuseppe Panella.


Che belli questi haiku… ora non resta che il lavoro da fare, per cambiare…
Scritto da enrico, 1 anno, 11 mesi fa
Si', peccato che io non sappia fare questo tipo di lavoro.
Scritto da Boh/Orientalia, 1 anno, 11 mesi fa