Libri all'indice: Sonia Gandhi perseguita Il sari rosso

Sonia e Rajiv GandhiUna vicenda non proprio edificante fra Javier Moro, autore di Il Sari rosso, e Sonia Gandhi. Dove a fare una figuraccia è Sonia.

Il Sari rosso, che ho comprato tempo fa, è un libro scorrevole, molto romanzato, molto interpretativo, che racconta la storia di Sonia Gandhi e, attraverso lei, anche un po’ quella del marito (insieme nella foto) e della suocera Indira.

Non contiene verità nascoste, il materiale è abbastanza reperibile, non è basato su interviste originali alla famiglia – perché i Gandhi si sono sempre rifiutati di concederle – ma certamente merita di essere letto da chi non conosce la storia della potentissima Sonia Maino, presidente del Partito del Congresso, e, in parte, della dinastia Gandhi, quella che ha influenzato più profondamente la storia dell’Asia meridionale.

Non alleandosi né dalla parte della Nato né dell’URRS, ai tempi della Guerra fredda, l’India di Jawaharlal Nehru ha compiuto una scelta che l’avrebbe portata molto vicina ad altri paesi che sarebbero stati chiamati del Terzo mondo, una definizione che non ha niente di spregiativo, come di solito si crede, ma rappresenta la “terza via” e un’alleanza fra la maggior parte dei paesi in via di sviluppo, neutrali e non allineati: America meridionale e centrale, India, Stati Arabi e Sudest asiatico. Una scelta importante per i futuri rapporti regionali, che ha messo al centro del mondo politico per la prima volta l’India e i Gandhi, che hanno dato alla nazione ben tre primi ministri – Jawaharlal Nehru, la figlia Indira Gandhi e suo figlio maggiore Rajiv – e politici di primissimo piano come, appunto, Sonia.

Il Sari rosso è stato presentato ieri al Salone del Libro di Torino dallo stesso autore. Subito dopo la pubblicazione del libro in Italia, nel 2009, lui e i suoi editori sono stati raggiunti da ingiunzioni da parte dei legali della famiglia Gandhi che accusavano il libro di essere calunnioso nei confronti di Sonia e della sorella. Alla fine Javier e i suoi editori avevano concordato sulla pubblicazione di un disclaimer che recita testualmente:

Questo è un romanzo basato sulla storia di Sonia Gandhi. Né Sonia né alcun membro delle famiglie Gandhi, Nehru e Maino hanno fornito informazioni o collaborato al libro. Alcuni dialoghi e situazioni in esso contenuti sono il prodotto dell’interpretazione dell’autore, senza corrispondere necessariamente alla realtà.

La cosa sembrava destinata a finire lì. Tre giorni fa però un nuovo messaggio da parte dei legali di Sonia Gandhi all’autore e all’editore italiano ha ingiunto l’immediato ritiro del libro e ha diffidato Javier dal partecipare a presentazioni del libro o a rilasciare interviste su di esso. Al che, ovviamente, Javier, sostenuto dall’editore, Luca Formenton de Il Saggiatore, ha deciso che non solo il libro continuerà a circolare, ma ha cominciato anche a dare pubblicamente conto della vicenda. In fondo uno scandalo non può che fare bene a un libro; e poi non siamo più ai tempi dell’Indice e della Santa Inquisizione.

In realtà il libro illumina Sonia e Indira di una luce molto favorevole, sin troppo, e non si dilunga certo su fatti e scandali miliardari – come lo scandalo Bofors - che hanno coinvolto la famiglia, di cui invece io ho parlato nell’articolo sulla Gandhi Dynasty pubblicato su Limes, o sugli intrighi. Quindi Sonia dovrebbe essere compiaciuta.

Ma a Sonia dà fastidio la verità sulle sue origini italiane. Infatti è noto che dice di non saper parlare più in italiano – le poche interviste che concede sono in hindi o in inglese – ed evita accuratamente i contatti con gli italiani, sebbene lo scandalo miliardario Bofors abbia coinvolto il marito Rajiv e Ottavio Quattrocchi, un amico della famiglia Gandhi, il cui figlio è cresciuto insieme ai figli di Sonia e Rajiv, Rahul e Priyanka, entrambi politici. Il primo siede in Parlamento dal 2009 e da allora non veste più gli abiti occidentali ma castigati e sofisticati kurta pajama chiamati “Rahul Kurta”. Priyanka poi pare abbia conosciuto suo marito, Robert Vadra, tramite Massimo, il figlio di Ottavio Quattrocchi.

Inoltre in India circola la leggenda secondo cui Sonia Maino apparterrebbe a una famiglia di ricchi imprenditori. Le sue origini insomma sono molto, molto abbellite. Infatti l’origine dei Maino, come Javier documenta, è invece assai umile. Il padre, prima di trasferirsi dal Veneto a Orbassano, faceva il guardiano di vacche. Una volta in Piemonte ha risalito la scala sociale passando da muratore, a capo mastro, a piccolo imprenditore edile. Sonia non è mai andata all’Università; si trovava a Cambridge, dove ha conosciuto Rajiv, perché stava perfezionando la sua conoscenza della lingua inglese, visto che lavorava come interprete in occasione di eventi come fiere o convegni. Certo, era bella e bianca: e in India la bellezza è un vero dono dal cielo e spesso supera le barriere sociali e di casta.

Le obiezioni fatte a livello legale sono che tutto quanto dice Javier è inventato di sana pianta, cosa assolutamente non vera. In ogni caso Javier non solo aveva tentato di intervistare Sonia senza riuscirci ma le aveva scritto, offrendole di visionare il dattiloscritto inedito, per fare le critiche e le obiezioni che ritenesse opportune. La lettera, però, non aveva mai avuto nessuna risposta. A quel punto, il libro era stato pubblicato in spagnolo, riscuotendo subito successo, e poi in italiano.

È vero che, all’inizio della sua carriera politica, il tema dell’italianità è stato un’arma che è stata spesso brandita contro Sonia. Ma ora gli indiani adorano Sonia, eccetto gli induisti più radicali che l’accusano di non essere indiana – e quindi induista, dato che secondo i bramini ortodossi induisti si nasce, non si diventa. A parte che Sonia è cittadina indiana da decenni, ma in India una donna che si sposa diviene parte della famiglia dello sposo. Dal punto di vista dell’indiano medio, cioè di centiniaia di migliaia di votanti, Sonia è indiana perché si è sposata in una famiglia indiana. E lei ha fatto sempre di tutto per venire riconosciuta come tale: veste solo in sari, parla solo in hindi, specie in pubblico, mangia solo cibo indiano ed era vicinissima alla madre del marito, la potente Indira, che intelligentemente accettò da subito una nuora “diversa” ma scelta dal figlio, che l’adorava.

Insomma, la reazione della signora Sonia Gandhi Maino è davvero abnorme. Penso sia molto più lesivo per la sua immagine questa persecuzione, anche se giova al libro di Moro, che ammettere la sua italianità. Vorrei davvero sapere però perché pensa che in Italia, o nel resto del mondo, si debba tutti aver paura del suo enorme potere politico.

E poi, si può davvero cucire la bocca a un libro? Un libro se piace circola uguale, in un modo o nell’altro, non si ferma. Anzi, la signora Gandhi gli ha fatto una bella pubblicità!



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.