L'intervista che mancava: Mohammed Hafiz Saed, il jihad in Italia e la guerra nucleare India-Pakistan

Hafiz Muhammad SaeedCi sono servizi giornalistici di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno, con grande risparmio di soldi e carta, e servizi indispensabili.

Leggete sull’ultimo numero di L’Espresso quello che dice a Francesca Marino il pakistano Hafiz Muhammad Saeed, professore al dipartimento di Studi islamici all’università di Lahore, fondatore dell’organizzazione umanitaria Jama’at-ud-Da’wah, considerata una copertura per il gruppo militante islamico Lashkar-e-Taiba (LeT), cioè l’Esercito dei Giusti. Il LeT ha stretti legami con Al Qaeda e cellule sparse in tutto il mondo, sembra anche a Brescia.

Accusato dall’India di essere il mandante e lo stratega degli attacchi di Mumbai del novembre 2008, che ha fatto 195 morti, Saeed, che ha avuto 36 membri sella sua famiglia uccisi durante la partizione per la creazione dello stato del Pakistan, nel 1947, si rifugia a Lahore, ben protetto dalla polizia. Da lui veniamo a sapere che la guerriglia pashtun contro Islamabad è colpa del governo, che ha dato agli statunitensi le basi operative, le strade e lo spazio areo per la guerra in Afghanistan, e che una guerra nucleare fra India e Pakistan non è così improbabile. Tutt’altro.

E dopo aver letto l’intervista, ci si sente tutti un po’ più insicuri.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.