Quindici dollari e passa la paura: il futuro delle news

Tra gli accordi più recenti, la fornitura al canale viaggi di USA Today [...]. I giornalisti ricevono un compenso medio di 15 dollari a pezzo, basso in valore assoluto, interessante per un freelance disoccupato. (Nòva cartacea del Sole 24 Ore).

Chiedo a tutti – specie a Luca Conti, autore dell’articolo Il marketing delle news-: con 15 dollari lordi a pezzo, quanti pezzi al giorno bisogna scrivere per avere l’equivalente di un salario mensile? Ovviamente un salario non garantito, senza mutua né pensione, e ammesso che tutti i pezzi che uno scrive vengano accettati. E considerando che le tasse in USA incidono circa al 30% sull’imponibile.

Qualche giorno fa l’idraulico mi ha cambiato i rubinetto della cucina (un’ora di lavoro): 240 eu senza ricevuta, senza scontrino del rubinetto, senza alcuna garanzia. 350 se l’avessi voluti. Voglia a scrivere pezzi!



Commenti

  1. secondo me, cara boh, dobbiamo rassegnarci all'idea che scrivere non è un lavoro, ma un'attività volontaria, magari anche prestigiosa in qualche caso, ma non un lavoro

    un conducente dell'autobus che mi porta in centro quasi tutti i giorni, scrive degli articoli per due riviste che si occupano di acquari e pesci tropicali; ovviamente per vivere guida l'autobus, non pensa minimamente che dai pesci venga di che vivere

    e i critici d'arte che vivono lavorando in banca o, tutt'al più, insegnando alle scuole medie?

    eppure alcuni scrivono cose anche apprezzabili

    purtroppo, a questo mondo, scrivono in troppi, c'è poco da fare, e molti siccome vivono di qualcosa d'altro, lo considerano un passatempo

    a volte mi occupo per lavoro d'una rivista d'una associazione musicale di buon livello, ovviamente tutti quelli che ci scrivono non sono professionisti dello scrivere

    secondo me tutto nasce dall'umana vanità: vedere le proprie parole inchiostrare un bel foglio appaga chissà quale intima frustrazione dell'io

    scribacchio ergo sum, ecco il problema

    Scritto da diego b, 2 anni fa


  2. diglielo a perugia, cara amica: scrivono in troppi!

    Scritto da diego b, 2 anni fa


  3. diego, esatto! Però scrivere davvero non è da molti. Che siano news, che sia un romanzo, la professionalità e la qualità si vedono (e tu lo sai).

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni fa


  4. comunque lo dirò, certo. E' un gran problema, anche perché con la facilità di pubblicazione di Internet tutti pensano che basti un computer, una connessione e sono scrittori/giornalisti/ricercatori. Come pensano che basti andare per 15 gg in India ogni anno per essere indologi.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni fa


  5. Il punto secondo me non è la facilità di scrittura permessa da Internet ma la capacità di saper scrivere veicolando dei messaggi.

    Però è la stessa capacità che manca a chi scrive pezzi come quello che citi tu, Enrica: è così che si crea l'illusione che si può fare giornalismo, si può scrivere e si campa anche di questo lavoro.

    Di questo lavoro si campa, eccome se si campa, ma se ti sbatti a destra e a manca, se ti barcameni tra più collaborazioni e se riesci a mettere su qualcosa di tuo: altrimenti se non hai agganci, se non vuoi agganci e se non vuoi favoritismi neanche 15 dollari al giorno ti danno.

    Scritto da Mademoiselleanne, 2 anni fa


  6. la "vera" qualità richiede un enorme lavoro, richiede di "consumare" una vita dietro a dei temi, a delle conoscenze

    per questo leggerò con rispetto il tuo libro, perchè c'è il lavoro della tua vita, dentro

    Scritto da diego b, 2 anni fa


  7. bè ha ragione mademoiselleAnne, difficile è scrivere veicolando messaggi.

    Che fare il giornalista in generale non sia più un mestiere mi pare ormai assodato: fare il giornalista dovrebbe consistere nel creare la notizia. Le notizie oggi si creano all'Ansa e alla Reuters, gli altri "giornalisti" si limitano a copiarle e commentarle. Certo se hai la fortuna di lavorare in TV ti pagano per farlo, se sei un freelance, è molto complesso.
    Il resto è giornalismo specializzato, di reporting, di indabgine, o di settore (come il settotre orientale): senza un giornale grosso o un istituto che sostenga le spese maggiori non può esistere.

    Il problema è che senza giornalismo, senza giornalsiti autorevoli e giornali e TV autorevoli, la democrazia affonda.

    Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni fa


  8. MademoiselleA, tutti credono di veicolare messaggi. Ma questo e' irrilevante se pensi che la news non dovrebbe veicolare messaggi! Altrimenti e' comunicazione e marketing, non informazione. Sana, verificata, possibilmente imparziale.

    Scritto da Boh/Orientalia, 2 anni fa


  9. Esatto Stefano, affonda.

    Scritto da Boh/Orientalia, 2 anni fa


  10. Diego grazie ma… Vedremo! A tempo debito. Comunque il prossimo sara' ancora meglio (il prossimo e' sempre meglio).

    Scritto da Boh/Orientalia, 2 anni fa


  11. Diego, concordo appieno che per scrivere in qualità ci vogliono anni sia in termini di contenuti, sia in termini di forma e stile sia come editing. Magari non dieci (ma dipende se fai solo quello, allora certo ci impieghi meno tempo).

    Scritto da Boh/Orientalia, 2 anni fa


  12. cito l'amico stefano

    "Che fare il giornalista in generale non sia più un mestiere mi pare ormai assodato: fare il giornalista dovrebbe consistere nel creare la notizia. Le notizie oggi si creano all'Ansa e alla Reuters, gli altri "giornalisti" si limitano a copiarle e commentarle."

    questo è il centro del problema: io nutro ancora l'illusione del giornalista come una sorta di "missionario della verità", cioè uno che va in un posto dove gli altri non vanno, racconta cose che altrimenti non le sapresti, evidenzia le bugie di chi ha potere, e magari ogni tanto ci lascia la buccia

    gente così per me sono giornalisti, anche quando non appartengono alla corporazione, non hanno il tesserino, non hanno i privilegi pensionistici della casta

    ma, giustamente, il buon stefano, dice: chi paga? chi ci mette le palanche? oppure l'informazione, grazie anche ai nuovi media, è diventato un fatto volontario?

    problemi complessi, ovviamente il pur bravo diego non li dipana lui, è ovvio

    Scritto da diego, 2 anni fa


  13. La notizia non si crea, se no e' una montatura: si cerca o si sceglie. Il lavoro maggiore e' scegliere fra la marea di notizie e riproporla.

    Il giornalista di cui parli tu Diego e' il reporter di guerra. Bellissimo lavoro. Qualcuno va in Afghanistan e cerca di essere catturato per diventare famoso, così si dice.

    Scritto da Boh/Orientalia, 2 anni fa


  14. Scusate se arrivo solo ora. Su Demand Media ho letto critiche, ma anche apprezzamenti negli USA. 15 $ è il compenso medio, ma arriva anche a 35 $ per quel che ho letto in giro. Non è molto, ma se il nanopublishing paga 3 euro a post e l'ANSA 7 euro a lancio (sentita al Festival #ijf10), il fenomeno USA non si posiziona in coda alla classifica e se funziona (e funziona), è il sintomo di una situazione drammatica

    Scritto da Luca Conti, 2 anni fa


  15. Lo so, ma nel nanopublishing pubblichi a getto continuo per 1000 caratteri e pezzi non originali ma scopiazzati, e sono 4 euro netti. ANSA idem, a getto continuo, e sono netti (mi hanno detto 10 però).

    I 15 dollari USA sono sempre lordi e sono a pezzo, cioé 3500-6000 battute: e non è poco.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.