Tweet archiviati dalla Library of Congress

Tweet thisLa notizia giunge veramente a ciel sereno e sconvolge un po’ quello che pensavo della preservazione della cultura e dell’utilizzo dei fondi pubblici: l’antica e famosa biblioteca americana Library of Congress, la più grande biblioteca del mondo (che conserva anche gli archivi di Mussolini, per esempio, e molti fondi, documenti e archivi di tutti i paesi dove gli USA sono stati presenti in guerra), raccoglierà e conserverà i tweet, cioè i 55 milioni di messaggi che si mandano gli utenti ogni giorno. Ha già acquistato l’intero archivio di Twitter.

Pare che tutti siano contenti: la Library of Congress perché la collezione dei media digitali comprenderà i tweet, che “stanno diventando parte della storia”; i ricercatori e chi fa cultura perché – ed è stato detto già molti anni fa dal grandissimo Ernesto De Martino – la cultura è quasi soltanto cultura dei famosi, degli scienziati, dei più importanti, o di chi fa scandalo. Ora anche i tweet faranno parte della cultura popolare, quindi la cultura sarà più allargata e democratica. Matt Raymond, il direttore delle comunicazioni della Library of Congress, parla dell’“immenso impatto [di Twitter] sulla cultura e sulla storia”, come l’uso da parte dei dissidenti politici in Iran o l’annuncio di Obama quando ha vinto le elezioni.

In effetti i tweet sono espressione della cultura popolare e, inoltre, vi sono diversi libri scritti su Twitter, ma in Italia il suo uso è ancora molto personale: si leggono quasi sempre frasi come “sto andando a Venezia, oggi mangio gli spaghetti saltati in padella, ascolto questa musica di sottofondo”. Specie in tempo di crisi economica e finanziaria, davvero c’è bisogno che queste comunicazioni si conservino a perenne memoria?

Delle due cose l’una: o si considera cultura anche questo e si digitalizza, magari togliendo soldi alla ricerca sui nuovi medicinali, sull’energia pulita, sulla digitalizzazione di manoscritti antichi, sulle culture in via di estinzione, sulle nuove tecnologie o sui mezzi di approvigionamento dell’acqua in Africa, per dire; oppure anche i tweet saranno selezionati: si conserveranno come comunicazione mediatica quelli di Obama, ma non quelli dell’anonimo Tizio e Caio.

Allora la famosa democratizzazione della cultura sarà ancora più lontana e la divisione fra chi conta, esiste, twitta e viene registrato per i posteri e chi conta poco e niente, non è uno ricco o potente ma non è neanche un delinquente che fa notizia, sarà ancora più netta.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.