Dopo i paesi civili, anche l'Italia

Dopo anni che Google ha cominciato a digitalizzare milioni di libri in tutto il mondo, compresi dal maggio 2007 i primi 800.000 libri e manoscritti in sanscrito e in kannada dell’India, finalmente si appresta a farlo anche in Italia. Comincerà con le collezioni più preziose delle biblioteche nazionali di Roma e di Firenze.

I giornali di mezzo mondo notano che l’Italia “non era in grado di mantenere le sue collezioni nazionali di libri antichi per la mancanza di bibliotecari adeguati e per i fondi limitati”. L’ennesima bella figura.



Commenti

  1. Ohh, speriamo! Anche perché a cosa serviva mantenere le collezioni se tanto non erano accessibili/utilizzabili?

    Stavo pensando di impararmi il sanscrito per leggere qualcosa, invece basta la paleoscrittura e poi latine tantum (tanto latino)!

    Scritto da Bubbo Bubboni, 7 anni, 3 mesi fa


  2. cara boh, ovviamente l’iniziativa di conservare il patrimonio culturale in sanscrito è condivisibile e non oso metter becco laddove la mia ignoranza è talmente assoluta da non sapere neanche che cosa non conosco

    però in generale su questa faccenda di conservare tutti questi testi scritti lungo la storia umana, un piccolo e forse sciocco dubbio mi pervade

    il problema è che la storia del sapere è tutta una faccenda di cose "scelte" ed altre lasciate correre; da qualche parte mi pare aristotele cita delle tragedie di sofocle che a noi non son pervenute e magari l’edipo re, per esempio, sul quale da freud a pasolini, in tanti hanno costruito espressioni culturali ed artistiche , magari l’edipo re, dicevo, era un ’opera minore

    insomma d’accordo conservare tutto; però rimane fondamentale il ruolo anche di chi scarta, di chi seleziona, di chi fa diciamo "i riassunti"

    per esempio, dato che occhio e croce potrò leggere ancora si e no un 600/700 libri nella mia vita, anche dandoci dentro, ho bisogno di qualcuno che mi faccia da filtro, per esempio la prof.ssa garzilli magari scrive un centinaio di pagine sulle cose più importanti della cultura tibetana, ed io, con grande piacere le leggo, sapendo che la professoressa ha scelto per me

    insomma, voi professori, anche quando si incarnano in belle e giovini signore, siete voi a dover "lavorare duro di pala e piccone" culturali s’intende, per dare agli altri le pietre più importanti, le cose che tutti o quasi tutti è bene che conoscano

    insomma, d’accordo l’archivio, ma senza chi filtra ci si rimane sepolti nel mare di libri

    cara boh, spero di non esser stato troppo irriverente e contorto

    Scritto da diego b, 7 anni, 3 mesi fa


  3. Bubbo, eh no, devi aggiungere anche il burushaski perché è una lingua rara, da abbinarsi al latino.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 7 anni, 3 mesi fa


  4. diego, il tuo ragionamento non fa una grinza e, peraltro, già nelle biblioteche c’è chi sceglie: il tutto è impossibile, anche perché nel mucchio di libri c’è tanta spazzatura.E poi la mole di carta sarebbe impossibile. Non per niente ci sono le biblioteche tematiche.

    Sono sicura però che un lettore attento come te sa scegliere da solo nel mazzo, non ha bisogno né della Garzilli né di nessun altro.

    Google poi per adesso ha digitalizzato solo i testi e i manoscritti iù importanti.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 7 anni, 3 mesi fa


  5. Diego, certamente è vero che la sopravvivenza dei testi è un fatto di selezione darwiniana, ma credo che quello che ci è rimasto aveva nolto senso per più individui. Non so se opere bellissime siano scomparse, dubito però che non ci siano giunte le migliori. Pensa che non ostante la sessuofobia del cattolicesimo, l’ars amatoria di Ovidio è giunta a noi attraverso i secoli bui, sulla scorta che… andava copiata come esempio negativo, e opposto al concetto di amore in senso cristiano. Ed intanto la si ricopiava, però.
    L’ Eneide "piuttosto che niente" è stata riletta come opera pagana, che preconizzava, in filigrana, la venuta di Cristo.
    Insomma, se un opera era eccellente, qualunque scusa era buona per innescare il processo lungo e costoso della copia manuale, facendola sopravvivere.

    La digitalizzazione dei testi su carta, manoscritti, ma anche l’esistenza di testi esclusivamente digitali (com i blog e wikipedia), è un fenomeno estremamente interessante.
    La carta, il marmo, l’orcio, il papiro, sopravvivono anche per secoli sotto le sabbie del deserto. Se manca la corrente invece, in 15 anni un Hard disk diventa totalmente inutilizzabile. In quel caso che si fa… si perde un’intera civiltà di dati?

    Forse la carta è ancora un elemento insostituibile per la sopravvivenza–e la vivibilità–della cultura.

    Scritto da Stefano / The Catcher, 7 anni, 3 mesi fa


  6. La digitalizzazione dei testi ha indubbiamente dei vantaggi cui non ci si rende ancora conto pienamente. Tra cui quello non meno importante del consumo (e spreco) delle risorse naturali, anche se si usa carta riciclata. In quanto alla durata dei supporti digitali, a quanto pare, gli scienziati e futurologi prospettano la creazione di memorie della durata di miliardi di anni. Ma sicuramente non è questione di tempi brevi. Chissà.

    Scritto da q.e., 7 anni, 3 mesi fa


  7. leggendo il bel commento dell’amico stefano ed anche le pur giuste considerazioni di q.e., io propenderei per la tesi di stefano, riguardo i supporti

    è vero che il supporto digitale dura miliardi di anni, ma se non volendo non hai più il lettore adatto sei fregato, perchè vorrei vedere chi non ha problemi a leggere un floppy di quelli flosci da 5 pollici che usavano soltanto 20 anni fa, io stesso ho delle cose che non posso più recuperare, su dei floppy da 400 k

    invece, una roba incisa sul granito, tipo le incisioni della val camonica, stanno ancora lì, come scrive stefano

    Scritto da diego, 7 anni, 3 mesi fa


  8. chiedo scusa a q e perchè ho interpretato male la faccenda dei miliardi di anni, comunque anche se fossero già disponibili, il concetto rimane quello

    Scritto da diego, 7 anni, 3 mesi fa


  9. Mah, chissà…probabilmente i lettori saranno costruiti con adeguati requisiti. Proprio non saprei… Ho appena letto qualcosa di Philip Dick, quindi immaginavo qualcosa che avesse a che fare più che altro con la fantascienza.

    Scritto da q.e., 7 anni, 3 mesi fa


  10. Stefano, non per scherzo dico sempre che abbiamo manoscritti nepalesi del XIII secolo su foglie di palma che sono perfetti. O su corteccia (ma sono più fragili). E che abbiamo blog che dopo 5 anni sono a appaiono vecchi, e non si leggono solo per la forma, la grafica, la veste insomma. Senza pensare che la maggior parte di quello che si scrive su Internet andrà perso (ma forse non è neanche tanto male).

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 7 anni, 3 mesi fa


  11. q.e. se facessero davvero dei supporti che durano miliardi di anni non ci sarebbe ricambio e quindi spesa. Ci perderebbero economicamente un po' tutti, e quindi non credo che li faranno mai.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 7 anni, 3 mesi fa


  12. q.e. in CD era un cosidetto supporto eterno. (CD sta per cosiddetto forse;) ) Hai detto giusto, futurologi. E’ come dire "quando esisterà la cura del cancro". Futuro. Credo non esista un supporto eterno…se esiste mi piacerebbe capire… che materiale garantisce anche solo teoricamente di durare per migliaia di anni.

    Quello su cui si punta ora è il medesimo meccanismo usato dalle specie, l’individuo (il supporto o il fenotipo) può essere caduco, ma il dato (il genotipo) può essere riprodotto.
    Quinid, finchè c’è corrente c’è speranza.

    Se ci fosse un catastrofe globale di durata anche temporanea… bè speriamo le biblioteche non-digitali esistano ancora, in quel caso ;)

    Scritto da Stefano / The Catcher, 7 anni, 3 mesi fa


  13. mi chiedo in Nepal, dove tolgono la corrente anche per 16 ore al giorno, come possano fare. Lì i manoscritti sono senz'altro meglio.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 7 anni, 3 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.