Il parassitismo politico

Il parassitismo è dunque la faccia nascosta dello Stato moderno come impresa di potere. Nella sua forma contemporanea lo Stato si è trasformato nello strumento mediante il quale a un gran numero di cittadini viene imposto di lavorare per mantenere gli altri. Con la crescita dei bisogni e i correlativi impegni assunti, le classi politiche si circondano di un esercito di impiegati dediti a funzioni tributarie, regolative, distributive, mantenuti grazie all’appropriazione di una quota sempre maggiore di ricchezze. (“Parassitismo politico e Stato moderno” di Alessandro Vitale, in Nuova Storia Contemporanea, 6/2009).

Qualche minuto fa in una biblioteca dell’Università Statale di Milano il consulente di un assessorato si lamentava con un professore di annoiarsi a morte perché non sapeva come impiegare il tempo.

All’”esercito di impiegati dediti a funzioni tributarie, regolative, distributive” forse bisognerebbe aggiungere i consulenti di organismi politici e amministrativi senza consulenza (e senza competenza).



Commenti

  1. Questa teoria nasce già come impopolare e incomprensbile, specie a sinistra.

    Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa


  2. Stefano, mi pare che l'autore dell'articolo si collochi a sinistra, invece. La critica alla stato ladro e sfruttatore dei più tramite una corte di impiegati e funzionari non è di sinistra?

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 3 mesi fa


  3. La critica forse è di sinistra, la realtà è che dove si mangia non c'è orientamento di destra o sinistra.

    Scritto da maurizio, 2 anni, 3 mesi fa


  4. maurizio, neanche chi mangia, mi sembra.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 3 mesi fa


  5. ho raccolto il punto di vista di funzionari abbastanza qualificati della "macchina amministrativa pubblica" (che non posso verificare non avendo alcun potere di farlo),

    secondo queste fonti la torta delle consulenze viene spartita più o meno: 60% alla maggioranza, 30% all'opposizione; essendo lavoro pubblico non regolato da assunzioni e concorsi trasparenti, è ovviamente un terreno ove vige il clientelismo assoluto

    mi pare proprio a milano vi sia una polemica sui consulenti presi al posto dei funzionari "per concorso", ma non l'ho seguita

    ovviamente la destra e il centrosinistra sono alternativamente all'opposizione o al governo in molte realtà, dal comune su fino al governo nazionale

    dunque, non è un problema di sinistra o destra, ma diirei che è quasi antropologicamente definibile con un metodo tipicamente italiano (anche se, anche all'estero, accade)

    Scritto da diego, 2 anni, 3 mesi fa


  6. mi permetto di aggiungere, per chiarire meglio quel che ho scritto: il sistema delle consulenze, anche rimanendo dentro la legge, senza atti illegali, è "di per sè" clientelare, perchè discrezionale

    Scritto da diego, 2 anni, 3 mesi fa


  7. diego, non sapevo del sistema delle spartizioni, ma me lo immaginavo. Ma discrezionale non vuol dire clientelare, nel senso che, stabiliti dei parametri di competenza, chi rientra in quei parametri vince. O no?

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 3 mesi fa


  8. della spartizione ho sentito dire, ovviamente possono essere anche voci "esemplificative"

    però è verosimile, tornando al tuo esempio, boh, che quel consulente, se fa un lavoro che non serve, sia stato preso in modo clientelare, magari non è così, ma è verosimile

    Scritto da diego, 2 anni, 3 mesi fa


  9. per rispondere all'amico stefano, e concludo: la sinistra ha i suoi grandi limiti, ma la clientela, il clientelismo, non sono certo esclusivamente di sinistra, anzi, penso che siano robustamente praticate anche a destra; è il sistema, parola abusata, che non funziona

    va beh, ho pontificato troppo, chiudo lì, un caro saluto

    Scritto da diego, 2 anni, 3 mesi fa


  10. il clientelismo c'era nel fascismo, e lo posso dire a ragion veduta, anche se in misura molto minore di adesso; c'era con la DC, come tutti sanno; c'è stato con Prodi, e io lo so (e ne ho scritto); c'è ora.

    Appunto, è un sistema. A dirla tutta, c'era già al tempo dei romani: i clientes che erano?

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 3 mesi fa


  11. E' proprio quel che dicevo, Enrica, l'autore nasce a sinistra (ci nasco anche io anche se non dalla sinistra comunista) il che non significa che non possa pensare in modo autonomo, e dice cose che sono considerati impopolari dalla "retorica" di sinistra (la solita retorica: il popolo è bene, il privato è male, le canne fanno bene, le donnine allegre no, i giudici sono bene, la polizia "mena" ed è sempre fascista, etc.)

    Dato che non esiste una chiara definizione di "sinistra" oggi, essendo una pura definizione ricorsiva (la sinistra è ciò che non è destra, la destra non è sinistra) come si capisce se si dice qualcosa di sinistra? Le ovvietà politically correct non sono idee, ma solo vuoto di idee.

    Diciamo una cosa impopolare, una tantum (anzi multa saepe): tra i parassiti ci sono anche milioni di italiani che timbrano per frequentare molto le macchinette dei caffè degli enti statali, per creare tonnellate di carta (nell'era di internet) burocratica, per conservarsi il caldo e confortevole posto fisso, a basso stipendio, e alta certezza di "lentezza esecutiva" e alta densità di burocrazia, e votano chi mantiene questo status quo.
    La sinistra si sta facendo portabandiera di questi valori di comodo, un po' retorici…
    Anche questo è un parassitismo politico. Un circuito micidiale che trascina tutto al ribasso.

    Intanto le pensioni si sono fatte retributive, manca un welfare per chi resta senza lavoro, manca un meccanismo di rientro lavorativo e di protezione economica (il mutuo chi lo paga se mi licenziano) e il lavoro a tempo determinato e precario è una regola. Se non si lavora per lo stato. rimanere a spasso nel corso della propria vita lavorativa almeno un paio di volte per decennio è ormai una certezza.

    Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa


  12. Usciamo da questa prigione…quella dei concetti?

    Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa


  13. Per quanto riguarda la spartizione delle "commissioni", ahimè non mi pare che queste prassi siamo mai state diverse a seconda delle bandiere di governo (cittadino regionale nazionale), del colore, della politica, dell'ala del parlamento.

    Esiste un'illusione, tenera, che la politica sia passione per la poleis (per il "buon" governo). Lo è per i cittadini, non per chi fa politica.
    Per la stragrande maggioranza dei politici di qualsiasi colore la politica è un lavoro, molto comodo, ma un lavoro.

    Queste malprassi ahimè le ho orecchiate spesso, e sono strumenti di lavoro per un politico. Non si campa senza voti, i voti vengo dalle malprassi. Alcune sono legali (decido io chi sono i miei consulenti) altre no (decido io a chi dare gli appalti).
    Si può essere più raffinati, più volgari in certe prassi. Alcuni hanno più stile altri meno. La sostanza non mi pare che sia mai stata diversa. Ma magari mi sbaglio.

    Gli americani, meno ipocriti e più concreti, gli hanno dato un nome (lobbying) e delle forme di regolamentazione. Noi ci avvolgiamo nelle bandiere dei concetti.
    Le malprassi restano… a destra e a sinistra… e sono un modo discutibile di fare rete.

    Ma se non si hanno idee (a destra e a sinistra)…se ci si taglia le "gonadi" sul contatto con la gente e avere il contatto con i veri problemi, non credo ci siano molti modi.
    Poi–diciamocelo–è più facile, "ci si sbatte" di meno così.
    Se è un lavoro…

    Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa


  14. Stefano, oh sì che hai ragione: la retorica di sinistra "le canne fanno bene, le donnine allegre no".

    Quella che, anni fa, mi voleva convincere con una specie di tribunale del popolo a lasciare i capelli sporchi perché tenerli puliti era borghese. E poi li lavavo solo, non mi è neanche mai piaciuto tingerli o arricciarli:)

    La demagogia e l'incolonnamento dietro un capopopolo, che mi pare sia anche un blogger (Beppe Grillo ha sdoganato il fenomeno), è davvero deleterio. E crea tutta una rete di clientele, chiamiamole lobby. Dove ci si incontra non sui temi e sulle possibilità concrete di agire bene ma sull'essere solo "amici": cioè della stessa lobby.

    Preferisco il sistema dei gruppi riconosciuti e delle lobby, come fanno i presidenti in USA: vengo io e porto i miei. Qui lo fanno tutti, persino nel personale delle biblioteche, ma non si dice.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 3 mesi fa


  15. Sono daccordo, se le cose venissero fatte alla luce del sole (come hai scritto tu: vengo io porto i mei) ci sarebbe meno spazio per giochi sporchi. O almeno, si spera.

    Scritto da niki, 2 anni, 3 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.