La notte è finita

Anna FrankOggi si celebra il Giorno della memoria della Shoah.

Io ero una ragazzina un po’ troppo seria e mio padre, ex paracadutista della Folgore con le campagne d’Africa alle spalle, mi regalò un libro per farmi ritrovare il sorriso. Era Il Diario di Anna Frank, la ragazzina ebrea morta a sedici anni nel campo di Bergen Belsen.

Da allora, ogni volta che ho un problema all’apparenza insolubile o il mondo intorno a me mi sembra opprimente, alzo gli occhi al cielo e ripenso a una bellissima frase che ho letto nel diario (forse ora deformata dal tempo e dai ricordi):

Se puoi guardare il cielo senza timore ricordati che sei intimamente puro e tornerai comunque felice.

Grande Anna, dolce Anna, riesci ancora oggi a regalarmi la speranza e il sorriso.



Commenti

  1. …io invece ricordo: "piselli, sempre piselli…" Descrizione di un'alimentazione monotematica a base di piselli nel rifugio segreto. Che mi fa ricordare la polvere di piselli americana di mio padre e l'interno della buccia dei piselli di mia madre. Tutto accaduto durante la seconda guerra mondiale, in una città tra vesuvio e mare che nonostante tutto voleva vivere. Quando il sole era forte e spingeva i bambini ad uscire di casa e a salire sui barconi in secca nei cantieri navali 'ncopp a scarpetta" , una sorta di scivolo naturale creato da un'eruzione di fine settecento. Giocavano gioiose le due sorelle Nina e Maria, insieme a un nugolo di bambini malvestiti e malnutriti. All'orizzonte apparvero tanti aeroplani…"uno, due, tre, quattro…" cantilenavano i bambini contando ad ogni sorvolo. Improvvisamente il gioco si trasformò in grida di paura quando i primi boati squarciarono il rumore carezzevole del mare. Polvere, fumo, fecero scappare tutti i bambini dal barcone mentre la sirena della contraerea avvisava di scappare nei ricoveri sotterranei. Nina riuscì ad infilarsi nell'ingresso del ricovero, insieme agli altri, mentre tutto tremava. Ma all'appello mancava Maria, la più piccola di tutti loro, in un lampo si divincolò dai grandi e ritornò sul barcone chiamando la sorella a squarciagola "Marì, Marì dove stai…" La trovo piangente riparata sotto uno dei boccaporti del vano motore. La prese, la strattonò e la fece scendere dalla scaletta appoggiata dagli operai dei cantieri, e mentre tutto attorno era avvolto dalla polvere e dal fumo raggiunsero gli altri l ricovero, prima che Rosa "Pupatella", la madre si accorgesse del pericolo vissuto.

    Scritto da mimmo, 2 anni, 3 mesi fa


  2. Mimmo, ma non sarai tu che mangiavi la polvere di piselli, sei troppo giovane!

    Però nonostante tutto: ognuno di noi, guerra o problemi, anche la piccola Anna della Shoah, vuole vivere e ce la mette tutta per farcela. Come Nina e Maria (e Mimmo?) della tua bellissima storia.

    Io ci penso sempre e penso che c\'è stata gente, un intero popolo anzi, che ha avuto infinitamente più problemi di me, e infinitamente più grandi (e sì che a me non è mancato quasi niente, quanto a problemi). Il sorriso e la speranza me li ha insegnati proprio Anne Frank, una ragazzina che non ce l\'ha fatta.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 3 mesi fa


  3. Chiedo scusa delle tante ripetizioni..ma è stato scritto di getto. Vi dico solo che Nina e Maria, non andarono più a giocare 'ncopp 'a scarpetta, contravvenendo alle raccomandazioni di Rosa "Pupatella". A tenerle lontane, ci pensò lo spettro di un catafalco di legno che bruciava " l'Indiano". La scena la videro nascoste dalle imposte di legno della finesta di casa. Le fiamme si levavano alte, mentre i soldati con il turbante guardavano e pregavano. Probabilmente si trattava di truppe indiane al seguito degli inglesi che sbarcate a Salerno risalivano verso Napoli. Ah… dimenticavo di dirvi, che Rosa "Pupatella" era mia nonna, Nina è mia zia e Maria è mia madre.

    Scritto da mimmo, 2 anni, 3 mesi fa


  4. La candida ingenuità di un'intelligenza fuori dal tempo, coartata nel gorgo dell'Orrore, ma capace ancora oggi di offrirci sprazzi di solare tenerezza e di bellezza giovanile

    Scritto da federico migliorati, 2 anni, 3 mesi fa


  5. Mimmo e' scritto troppo col cuore per non essere autobiografico.:) bella storia, sembra una foto.

    Scritto da Boh/Orientalia, 2 anni, 3 mesi fa


  6. Fede la stupenda ragazzina ti ha fatto diventare poetico.:)

    Scritto da Boh/Orientalia, 2 anni, 3 mesi fa


  7. E vero.

    Scritto da Boh/Orientalia, 2 anni, 3 mesi fa


  8. Ipiselli li mangiava Anna Frank e la sua famiglia. Avevano trovato dei piselli in grossa quantità e li cucinarono in tutti i modi. Anna nel suo Diario parla di questo dicendo "..piselli…sempre piselli"! I piselli poi costituirono l'alimentazione di molti napoletani durante la guerra sia in polvere che freschi utilizzando anche la parte interna delle bucce. Rosa "Pupatella" senza più notizie del marito imbarcato su un cargo militarizzato, e con sei figli piccoli, si spingeva fino a Poggiomarino o a Nola per cercare di trovarli, con pochi soldi nella borsa e la Milizia sempre in agguato. Una volta un giovane fascista voleva arrestarla e sequestrargli delle patate che portava nascosta in grembo, per sua fortuna un capomanipolo gli chiese i documenti e dopo averli visti si rivolse al giovane sottoposto: "Ma non hai visto che la signora è senza marito e ha sei figli?" Guardandolo storto e facendo cenno tranquillizzante a Pupatella. Io per fortuna non ho l'età, sono nato prima del baby boom, ma comunque nei primi anni sessanta e ho sentito tante storie dai diretti interessati…

    Scritto da mimmo, 2 anni, 3 mesi fa


  9. Mimmo non mi ricordo niente del fatto dei piselli né il diario in sé, è passato troppo tempo, ma conosco i racconti di mia madre. Loro avevano possibilità e il padre dava panetti d\'oro in cambio di sacchi piccoli di farina e di zucchero, uno ai tedeschi uno al mediatore. Alla fine della guerra erano sfollati, sani e salvi, ma senza più oro e gioielli.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 3 mesi fa


  10. Scusami,Boh, se mi permetto di citare un passo del diario di Anna Frank. Se il dolore dell’ anima la rese precocemente perspicace, Anna non perse mai la speranza e ci ha lasciato parole indelebili per non dimenticare.

    “Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte il rombo, l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.

    Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili.”

    Anna Frank, op. cit. , 15 luglio 1944

    Scritto da skip, 2 anni, 3 mesi fa


  11. Grazie per questo bellissimo passaggio. Cose sempre valide.

    Scritto da Boh/Orientalia, 2 anni, 3 mesi fa


  12. cara boh, mi permetto di riportare qui in breve testo che ho scritto sul mio blog, chiedo scusa per l'invadenza,
    il cui titolo è

    Qualche spina che prima non c'era

    Ho fra le mani l’edizione Einaudi Tascabili, del 1998, del Diario di Anne Frank. In realtà la prima volta che lo lessi fu intorno alla fine degli anni sessanta, avevo all’incirca l’età della giovanissima scrittrice. Secondo me, un libro, cambia di sapore in relazione all’epoca in cui il lettore si sente immerso. Allora mi parve sostanzialmente un libro ottimista, nonostante tutto, in linea con il carattere personale della giovane Anne. “Sono felice di natura, mi piace la gente, non sono sospettosa, e voglio vedere tutti felici e assieme”, così c’è scritto anche nel retro copertina. In quegli anni, nel leggere il libro la sensazione che provavo pera sostanzialmente di sollievo. L’atmosfera tragica del destino che incombeva sulla ragazza e gli altri nascosti, ingrediente fondamentale nella lettura, era però ampiamente bilanciata dal piacere di esserne fuori, da quel tempo tragico. Ero persuaso dell’idea che l’umanità avesse messo definitivamente nella pattumiera della storia un evento così inconcepibile come l’olocausto. Da un lato tutte le opere letterarie a ridosso dell’avvento del nazismo hanno un’atmosfera di minaccia incombente (cito la bellissima Infanzia Berlinese di Benjamin), ma quando ero ragazzo l’idea che tutto ciò fosse finito per sempre induceva ad un certo ottimismo. Insomma l’ottimismo di Anne sembrava avesse vinto al partita, alla fine. Tra l’altro nei gracidanti giradiaschi d’allora girava anche “Auschwitz”, cantata dall’Equipe 84, di Guccini come l’altra bellissima “Dio è morto”. Oggi, se leggi oggi, non puoi non pensare alla ex Jugoslavia e ai tanti disastri seguiti al crollo del Muro di Berlino, non puoi non pensare al Rwanda, ai genocidi avvenuti in giro per il pianeta, ai tanti drammi dell’America Latina e dell’Asia. Insomma, purtroppo quel momento lì, quando l’Armata Rossa entrò ad Auschwitz e il mondo vide quel che era accaduto, quel momento lì non fu un “punto a capo”, un passaggio definitivo. Perfino nella nostra vita pacifica, nelle nostre strade di oggi, intasate di suv sulle tangenziali, si insinua lento ma amaro il veleno della diffidenza, della paura degli “altri”. E quindi, se leggi oggi il Diario, senz’altro leggi un libro bellissimo, ma con qualche spina che punge il cuore, che prima non c’era.

    d.b.

    Scritto da diego, 2 anni, 3 mesi fa


  13. Grazie per il testo Diego!

    Io penso che ogni era, ogni età ed epoca storica, abbia i suoi orrori–dalla peste alle Crociate, dalla schiavitù ai genocidi o alle violenze più o meno silenziose (come in Cecenia, Darfur, Rwanda, India con i comunisti naxaliti) e così via. E' che ora si sanno di più e ora abbiamo qualche annetto in più, uan consapevolezza sociale diversa, più cinismo e meno sogni, forse, o più disillusioni.

    Il problema secondo me siamo noi, non le spine che ora ci sono: ci sono sempre state, solo che ora ci pesano. Certo, i brutti tempi erano bei tempi, in un certo senso: ma questo l'ho anche scritto, sai come al penso.

    I sogni collettivi e la speranza collettiva sono una cosa enorme, ed è quella che ha fatto vincere Obama. Abbiamo bisogno anche di sogni e di ideali e ora in Italia non ce ne sono. In più, il boom è finito da un pezzo e la situazione è più difficile per tutti. Ma di grandi problemi è piena la storia, ogni epoca ha i suoi.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 3 mesi fa


  14. Si è vero Boh, che ogni epoca ha i suoi problemi più o meno gravi. Però penso ad una cosa e cioè: andando avanti si acquisiscono sempre più conoscenze e conquiste in tutti i campi. Voglio dire che se nell'ottocento le guerre si facevano con le baionette, e i danni, seppur atroci, erano relativamente circoscritti e limitati, oggi con una moltiplicata potenziale capacità distruttiva delle guerre, i disastri sarebbero di gran lunga maggiori a tal punto da far sembrare piccole cose i disastri del passato. Questa situazione (la potenza acquisita) la si può valutare in un certo senso quasi in modo provvidenziale, poichè il pensiero di scatenare vere guerre a livello mondiale (probabilmente l'ultima della storia) spinge i governi e le nazioni a mettere ai posti di comando persone super-adeguate (o almeno si spera). Un pò come quando c'era la guerra fredda. Tutti temevano, ma poi alla fine si è vissuti relativamente in pace (equilibrio del terrore), proprio perchè la situazione doveva essere gestita con più responsabilità.

    Scritto da q.e., 2 anni, 3 mesi fa


  15. appunto ci vuole ottimismo! Anche e soprattutto vivendo sotto il terrore della distruzione totale.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 3 mesi fa


  16. E adesso "qualcuno" ha chiesto che il diario non venga letto nelle scuole a causa di descrizioni che potrebbero turbare le fragili menti dei bambini… brutti tempi.

    (si Enrica ti seguo spesso ci eravamo scambiate anche un paio di mail mesi orsono e adesso scopro che abbiamo qualcosa in comune: tu un padre della Folgore tornato dall'Africa io uno zio che non è potuto tornare, chissà magari erano anche amici, e un conoscente che li era medico e scriveva poesie, morto pochi anni fa)

    Scritto da Vera, 2 anni, 3 mesi fa


  17. Vera, mi sembra impossibile. Chi l'ha proposto?

    Mio padre è tornato ma è stato ferito e mutilato e ha riportato malattie che gli sono state fatali.

    Ma abbiamo qualcosa d'altro in comune, grandissimo: l'amore per la natura e gli animali.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 3 mesi fa


  18. L\' interrogazione è stata fatta da Grimoldi alla minstra Gelmini, Ecco un articolo di repubblica in cui ne parlano,

    vero è che cio che fa \"scandalo\" non è legato allo sterminio ebraico ma, come sempre al sesso. (Che in un libro come quello ad attirare l\'attenzione sia ciò che scrive una ragazzina di se stessa….) Il tutto sembra un pochino pretestuoso, ma si sa io son sempre la solita, e a pensar male si fa peccato…ricordi vero come concludeva Andreotti?

    Scritto da vera, 2 anni, 3 mesi fa


  19. Vera, il sesso? Con quello che succede in Italia nel mondo politico? E' ben strano.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 3 mesi fa


  20. ps ovvio che so quello che dice Andreotti, e a dire la verità ora, a questo punto della mia vita, lo condivido al 90%.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 3 mesi fa


  21. mi sa che si è perso il link all'articolo, o forse il format non lo consente, ma se su google cerchi "anna frank e leganord" insieme trovi un bel po' di materiale

    Scritto da vera, 2 anni, 3 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.