Domande di economia e finanza? Fatele a Arnab Das

lavoro minorileGiovedì prossimo uno dei più stretti collaboratori di Roubini, Arnab Das, responsabile delle Ricerche e delle analisi di mercato di Roubini Global Economics, sarà a Milano, invitato da Aberdeen Asset Management, nota società d’investimento patrimoniale.

Chi si occupa di economia e finanza sa che Nouriel Roubini è uno dei pochi economisti ad aver previsto la crisi finanziaria del 2008.

Marcello Foa per Il Giornale ha ottenuto l’esclusiva per un’intervista con Arnab Das, che sarà affiancato da Kevin Daly, portfolio manager di Aberdeen per le obbligazioni dei Paesi emergenti.

La cosa innovativa, per un quotidiano come Il Giornale, è che Marcello riproporrà nell’intervista anche le domande più interessanti fatte dai lettori. Temi suggeriti: il problema del debito pubblico, la situazione dell’economia mondiale, le tendenze di mercato, le aspettative sui tassi di interesse.

Se avete qualcosa da chiedere fatevi sotto!



Commenti

  1. onestamente, la crisi l'aveva prevista anche giulio tremonti (ed io ho letto il libro "la paura e la speranza"); questo per dire che la crisi l'hanno prevista in parecchi, solo che a me pare che in pochi ci spieghino con chiarezza invece come se ne uscirà, se se ne uscirà e, soprattutto, se a pagarla devono essere i piccoli imprenditori, gli operai, i giovani e non più giovani ricercatori precari, oppure quelli in questi anni di finanza allegra si sono fatti un bel gruzzoletto, e magari lo riportan qui con lo scudo fiscale

    cara boh, io non sono all'altezza di porre domande su quel blog, ma potrebbe essere interessante leggere qualcosa sulle "soluzioni" della crisi che propone questo importante economista, che non siano quella, proposta da brunetta, di tagliare la pensione di 1100 euro che percepisce mio padre, come fosse quello il massimo del male che ci affligge

    comunque, bel link, andrò a leggere senz'altro

    Scritto da diego, 2 anni fa


  2. Diego, Tremonti anni fa in USA era portato a esempio come economista di sinistra e insigne studioso dai sindacati (e lì i sindacati sono tosti e fanno il loro lavoro, e gli attivisti sono molto informati e organizzati), che gli avevano organizzato una serie di conferenze per tutta l'America. Voglio dire che non è né scemo né ha niente da invidiare a nessuno.

    Non so però, sinceramente, chi ha predetto prima questa crisi. So che diversi economisti parlano di crisi cicliche, che ne temevano una simile alla Grande Depressione, e che il fenomeno sembra inevitabile.

    Io una domanda l'ho fatta ma in privato a Marcello Foa, se lo ritiene opportuno la pubblica altrimenti no. E' molto generale ma di difficile soluzione.
    L'importante, come dici tu, è come se ne uscirà e chi pagherà per questo.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni fa


  3. cara boh, io sono molto avverso a questo governo, ma ritengo tremonti una persona abbastanza capace, e ritengo anche che il libro sia bello

    ai tempi che andavo al liceo, mi pare che delle crisi cicliche ne parlasse già il buon vecchio marx, che tutti danno per superseppellito, invece a me pare più vivo e vegeto che mai, per quel che riguarda le contraddizioni del capitalismo (che poi il comunismo a rimedio sia stato un disastro, è un altra faccenda, e lo so bene)

    credo che, molto semplicemente, e su questo punto qualcosa nel tuo modo di vedere le cose, cara boh, mi ritrova affine, sia necessario rivalutare un discorso etico, un senso morale, uno scopo "umano" alle scelte, altrimenti non se ne esce

    per essere chiari, quando lo stipendio di un manager è di 300mila euro all'anno, e magari anche assommato a varie altre poltrone cui si stà attaccati col bostik, come si può pensare che i meno ricchi, quelli che se la cavano ma non certo così, divengano buoni e generosi, pieni di umana apertura verso le esigenze degli "ultimi"?

    e anche a destra, uno straccio di "stato etico" è sempre molto meglio del nulla del tutti contro tutti, direi

    io non ci credo alle leggi dell'economia: tutte le scelte sono "politiche"; faccio un esempio: i piccoli calzaturifici toscani sono andati in malora per la concorrenza cinese, ma invece l'agricoltura europea, come mai è protetta? perchè le vacche tedesche e francesi son tutelate da leggi protezionistiche e gli artigiani toscani no?

    io credo che le decisioni siano sempre politiche e che le leggi dell'economia di tirano fuori solo quando fa comodo

    ovviamente ho torto, sicuramente ho torto, ma nessuno mi farà cambiare idea, è troppi anni che ci rompono le scatole con le leggi del mercato, e regolarmente sto mercato ci porta al disastro per i più deboli

    vecchio marx, non sei morto, e dai ancora fastidio a molti

    Scritto da diego, 2 anni fa


  4. Cara Enrica, Grazie per la segnalazione, che mi fa molto piacere e rivolgoo un caloroso benvenuto ai lettori del tuo bel blog, che vorranno partecipare a questo esperimento!

    Scritto da Marcello Foa, 2 anni fa


  5. diego, sì e no: Marx è sempre di moda, voglio dire validissimo per certe cose (ricordo con orrore i Grundrisse, che dovetti studiare per un esame di storia orientale come libro consigliato), e no perché le scelte, che un tempo erano essenzialmente politiche, ora sono essenzialmente economiche.

    Le multinazionali (e non solo) decidono in larga parte la politica dei governi, altro che, e senz'altro i destini della gente, specie nei Paesi in via di sviluppo.
    Pensa solo alle guerre e ai produttori di armi, che non hanno interesse a che le guerre finiscano. O alla Nike che in Pakistan fa lavorare i bambini (vedi foto), cosa che fece scalpore anni fa e che è riportata coem esempio da ogni buon libro sulla globalizzazione.

    O alla questione Cina-Google, quanto c'entri l'economia nelle relazioni dei governi.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni fa


  6. Marcello, spero che facciano domande anche i miei lettori, anche se probabilmente non saranno proprio allineati con le posizioni di Vittorio Feltri.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni fa


  7. a latere, cara boh, penso che siano molto più belli i dibattiti fra persone che non hanno le stesse opinioni, nel rispetto della cortesia dovuta in casa altrui, ovviamente

    mi ricordo le riunioni noiosissime di quando ero giovane, ci si trovava in qualche saletta per dire "no" tutti insieme a qualcosa; una volta detto "no" tutti insieme, non c'era più altro da dire e si passava al bigliardino o a discutere di calcio tanto, per poter bisticciare un pò, se no era noia mortale

    Scritto da diego, 2 anni fa


  8. Sul mio blog non scrivono solo lettori di centrodestra… per cui non mi scandalizzerò di certo, anzi mi fa solo piacere :-)

    Scritto da Marcello Foa, 2 anni fa


  9. cara boh, non solo!anche gli aiuti umanitari dipendono dalle economie…se conviene si aiuta il paese, atrimenti che muoiano senza fare troppo rumore per favore! e così per gli aiuti per lo tsunami (paese con posizione geografica strategicamente eccellente), haiti (gli USA vogliono tornarci per qualche base militare?) e l'Angola (tra brillanti e petrolio non so cosa gli escano più dalle orecchie) sono piovuti in un secondo…peccato che in rwanda, darfur e congo nessuno si precipita…ed a pensare che gli anni di guerra lì hanno fatto più morti che un terremoto. lì è stato genocidio! però bravi gli USA, ad Haiti stanno facendo più casino che altro: totalmente autonomi negli aiuti, non si coordinano con le UN e con le altre cooperazioni, hanno sistemi propri di comunicazioni e soprattutto intelligenti e dare aiuti con grossi fucili ed armi spiegate: tanto la gente è poco terrorizzata da quello che ha già vissuto…..

    Scritto da sole, 2 anni fa


  10. diego, a me queste riunioni di totale consenso collettivo non sono mai successe, eccetto al tempo del gruppo che mi ha sottoposto al "processo" (quando la dissidente ero io). Sinceramente mi sarei preoccupata.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni fa


  11. Marcello, infatti..:)

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.