Brutti tempi quelli, ma bei tempi

L’11 dicembre 1979 due nuclei di Prima Linea fecero irruzione nella Scuola di Amministrazione Aziendale dell’Università di Torino, al tempo Scuola di Formazione Aziendale, occupando militarmente la scuola. Tennero un un discorso nell’auditorium in cui vennero riuniti circa 190 studenti, Nello stesso tempo in un’aula vicina 5 dirigenti Fiat ed Olivetti e 5 studenti furono gambizzati. (Via Vittorio Pasteris)

Erano tempi di violenze ma anche di speranze, di sogni, di progettualità, di riunioni, di chiacchiere e discussioni, di allegria e di energia. Di ingiustizie, certo, ma anche di lotte per costruire un mondo migliore.

Dico la verità, a me sembra che tutto sia meglio di queste liti politiche da condominio, di queste amicizie pelose, delle speranze dei giovani studenti che si esauriscono alla villa al mare e al weekend in montagna. Degli orizzonti sociali che vanno dal garage al tetto. E secondo voi?



Commenti

  1. Secondo me se non si gambizza è meglio e queste nostalgie sono patetiche

    Scritto da Attenzione, 2 anni, 1 mese fa


  2. La nostalgia è per le speranze, non per le gambizzazioni. Of course.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 1 mese fa


  3. l'occupazione non è mai positiva,soprattutto quando si tocca la cultura e la scuola dovrebbe esserne il tempio non dissacrabile.Le azioni violente dovrebbero essere combattute.Come si fa a parlare di allegrie e di energia?La perdita di obbiettivi comuni va alimentata attraverso una spinta di condivisione. Meglio i weekend al mare i montagna.

    Scritto da Vale, 2 anni, 1 mese fa


  4. Finché continuate con queste nostalgie, non vincerete mai un'elezione.

    Scritto da Attenzione, 2 anni, 1 mese fa


  5. Oggi (11 dicembre 2009) alle ore 17 presso la Sala Consiglieri di Palazzo Cisterna in via Maria Vittoria 12 a Torino c'è un incontro a ricordo di quei fatti.

    Direi che nessuna forza politica democratica e nessun Cittadino possa avere nostalgia della violenza, a differenza dei fasciti di ieri e di oggi che la considerano una normale "tecnica" per affermare le proprie "idee".

    Però concordo con la nostra ospite. Oggi tutti patiamo la mancanza di ideali non legati al comprare qualcosa per cercare di sanare… gli effetti della mancanza di ideali. Così non si gambizzano più le persone vicine ma si uccidono quelle lontane o comunque invisibili.

    C'è strada da fare, caro Attenzione, altro che elezioni!

    Scritto da Bubbo Bubboni, 2 anni, 1 mese fa


  6. Scusi ma gli ideali mancheranno a lei, non parlate genericamente

    Scritto da Attenzione, 2 anni, 1 mese fa


  7. Vale, occupazione non vuo9l dire necessariamente violoenza! Ho partecipato a decine di occupazioni pacifiche. E a dire la verità anche la violenza porta a qualcosa, purtroppo. L'ha detto anche Obama:)

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 1 mese fa


  8. Bubbo, in effetti mi piacciono quelle cose che ho detto, è ovvio, non le gambizzazioni. Non capisco come mi si possa fraintendere.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 1 mese fa


  9. Attenzione in effetti qualcuno qualche ideale ce l'ha, ma sono pochissimi o perlomeno silenziosi. LO vedo all'università.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 1 mese fa


  10. avevo giusto 21 anni e frequentavo l'università di pisa, è molto complesso ragionare intorno a quegli anni, ed è difficile distinguere sensazioni soggettive, ricordi di giovinezza, da considerazioni più oggettive

    per altro è vero che questi odierni son tempi cupi, ma non dimentichiamo che, pur di evitare che le forze progressiste potessero prevalere, accadde di tutto in italia: le stragi, i complotti, quell'affare oscuro e mai chiarito che fu il rapimento di aldo moro

    e poi il cile, cioè la dimostrazione che un governo progressista democraticamente eletto rischia sempre di essere disarcionato dagli interessi economici messi in pericolo

    insomma, non credo che fossero tempi migliori di quelli di adesso, anche se certo alcune figure politiche, come appunto aldo moro e berlinguer erano dei giganti rispetto alle figure odierne

    la follia di chi si infilò nella lotta armata fu davvero nefasta, sicuramente fu la pietra tombale d'un movimento giovanile che aveva preso le mosse soprattutto da una cultura pacifista e, in italia dal concilio vaticano II

    il terrirismo rosso, sia che fosse genuino sia che fosse, come ipotizzo, anche pilotato, fu il male assoluto, l'idiozia più totale che potesse essere concepita

    ho nostalgia dei vent'anni, ma non degli anni di piombo

    Scritto da diego, 2 anni, 1 mese fa


  11. errata corrige: all'epoca era già 23 primavere

    Scritto da diego, 2 anni, 1 mese fa


  12. Ma quali forze progressiste, scusa. C'èra il Partito Comunista Italiano con tutta l'ortodossia ancora in piedi, c'era la lotta armata, dov'erano i progressisti?

    Scritto da Attenzione, 2 anni, 1 mese fa


  13. diego, io ho nostalgia della massa che si muoveva intorno a degli ideali. La massa di persone sotto i trenta, almeno, e qualcuno anche di più. Tante conquiste che ora danno per scontate sono costate lacrime e sangue di allora (anche il mio) e, comparati agli studenti che vedo in giro, e lo dico a ragion veduta, non c'è davvero paragone. Tutto qui.
    Con ovvie eccezioni, certo.

    Ma, almeno qui a Milano, sembra che accattarsi un partito ricco sia il massimo a cui una ragazza può aspirare. Quando aspira a un bel lavoro è già grasso che cola. Ma i compromessi per arrivarci li danno per scontati.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 1 mese fa


  14. Condivido la nostalgia della massa che si muoveva attorno a degli ideali ma credo che nel caso specifico poco ci fosse di tutto ciò ma si sia trattato di un atto terroristico puro e semplice. Ho frequentato due anni dopo la SAMMA di Torino e i buchi delle sventagliate di mitra erano ancora sui muri a testimoniare un momento buissimo.

    Precisato ciò, lamento anche io l'assenza totale in questo momento storico di slanci ideali e di valori che vadano al di là del voyeurismo, dello specifico interesse personale, dell'immagine.

    Ritengo però sia stato scelto un simbolismo sbagliato. Consentimi per una volta di non essere d'accordo.

    Scritto da Massimo, 2 anni, 1 mese fa


  15. indubbiamente, cara boh, sicuramente c'è stato un progressivo rifuggire nel proprio privato, dopo un periodo di entusiasmi e di grande partecipazione collettiva, questo è vero, è un fenomeno molto noto che fu definito con termine appopriato "riflusso"

    ho letto di recente (anche se so che è chi come te i libri li scrive non ha tempo per leggerli…) "che fine ha fatto il futuro?" di marc augé, edizioni eleutheria, dove si parla proprio di questo "orizzonte chiuso" in cui ci troviamo, e non come italia, ma come mondo intero

    bisogna ritornare a rimettere la dignità dell'uomo al centro d'ogni pensiero, ma per ora è notte fonda, e credo che quando risorgerà il sole, il tuo vecchio amico diego sarà già a riposare sotto una bella lapide

    Scritto da diego, 2 anni, 1 mese fa


  16. Nel 79 ero già sposato, però avevo già vissuto il 68 (ai margini) e il 73 (abbastanza in prima linea (con le lettere minuscole)). All'apparire della scelta della clandestinità (che necessariamente sfociava nel terrorismo) mi sono 'ritirato'.
    Senz'altro ho nostalgia, come Diego, dei vent'anni. Ma ho anche nostalgia del 'clima' che si respirava negli anni prima del 79: la voglia di cambiare; la sensazione che il cambiamento fosse possibile (e a mio avviso proprio il cambiamento che non avveniva fu la molla che portò al terrorismo); la certezza che per cambiare fosse necessario agire insieme.
    Adesso mi pare che non ci sia più niente di tutto ciò. Mi pare che prevalga un individualismo esasperato, un pensare solo al proprio piccolo interesse individuale 'e che gli altri si fottano', la certezza che niente può cambiare ma che ci si deve adattare, che opporsi non serve a niente, anzi ….

    Pace e benedizione
    Julo d.

    Scritto da julo d., 2 anni, 1 mese fa


  17. Massimo, è solo un rifarsi a, non l'ho preso a simbolo. Un po' come le madelaine di Proust: mi hanno ricordato quei tempi.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 1 mese fa


  18. Diego, hai visto bene, purtroppo questo periodo non leggo niente! Che non sia strettamente legato a quello che faccio, intendo.

    Comunque se ti dai ancora dle vecchio ti banno eh!;)

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 1 mese fa


  19. Julo, è esattamente quello che sento e vedo io. E mi fa stare molto male. Mi sembra di essere stata sbattuta a forza fuori del Paradiso terrestre..

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 1 mese fa


  20. Il famoso detto 'si stava meglio quando si stava peggio' :-)

    Scritto da federico migliorati, 2 anni, 1 mese fa


  21. Federico, ma quello non era per il Ventennio?:)

    E' la gente legata a quei tempi che mi sembra migliore, con più speranze. Ecco, quello è meglio. C'erano speranze, i ragazzi speravano. E anche gli adulti. Ora mi sembrano tutti molto cinici, anche chi si spende per gli altri lo fa spesso con una freddezza, o un cinismo, che mi fanno paura. Come se non fosse l'unica strada in mezzo a un mondo marcio.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 1 mese fa


  22. La penso, mutatis mutandis, come te.

    Scrivevo su identiche cose nel mio blog proprio l'11 dicembre, ma partendo da un punto di vista diverso.
    Putroppo il linking è "forbidden" qui, ma il titolo del post è "spostiamo-il-consenso-parliamo-di-cose-pratiche".

    Processi, litigi , PM che si fanno belli, politici che si fanno belli: noi che c'entriamo in questo? Manchiamo di senso pratico.
    Forse dovremmo spostare il consenso, cercando di spostare l'attenzione sulle soluzioni concrete ai problemi, guardando avanti in modo sostenibile e pratico.
    Il resto è "poesia".

    Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 1 mese fa


  23. Cara Enrica, Diego e Julo,
    io non ho vissuto quegli anni perchè onestamente appartengo all'era del riflusso.
    Ma non ho smesso di lottare per quelli che si chiamano ideali.

    La mezza generazione (un quinquiennio dopo il 78, Canale5 imperava già) che ha solo pochi mesi in più si è subitro rifugiata nel personalismo individualista ed egotico: questo personalismo si è fatta filosofia di vita, lustro dopo lustro.
    Ma questi personalismi, strategie furbe di vivere, non portano a nulla. Sono pie illusioni. Sono "filosofie" o, meglio, atteggiamenti che funzionano finchè sussiste un benessere economico e sociale diffuso.

    In periodi di ristrettezze umane, economiche e mentali, questo modo di vivere personalisitico, porta ai risultati scarsi.
    Questa generazione che io vivo direttamente (anche Enrica credo), essendo docente ma anche perchè ho cominciato gli studi universitari a 30 anni ho quindi molti amici più giovani alemno di un decennio di me, con cui condivido vita e futuro, speranze, etc… questa generazione dicevo, è disarmata, inetta di fronte ai pericoli della vita.

    Ora che il lavoro non arriva, che la precarietà è un fatto, che la laurea non dà futuro, che il lavoro manuale è appannaggio dell'estremo oriente, che vale sognare la villetta?
    Chi te la dà sta villetta?

    Il futuro oggi è un monolocale in perifieria a villapizzone, una casa se va bene da 170.000 euro con un mutuo 30-ennale, da 400.000 euro, i rischio di essere licenziati o messi cassintegrazione a 30 anni anche con una laurea in tasca, o doversi cercare un lavoro all'estero.

    Questa generazione che voi deprecate, non è da biasimare, ma di pietìre.
    Non hanno il senso dei diritti: non sanno che lavorare 12 ore al gg per 5 euro l'ora si chiama sfruttamento, non sanno che la precarietà è un inc … una fregatura e se lo sanno non protestano, perchè sul teleocmando della TV (o di Windows) non hanno messo il bottone per protestare.

    Il sistema questi se li mangia. E il drammatico è che non lo sanno.
    Per loro Morgan è un intellettuale perchè sberleffa quattro politici davanti alla bignardi, usando qualche congiuntivo in più.

    Questa generazione è cieca come un gatto in un sacco. E' priva di artigli. Non sa che fare, se non essere egoista nel modo più pirla (per usare un milanesismo).
    Il rischio–non hanno inteso bene–è che se qualcuno questo sacco lo butta a mare, il sacco affonda e il gatto muore.

    Questa generazione non sa che di povertà si muore, davvero.
    Quindi preferisce vivere una vita illusiva, guardando la TV. Magari il GF.
    Magari tifando per B. O contro B.

    La vita è un po' più dura di così.
    La vita è ben altro.

    Ma chi glielo spiega a questi?

    Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 1 mese fa


  24. Stefano, grazie del commento. Non cìè bisogno di spiegare niente e sai perché? Se sentissero l'esigenza di essere diversi cercherebbero di esserlo. Di vivere in modo diverso, lo farebbero. Quindi non ho alcuna pena, né biasimo. Mi dispiace ma solo per me e quelli come me che non smettono di sperare e lottare. Non per loro, che si stanno benissimo e si piacciono come sono.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 1 mese fa


  25. Sono d’accordo con Boh quando dice che questa generazione crede scontate molte conquiste di cui oggi godono, e anche con Stefano. Aggiungo solo che ogni generazione crede che la generazione precedente sia stata quasi sempre migliore di quella che è seguita. Ma è fisiologico che quasi sempre alle generazioni precedenti, sfuggono almeno all’80% le dinamiche sociali che muovono le generazioni che seguono. Ci sono degli aggiustamenti che vengono messi in atto che è difficile analizzare. Di conseguenza non sarei tanto pessimista. Per me, il fatto che questa generazione non sia “tutta” caduta “completamente” in una specie di regressione quasi barbarica che si riscontra in buona parte di messaggi di trasmissioni televisive e non (di persuasioni sia occulti che palesi) beh, è già un grande miracolo. Poi chi vivrà vedrà. Riguardo alle violenze di quegli anni, ho sempre pensato che hanno fatto più danno alla sinistra di quanto si pensi, al punto di chiedermi se erano veramente di sinistra oppure se questa non fosse un alibi per esercitare una violenza pura e semplice.

    Scritto da q.e., 2 anni, 1 mese fa


  26. "Il futuro oggi è un monolocale in perifieria a villapizzone"

    bellissima questa metafora, stefano

    due punti: la mia generazione (nel 68 avevo 12 anni), già mitizzava "quelli del 68", per cui una certa "passatofiìa" appartiene a tutte le generazioni

    riallacciandomi q.e, non è giusto essere totalmente pessimisti, magari il seme stà sotto la neve, ma chissà che non sbocci a primavera

    comunque, giusto il richiamo di stefano ai problemi "concreti" di una generazione, al di là delle mitologie pseudoculturali

    Scritto da diego, 2 anni, 1 mese fa


  27. diego, non si vive di solo pane.

    A parte che i ragazzini di oggi del pane non sanno che farsene, altro che retorica vetero comunista del "concreto".

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 1 mese fa


  28. @ diego. Non è esattamente una metafora, anche se lo può sembrare tuttavia. Villapizzone è uno dei quartieri popolari di Milano, a basso costo di affitto, non il più elegante per così dire… La metafora è artificiosamente presa da un caso reale.

    @boh. Bè io vivo, mi pare, una realtà diversa. La maggior parte dei miei "colleghi" informatici di 25 30 anni, non se la passa così bene. Anzi. Il pane non si sa da dove arriverà.

    Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 1 mese fa


  29. Stefano, non c'è niente di diverso, solo che c'è un problema e ce n'è un altro. C'è tutto, e niente si può omettere. E di ragazzini scemi, senza nessun tipo di ideale, ce n'è con il futuro certo (per quanto certo nessuno ormai lo abbia) e con quello incerto.

    Proprio giorni fa parlavo con un tagazzo del quale seguo la tesi, molto incerto e molto problematico sul suo futuro, eppure figlio di persone benestanti della bassa. E mi diceva, ma io che farò da grande? Nessun lavoro mi sembra sicuro, nessuno è certo. Non voglio vivere sulle spalle di mio padre per sempre.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 2 anni, 1 mese fa


  30. La differenza, forse, non è economica, ma di consapevolezza.
    Se mancano soldi e il lavor scarseggia, non è visto come un problema sociale. Non è un problema di tutti. Ma solo un problema personale.

    Nessuno si dice c'è qualcosa che non va, che va cambiato in senso strutturale, o nei metodi, o nelle idee, ma solo "sono io che non vado bene per questa società".
    Sono io che devo cambiare, o diventare ricco e famoso: unica soluzione che sembra essere alla portata cerebellare oggi.

    Manca una visione critica, meno "stupidella" del solito "voto a destra voto a sinistra". E' una forma di delega anche quella, di delega al sociale, ai doveri che tutti, implicitamente, abbiamo verso la società.
    Lasciare che dall'alto pensino per te, è comodoso. Ma pericoloso.

    A non impegnarsi, si finisce per costruire una società chiusa su se stessa.
    Superficiale. Stupida.

    Manca anche la sensazione di poter contare, di valere, di potere incidere.
    Non è solo una questione di soldi. E' proprio che manca una dimensione.
    Manca il senso del sè.

    Che viene dal senso di essere parte di qualcosa, e di poter incidere.

    Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 1 mese fa


  31. In questo Stefano non concordo: il senso del s'è parte da se stessi, che tu faccia parte di qualcosa o no. Ma si conquista con dolore e molta fatica, e nessuno vuole pagare questi prezzi. Più comodo attribuire i problemi solo alla società, al lavoro che manca ecc. Perché vedo una larga parte di studenti che si lamenta ma pretende auto (carina, la 500 nuova per dire o meglio), cellulare sempre carico, il venerdì a strafare con gli amici e' sacro, e ovviamente spendere, cose firmate finto vintage e così via? E se non li hai garantiti sei un fallito. Il monolocale e il senso di se' si acquisiscono senza tanti fronzoli inutili, che se ci sono ok ma se non ci sono non e' che c'è da sentirsi senza futuro e frustrati!

    Scritto da Boh/Orientalia, 2 anni, 1 mese fa


Scrivi il tuo commento

*

*


*


L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.