Crocefisso no, burqa sì?

burqaLo dice Secondo protocollo. Human Rights Defenders, un’associazione laica per la difesa dei Diritti umani, e lo scrive una persona di fede ebraica: Crocefisso: completamente errata la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani.

Concordo da quando ho visto, nell’atrio dell’Università Cattolica di Milano, una donna, penso una studentessa, con il burqa integrale: mi ha imposto di non vedere il suo volto e non essere riconoscibile né identificabile, facendomi sentire a disagio e insicura. Avrebbe potuto essere la n.1 ricercata dall’Interpol e nessuno l’avrebbe saputo. Avrebbe potuto nascondere sotto il sottanone chili di esplosivo e non si sarebbe minimanente visto.

Avrebbe potuto essere la persona migliore del mondo ma il disagio che causa una persona senza volto, senza identità, è assai maggiore e più potenzialmente pericoloso del disagio che causa “un simbolo di pace e di tolleranza”.

Ciò non toglie che lo stato, tutti gli stati, dovrebbero essere laici per un solo, grande motivo: solo la laicità garantisce l’uguaglianza davanti alla legge, e solo una legge laica garantisce l’uguaglianza nello stato. Che poi è la scelta che fu fatta nel 1947-50 dall’India, quando l’Assemblea Costituente doveva redigere la Costituzione, benché gli induisti costituissero il 90% della popolazione, gli islamici avessero formato uno stato a sé stante, il Pakistan, e le altre minoranze religiose fossero assolutamente esigue, quasi inesistenti numericamente.

[...] La Corte Europea dei Diritti Umani ha emesso questa sentenza probabilmente spinta non tanto da una idea di laicità, che dovrebbe comunque esserci a certi livelli, quanto piuttosto per mandare un segnale alle migliaia di proteste islamiche pervenute da più parti d’Italia. Togliere il crocefisso dalle aule di scuola non è certo una idea nuova. Già in passato diversi Imam avevano scatenato cause legali per farlo togliere e nella politica che regna ultimamente in Europa, quella cioè della totale tolleranza alle pretese e imposizioni islamiche, il fatto che a fare una richiesta del genere sia stata una famiglia non islamica (almeno per quello che si sa), ha fatto si che si cogliesse la palla al balzo per ribadire la politica europea verso le imposizioni islamiche senza però destare sospetti di sorta.

La Corte Europea dei Diritti Umani ha deliberatamente dimenticato che il crocefisso, prima di essere un simbolo religioso, è un simbolo di pace e di tolleranza. La sua presenza non è “impositiva”, non è “offensiva” e, soprattutto, non è “discriminatoria”.

Stando alla sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani, cioè applicando lo stesso parametro ovunque, si dovrebbe togliere il crocefisso e le immagini sacre cristiane da ogni strada, da ogni vicolo. Le cappelle votive (ce ne sono migliaia in tutte le strade d’Italia) andrebbero demolite. I campanili civili non dovrebbero più avere la croce al loro apice. Il crocefisso dovrebbe rimanere solo nelle chiese e non “inquinare” anche gli stabili civili. Stupiti di questo? E perché? E’ questo che fondamentalmente sentenzia la Corte Europea dei Diritti Umani, certo, non direttamente ma crea un precedente che presto porterà proprio a questo. E su cosa si basa questa sentenza? Sul fatto che la presenza del crocefisso in un ambiente che dovrebbe essere laico, come la scuola, “costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro usanze”. E perché? Forse che il crocefisso “impone” la religione cristiana? E’ forse un “sistema impositivo”? E’ in qualche modo “coercitivo”?

Paradossalmente la decisione della Corte Europea dei Diritti Umani è tutto fuorché una decisione laica, in quanto “impone una scelta” mentre la laicità vera rispetta tutte le scelte altrui, comprese quelle inerenti le tradizioni storiche.

E allora, arrivati a questo punto, stabilito che il crocefisso non è una imposizione, analizziamo quelle che invece sono veramente “imposizioni religiose”. Il burqa, il velo islamico, il non poter sposare una persona di religione diversa, le imposizione che violano i Diritti delle donne nel mondo islamico, il fatto che una donna, per credo religioso, sia considerata un essere inferiore, la poligamia, la misoginia religiosa e, soprattutto, la sharia Questi sono gli argomenti che la Corte Europea dei Diritti Umani dovrebbe trattare, non la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche che a differenza di certe “pratiche religiose” non impone niente, nel perfetto rispetto della libertà di scelta che proprio la laicità pone al primo posto.

E’ stato detto che la Corte Europea dei Diritti Umani ha fatto una scelta laica. Secondo noi non è affatto così, anzi, ha fatto una scelta “imposta” dal volere islamico che sta portando l’Europa verso un credo imposto, verso usanze e tradizioni che non sono né sue né liberali.

E’ stato detto che la Corte Europea dei Diritti Umani ha fatto una scelta laica. Secondo noi non è affatto così, anzi, ha fatto una scelta “imposta” dal volere islamico che sta portando l’Europa verso un credo imposto, verso usanze e tradizioni che non sono né sue né liberali. Il fatto che abbia usato una famiglia “normale” per farlo non toglie che le ragioni di fondo siano altre, quelle che stanno portando all’introduzione della sharia in Gran Bretagna, quelle che portano all’assassinio di vignettisti che disegnano il Profeta, quelle che stanno portando ad una costante islamizzazione dell’Europa.

Ecco perché dopo millenni nei quali il crocefisso è rimasto li come un simbolo di pace e tolleranza, di negazione delle imposizioni, non possiamo permettere che quel simbolo venga cancellato proprio da una imposizione. Non diamo all’Islam radicale questo assist, ce ne potremmo pentire amaramente (Secondo protocollo. Human Rights Defenders)



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L'autore del blog

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Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.