Da Augusto Marinelli, rettore uscente dell’Università di Firenze (che, cacciatore da sempre, “nella sua attività di ricercatore ha realizzato importanti indagini sui valori economici della caccia in Italia”) al Coordinamento Docenti Precari dell’Università di Firenze:
A conclusione del mio mandato di Rettore desidero rivolgere un cordiale saluto a tutto il personale dell’ateneo, docenti e tecnici-amministrativi, ai membri degli organi di governo, di valutazione e di controllo, ai dirigenti, al direttore amministrativo, ai prorettori e ai delegati, con il più vivo ringraziamento per l’impegno profuso in questi anni e per la collaborazione instaurata a beneficio dell’ateneo, convinto che la nostra Università ha nel suo capitale umano il patrimonio più prezioso, che permetterà di affrontare le sfide sempre nuove della qualità e del confronto internazionale.
Risposta del Coordinamento Docenti Precari Unifi a Marinelli:
Le centinaia di docenti a contratto dell’Ateneo fiorentino La ringraziano vivamente per l’attenzione loro riservata nel Suo messaggio di saluto, nonché per l’ardita manovra, da Lei sottoscritta, che ha azzerato i fondi alla docenza a contratto in questo anno accademico, manovra che ha consentito al capitale umano costituito dai docenti esterni di poter lavorare a titolo gratuito a beneficio dell’Ateneo, dimostrando così finalmente di essere lavoratori capaci di impegnarsi senza alcun interesse venale nella sfida sempre nuova della qualità e del confronto internazionale. (Faccio cose vedo gente)
In un dipartimento che per pietà di Buddha non nomino 6 ordinari, 1 associato, 1 ricercatrice (non aveva vinto il concorso con il suo potente marito dopo avergli messo pubblicamente le corna con uno palestrato di 25 anni di meno, dimostrando così, a detta di tutti, di essere una gallina: gliele poteva mettere dopo), 2 lettori e 9 professori a contratto anche con 2 corsi l’uno.
Molte le università che non pagano oltre a quella di Firenze, come l’Università di Torino, che a quanto mi è stato detto retribuisce per un corso di docenza di 8 crediti ben 50 Eu. Grazie Berlusconi e Gelmini dell’ardita manovra economica, che va a tutto vantaggio di qualcuno a discapito di molti altri, incluso gli studenti.


Uh, 8 crediti per 50 euro! Mi pare un ottimo prezzo che sicuramente attira gli studenti :-)
Questa cosa dei crediti ha degli aspetti divertentissimi, a patto di non avere MAI a che fare con un laureato di questo tipo in nessuna circostanza.
Ad esempio mi ha divertito vedere dei futuri ingegneri civili ad un seminario di storia contemporanea per "guadagnarsi" il credito. Chissà che non se ne ricavi una cultura un po' più universale, qualora per riscuotere il credito occorra anche dimostrare di essere stati svegli e senza mp3 tutto il tempo.
Scritto da Bubbo Bubboni, 2 anni, 3 mesi fa
Cara Enrica. Come ti dicevo, secondo me hai più capacità di carpire il punto di me.
La riforma Gelmini ha delle falle magistrali che non consistono soltanto nella suo impianto che è un dettato di cosa non si può fare, e non un meccanismo interpretabile diversamente per ogni realtà per relaizzare, come era invece la pur scomoda riforma Moratti.
Ma è tremenda anche perchè nel voler fare ordine, nella sua ansia di gerarchizzare senza criterio, non coglie un punto: la ricerca e la didattica universitaria non sono un ufficio: c'è il capo e gli altri obbediscono eseguendo i dettati, ma una collaborazione attiva, e paritetica, alla scoperta di una nuova verità non ancora assodata.
Questa nuova verità che si chiama risultato scientifico, porta un beneficio elevato in termini di migliore e nuova medicina, migliore e nuova ingegneria, migliore e nuova fisica, migliore e nuova scienza teoria, migliore e nuova cultura umana , linguistica, sociologica.
Questi risultati si raggiungono lavorando su vari livelli e su differenti piani, dal laureando su fino ai direttori di dipartimento, passando per gli amministrativi.
Si arrica a fare università proprio in queste articolazioni: l'università e la ricerca sono una comunità e un insieme che aggredisce l'ignoto, per portare un benessere che è cultura , ma scienza, tecnologia e applicazione nuova.
Diversità e articolazione e non gerarchia e applicazione pedante hanno portato l'uomo sulla luna.
L'università come ricerca e poi come accademia non è un ufficio come crede il Ministro attuale. Se lo fosse insegnerebbe lo stato di fatto, e si chiamerebbe Scuola. Magari buona, ma scuola.
La gerarchia di ricerca poi è nella autorevolezza e non nelle nomine, se ce ne fosse bisogno, autorevolezza che è testimoniata da vari aspetti, non dall'etichetta o dalle decisioni del ministro.
Credo che valga la pena porre in essere il punto. Parlarne in modo franco e pacato coi colleghi. Dire che questa riforma ha qualcosa di contorto e inefficace posta così.
Che ignora il lavoro che viene dal basso, e che è questo lavoro che riempie l'università la fa la costruisce e la fa andare.
Sono le motivazioni che tengono in piedi la ricerca e al nuova didattica.
Quindi bisognerenne parlarne. Ma servono strumenti incisivi di dialogo, e anche una sensibilità ambientale e una intelligenza, che non può essere patrimonio di una persona sola… ;)
Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa
Sorry per gli errori di stUmpa, sto scrivendo su uno strumento instabile ;-)
Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa
wow…per una volta ci sono persone che protestano a cielo aperto all'università?MAI visto ma…BRAVI!complimenti ai fiorentini!!!era ora che qualcuno iniziasse a parlere sul serio…
Scritto da sole, 2 anni, 3 mesi fa
Caro Bubbo, "i futuri ingegneri civili ad un seminario di storia contemporanea per "guadagnarsi" il credito": si guadagnano il Paradiso, altro che! E in effetti chi insegna è una specie di santo.
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
Stefano, l'università e la ricerca sono una comunità e un insieme che dovrebbe alavorare a beneficio di tutti, e tutti dovrebero lavorarci a beneficio della comunità, della scienza e della conoscenza. Ma in realtà, come ben saprai, è a beneficio di pochi, anzi, di pochissimi.
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
ps quanto agli errori "nel particolare" Tucci insegna che non bisogna farci caso: è importante la cosa generale che dici.
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
sole, protestano perché sono tanti e anonimi, certo non protestano singolarmente.;)
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
@ boh . Se è a vantaggio di pochi ha ragione la Gelmini, allora.
Se è a vantaggio di pochi queste persone sono dei privilegiati, e io non c'entro con questa struttura.
Io credo le cose siano come permettiamo che siano: dove io lavoro so che quella è la mia università e funziona col mio lavoro. Questo resta un fatto, la forma può seguire solo se ci si concentra sul cercare di ottenere un riconoscimento reale.
A cedere a priori, si fa il gioco del potente di turno.
@Sole. Per il sistema a crediti, quello funziona in mezza europa. Non è stato inventato solo per l'Italia, ma è un meccanismo europeo. Non addurrei a questo nessuna stortura preventiva.
Prima dell'introduzione del metodo a crediti funzionava meglio l'università?
Sì se si ritiene che NON insegnare e poi bocciare agli esami sia un metodo.
Il problema è la serietà delle persone coinvolte e la voglia di lavorare.
Non esistono metodi che "a priori" danno risultati e altri "no".
La didattica è questione più che altro di soggetti coinvolti e della loro serietà.
Certo se l'università è un sistema che favorisce i soliti quattro ordinari i risultati sono pessimi per forza.
Ma resta sempre fuori dal piatto un concetto: l'università NON è didattica è soprattutto comunità scientifica e di ricerca. Si pensa che lo scopo istituzionale dell'università sia solo l'accademismo di aula. Questo è vero nelle istituzioni umanistiche. Ma non c'è solo l'umanesimo e la letteratura al mondo.
Mi sembra che si dimentichi che se esistono cure mediche più efficaci oggi rispetto a 70 anni fa, non è alla didattica, ma alla ricerca che dobbiamo il maggior debito.
Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa
Stefano, non si vive di solo pane. E chi ha detto che le facoltà umanistiche abbiano bisogno di didattica, e quelle scientifiche no?
Hanno entrambe bisogno: spiegare aiuta a spiegarsi, a cercare problemi e individuarli. Qualche volta dà anche l'inizio delle risposte.
L'università è ricerca e didattica, per tutti. E' come in un ospedale: senza l'una non c'è l'altra, e gli ospedali dove si fa ricerca e si insegna sono migliori degli altri.
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
E poi smettiamo con questa retorica che abbiamo bisogno di cure mediche avanzate più di altre cose. La morte non si sconfigge, la bruttura e la noia sì.
E poi, Stefano, si vede che non hai mai fatto linguistica: è ricerca pura! Eppure è materia umanistica.
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
Certamente entrambe, didattica e ricerca.
La linguistica è ricerca pura, mai detto e pensato diversamente. Lo è anche il design, l'architettura, la glottologia. Ti sembrerà strano–essendo ricercatore di computer science, nell'immaginario collettivo uno schiacciatasti–ma parte del mio lavoro non è negli ambiti scientifici puri (matematici), ma sociali quindi non mi riferivo certamente a me o a te.
Certamente non ho suggerito che le facoltà scientifiche non abbiano bisogno di didattica (sarebbe un po' difficile difendere questo punto), ma che ci si dimentica dell'esistenza dell'altro corno, la ricerca.
Riallacciandomi alla tua analogia, volevo rammentare che negli ospedali non si curano solo le persone, ma che si cercano anche nuove cure. Appunto, in questi ospedali, dove si coniuga ricerca e didattica la medicina funziona meglio.
Va notato però che una facoltà, ad esempio di fisica, o di ingegneria, o di informatica, di biochimica (etc), ma anche in quelle di linguistica, di sociologia (mi spiace se dimentico qualcosa, ma l'elenco è lungo e includere tutto è sempre complesso), le facoltà fanno del "creare nuove cose" il perno del loro lavoro.
Il mio e il tuo lavoro inclusi.
Cito gli ambiti scientifici, che mi sono più noti e mi scuserai se non ho conoscenze di settore linguistico, ma ognuno purtroppo ha le proprie competenze e preferenze. I propri limiti di capacità.
Gli studi sulla pila atomica sono stati (una parte del) lavoro di Fermi, io sono sicuro che insegnasse Fisica a Roma, ma non è quello che muoveva o faceva avanzare il suo lavoro. Gli studi sul bosone Z0 sono stati il problema di Rubbia e il centro del lavoro che lo hanno portato al Nobel.
Nei corsi –nella didattica–sono certo che portassero e portano il risultato dei loro studi–come tu porti i tuoi nei tuoi corsi, e io i miei–arrrivando a quella eccellenza di sinergia che tu segni e che condividiamo tutti.
Ma quando si parla "coram populo", pubblicamente, di Università, sembra che sia *solo* attività di aula, l'università, ma non è così: la ricerca (di qualsiasi natura umanistica, linguistica, scientifica) assume un aspetto fondamentale invece. Altrimenti perde senso, si perde una delle due gambe, quella che produce la nuova conoscenza, nuovo valore, e nuova didattica.
Quando si parla non tra specialisti, io credo che valga la pena rammentare questo. E mi stavo consentendo (forse sbaglio ad usare il tuo spazio in modo improprio) di rammentarlo anche qui , perchè, mentre tu conosci l'ambiente e l'importanza di entrambi i meccanismi, chi ne è fuori può -ovviamente–non saperlo. E noto che l'informazione pubblica non segna questa importanza dei due lati.
L'informazione pubblica, infatti, e il ministro in carica in particolare, enfatizza l'università *solo* come un luogo di formazione professionale. Le professioni (tra cui le scienze mediche che ti citavo perchè più note al pubblico che quelle di information retrieval o di linguistica, che ci toccano più da vicino) non sono oggetti statici, come sappiamo entrambi, ma si evolvono (e molto) ed è grazie all'attività di ricerca, svolta nelle università, che si mantengono all'altezza del loro ruolo.
Mi sembra però che la ricerca preceda la didattica, altrimenti non si capisce che differenza ci sia tra scuola e l'università.
Spero mi concederai questo punto ;)
Anche se–lo so–non è da gentlemen insistere quando si è stati zittiti da una didatta di grande competenza e fascino.
Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa
P.S. E con didatta intendo alla Enrico Fermi. Didattica che fa seguito al duro e faticoso lavoro di indagine comprensione studio e ricerca (prima di essere fraintesi!) ;-)
Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa
Stefano, grazie della lunga risposta.
Io credo sia il contrario. Da noi, tu lo sai, si pensa che quello che vale sia solo la ricerca, la produzione di cose originali ecc. La didattica è assolutamente negletta sia nei contenuti sia nei modi.
Ecco, è sbagliatissimo. Mi permetto di dire che ho imparato proprio ad Harvard, dove si fa ricerca per eccellenza (anche filosofica, per dire, vedi Amartya Sen, che insegnava filosofia ed economia), che la diidattica è essenziale, anche perché prepara, nei corsi superiori, nuove persone che fanno ricerca.
E il nostro governo scorda proprio questo, infatti anche un associato o un ordinario se offrono corsi specialistici in altre sedi prendono la metà dei soldi offerti a un prof a contratto. Il che è paradossale, 25 Eu! E' ovvio che non ci va nessuno, specie gli ordinari. Eppure, penso alle facoltà giuridiche, di ordinari bravissimi che potrebbero offrire corsi interi ce ne sono: ma chi glielo fa fare di insegnare?
E la didattica vuol dire fondi, come ben sai: che servono per la ricerca. E' giusto che chi ha molti studenti abbia più fondi, come è stupido che il numero degli studenti sia conteggiato allo stesso modo per sanscrito, mettiamo, e per letteratura italiana o per analisi I (ingegneria, chimica e così via) o inglese, tutti esami obbligatori.
Sia bene che da sempre nelle nostre università è stato dato spazio solo alla ricerca e alla produzione: chiedilo agli ordinari da più di 5-6 anni se insegnavano! Ora ci si fa più caso ma prima gli ordinari se andavano in facoltà 2 volte al mese era grasso che colava! Quando c'era lezione.
In uan università che conosco direttore di dipartimento, un grande dipartimento che accorpava discipline varie anche distanti (dall'etrusco alla linguistica computazionale, dalla glottologia all'antropologia culturale e così via), veniva in facoltà una volta a settimana, due ore il martedì pomeriggio dalle 6 alle 8 (insegnava) e 2-3 ore il mercoledì mattina (9-11 o 12), e la notte e la cena gli veniva rimborsata: andava ai consigli di facoltà quando c'erano, il mercoledì mattina, e non faceva neanche in tempo a firmare le cose da firmare perché ripartiva. Basta. Tre mesi esatti di ferie d'estate, gli inviavano le cose più urgenti col corrriere anche all'estero (mai in agosto che era in ferie totali).
L'anno prima dell'euro per Natale, con la tredicesima, ha preso uno stipendiuccio di oltre 13.000.000. Praticamente regalato. Ecco, questi sono sprechi, e ci sono ancora anche maggiori (ne potrei raccontare delle belle, ma finisco qui). E sono tutti soldi sottratti alla ricerca e alla didattica. La scelta non deve essere fra ricerca e didattica ma fra sprechi e uso corretto.
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
Non so come funzioni ovunque, ma quello che glielo fa fare da noi è il regolamento che non può essere disatteso e l'ambiente die colleghi. Insomma se l'ordinario non tiene i suoi 15 crediti di corsi, gli altri colleghi non gliela lasciano passare tanto liscia, perchè invece loro sono obbligati a farlo.
Non a caso siamo la seconda università della Lombardia (la prima è il Poli, ma loro hanno un solo indirizzo), in termini di qualità dei risultati e la sesta di Italia, sempre secondo i parametri (lacunosi e discutibili) del MIUR.
Altresì non conosco però i nostri nei dettagli, conosco meglio i dipartimenti di scienze. Ma insomma andando "a spanne" (potrei essere smentito quindi), la didattica qui è molto visibile: siamo un campus, è difficile non tenere lezioni e "non essere notati". Ma insomma è tutto da discutere da questo punto di vista. Non garantisce nulla la presenza poi. Mi trovi concorde quindi.
Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa
A parte i casi specifici, o generali, la questione del valore della didattica come perno della ricerca e dell'accademia è a mio parere un punto molto interessante su cui riflettere (e su cui lavorare in senso proprio).
Come ti accennavo in un precedente post, uno dei campi di ricerca che mi riguarda è quello del social computing: a me interessa in generale la misura e la comprensione del comportamento umano tramite la computazione "non invasiva".
La misura e la comprensione del comportamento fisico, del movimento (che stai facendo ora e "come" ?) con strumenti indossabili leggeri e minuscoli (giusto ieri abbiamo ottenuto dei *nuovi risultati* eclatanti in termini di accuratezza, per la comprensione del movimento con un nuovo metodo, come ti dicevo via email).
Ma anche la misura e la comprensione del comportamento sociale della persona, con strumenti di social computing (a là web 2.0 per capirci). Quest'ultimo in particolare nei contesti di e-learning.
Il social e-learning è un settore di ricerca che si sta aprendo adesso che noi stiamo contribuendo ad espandere. E naturalmente abbiamo la nostra visione che non è quella comunemente adottata (si sa, ognuno ha la propria;)
Sarebbe interessante, per le nostre ricerche, capire come e cosa chi fa didattica elevata nel tuo settore si aspetta dagli strumenti (non ancora creati) di e-learning, o come la pensa. In particolare in merito al suo valore di leverage culturale e di ricerca, ovvero come è corretto svolgere la didattica universitaria, di dottorato, e la comunicazione scientifica, per un orientalista….
Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa