Sgominata in Sicilia e Calabria l’organizzazione criminale che aveva creato un giro d’affari sul business dei «diplomi facili». Sette arresti e 12 istituti scolastici siciliani e calabresi sequestrati [...].
Oltre duecento, tra ispettori, dirigenti, organizzatori, docenti, personale amministrativo, collaboratori, le persone denunciate [...]. Pagavano dai 3 mila ai 5 mila euro per l’ottenimento di un diploma di scuola secondaria. A seconda del prezzo pagato veniva concesso anche di costruire false carriere scolastiche ad hoc.. (La Stampa)
In Sicilia si dice che ci siano delle lauree facilissime, come quella di una ridente università di una ridente cittadina costiera dove finiscono gli studi, con gran profitto, dei brillanti medici che per troppa scienza sono respinti agli esami sia a Roma, sia in un paio di altre accademie dello stivale. Ora La Stampa denuncia questo scandaletto dei diplomi ma non nota una cosa evidentissima.
Non è che voglio fare i conti alla mafia o altre organizzazioni criminali, per carità – che, peraltro, mi sembra che non paghino tutte le tasse – ma se una famiglia per un diploma taroccato da 3000 Eu e con quei soldi bisogna pagare tutta una serie di persone, quelle dell’organizzazione, gli istituti, i dirigenti, gli ispettori e così via, mi dite quanto rimane per i docenti? Alla fine della fiera, se prendono 300 Eu è grasso che cola!
In sunto: vi pare giusto che un povero professore sia sfruttato così dalla criminalità organizzata?
(NB: ho usato il latino dato l’argomento alto)


Ahahah!!! :-) Al di là della risata amara, vedi, cara Enrica, il problema è sempre quello: in Italia il diploma di laurea è considerato soltanto *il pezzo di carta*. In parte lo pensavo anch'io quando sono entrato in Via Balbi (sede dell'Ateneo genovese) soprattutto perché nessuno tra i miei prof. mi ha fatto capire certe cose. Le ho capite alla fine del corso, fortunatamente.
Scritto da Daniele Minotti, 2 anni, 3 mesi fa
il problema è anche la micro-criminalità diffusa che va sotto il nome di furberia. Noi la chiamiamo furberia. In questo rimpiango molto gli USA (dove c'è, ma non capillare come qui, per gni aspetto della cultura).
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
Ehehe, così i docenti sono sfruttati sia dalla versione legale della scuola che da quella illegale! E gli studenti rischiano di avere diplomini inutili (ma pericolosi per la società) in ambo i casi. Alle volte il confine tra legale e illegale è davvero sottile, come quello tra ignoranza del latino e cultura. Ah, "Sed mendacium officiosum est peccatum mortale, cum per ipsum aeterna merces in temporalem commutetur", come dicevano gli antichi (qualsiasi cosa intendessero)!
Scritto da Bubbo Bubboni, 2 anni, 3 mesi fa
Bubbus magnus, infatti hai detto bene: diplomini inutili ma pericolosi. Per questo c'è così tanta gente in giro che di quello che fa non ci capisce niente, e meno gli importa?
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
tanti anni fa, il mio professore di filosofia del liceo, allievo di francesco barone, ci aveva spiegato la sua opinione: abolire il valore legale dei titoli di studio, cosicchè permane quello sostanziale; a mio modesto avviso, è la strada giusta
Scritto da diego, 2 anni, 3 mesi fa
diego, ma poi con i concorsi come facciamo? O in genere con chi giudica, potrà giudicare in base a che?
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
carissima boh, è un punto di vista con i suoi pro ed i suoi contro
a favore c'è che la realtà finisce col essere prevalente rispetto al formalismo; faccio un esempio, se un ragazzo esce con 60/100 da un ottimo liceo classico statale, come ad esempio l'arnaldo di brescia, perchè mai deve essere in svantaggio rispetto ad un ragazzo che esce con 100/100 da una scuola compiacente?
(diciamo nordafricana, tanto per essere ironici, so bene per esempio che in calabria c'è un'ottima università per la fisica, quindi ironizzo sia chiaro)?
per i concorsi, dovrebbe essere valido quel che uno appunto dimostra al concorso, se è preparato, lo vince, se non lo è, non lo vince, senza che i titoli, appunto perchè inficiati dalle differenze territoriali, abbiano valore
è ovvio che questo approccio porta dei problemi, ma io riporto questo punto di vista strettamente "liberale", ovviamente non lo sposo in toto, ma qualcosa di giusto c'è
Scritto da diego, 2 anni, 3 mesi fa
Diego, ti faccio un esempio pratico di concorso: la persona che ha vinto aveva 3 dico 3 pubblicazioni locali e 2 collaborazioni nazionali (ma con la sua prof, che era anche presidente di commissione). L\'altro candidato aveva 73 pubblicazioni internazionali. Questi sono titoli, ovviamente.
Ammesso per ipotesi che il primo candidato avesse fatto uno scritto migliore, e che lo avesse fatto solo per suo merito, non credi che lo scritto peggiore possa essere inficiato dallo stress del candidato, dalla paura e così via? Voglio dire, un percorso di studi o una pubblicazione sono, a mio avviso, più importanti di uno scritto, che dipende da troppe variabili. E ho parlato solo di paura e stress…
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
cara boh, io ho proposto all'attenzione un approccio generale alla questione, che a me pare quello giusto, ma poi, dall'idea alla sua espressione concreta, è ovvio che chi è competente, come te ad esempio, può rilevare problemi non banali e ostacoli rilevanti; insomma dalla poesia alla prosa un pò di fatica c'è sempre; quindi, la mia è solo una prospettiva di fondo, che non pretende d'esaurire un argomento così complesso
Scritto da diego, 2 anni, 3 mesi fa
l'dea di fondo è che chi è valido, bravo, preparato, fa ricerca ed è *in grado di insegnare*, debba vincere. Giustissimo. Ma non è così, e lo sappiamo tutti.
Anche io dicevo sempre: il 110 della laurea col mio prof, che ha bocciato a un esame di sanscrito un uomo che non gli sembrava abbastanza preparato ben 7 volte di seguito (fermandogli ovviamente il corso di studi), e bocciava a manetta, come si dice, tutti in genere, è un 1000 di un'altra laurea presa con Pinco Pallo in un'altra università, o nella stessa università. Su questo hai ragionissima Diego.
Per il liceo vale la stessa cosa, anche io ho fatto un liceo difficilissimo e "di casta", con un prof famoso per la preparazione e la severità, che ci sottoponeva settimanalmente, per esempio, alla famosa "frasata", cioè la traduzione dall'italiano di paragrafi famosi in greco e latino che dovevano, se ben tradotti, risultare uguali all'originale. E poi dal latino al greco e viceversa con un'altra professoressa.
Ma l'attuazione pratica del giudizio di merito nei concorsi è quanto mai ardua, concorderai con me.
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
Concordo con Diego. I titoli andrebbero svuotati di valore legale.
E i concorsi andrebbero aboliti.
Sono comunque una farsa, quindi a cosa servono?
Sarei più franco, ognuno si sceglie i collaboratori che crede, lasciamo che il lobbismo universitario imperi.
Ma poi i finanziamenti di ricerca e di didattica si diano sulla base di criteri chiari, come il numero di pubblicazioni internazionali e parametri come l'H-index e l'I.F.
E coi finanziamenti ottenuti si modulino gli stipendi degli ordinari e dei loro collaboratori.
Bassi finanziamenti, stipendi bassi. Finanziamenti nulli: stipendio nullo.
Comunque, la Gelmini sta abolendo gli esami orali nei concorsi da ricercatore, proprio per il grado di variabilità e aleatorietà che hanno.
Vedremo, ma se non si apre un mercato di università private sarà sempre così, credo.
Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa
Sai Stefano, concordo che ognuno scelga le persone che vuole, col rischio però che gli studenti che hanno la fortuna di studiare in una grande università e con i professori potenti saranno piazzati, gli altri devono scegliersi il probabile padrino in giro per l'Italia. Non mi sembra uan buona cosa lasciare tutto in mano al giudizio di un singolo, a meno che non si faccia all'americana: il dipartimento decide in base al bisogno oggettivo per le materie di insegnamento.
Sei bravo in fisica quantistica? Il dipartimento apre una ricerca internazionale per trovare il prof di fisica quantistica più vicino ai suoi interessi. Fanno la selezione e fra i selezionati ne scelgono 3 o 4 e si chiamano a esporre la loro scienza davanti a professori e alunni. Il più convincente vince. Certo, avere qualcuno all'interno aiuta, ma non è determinante, specie nella grandi università d'eccellenza.
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
Bè però non c'è solo la didattica… Onestamente io credo la didattica la si potrebbe fornire–scusa se prendo un atteggiamento indifendibile ed estremista–anche fuori dalle università, altrettanto bene, se si parla di prassi didattiche consolidate.
L'università è soprattutto ricerca di cose nuove. Scientifiche o culturali. La capacità di ricerca non la puoi decidere per concorso, secondo me. Non è pregressa, ma futura.
In quel caso io sarei più propenso a meccanismi dinamici e meno… paludati.
Certo, ad un certo punto da ricercatori si deve diventare cattedratici, e lì chi lo decide? Il punto resta aperto.
Non so, Enrica, onestamente è un bel problema e le mie sono utopie, non si possono buttare via prassi consolidate così, e in Italia la prassi è questa.
Con queste prassi il concorso resta un luogo deputato ad essere pilotabile da chi ha peso nelle commissioni.
Forse è la stessa cosa, non so. Io sono per la trasparenza. Se il prof X conta molto, che lo si dica e lo si sappia. E sia chiaro pubblicamente.
Quel che so è che all'estero per essere preso in una università, mando un CV, se gli piace mi chiamano per una intervista telefonica, se gli piaccio mi chiedono di andare lì… ed è finita così.
Deve essere sempre tutto così contorto in Italia?
Il rettore e i direttori si potrebbero scegliere (liberamente e pubblicamente) i professori e i ricercatori senza concorso; i professori e ricercatori si potrebbero scegliere i collaboratori e gli altri ricercatori con cui lavorare, e i dottorandi.
Le pubblicazioni e il prestigio delle istitituzioni dirette sarebbero una misura chiara del risultato.
Il risultato dirigerebbe l'assegnazione dei i finanziamenti (stipendi inclusi), verso chi arriva a risultati decisi a livello nazionale. Uno ha facoltà di scegliersi direttamente i collaboratori e i "sottoposti"; ma se fa male ottiene poco.
Un meccanismo come questo, non renderebbe le università private, la ricerca potrebbe essere teorica come applicata, e libera, le industrie e i privati non si impiccierebbero dell'education nazionale, ma si introdurrebbe un criterio di misura chiaro a tutti, e fornirebbe una spinta per ottenere risultati prestigiosi e per il confronto internazionale: lascerebbe ai "baroni" (che sarebbero dei normali professori) la facoltà di scegliersi i collaboratori senza "ipocrisie istituzionali".
E comunque questo darebbe allo Stato uno strumento per decidere quali sono i docenti da finanziare. Se i criteri di misura non fossero meramente nazionali.
Non so…. Sono troppo semplificativo, immagino.
Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa
Stefano, per fare come dici tu bisognerebbe eliminare in qualche modo chi c'è già e mettere dentro persone oneste, appassionate e molto competenti. Il che mi pare impossibile.
L'università per metà è ricerca e per metà è didattica, come un ospedale è metà ricerca o metà pazienti. Infatti gli ospedali dove si fa ricerca funzionano meglio, e le università dove si cura la didattica pure.
Io sono d'accordissimo col metodo americano.
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
Bè allora noi siamo d'accordo…E sono già due.
Adesso basta convincere gli altri 100.000 operatori del settore, tutti i professori, i ricercatori, gli assegnisti, tutti i rettori, il Miur, il ministro, la sinistra che non mollerà mai sul metodo dei concorsi, tutti gli studenti, e Berlusconi. E qualche altro vario ed eventuale.
… forse in un weekend non ce la faccio a chiamarli tutti.
Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa
Oh… comunque io e te siamo competenti. Pochi scherzi! ;)
Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa
Stefano, che ne pensi di una pagina su FB? Tu amministratore.
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
Che è una buona idea, ma co-amministriamo.
La sintesi non è il mio pregio tra l'altro, sei tu l' esperta in comunicazione internet.
;)
Non cambieremo nulla, ma potrebbe essere un'esperienza interessante.
Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa
Stefano, per carità un'altra cosa da fare no! Tu fai il gruppo e io aderisco al volo.:)
Scritto da Boh/orientalia4all, 2 anni, 3 mesi fa
:)
La Gelmini sta verticalizzando tutto. Ha estromesso tutti dall'elezione del Rettore tranne gli ordinari, ha messo il 3+3 per i ricercatori. Etc.
Anche se FB può contribuire a diffondere una idea, ci vuole più di un sito FB alle spalle credo…
Qui è un problema di capire di come si può influire su meccanismi che sono nazionali. Come si raccoglie il consenso di chi sposta il consenso.
E chi sposta il consenso in università e al Miur? Io non l'ho ancora compreso…
Poi, penso che finchè la ricerca italiana non sarà percepito come un punto chiave nella produzione di benessere, di maggiori investimenti e risultati economici, a nessuno importerà realmente dell'efficienza (o della libertà) di questo pezzo della società. Quindi qualsiasi "riforma" andrà in qualsiasi direzione.
Al momento l'università è percepita solo come un luogo per laureare. Mentre ovviamente non è questo il suo plusvalore, anche se per una società moderna è necessario e indispensabile il ruolo educativo dell'università.
Necessario, ma non sufficiente…
Scritto da Stefano / The Catcher, 2 anni, 3 mesi fa