Afghanistan: Karzai e l'Occidente hanno davvero vinto?

AfghanoSul risultato elettorale in Afghanistan, che ha visto vincere ancora il presidente Karzai, pesa l’accusa di broglio. Ieri è stato annunciato che Karzai ha vinto con il 46,2% dei voti contro Abdullah, che ha ottenuto il 31,4%. I risultati però sono basati sul 35% dei seggi elettorali, e questo significa che possono cambiare completamente, come è successo nelle recenti elezioni del Parlamento indiano, dove a un primo risultato che dava la colazione di destra vincere è arrivata la vittoria della coalizione guidata dal Partito del Congresso.

Sull’Afghanistan la cosa che mi fa pensare di più è che il sistema elettorale in sé, e il conseguente sistema politico, è democratico in senso occidentale e la gente non lo vuole. Non vuole l’Occidente, anche se è ben felice di avere delle libertà civili. E non vuole il sistema di vita occidentale e il pensiero occidentale: non vuole l’occidentalizzazione del paese.

I rifugiati politici in Italia dicono all’unisono che non vogliono i talebani, ma non vogliono neanche gli americani (e i loro alleati). L’Afghanistan infatti si sta sempre più “islamizzando”, a cominciare dai libri di scuola per bambini. Nelle scuole governative, nei libri si insegna sempre più a temere e prendere le distanze dallo straniero occidentale, con i suoi usi e costumi corrotti. Ecco, la corruzione è il tema che tutti ci rimproverano: la corruzione dei valori, delle priorità, degli obbiettivi. E questo è il vero pericolo, l’islamizzazione in senso anti-occidentale.

Dirò di più: diversi afghani hanno riportato che sono frequenti, specie nelle zone più distanti dalle capitali, i bombardamenti americani non ai campi di oppio (i papaveri da oppio sono enormi e coloratissimi e sarebbe facile bombardarli, anche di notte), ma sugli obbiettivi civili. Marcello Foa di domanda se davvero vogliamo vincere questa guerra, anche a costo di combattere altre 5 o 6 anni e con quali prostettive per una popolazione che dall’invasione sovietica patisce sofferenze e privazioni indicibili senza colpa.

Su questo punto, il più importante, non sono d’accordo: chi vincerà. Mettiamo da parte le sofferenze indicibili del popolo afghano, guardando la situazione con occhio distaccato (e un po’ cinico): una guerra lunghissima e sfiancante sarebbe persa delle forze americano-alleate. Persa come è successo ai sovietici in Afghanistan prima che cadesse l’URSS e fossero ritirate ufficialmente le truppe, come è successo in Vietnam aagli americani, come è successo alle truppe del re del Nepal, se pure bene equipaggiate, contro i maoisti.

La guerriglia, cioè la guerra lunga a sfiancante di gruppi, fatta di agguati e di conquiste di piccoli obbiettivi, tipica di non possiede un dispiegamento di forze pari all’esercito contro cui combatte, è alla lunga vincente se, ovviamente, coinvolge non un gruppuscolo sparuto ma una gran parte, o la maggioranza, della popolazione.

Gli americani e alleati in Afghanistan dispiegano 100.000 truppe, una vera e propria invasione. I talebani invece sono pochi, ma se il popolo si islamizzasse in senso anti-occidentale anche a livello politico diventerebbe una forza dirompente. Se vedesse i talebani come una risorsa anti-occidentale e si unisse alla guerriglia, non ci sarebbero truppe, carrarmati o bombe che tengono. Gli occidentali sarebbero cacciati. Ancora gli USA non lo hanno imparato?



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.