Pina Bausch danza e se ne va

Pina BauschD’estate le contraddizioni scoppiano, i conflitti si esasperano e chi sta male se ne va per sempre. Il mondo della cultura è in lutto. Un’altra grandissima interprete del nostro tempo ci ha lasciato, Pina Bausch, una donna stupenda e assolutamente rivoluzionaria nella danza e nella coreografia.

L’ho vista molti anni fa in Germania. Il suo gruppo di Tanztheater aveva attaccato a muoversi sul palcoscenico, a recitare. Non si poteva dire danzare. Un modo angosciante, gesti quasi scomposti, asincroni, port-de-bras strani, come scoordinati. In una parola, recitazione e danza contemporanea, quella che per gustarla ci vuole un libretto che te la spieghi passo passo.

E poi è venuta lei. Questa signora quasi cinquantenne, che aspettava in un angolo del palcoscenico, ha cominciato a camminare verso la platea e da quel momento non sono più riuscita a staccarle gli occhi di dosso. Non esisteva nessun altro, solo questa danzatrice magra, muscolosa, spigolosa ma armonica, con una semplice crocchia e una lunga veste bianca, che con un semplice movimento delle braccia esprimeva tutto il dolore del mondo, tutta la gioia del mondo, tutto l’amore e tutta l’allegria. Un’energia pura, intensa, così diversa dai movimenti formali e codificati dei vari stili di danza occidentale e orientale.

Pina ha semplicemente rivoluzionato la danza. E l’ha fatto tirando fuori dal suo fragile corpo i sentimenti, il respiro e la forza dell’universo.

La Germania nel 2008 le ha assegnato il prestigioso Goethe Prize of Frankfurt-am-Main, vinto prima di lei da grandi come Sigmund Freud, Max Planck, Hermann Hesse, Karl Jaspers. Anche l’Oriente ha riconosciuto l’apporto di Pina al mondo: il Giappone nel 2007 le ha assegnato il Premio Kyoto, chiamato il Nobel dell’Oriente, un riconoscimento anche molto sostanzioso in yen. Fu dato prima di lei non solo ad artisti come Renzo Piano e Issey Miyake, ma anche a filosofi e orientalisti come Paul Thieme e Willard Van Orman Quine, il filosofo del linguaggio che decriptava i messaggi in codice dei tedeschi durante la II Guerra mondiale e ha inaugurato la conferenza sulla traduzione dalle lingue dell’India, del Tibet e del Nepal organizzata a Harvard nel 1995.

All’età di 67 anni, quando ha ricevuto il Premio Kyoto, Pina ha dichiarato che aveva ancora un mucchio enorme di progetti in testa. Purtroppo per noi se ne è andata prima di averli realizzati tutti.

Ciao Pina, donna magica. Mi mancherai molto.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.