La crociata laica dei cattolici

Bossi e BerlusconiIn altre nazioni se i politici vengonomeno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni. Perche’ tanta diversita’ in Italia? L’autorita’ senza esemplarita’ di comportamenti non ha alcuna autorevolezza e forza morale. E’ pura ipocrisia o convenienza di interessi privati. Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non puo’ pretendere una ‘zona franca’ dall’etica.

Mi fa specie che in questo paese la voce più forte e chiara contro il comportamento di Berlusconi sia quella di Famiglia Cristiana, che a più riprese si è dimostrata più a sinistra della sinistra. Questo è il punto: non se il premier sia sano o malato, come dice La Repubblica, perché l’arroganza che sfoggia pubblicamente anche frequentando ragazze di 55 anni più giovani di lui dimostra che, se mai, malate sono le donne e i loro genitori, ma il fatto che non può sfuggire a un comportamento etico. Un rappresentante del popolo non può pretendere una zona franca dell’etica, anche se asserisce di non aver mai pagato una ragazza, mentre la D’Addario lo esorta ad andare dai giudici.

Mi sembra ovvio che si cerchi di destabilizzare il governo Berlusconi con questa questione tutto sommato secondaria (ma non irrilevante) della moralità e dell’etica, come è stato fatto, mutatis mutandum, con Al Capone, messo in carcere per evasione fiscale e non perché faceva parte di una potente banda criminale; il problema vero, però, è che, ammesso che gli italiani si stanchino presto e definitivamente di Berlusconi, grazie a lui e alle sue alleanze si è formata una gestione amministrativa di centrodestra in quasi tutta Italia.

Insomma, anche se l’imperatore fosse deposto, e con lui la sua corte, che ne facciamo degli amministratori della Lega Nord, per esempio, diffusi in tutta Italia? Se magicamente scomparissero, con chi li rimpiazziamo? La gente li ha votati, questo è il problema.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.