8 marzo 2009, il mondo le deve qualcosa

donna afghanaIo ho sempre parlato di doveri per prima, e mai di diritti, di responsabilità e non di pretese, di dare prima di chiedere. Ma questa data, l’8 marzo, quest’anno segna qualcosa di estremamente importante, reale, concreto.

L’8 marzo in Occidente si festeggia la donna come fosse (ma non è) una celebrazione per l’avvenuta parità, per ricordare che, pur nella diversità, le donne godono quasi di pari opportunità con gli uomini.

Ma in qualche paese non è così, in qualche paese islamico le libertà si vanno sempre più restringendo. Uno di questi è l’Afghanistan. Con la recrudescenza della presenza dei talebani, che a metà febbraio hanno segnato una importante vittoria nella valle dello Swat, dove è stata legalizzata la Sharia (la legge islamica), la condizione delle donne è peggiorata anche a Kabul.

Paween Mushtakhel, una bella donna di 41 che fino a qualche mese fa era un’attrice televisiva, ha trascorso gli ultimi tre mesi nascosta, per paura delle ritorsioni dei fondamentalisti islamici, che a dicembre le hanno ucciso il marito colpevole, secondo loro, di lasciarla recitare. Paween 20 anni fa portava la minigonna: ora indossa il burqa e si nasconde per paura di venire uccisa. E ha un peso grande nel cuore, quello di sentirsi colpevole della morte del marito.

Ci possiamo chiedere: ma noi cosa abbiamo a che fare con lei? Qui, tutto sommato, non si sta male. Certo, ogni tanto c’è una violenza qua e là, ma nel complesso siamo libere e tutelate.

Ma noi non possiamo chiudere gli occhi, fermando il nostro cervello al nostro garage e al tetto della nostra casa. La condizione di una sola donna al mondo segregata, minacciata, violata, non ci può lasciare indifferenti.

L’Afghanistan si sta sempre più islamizzando. I libri di scuola (la scuola pubblica, non la madrassa) insegnano ai bambini l’obbligo della segregazione femminile, l’odio verso gli stranieri, l’obbligo di seguire la legge islamica nei suoi più rigidi dettami.

Mentre l’8 marzo in Occidente si vendono i tristi mazzetti di mimosa maleodorante, pensiamo e lottiamo anche per quelle donne che, in Afghanistan o nel resto del mondo, hanno fatto un passo indietro nel diritto alla vita, alla sicurezza, alla libertà di espressione.



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L'autore del blog

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Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.