Faccio o non faccio testamento?

Enrica GarzilliGiustissimo il dibattito sul testamento biologico, così si eviteranno, spero, tutte le cose già successe.

Intendiamoci, io da parte mia non l’ho fatto e al momento non lo faccio, mi affido semplicemente al buon cuore di chi mi ama, casomai un giorno mi riducessi a una vita vegetativa. Mi piacerebbe pensare che mi si terrà in vita, ma se chi al momento, quando succederà fra 100 anni, non avrà voglia di occuparsi di me, neanche col pensiero, facesse un po’ di me quello che vuole.

Non credo, in tutta onestà, che il corpo conti così tanto da essere preservato a tutti i costi, ma credo che ogni atto si ritorce, in bene o in male, su chi lo compie. La legge inesorabile del Karman, il frutto delle azioni, funziona benissimo. E quindi non è solo per me che temo — nessuno può essere certo che non ci sia mai neanche un secondo di coscienza, e in quel secondo sapere che i miei cari stanno preparando la mia morte non è che mi esalterebbe — ma per chi deciderà per me.

Ma per chi è interessato a tutti costi a decidere tutto di sé, sempre e in ogni momento, sul sito di Veronesi il testamento biologico c’è da un po’. Curioso però che sia in pratica un documento assertivo:

NEL PIENO DELLE MIE FACOLTÀ MENTALI
E IN TOTALE LIBERTÀ DI SCELTA DISPONGO QUANTO SEGUE:

IN CASO DI
• malattia o lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile

CHIEDO DI NON ESSERE SOTTOPOSTO
AD ALCUN TRATTAMENTO TERAPEUTICO O DI SOSTEGNO
(alimentazione e idratazione forzata)

Il fine, è ovvio ed è contenuto nel paragrafo che segue, dove parla della donazioni dei propri organi.

A parte la legalità di un “documento” scritto così, che propone già una scelta bella e fatta (quando si dovrebbe anche poter asserire il contrario, come il consenso o no al trattamento dei dati personali), mi chiedo dopo giorni di disidratazione che trapianto di organi si possa fare. A meno che la soluzione dell’alimentazione interrotta sia presa al volo, appena si è sicuri della malattia o lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile.

Riguardo ai malati di malattie come la distrofia muscolare, che è sicuramente una malattia “invalidante e irreversibile”, che succede? Mi pare che il documento proponga indirettamente un suicidio a quelle persone che scoprono di averla e sono depresse. Una situazione che è comunissima. O chi ha un tumore maligno con metastasi ai principali organi. Neanche qui ci sarebbe l’obbligo di trattamenti di sostegno, cibo e liquidi? Questa è una proposta di diritto al suicidio bella e buona, senza considerare le condizioni mentali (e affettive) del malato. Ci sono migliaia di anziani soli e depressi che se ne andrebbero, che rinuncerebbero alle cure per molte, molte malattie.

Il valore di una vita è forse legato alla sua efficienza? Alla sua età? Alle sue condizioni mentali? Magari, alla sua produttività?

Questo è allucinante e può avere delle conseguenze terribili dal punto di vista legale, medico e sociale. Oltre che etico e morale.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.