Ci ricordiamo benissimo dell'America

American flagNon mi piace la demagogia e non mi piacciono le prese di posizione puramente ideologiche. Non mi piace la tassa sugli immigrati ma ricordo benissimo che se volevi risiedere in USA, ma senza avere un lavoro regolare (contratto e tutto), oltre undici anni fa, dovevi dimostrare di possedere, depositata in una banca americana, una somma consistente (mi pare fosse 250.000 USD, ma potrei sbagliarmi) che ti garantisse da vivere, e una fissa dimora (che poteva anche essere un albergo, se potevi permettertelo, ma dove realmente ti potessero trovare) o un’appartamento di tua proprietà. Che in USA paga tasse salate.

Oppure dovevi studiare, sempre dimostrando di essere iscritto (pagando le tasse quindi) e di avere soldi sufficienti per l’anno di studi, con una somma consistente depositata in anticipo. L’idea è che devi non solo avere soldi, ma pagare le tasse per usufruire dei benefit sociali degli americani.

E la Green card, il permesso di soggiorno permanente, era ed è tuttora molto difficile da ottenere, facilissimo da revocare e costoso, a parte quelli sorteggiati annualmente. Dopo cinque anni di residenza continuativa bisogna rivolgersi a un avvocato e avanzare una ragione ufficiale per chiederlo (di solito è un lavoro fisso) e ci vuole anche molto tempo perché il governo lo conceda; e la pratica costa diverse migliaia di dollari. Eppure, gli USA sono la patria degli immigranti, il melting pot è una realtà. Gli americani “puri”, quelli sbarcati dal Mayflower, discesi dai primi pellegrini inglesi che si stanziarono nell’odierna Plymouth, sono davvero pochi.

Non so cosa sia giusto, cosa si debba fare in Italia, ma so di sicuro una cosa: anche se qualcuno non ha i documenti per lavorare, comunque in qualche modo deve vivere. E allora che fa? O lavora in situazione di illegalità oppure si arrangia come può, in modo illegale. In ogni caso espone sé stesso e altri a rischio.

Quindi l’ideale sarebbe che si mettesse in regola chi lavora, pagando una cifra ragionevole per avere il documento (dato che lavora), per sottostare ai diritti e i doveri di uno stato civile. Se questo lo possiamo chiamare in tutto e per tutto uno stato civile, visto che anche gli italiani “veri” a rispettare la legge (per esempio, nel pagare le tasse) non è che ci vadano matti.

E se non lavora? Questa è una bella domanda ma, in teoria, profughi e rigugiati politici a parte, vedi due paragrafi sopra. In pratica, davvero, non so.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.