Non mi unisco al coro dello sdegno ma, al contrario, sono davvero contenta della proposta di legge dell’Istituzione dell’Ordine del Tricolore e adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra a coloro che hanno partecipato alla Seconda guerra mondiale. Dovrebbero modificare delle frasi, emendare il testo, ma il succo della cosa, l’onorificenza, mi sembra un atto dovuto.
Il motivo è semplice. Mio padre, uno dei primi paracadutisti della Folgore, VII Battaglione, 21° Compagnia, è stato dal 25 luglio 1941 al 1943 in Africa orientale, ha vissuto per mesi in trincea ed è stato anche fatto prigioniero degli inglesi. Ammalatosi gravemente di amebiasi cronica e di epatite B, stava per morire ed è stato reimpatriato.
Nonostante tutto, appena alla meno peggio si è rimesso, è ripartito volontario ed è stato inviato a El Alamein. Mutilato durante il lancio di una granata, vivo per miracolo, se ne è andato comunque, giovane, proprio in conseguenza delle gravi malattie contratte in guerra e curate male.
E ha rinunciato alla pensione di guerra. Si sentiva tradito da tutti, sia dalle alte gerarchie che lo avevano mandato a morire, sia dai politici antifascisti dell’ultimo minuto, e ha rinunciato a questa elemosina dello Stato. Ne era offeso. Non era per quello che si era arruolato ed era quasi morto, non era per quello che aveva visto i suoi migliori amici cadere.
Io sto ancora ricostruendo le sue carte perché anche il suo ruolino di servizio è incompleto. Di lui e delle sue vicende mi rimane come testimonianza solo qualche fotografia, e neanche tutte, da quando un ladro mi ha ripulito l’appartamento di tutto, e i racconti. Ma piano piano, attraverso i vari ministeri, la sua storia sta venendo fuori.
Era anche un uomo pieno di pudore mio padre, non si è mai vantato, non ha mai inveito contro nessuno. Non si è mai lanciato in accuse e recriminazioni. Si è solo, pian piano, allontanato dalla politica, in cui si era tuffato dopo la guerra, e dalla vita pubblica.
Imperfetta che sia questa democrazia, a costruirla ha contribuito anche lui, con il suo sacrificio e la sua vita. Non mi basta la Croce di guerra con cui è stato decorato. I ragazzi devono sapere che la libertà di cui godono è stata ottenuta anche grazie al suo eroismo.
Mio padre mi ha impartito una lezione di coerenza e di rispetto dell’altro e delle istituzioni sane, di quelle in cui la gente lavora per spirito di servizio verso la comunità, davvero difficile a trovarsi. Ho idee diverse dalle sue ma lo stile, quello stile, quella pienezza, anche fra i vari politici dei partiti democratici ancora non l’ho trovati.
Sfido io a trovare altri ex militari, o altre persone, che come lui hanno rinunciato a una pensione dello Stato, in questa Italia dove anche i morti, per anni, con i governi della Democrazia Cristiana e dopo, hanno ricevuto pensioni. Dove dei grandi invalidi in realtà lavorano a pieno ritmo, pur percependo i soldi dello Stato (ne conosco uno), e la piccola scuola elementare di un paese del sud, quando ero ragazzina, aveva 11 bidelli, che ovviamente durante l’orario di scuola facevano altri lavori, e meno del doppio degli alunni.
E scusate se non nomino il politico che governava al tempo, ancora potente, e il nome del paese, che aveva beneficiato in cambio di voti: fra poco dovrebbe uscire il mio libro di storia, che tratterà anche il Fascismo in Asia, e non vorrei pressioni di nessun tipo. Inshallah!


E' giusto dare la giusta onoreficenza a chi ha combattuto per la patria. Lo sdegno è dato dal fatto che si equipara chi ha combattuto per la patria con chi ha combattuto CONTRO la patria. La Repubblica di Salò non era Italia, anzi, combatteva contro l'Italia. Combatteva anche contro la democrazia, combatteva per Mussolini. Questo punto va cambiato! Però, come ho scritto anche nel blog della mia associazione, si sente puzza di revisionismo, il dvd su Craxi lo dimostra. Lo sdegno è giustificato da questo sfreggio alla storia italiana
Scritto da Flumen, 3 anni, 4 mesi fa
molti di quelli che hanno combattuto per la patria poi hanno combattuto contro. Chi è riuscito a tornare dall'Africa, per esempio, non ha spento l'interruttore e ha cambiato idea in una notte. Ha sofferto moltissimo e quando è tornato è rimasto fedele alle idee per cui è quasi morto, è rimasto mutilato e così via.
Il problema è che moltissimi gerarchi e burocrati fascisti hanno continuato a servire lo stato democratico, dopo la guerra, anche ad altissimi livelli. Credi che tutti abbiano cambiato idee, modalità, metodo di lavoro, stile? Hanno solo cambiato bandiera. E per quelli, allora? Perché penalizzare i soldati e non penalizzare gli alti papaveri?
Scritto da Boh/orientalia4all, 3 anni, 4 mesi fa
cara boh, troppo intreccio fra le tue conoscenze storiche di livello elevatissimo e il pathos personale, rischia di rendere difficile la lettura, difficile un giudizio su quanto scrivi; una figlia non può narrare in modo scientifico la storia di suo padre, può solo scrivere in modo molto elegante, poetico, denso di coltissime citazioni e riferimenti, ma non può essere storia, nel senso che io dò alla parola; però è enormemente fecondo di riflessioni, il tuo narrare, ma è poesia, nel senso non dispregiativo del termine, sia chiaro; a rileggerti con rinnovata e rispettosa curiosità
Scritto da diego, 3 anni, 4 mesi fa
Diego, certamente il distacco è essenziale, ma ti ricordo che questo è un post, non è storia. E poi ti faccio due obiezioni principali:
1) Allora neghi il valore storico dei racconti della Shoah? O delle interviste? Tutto in prima persona.
2) Vuoi negare l\'eroismo patriottico dei soldati di El Alamein? E Ciampi, onorando i caduti personalmente in Africa come eroi della patria, con un memoriale e un monumento, che ha fatto? Che ci è andato a fare? Guarda che lui non ha nessun parente che ha combattuto a El Alamein.
Scritto da Boh/orientalia4all, 3 anni, 4 mesi fa
alla prima obiezione non so che rispondere, perchè potresti aver ragione: nella mia obiezione c'è un grimaldello di dubbio che potrebbe scardinare ogni racconto dato per certo; diciamo che forse uno storico è pagato anche per trovare riscontri oggettivi, mentre un narratore, un poeta, deve solo narrare, e sta al lettore decidere, sentire, percepire che è vero, ma non vero scientifico; alla seconda rispondo: eroismo senz'altro, grande valore di uomini paragonabili ai camerati delle termopili, eroismo che si può apprezzare; però non condivido il termine patriottico, nel senso che è patriottico, ma di un'altra patria, non la mia; non mi sento compatriota di questi uomini, anche se ne apprezzo il valore indiscutibile; la mia patria scaturisce, inizia dall'antifascismo, anche se poi è diventata spesso uno squallido coacervo di interessi corporativi, speculativi, un qualcosa spesso indecente; onore agli eroi, grande rispetto, fratellanza umana, ma non siamo compatrioti, secondo me;
Scritto da diego, 3 anni, 4 mesi fa
rileggendomi: son stato un pò tranchant (chissà come si scrive), e temo d'averti offeso; vedi, il materiale personale è troppo incandescente, per commentarci sopra
Scritto da diego, 3 anni, 4 mesi fa
Diego, poi torno a scrivere ma quello che dici è troppo intelligente per essere postposto. Certamente lo storico verifica, confronta, cerca e soprattutto seleziona, ma ti assicuro che le esperienze personali della Shoah hanno valore storico. Non sono storiografia, ma sono storia.
Sul secondo punto dissento, non puoi sapere un "ragazzo" del 1921, nato col fascismo, sotto il fascismo, cosa pensasse. Le folle oceaniche di Piazza Venezia erano vere, non erano una montatura. Milioni di persone credevano nell'ordine nuovo, nella religione fascista, e negli indubbi benefici sociali del fascismo. Come la scolarizzazione, i dopolavoro, le notizie radio. La pubblicità. Cose usate per propaganda, ma che non c'erano prima. Quando nasci e cresci così credi anche questo. Questa è la tua patria.
Non puoi sapere, se fossi nato nel 1920, cosa avresti considerato patria.
E infatti Ciampi, che di destra non è, lo ha riconosciuto. Non ha onorato il valore militare o il coraggio in sé: ha onorato la dedizione alla Patria, che era quella e quella soltanto.
Scritto da Boh/orientalia4all, 3 anni, 4 mesi fa
ps tu puoi parlare liberamente anche grazie a mio padre, non scordarlo. Lui ha combattuto per una sola patria, non per la "sua" patria. Che è la mia e la tua.
Scritto da Boh/orientalia4all, 3 anni, 4 mesi fa
Ciao Enrica! Quanto tempo! Come stai?
Scritto da Http500, 3 anni, 4 mesi fa
Bene e tu?
Scritto da Boh/orientalia4all, 3 anni, 4 mesi fa
ora bene! sono stato operato di calcoli renali
Scritto da Http500, 3 anni, 4 mesi fa
Http550, mi spiace. Ma non credi sia un po' OT?
Scritto da Boh/orientalia4all, 3 anni, 4 mesi fa
Anhe mio padre Carlo volontario fu fatto prigioniero a el alamein e rimase prigioniero per 5 anni
Scritto da pino piano, 3 anni, 1 mese fa
anche mio padre carlo volontario fu fatto prigioniero at el alamein e rimase prigioniero per 5 anni
Scritto da pino piano, 3 anni, 1 mese fa
Leggo questo blog solo ora. Finalmente, con tante difficoltà, inizio a leggere commenti pacati e sensati di chi si dichiara antifascista. E' un timido segnale che le cose si muovono, che si può parlare di certi argomenti senza che vi sia lesa maestà. Personalmente non ho avi che hanno fatto la marcia su Roma, solo un fratello di mio padre, che si arruolò nella RSI a 17 anni e si può annoverare tra i tanti che dignitosamente non ripudiarono nè rinnegarono, nè inneggiarono a quella loro esperienza giovanile. Aveva servito la Patria (che rimane una e solo una, per tutti). Non ho, quindi, legami "affettivo-familiari" con la Rsi. Ho sempre, invece, avuto un debole per le c.d. cause perse, da quando ho compreso il significato dell'espressiona latina "vae victis". E per questo motivo, non ho mai pensato che partigiano fosse sinonimo di onestà, pulizia, rettitudine morale e repubblichino fosse sinonimo di spregevole individuo, che ha combattuto CONTRO la Patria, assasino, stupratore, malvagio. Finché ci sarà una simile interpretazione, il 25 aprile non potrà mai essere la mia festa. Se crimini e atrocità ci sono state da entrambe le parti (come effettivamente è stato) e se atti di eroismo (non solo militare, ma umano) ci sono stati da entrambe le parti (come effettivamente è stato), ritengo sia giusto che vengano narrati dagli storici, perché non si può fondare la legittimazione di uno stato dilaniato dalla guerra civile solo su una parte di quel popolo che di quello stato fa parte. La dignità all'Italia è stata data da chiunque abbia partecipato in maniera onorevole alla guerra civile. Lo stesso Churchill disse che i "repubblichini" aveva salvato l'onore d'Italia. Semmai il disonore dovrebbe cadere su chi abbandonò a se stessi i nostri soldati all'indomani di quello sciagurato 8 settembre, senza curarsi delle conseguenze (come, ad es, i soldati internati in Germania e la Div. Aqui a Cefalonia. Anzi, a sproposito: i soldati italiani fatti prigionieri in Africa lo sono rimasti ben oltre la fine della guerra, e i "liberatori" americani e inglesi si consideravano, dai documenti ufficiali, "corpo di occupazione" e "governo militare di occupazione" e non di liberazione). Che tutti noi italiani ci si possa sempre abbracciare da fratelli, e non solo per i Mondiali..
Scritto da stefano, 3 anni fa
stefano, a parte i singoli atti, c\'è una cosa in più, una scelta ideologica: mio padre si arruolò nella Folgore e al tempo era il massimo coem servizio verso la patria, era un militare che servì la patria.
E fu mandato a morire scientemente. Fu un eroe, è un eroe. Fu mutilato in servizio e riportò malattie così gravi da morirne giovane. Rinunciò anche alla pensione di guerra! Non va dimenticato.
Scritto da Boh/orientalia4all, 3 anni fa
non credo in una pacificazione ufficiale, come fosse stata una partita alle carte, si riconta i punti e ci si accorge che in fondo era un pareggio; c'è stata una guerra civile, e secondo me la ragione stava da una parte, non dall'altra; allo stesso modo chi aveva creduto giusto combattere con la rsi, se lo ha ritenuto giusto, deve ovviamente continuare a farlo, a pensare cioè giusta la sua concezione, il suo ideale; la pacificazione come una sorta di frankstein riassemblato da pezzi diversi non ci può essere, sono visioni inconciliabili; è molto più onesto accettare l'ybris della differenza, della drammatica e mai eludibile frattura; però, però è storia ed oggi, in un paese dove si deve con-vivere, è giusto apprezzare una volontà di convivenza pacifica, di utile e fruttuosa collaborazione fra tutti gli italiani di buona volontà; le due italie esistono, a mio avviso debbono collaborare, rispettarsi, far tesoro delle persone di qualità presenti dalll'una come dall'altra parte; io credo nella ragione di un giusto rispetto e convivenza, ma è dignità accettare che si è diversi, seppur in pace
Scritto da diego, 3 anni fa