Come Folgore dal cielo: il PDL N. 1360 e gli eroi della Seconda guerra mondiale

fregio della FolgoreNon mi unisco al coro dello sdegno ma, al contrario, sono davvero contenta della proposta di legge dell’Istituzione dell’Ordine del Tricolore e adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra a coloro che hanno partecipato alla Seconda guerra mondiale. Dovrebbero modificare delle frasi, emendare il testo, ma il succo della cosa, l’onorificenza, mi sembra un atto dovuto.

Il motivo è semplice. Mio padre, uno dei primi paracadutisti della Folgore, VII Battaglione, 21° Compagnia, è stato dal 25 luglio 1941 al 1943 in Africa orientale, ha vissuto per mesi in trincea ed è stato anche fatto prigioniero degli inglesi. Ammalatosi gravemente di amebiasi cronica e di epatite B, stava per morire ed è stato reimpatriato.

Nonostante tutto, appena alla meno peggio si è rimesso, è ripartito volontario ed è stato inviato a El Alamein. Mutilato durante il lancio di una granata, vivo per miracolo, se ne è andato comunque, giovane, proprio in conseguenza delle gravi malattie contratte in guerra e curate male.

E ha rinunciato alla pensione di guerra. Si sentiva tradito da tutti, sia dalle alte gerarchie che lo avevano mandato a morire, sia dai politici antifascisti dell’ultimo minuto, e ha rinunciato a questa elemosina dello Stato. Ne era offeso. Non era per quello che si era arruolato ed era quasi morto, non era per quello che aveva visto i suoi migliori amici cadere.

Io sto ancora ricostruendo le sue carte perché anche il suo ruolino di servizio è incompleto. Di lui e delle sue vicende mi rimane come testimonianza solo qualche fotografia, e neanche tutte, da quando un ladro mi ha ripulito l’appartamento di tutto, e i racconti. Ma piano piano, attraverso i vari ministeri, la sua storia sta venendo fuori.

Era anche un uomo pieno di pudore mio padre, non si è mai vantato, non ha mai inveito contro nessuno. Non si è mai lanciato in accuse e recriminazioni. Si è solo, pian piano, allontanato dalla politica, in cui si era tuffato dopo la guerra, e dalla vita pubblica.

Imperfetta che sia questa democrazia, a costruirla ha contribuito anche lui, con il suo sacrificio e la sua vita. Non mi basta la Croce di guerra con cui è stato decorato. I ragazzi devono sapere che la libertà di cui godono è stata ottenuta anche grazie al suo eroismo.

Mio padre mi ha impartito una lezione di coerenza e di rispetto dell’altro e delle istituzioni sane, di quelle in cui la gente lavora per spirito di servizio verso la comunità, davvero difficile a trovarsi. Ho idee diverse dalle sue ma lo stile, quello stile, quella pienezza, anche fra i vari politici dei partiti democratici ancora non l’ho trovati.

Sfido io a trovare altri ex militari, o altre persone, che come lui hanno rinunciato a una pensione dello Stato, in questa Italia dove anche i morti, per anni, con i governi della Democrazia Cristiana e dopo, hanno ricevuto pensioni. Dove dei grandi invalidi in realtà lavorano a pieno ritmo, pur percependo i soldi dello Stato (ne conosco uno), e la piccola scuola elementare di un paese del sud, quando ero ragazzina, aveva 11 bidelli, che ovviamente durante l’orario di scuola facevano altri lavori, e meno del doppio degli alunni.

E scusate se non nomino il politico che governava al tempo, ancora potente, e il nome del paese, che aveva beneficiato in cambio di voti: fra poco dovrebbe uscire il mio libro di storia, che tratterà anche il Fascismo in Asia, e non vorrei pressioni di nessun tipo. Inshallah!



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.