Note sull'antisemitismo, Hitler, Karl Haushofer, Mussolini e The New York Times

Palestina e IsraeleSeguiamo tutti da giorni, con orrore, quello che sta accadendo sulla striscia di Gaza.

Chi ancora difende impeterrito Israele, contro ogni ragionevolezza e ogni evidenza, sono ancora gli USA, che hanno bocciato il documento UN per il cessate il fuoco immediato.

Per rinfocolare e giustificare la politica israeliana le grandi testate giornalistiche americane si lanciano in recensioni di libri ad hoc, come questa su The New York Times di Jacob Heilbrunn. Il libro si intitola Hitler’s private library. The Books That Shaped His Life, è di Timothy W. Ryback e parla della biblioteca privata di Hitler, costruita già nei primi anni Venti.

L’autore ricostruisce l’ideologia antisemita di Hitler sugli appunti e le note a margine dei testi, sui preziosi colofon degli amati 16.000 volumi che il dittatore teneva nelle sue residenze di Berlino, di Monaco e nel Berghof, la sua casa sull’Obersalzberg, in Baviera (progettato dal geniale architetto Albert Speer).

Heilbrunn dice che alla costruzione dell’ideologia razzista di Hitler e del Lebensraum, lo spazio abitabile, che giustificava la politica aggressiva verso l’Est, contribuirono gli insegnamenti settimanali, quando il dittatore stava nella prigione di Landsberg, del professore Karl Haushofer.

Come racconto nel mio volume di storia del fascismo in Asia orientale, che è in stampa, non molti sanno che Haushofer venne anche a Roma, invitato da Giuseppe Tucci. Nel 1937 e nel 1941 dette due conferenze all’IsMEO che vertevano sui parallelismi dello sviluppo culturale di Germania, Italia e Giappone e sulla politica imperiale nipponica.

Mussolini fu contentissimo dell’invito del marzo 1937, anche perché fu il preludio cultturale per la sua visita a Monaco di settembre, quando fu ricevuto personalmente da Hitler, che non nascondeva le sue intenzioni belliche, al cospetto di un’imponente parata delle SS e una folla oceanica. Una visita che si rivelò cruciale per le sorti dell’Italia e del mondo intero, trascinato nella II Guerra mondiale.

L’altra segnalazione che voglio fare è il bellissimo libro dalla famosa giornalista Gitta Sereny Albert Speer: His Battle with Truth (1995), scritto sulla base di diverse decine di ore di intervista all’architetto, uno dei pochi che non fu ucciso dopo il processo di Norimberga. Scritto magistralmente, profondo, basato e verificato su documenti scritti e orali, eppure leggibilissimo, è un libro assolutamente da non perdere sia da chi si interessa di storia moderna e contemporanea, sia da chi vuole imparare come si “costruisce” un buon saggio: con la testa, sì, ma anche col cuore.

Della biografia della Sereny esiste anche nella versione italiana In lotta con la verità. La vita e i segreti di Albert Speer, amico e architetto di Hitler (1998), più volte ristampato.



Commenti

  1. Ciao, grazie per l´indicazione del saggio su Speer. Ricordo un bel documenatario apparso in rai un anno fa, credo si intitolasse GERMANIA (pron. GHERMANIA), sulle aspirazioni urbanistiche megalomani del führer assecondate da Speer, ovvero di ricreare a Berlino una capitale piu degna del terzo reich (a monumental makeover of Berlin, come lo ha definito la ABC). Su Speer mi sono inbattuto in un articolo del CdS del 2005 in cui saltava fuori come l´avesse fatta franca al processo di Norimberga, e, cito "« Se a Norimberga avessimo saputo quello che sappiamo adesso, lei (-> Speer) sarebbe stato impiccato » disse Simon Wiesenthal al suo interlocutore, ricevendone solo un imbarazzato silenzio."

    PS: probabilmente ho detto delle banalitá, non sono assoltuamente un esperto in materia

    Saluti e ancora Buon Anno!

    Scritto da AlexZiller, 9 anni fa


  2. AlexZiller, grazie del tuo commento. Non sapevo che Simon Wiesenthal avesse detto quello, ma non penso che Speer sarebbe stato impiccato perché, probabilmente, collaborò dando nomi, date e dati. Ma tutto questo non è ancora ben chiaro, sono ancora ipotesi.

    Sì, Speer fece di Berlino una capitale grandiosa e creò per Hitler delle cose che da allora in poi si sarebbero usate normalmente, per esempio i fasci di luce fino al cielo. Sapeva bene come realizzare la propaganda a livello architettonico ed era un grandissimo architetto e un uomo di grande intelligenza. Usata non a fin di bene, concordo, ma usata.

    Ma d’altronde, al tempo, quasi tutti erano nazisti e quasi tutti, in Italia, fascisti. La "norma" era esserlo, non essere diversi. Uno che nasce o cresce sotto un certo regime, con una certa mentalità e certi doveri, e certi benefici, cosa vuoi che diventi? E un intellettuale cosa vuoi che diventi? Se vuole fare carriera si adeguerà al regime.

    E’ molto, molto difficile essere diversi e praticare la diversità. Certo, alcuni lo fecero, pensiamo in Italia a intellettuali del calibro di Croce: eppure anche lui, fino all’uccisione di Matteotti, appoggiò il fascismo.

    Saluti e Buon Anno anche a te!

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni fa


  3. Il mio babbo nacque nel 1928, sicchè andò a scuola proprio nel pieno della propaganda fascista, e ogni tanto mi racconta qualcosa. Le canzoni le ricorda ancora tutte, e ricorda soprattutto quanto la propaganda fosse totale, lui non sapeva nemmeno che esisteva qualcuno antifascista. Era un balilla, e i suoi ricordi sono per me un autentico giacimento di notizie, magari non scientifiche, ma immerse nell'esperienza reale, e quindi preziose. Io stesso, sui suoi ricordi, ho scritto un librettino dove racconto di quando andavano a piedi dalla spezia a parma, nell'inverno del 43, a cercare del cibo. Avevano un carretto, lui e il suo amico, e i due ragazzini lo avevano battezzato col nome "vincere!" (e si capisce il perchè). Le disavventure del viaggio furono l'inizio dei primi dubbi sulla bontà del fascismo, ma sono convinto che vi sia un'intera generazione di persone plasmate da quell'esperienza. Il senso di disciplina, di adesione mitica ad un'idea, lo trasferì poi altrove, verso altre scelte di tutt'altro orientamento. Non conosco il fascismo, al di là di qualche lettura da dilettante, ma capisco attraverso il mio babbo quanto abbia inciso nella nostra umana vicenda. Sono stato lungo e anche inutile, chiedo perdono a chi legge.

    Scritto da diego, 9 anni fa


  4. anche io ho vissuto il fascismo attraverso le parole e le idee di mio padre, del 1921. So bene che ci hanno creduto tutti, ma proprio tutti, diciamo il 99,9% degli italiani, anche quelli che dopo il settembre 1943 sono diventati antifascisti. In una notte, anzi, in poche ore.

    Il fascismo insegnava anche cose buone, come appunto il senso di disciplina, di limiti, e ha fatto cose buone come l’INPS, l’architettura, il sistema sanitario nazionale (anche la prevenzione) e così via. Tre cose erano brutte, l’affermazione violenta e la mancanza di libertà. E poi le leggi razziali. Era pur sempre un sistema dispotico, e questo non va bene.

    Bisognerebbe ideare un sistema democratico e parlamentare che insegni i limiti, l’educazione nel senso del rispetto dell’altro, il senso di disciplina per costruire qualcosa (non la disciplina in sé per sé) ma, al contempo, lasci liberi. Ma credo sia un’utopia..

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni fa


  5. libertà, è una parola talmente irta di significati, anche un pò flessibile, per cui ognuno se la piega per il verso che crede lui, e ti dirò che secondo me gli esseri umani amano la libertà fisica concreta, poter camminare, respirare, spaziare con lo sguardo, ma la libertà di pensare tutto sommato, i più, la considera un lusso, una cosa giusta ma tutto sommato un pò retorica; e poi, scritto fra noi, se non sono educati gli esseri umani quando sono liberi si sbracano peggio che le scimmie (di qui allora l'importanza della scuola, della formazione anche degli adulti); buona serata, ora debbo utilizzare la mia libertà per lavorare, perchè se non fatturo, non mangio.

    Scritto da diego, 9 anni fa


  6. Sempre della Sereny, Enrica, hai letto "In quelle tenebre"? Anche questo un’intervista, anche in questo vedi quanto bravi si puo’ essere a crearsi le piu’ diverse giustificazioni per le peggiori nefandezze. Quanto tremende possono essere le "brave persone".

    E il diario di Speer negli anni di Spandau, "Diari di Spandau"? Difficle da trovare in commercio in Italia.
    Il bello è che non abiamo imparato niente :|

    Scritto da francesca (Mosco), 9 anni fa


  7. Sì, ho letto In quelle tenebre. Stupendo. E sì, le brave persone, la gente perbene, so bene che può essere feroce, ingiusta, maligna. Può distruggerti, o provare a farlo. Eppure è tanto perbene!

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni fa


  8. [...] Berghof, del capodanno del 1939. Spicca Margarete, moglie di Albert Speer, il geniale architetto di Hitler. albert speer, amici, eva braun, feste, foto, hitler, nazismo, news, [...]

    Scritto da Hitler, Eva Braun e le foto inedite | Orientalia, 6 anni, 10 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.