Perché non in silenzio?

A fronte di tutte le polemiche sulla sorte della povera Eluana, sinceramente io non ho capito perché la famiglia, o meglio il padre, se secondo lui si fa un favore alla figlia interrompendole l’alimentazione forzata (cosa di cui in linea generale dubito perché ho visto gli effetti disastranti della disidratazione, se pure negli animali), dicevo non ho capito perché non ha staccato lui stesso i vari macchinari che la tengono in vita.

Di casi così ne succedono ogni giorno nelle cliniche private (lo so da infermieri e da medici), e qualcuno anche negli ospedali. E sono circondati da silenzio. Oltre tutto, penso che si possa fare anche in modo che risulti un errore, un inciampo, non so.

Se l’unica cosa che sta a cuore al padre è il bene effettivo della figlia, e se identifica questo bene con l’interruzione di tutto quello che la mantiene in vita, mi chiedo perché non si è assunto, in tutta coscienza, la responsabilità di compiere quegli atti personalmente. Spegnere, staccare — o inciampare, sbagliarsi, commettere un errore fatale. Perché non si è assunto lui stesso quest’onere, invece di creare un caso mediatico?



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.