Festa di sangue, in nome della religione

agnelloFra poco si concludono i 70 giorni dalla fine del Ramadan e si celebra una delle feste più crudeli di tutte le religioni:Id al-Kabir. E’ una festa familiare che si incentra sul sacrificio o di un agnello per singola persona, o di un cammello per un gruppo di 7 persone.

La cosa assurda e crudele è come l’animale, che deve essere giovane e privo di difetti fisici, deve essere ritualmente ucciso. La famiglia si riunisce intorno a lui, lo tiene fermo e il padre famiglia gli taglia la gola, in teoria con un unico fendente. La povera bestia viene lasciata lì, a sanguinare fino alla morte.

Il resto non ci interessa, perché viene fatto questo e cosa fanno all’animale, che a quel punto è morto, perché non è di quello che voglio parlare, ma della pratica in sé.

Infatti l’Osservatorio provinciale delle immigrazioni di Bologna ha distribuito delle locandine per chiarire le norme con cui deve essere eseguita questa esecuzione.

Ma dove siamo arrivati? Che in nome della religione anche in Italia si accettano pratiche per noi illegali e assolutamente non etiche? Se il Papa dice una parola assurda ha tutti contro, ma se l’Islam (da noi, terra cristiana da millenni) impone certe regole che ci ripugnano, e che sono contro la legge, allora gli si dice solo come eseguirle al meglio?

Prima di tutto il nostro regolamento giuridico impone che all’animale venga risparmiata ogni sofferenza e venga stordito prima della macellazione, e ucciso in modo veloce. E poi, è etica questa pratica? E’ giusto farla, in nome della religione?

Viste con occhi di chi ha insegnato religioni asiatiche, io non credo. Per caso, passando in un vicolo del quartiere musulmano di Delhi, ho visto un paio di macellazioni rituali ed erano assolutamente barbare. Assolutamente non dico impietose, ma di una violenza e una crudeltà inaudita. Causavano all’animale enormi sofferenze perché non solo lui, perfettamente vigile, si accorge benissimo di essere tarscinato al macello, ma quando viene immobilizzato, e poi sgozzato fino alla morte per dissanguamento, soffre. Semplicemente, soffre moltissimo sia fisicamente sia psicologicamente, in modo inaudito. E soffre non perché è malato, ma perché noi lo costringiamo a soffrire.

Spero la pratica in Italia venga vietata e non perché i coltelli non sono abbastanza affilati o i macelli appositi non sono sufficienti, ma perché siamo nel 2008 e l’etica di tutte le religioni è cambiata.

Le grandi religioni monoteiste come il cristianesimo, il buddhismo, l’induismo, l’islamismo, sono state elaborate, e poi scritte e codificate, millenni fa, in tempi in cui c’era un’altra sensibilità verso gli animali e verso l’uomo. C’erano altre condizioni sociali, altre esigenze e altre malattie.

Pensiamo solo a certe norme dell’induismo consigliate, anche se non obbligatorie, come il sacrificio rituale delle donne, o sati, che si bruciano vive sulla pira del marito, oppure in anticipazione della morte del marito, o se pensano che il marito sia morto, ma è lontano, e si bruciano vive insieme alle sue scarpe. L’ultima conosciuta è di qualche anno fa. Una famosa fu quella di Roop Kanwar, una giovanissima vedova del Rajasthan che si bruciò viva sulla pira del marito, nel 1987. Allora, in nome della religione, rimettiamo in uso la sati?

Pensiamo a Isacco, l’unico figlio di genitori anziani, pronto a essere immolato dal padre come un agnello sacrificale, perché Dio lo voleva, nella Bibbia. O ai matrimoni “settimanali” o a termine del buddhismo. O al levirato dell’ebraismo. In nome della tradizione, in nome della religione, sono pratiche che usiamo ancora?

Ora certe norme non hanno più ragione si esistere, non c’è motivo di giustificarle se non un tradizionalismo eccessivo e ottuso. Questo tipo di uccisione musulmana degli animali, nella festa del Id al-Kabir, è una di queste norme. Ed è assolutamente bestiale. Dove le bestie siamo noi.

Ed è assolutamente illegale e dovrebbe essere proibita. Aldilà del coltello affilato, l’animale sente e capisce. Non solo non credo a questi provetti macellai orientali occidentalizzati, che tagliano la gola in un secondo, e non credo a questi coltelli perfetti, ma è proprio assurdo ucciderli da vivi, tenuti fermi come animali in cattività, e lasciati lì a morire dissanguati. E’ proprio assurdo ucciderli in sé, a dire il vero. Soffrono e soffrono.

Un tempo non c’erano medicine che lenivano il dolore e ottonebravano la coscienza dei nostri fratelli animali: ora sì. Un tempo non c’erano le pistole per uccidere subito queste povere bestie, se proprio le vogliamo uccidere: ora sì. Ma le medicine e le pallottole costano, e costano care. Forse è questo, più che la tradizione, che fa sì che ancora si usino norme crudeli. Difronte ai bambini della famiglia, difronte a tutti.

In nome della religione.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.