Niente aiuti, uomo bianco!

young monkSi potrebbe intitolare così la missione umanitaria di un gruppo di amanti dell’Oriente che si chiama Himalayan Aid. Ne ho letto su un giovane blog, che ho conosciuto da poco ma che amo molto, Thais blog. Un blog di un amante dell’Oriente: certo, non disinteressato perché il blogger è un mercante d’arte, ma prima di tutto lo dice chiaro e forte, e poi so per esperienza che spesso sono proprio i mercanti che l’Asia la conoscono e la capiscono di più.

Spesso l’avvicinano per curiosità e per guadagno ma poi finiscono per innamorarsene profondamente, proprio come lui (che, però, l’Asia la conosceva a fondo in quasi tutti i suoi aspetti, dalle lingue alla storia, la filosofia, la religione, la geografia, la toponomastica, il folklore e, anche se la snobbava, la politica).

Guardate il trailer (lunghetto) della missione in Ladakh che sei amici, rigorosamente uomini, incluso il proprietario di Thais blog, hanno compiuto alla fine 2007. Dopo averli seguiti in motocicletta e averli visti viaggiare in fila indiana sui pianori immensi e silenziosi, rotti solo dal frusciare del vento, sotto rocce incredibili con il vecchio simbolo alato della Folgore e a fianco delle tende dei nomadi, li vediamo entrare nel monastero buddhista di Korzok, a circa 4500 m di altezza.

Qui vi sono circa 35 monaci, di cui cinque bambini. Il loro scopo sarebbe di aiutarli. Ma in cosa? Stanno evidentemente bene, sono pasciuti e allegri ed è evidente che la disciplina monastica non è troppo rigida. E’ vero che, dopo l’inverno, gli abitanti delle regioni più alte della fascia himalayana soffrono di denutrizione, ma allora aiuti e niente film, niente pubblicità, solo il report audiovisivo scientifico e umanitario da mostrare al finanziatore, il Rotary club.

Io la penso un po’ come gli antropologi moderni, che difendono a ogni costo la libertà dei popoli di essere e di autodeterminarsi nel contesto che scelgono. Questi bimbi di base stanno bene, ovviamente i genitori li hanno messi nei monasteri da piccoli ma è come stare in collegio, un collegio particolarmente benigno, oltre tutto. Non appaiono né denutriti, né sofferenti psicologicamente. E questa scelta appartiene alla loro stora e la loro cultura.

Chi l’ha detto che una casa comoda e riscaldata al centro di Milano e scuole private in voga li renderebbero più felici? Quella è la loro identità. Bisogna difenderla, e l’unico modo è non intromettersi e non fare pubblicità: perché l’aiuto dell’uomo bianco, se nel caso della spedizione in Ladakh che avete visto è certamente disinteressato e genuino, di solito è un’ingerenza che, senza validissimi motivi autenticamente umanitari, non ha ragione di essere.

Andare in silenzio, aiutare e andarsene. Senza documentari.
Perché andare ad aiutare chi del loro aiuto non ha bisogno, o fare pubblicità, mette a rischio la loro identità culturale e, più a lungo termine, la loro libertà economica e politica.

E’ successo sempre così, in Asia e in Africa, con l’uomo bianco.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.