Dall'America una cura forte per l'editoria

newspapersAnche i quotidiani americani stanno lottando disperatamente per sopravvivere al calo pauroso delle entrate. Nei soli primi sei mesi dell’anno le entrate dalla vendita di pubblicità sono cadute dai 3 ai 18 miliardi di dollari, il livello più basso in dodici anni.

Per ampliare la gamma di contenuti senza grandi investimenti, in sunto per risparmiare, The New York Times ha già cominciato a usare, nella sezione tecnologica, i contenuti di tre famosi blog, Read/Write Web, GigaOm e VentureBeat, come “organo extrasensioriale”, cioè come sensori esterni che riportano sulla realtà tecnologica americana, specie della West Coast, senza che il quotidiano dedichi risorse proprie.

Ma il O’Reilly Radar dice che non è abbastanza e detta anche tre regole. Le prime due riguardano il marketing e la pubblicità. L’ultima, di cui ho parlato all’inizio dell’anno dalle pagine di Nòva (cartacea), mi sembra decisamente più innovativa e più difficile e riguarda il contributo dei giornali online. Infatti il post la chiama “la cosa più difficile“: un trapianto di DNA.

I giornali cartacei dovrebbero potenziare la versione online e adottare molti dei loro comportamenti. Peccato che, in Italia come in America, tutto questo cozzi contro una organizzazione aziendale rigida:

Traditional newspapers require a DNA transplant. Many of the tenets of the social web: innovation from the outside, publish-then-filter, rapid adaptive behavior (fail forward fast) and learning from failure all meet with stiff organizational resistance. If newspapers do not empower their online businesses, take more small risks and get out of the way there will be nothing left in a few years to reclaim.

Come ho scritto anch’io, per realizzare il “rapid adaptive behavior (fail forward fast)” servono piccoli gruppi agili di persone molto brave, interne al giornale, che permettano di provare in modo rapido ed economico tante idee nuove, una dietro l’altra, e di non fossilizzarsi su un fallimento ma di realizzare quelle vincenti.

Cosa che questo sia possibile solo con un gruppo interno, pagato per pensare, ideare, realizzare anche sbagliando. L’hanno capito in America ma l’hanno capito anche in Inghilterra, dove Simon Willison, tra gli sviluppatori leader di Django, è stato appena assunto al Guardian.

Mi piacerebbe sapere che ne pensa della cura di O’Reilly Luca, Marcello, Marco, Mitì, Nello e Vittorio, visto che scrivono sia su carta sia online e che alcuni di loro si sono occupati specificamente di giornalismo online.



Commenti

  1. L’idea del team agile e capace, interno al giornale, che produca idee vincenti e non e tenti di solcare un mercato che sta profondamente cambiando è un ottima idea, che a mio parere da sola però porta a pochi risultati.
    Questo perchè se non c’e’ una forte sponsorizzazione da parte del vertice della redazione e una sana comprensione che si deve cambiare da parte di tutti i giornalisti di una testata, il team di persè rimane un isola felice in un mare in tempesta.

    Dico ciò perchè spesso ho visto team e o persone capaci nei giornali ma molte volte isolate e non compresi pur se proponevano idee solide e vincenti. Basta scrivere video streaming e non sperimentazione online che determinati giornalisti chiamano in ballo il sindacato perchè tale nuova mansione online non rientra nel contratto, basta aprire i commenti agli articoli che ci si preoccupa chi li deve moderare e quale figura dovrà monitorare lo sviluppo redazionale online e con quali benefits.

    Scritto da Frenz, 6 anni, 2 mesi fa


  2. Frenz, mi stai dicendo che ci sono 1000 e un problema nelle redazioni, e che spesso sono proprio i giornalisti a darli. E' così?

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 2 mesi fa


  3. condivido la tattica che crea una task force molto preparata per fare strategia e evangelizzazione c'e' solo un piccolo prolema: che i giornali valorizzino questi gruppi per fare in modo che i loro lavoro non sia banalmente inutile se non controproducente poi bisogna onestamente aggiungere con serieta una cosa: molti spariranno perche non si adatteranno o non si sono ancora adatati VP

    Scritto da vittorio pasteris, 6 anni, 2 mesi fa


  4. insomma Vittorio, anche tu parli di sabotatori interni.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 2 mesi fa


  5. Quella di esplorare mille strade, in Italia è già stata tentata dal gruppo L'espresso-Repubblica con Kataweb. E abbiamo visto come è finita. Quella del gruppo agile etc, si scontra con la scarsa propensione alla sperimentazione dei gruppi editoriali in generale, che per prima cosa preferiscono (anche quando sbarcano su internet) giocare al risparmio, senza mescolare esperienza giornalistica a gioventù informatica. Troppo spesso i risultati sono disastrosi. Se serve riflettere, consiglio (senza mettere link in ossequio ai dettami della padrona di casa) il sito di "Libertà di stampa, diritto all’ informazione" nato nell'ambito della Fnsi e - tutto sommato - ben fatto.

    Scritto da Orenove, 6 anni, 2 mesi fa


  6. Personalmente sono, però, decisamente favorevole ad un ridimensionamento del finanziamento pubblico all'editoria…soprattutto a iniziative quali "Il campanile" di Mastella..

    Scritto da Beppe, 6 anni, 2 mesi fa


  7. Perdonami stelìn, ma ho bisogno di tempo per rispondere in modo sensato e non raffazzonato causa solito galòp. Per ora dico solo che mi trovo abbastanza d'accordo con Vittorio; non credo si tratti di sabotatori interni, nì, ma proprio di diversità di "teste", intese come abitudini e modi. Baci di buonanotte!

    Scritto da Mitì, 6 anni, 2 mesi fa


  8. Orenove, grazie delle tue preziose informazioni.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 2 mesi fa


  9. Beppe, finanziamenti pubblici, già. In teoria vanno bene, in pratica non so, dipende da come sono gestiti. Ma non sapevo di Mastella.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 2 mesi fa


  10. Mitì, carino come interpreti quello che ha detto Vittorio, anche se, conoscendolo, credo che quello che intendeva dire sia proprio quello che ho detto io.

    Ma in fondo nessuno sa esattamente quello che lui voleva dire: io so quello che ho visto, tu sai quello che hai visto tu.

    E così, con questa frrase criptica, ti auguro una buona giornata!:)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 2 mesi fa


  11. Beppe: i finanziamenti pubblici servono perchè per decenni in Italia i quotidiani non sono stati considerati un prodotto editoriale/commerciale, bensì strumenti di pressione/opinione per interessi economici/politici più grandi. Il sistema editoriale italiano solo da pochi anni si sta ripensando e servirebbe una nuova legge sull'editoria che abbia come fine proprio lo sviluppo di prodotti competitivi e non omologati.

    Scritto da Orenove, 6 anni, 2 mesi fa


  12. Scusate il ritardo, ma tra un aeroporto e l'altro non ho avuto molto tempo, neanche di sedimentare la cosa, per cui scrivo le prime cose mi passano per la mente. Innanzitutto, il trapianto di DNA dovrebbe essere generale, da parte dei giornalisti e dei lettori. Io credo che le cose debbano essere distinte. I giornali dovrebbero continuare ad esistere come approfondimenti delle notizie, il resto come fornitori immediati delle notizie. Sono mondi paralleli, non per questo concorrenti. Il problema è, siamo sempre li, nella gerontocrazia italiana. L'età media dei giornalisti italiani, di quelli che lavorano per le testate storiche e le agenzie, è alta. L'accesso alla professione difficile. Quando vado al consigli europeo a Bruxelles vedo come i giornalisti italiani, francesi, tedeschi e inglesi siano i più anziani, rispetto a quelli degli altri paesi dell'Ue. Distinguiamo poi le edizioni on line. Se parliamo del pdf dell'edizione cartacea, devo dire che in Italia non siamo messi male (la cosa è a pagamento mentre, ad esempio in India, puoi leggerti on line il giornale stampato, gratuitamente). Se invee parliamo dei siti come quello di Repubblica, o dell'Ansa, allora le cose cambiano, perché rientriamo in quello che dicevo in testa, cioè che l'online da la notizia e il cartaceo l'approfondisce. L'Ansa, sui gruppetti di persone, ha ad esempio un team che si occupa di nuove tecnologia, di nuovi servizi che poi, ovviamente vende. Mentre tutti gli altri fanno quello che hanno sempre fatto. Ma, ripeto, per me viaggiamo su due binari paralleli.

    Scritto da Nello, 6 anni, 2 mesi fa


  13. Giusto, vuoi dire che sono complementari. Invece spesso, e dico davvero spesso, vedo notizie cartacee che sono la copia, messa giù con più parole e parafrasi, delle notizie online.

    L’approfondimento si fa con giornalisti specializzati, esteri con esteri, economia con economia, tecnologia con tecnologia, finanza con finanza e così via, mentre vedo in giornali nazionali dei giornalisti esteri, per esempio, che dovrebbero al massimo scrivere articoli sulla profumeria sotto casa.

    Anche nell’online ci vuole capacità: per realizzare idee nuove ci vogliono le capacità tecniche, e lì il giornalista non basta più. Le idee nuove di testate quali NYT, Washington Post e Guardian ecc sono pensate e portate avanti dai tecnici, che sono *anche* giornalisti.

    Su cose molto specializzate ci vogliono persone specializzate, un po’ come per la politica asiatica, se permetti. Non posso fare nomi, ma in qualche giornale a tiratura nazionale sull’Asia leggo delle cose raccapriccianti: ben lontane dai servizi, per esempio, di BBC World News. Forse c’entra l’età, e forse c’entra la mancanza di voglia di imparare che qualcuno, magari già con 20 anni di lavoro come giornalista, non ha più. Come in tutti i lavori.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 6 anni, 2 mesi fa


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L'autore del blog

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Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.