Sono visto ergo sum: blogger e informazione

Enrica GarzilliTutto è partito da un post di Marco Mazzei che ha detto, in sunto, che dalla BlogFest di Riva del Garda è saltata fuori una cosa: il vuoto. Niente idee nuove, niente gente nuova, le solite cento persone che girano da un posto all’altro per farsi vedere e per godere dei privilegi riservati ai giornalisti. Con tutti i difetti dei giornalisti. E Marco non è stato l’unico ad aver criticato la festa. E in parte è vero, anche se io penso che le cose nuove che ci sono state siano nate al di fuori al di fuori delle banali discussioni pubbliche e dei BarCamp.

Insomma, per Marco la BlogFest sarebbe stata come un ciambella, cioè un buco con qualcosa intorno: la solita gente che salterella da un meeting all’altro, che presenzia e pontifica ovunque, in tutti i luoghi e con tutti i mezzi di comunicazione possibili.

Al che gli fa eco Luca De Biase che dice (e condivido) che la partecipazione attiva del pubblico all’informazione, come fa il blogger, ne ha cambiato la stessa struttura:

La critica è dunque sacrosanta ma non credo lo sia un giudizio definitivo: i blog hanno avviato il pubblico attivo e il pubblico attivo ha cambiato la struttura del sistema dell’informazione.

Io penso che il blog era un mezzo alternativo di informazione e di relazione fra le persone quando di blog ce n’erano pochi. Le dinamiche erano quelle del piccolo gruppo che si incontra, chiacchera, si racconta, pensa, osserva e magari fa un resoconto diverso, non allineato e non prezzolato, delle vicende.

Ora sta succedendo esattamente come in USA: i blogger più “famosi”, se pure nel ristretto gruppo della blogosfera italiana, sono invitati a parlare o a commentare di qua e di là, sono chiamati a scrivere il pezzo per questo o quel giornale. Perché hanno un pubblico.

Quindi (talvolta) si ricreano le stesse dinamiche che si sono create fra i giornalisti. I giornalisti sono puttane dell’informazione con dei soldi e qualche beneficio, i blogger sono puttane dell’informazione con dei benefici e qualche soldo.

Fino a 4-5 anni fa i blog erano pochi, ora in Italia quelli attivi sono decine di migliaia. Questo è il primo motivo dell’appiattimento della qualità del blog e dell’allineamento del blogger all’informatore o il comunicatore prezzolato.

Come per tutte le cose, quando diventano di massa si banalizzano e si semplificano. Per fare un esempio, fino a pochi anni fa parlava dell’India principalmente chi la studiava, e lo studio dell’India implicava lo studio di lingue come il sanscrito, per capire davvero i testi, i sistemi filosofici, la poesia o l’astronomia antica, ecc.; ora parla dell’India chi ci va ogni tanto per 7 o 15 giorni e magari fa i massaggi ayurvedeci. E non c’è giornalista generalista che non vada in India e ci scriva su il suo bel pezzo o il suo libretto.

La gente ne parla, ne scrive, trasmette in TV, è invitata alle tavole rotonde (non faccio nomi per pietà buddhista) e chi come me è “sull’Asia” da 25 anni rabbrividisce della pochezza, della banalità, della ripetitività: ma ognuno ha il diritto di dire la sua e comunque troverà un pubblico, un utente, al suo livello.

Internet ti permette di scrivere la tua su tutto, facilmente, con un sito o con un blog. Questo è il motivo più importante: chi ha un blog in genere lo ha perché vuole dire la sua. Che sia competente o meno, che abbia informazioni originali o meno, che abbia notizie rilevanti o no, l’utente vuole parlare e vuole essere ascoltato, vuole connettersi al mondo e non essere escluso. Vuole contare qualcosa.

Alla BlogFest ho conosciuto diversi blogger che volevano semplicemente esserci e farsi vedere. Un bisogno essenziale del genere umano: fare parte di una comunità, virtuale che sia, parlare, dire la propria e essere ascoltati. Sentirsi in qualche modo attivi e importanti.

Penso che specie di questi tempi, quando di fatto contiamo sempre meno perché il potere non sta qui, ma sta in primis dove girano i soldi, chi ha un blog vuole sentire che in qualche modo esiste, che qualcuno lo vede, lo legge e che, possibilmente, lo ascolta e lo riconosce.

Scrivo, mi mostro, mi riconoscono, conto qualcosa. Sono visto, ergo sum.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.