Ottimo giornalismo: The New York Times e la violenza in India

GandhiUn esempio di ottimo giornalismo, l’articolo del NYT Violence in India Is Fueled by Religious and Economic Divide sulla violenza scoppiata in Orissa i giorni scorsi, scritto da due corrispondenti dall’India, Hari Kumar da Tiangia e Heather Timmons da New Delhi.

I giornalisti commentano i fatti verificando e chiedendo alle fonti senza lanciarsi in presentazioni ideologiche, come troppo spesso succede in Italia, dove i fatti sono distorti ad hoc. Chi studia professionalmente l’India queste cose le conosce già ma dubito che la massa degli utenti le conosca.

L’articolo mette in luce che, paradossalmente, la causa della violenza sono i servizi offerti dai missionari cristiani alle classi più disagiate, incluso i Dalit, quelli che un tempo erano chiamati intoccabili o pariah e che Gandhi chiamò Harijan, figli di Dio, e di cui già nell’ottobre 2006 facevo notare la conversione di massa.

Le tensioni fra induisti, musulmani e cristiani sono sempre state presenti, ma con i cristiani sono aumentate proprio per il decollo dell’economia.

Il governo infatti è troppo spesso assente e i missionari offrono un buon servizio scolastico che include l’insegnamento dell’inglese, essenziale per chiunque ambisca a un lavoro nel business o nell’IT.

Le vecchie leggi anticonversione rendono illegale l’uso della forza, le lusinghe o i benefici per indurre la gente a convertirsi al cristianesimo. Gli attivisti induisti affermano che i cristiani spesso hanno infranto la legge ma i cristiani dicono che le conversioni sono volontarie.

Il punto che si deduce è che non è assolutamente la paura dell’illegalità che monta gli animi degli induisti più radicali ma la loro paura che i cristiani, grazie a un’educazione scolastica più adeguata, siano avvantaggiati nel trovare un buon lavoro.

Ancora una volta, bravo NYT! L’argomento è molto sensibile e poteva essere politicamente difficile, specie sotto elezioni, ma l’ha trattato in grande stile.



Commenti

  1. Enrica avevano trattato bene l'argomento anche quelli del Sole 24 ore in un articolo a firma di Ugo Tramballi, e comunque ormai sembra chiaro che è più una questione economica che religiosa e che il riscatto che porta l'educazione ha sempre dato fastidio a chi detiene il potere.. Lo diceva già Don Milani…

    Scritto da Luca, 3 anni, 8 mesi fa


  2. Grazie Luca, l'ho letto, ma questo mi pare esemplare.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 3 anni, 8 mesi fa


  3. Cara Enrica, concordo pienamente con quanto dici e soprattutto con il pezzo del NYT. Tra l'altro, chi come te conosce bene le faccende indiane sa che i fatti in Orissa, seppur deprecabili perché anche la perdita di una sola vita è un'azione ingiusta, sono marginali rispetto a ciò che accade quotidianamente in questo paese. La finta piu' grande democrazia nel mondo tutto e' fuorché una democrazia, se si eccettua la circostanza, seppur importantissima, che e' il paese al mondo dove la maggior parte di cittadini va liberamente (?) a votare. Ma a noi piace leggere i libri che raccontano della speranza indiana e dimenticarci di tutte le discrasie di questo paese. Vorrei inoltre farti notare una cosa: menomale che in India c'è Sonia Gandhi che ha messo a tacere la cosa, altrimenti sai che problemi che avremmo avuto come italiani? Già i nostri rapporti non sono idilliaci per il fatto che tra di noi non ci sono molti punti in comune, figurati dopo un fatto del genere. Ad amici e istituzioni italiane qui sono arrivate minacce anche pesanti per l'ingerenza del governo di Roma in situazioni indiane. Grazie Sonia, almeno nessun indiano mi è venuto a rigare l'Ambassador!

    Scritto da Nello, 3 anni, 8 mesi fa


  4. Nello, chi meglio di te, che risiedi in India da tanti anni, conosce quel paese?

    So anche che in India rivolte sommosse e tumulti di vario genere e di vari gruppi sono all'ordine del giorno.

    Soolo in una cosa dissento da te: che l'India non sia una democrazia. Nonostante tutto lo è, seppure molto imperfetta. Nonostante tutto la gente può esprime il proprio parere con una certa libertà. E vota liberamente. Leggi per Dalit e scheduled casts/scheduled tribes ci sono, e così via. Il governo di Dharamsala risiede lì.

    Insomma, non mi vuoi confrontare l'India col Nepal, o con la Birmania, la Thailandia, l'Indonesia o le Filippine!

    Scritto da Boh/orientalia4all, 3 anni, 8 mesi fa


  5. Con il Nepal forse si, e la situazione dei giornali e delle questioni dei Dalit non è così chiara. Ricordo che essere di casta alta non significa essere ricco, dal momento che le caste sono un fatto sociale e non economico. L'uomo che gestisce il fuoco sacro a Varanasi con il quale fanno le cremazioni, è un intoccabile, ma è uno degli uomini più ricchi dello stato. Considera inoltre che stiamo assistendo ad un cambiamento incredibile: per rispettare i diritti sacrosanti dei Dalit, anziché promuovere leggi non discriminatorie sulla base del dettato costituzionale, il governo ha pensato bene di aumentare la quota riservata a loro nelle università e nei luoghi di lavoro pubblici, a discapito delle altre caste, sortendo due effetti. In primo luogo, andando contro la costituzione che vieta le caste (se da un lato riservi i posti ai dalit a scapito delle caste riconosci che queste esistono anche se la costituzione le vieta); in secondo luogo la divisione e la riserva non tiene conto non solo della valenza della persona, ma anche del suo status economico. Si assiste cosi' all'incredibile situazione che lavorano negli uffici pubblici e vanno all'università non i più meritevoli o coloro che comunque sono poveri e non hanno altra fonte se non l'aiuto dello stato, ma solo coloro che appartengono a quella casta o gruppo, indipendentemente dalla preparazione e dalla situazione economica. Oddio, non è quello che succede in Italia? Speriamo che l'india non diventi come noi…

    Scritto da Nello, 3 anni, 8 mesi fa


  6. Certo, conosco bene le leggi ma sai anche tu che i Dalit o le scheduled tribes sono numericamente di più delle caste alte: e così il governo ha molti più voti. Come sai che c'è la lotta dei tribali per farsi riconsocere Dalit, in modo da avere benefici in termini di posti di lavoro, quote riservate ecc.

    Penso che l'India non sia come l'Italia ma un po' peggio, se possibile. Però se consideri che non c'è nessuno che abbia in mano potere politica e stampa, nonché canali televisivi popolarissimi, un po' meglio!

    Cmq, la speranza indiana e l'India dorata piace di più: e vende molto bene…;)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 3 anni, 8 mesi fa


  7. Non mi intendo, purtroppo, di storia o attualità indiane ma pongo una domanda: questi accadimenti di pochi giorni fa come si combinano con quanto sta accadendo oggi (art. "America e India, una corsa contro il tempo per il nucleare")? Nel senso: l'India è un paese che può accedere responsabilmente alla tecnologia nucleare oppure disordini come quelli di Orissa sono l'indice di disordini civili e possono compromettere un uso "occidentale" del nucleare?

    Scritto da Beppe, 3 anni, 7 mesi fa


  8. Beppe, ottima domanda. Per quanto ne so, l'India è comunque una grande democrazia, se pure con tutti i suoi problemi, le sue turbolenze e le sue bombe.

    Ma l'uso occidentale del nucleare secondo te è stato corretto? Sei certo che la Russia o l'America non sarebbero pronte a usare il nucleare come arma, se lo vedessero necessario? O almeno come deterrente.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 3 anni, 7 mesi fa


  9. Esiste una teoria propugnata a suo tempo da Luttwak sull'uso del nucleare esattamente come mezzo di deterrenza, concetto che si basa sull'assunto che i governi detentori di un simile strumento abbiano da perdere dal suo utilizzo (es: la tipologia di guerra della I o II Guerra Mondiale non ponevano a rischio direttamente governi o comandi militari mentre l'uso del nucleare può influenzare in modo diretto la vita dell'elite). Se questo è vero la domanda che pongo è: paesi arabi, la cui estremizzazione spinge verso l'affermazione religiosa anche attraverso la guerra possono vedere in armi così funeste uno strumento per questa affermazione?

    Scritto da Beppe, 3 anni, 7 mesi fa


  10. Possono quando diventano fondamentalisti o estremisti: infatti tutti i governi e le istituzioni com l'ONU si preoccupano di studiare e prendere misure contro il terrorismo e le armi di distruzione di massa, che siano chimiche, batteriologiche o nucleari.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 3 anni, 7 mesi fa


Scrivi il tuo commento

*

*


*


L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.