Lo Stato laico dell'Italia, i cristiani in India, il fondamentalismo induista e le foto farlocche di Repubblica

OrissaClamore sui nostri quotidiani, nei giorni scorsi, sulle violenze ai cristiani in Orissa, in India. Un fatto intollerabile, come tutte le violenze. Un fatto ancora più assurdo se si pensa che in Italia anche solo chiedere a una donna islamica con il velo integrale, il niqab, di toglierselo per entrare in un museo, è diventata una questione di dibattito nazionale, di correttezza politica sul comportamento irrispettoso verso le civiltà altrui, ecc.

Fin qui siamo tutti d’accordo. Il Papa condanna le violenze: e fa bene, fa il suo mestiere e segue la sua vocazione, altrimenti che papa sarebbe.

E il nostro governo che fa? Il ministro degli Esteri Frattini convoca ufficialmente per lunedì l’Ambasciatore indiano per riferire. Ora, questo è un fatto gravissimo, a livello diplomatico, per tre motivi, e dà la scusa per scatenare ancora più violenze:

1) perché è stato fatto a livello ufficiale, quando si potevano usare canali di dipomazia laterale. Infatti queste sono questioni interne all’India e aver chiamato l’ambasciatore è stato letto come un’ingerenza dello Stato italiano negli affari interni dello Stato indiano.

2) L’altro motivo è che Frattini non ha chiamato l’Ambasciatore della Cina per conferire sulle probabili migliaia di uccisioni e sparizioni di tibetani nell’ex Tibet, nei mesi scorsi. Dal che devo dedurre che un cristiano vale più di un buddista tibetano!

3) Fatto della stessa gravità, devo anche dedurne che il nostro governo si è fatto ufficialmente paladino del cristianesimo! Ma non siamo uno stato laico?

Io parlo sotto il punto di vista dell’opportunità politica e del fatto che il nostro non è uno Stato religioso, ovviamente, mettendo da parte le questioni (giustissime, peraltro) morali e le mie opinioni personali sulle violenze o sulla situazione in India. Non giudico neanche dal punto di vista ideologico, scriverei le stesse identiche cose se questo fosse un governo di sinistra, di centro o di Pinco Pallo.

L’atto del nostro governo non può che scatenare risentimento fra i fondamentalisti o anche solo i nazionalisti indiani. E sappiamo che la storia indiana è tutt’altro che mite e pacifista, anzi, si accende – da sempre – in azioni di massa con una certa facilità. Violenze di questo o quell’altro gruppo fondamentalista o separatista contro questo o quell’altro gruppo, in India, avvengono quotidianamente. L’India non è un paese semplice e mite, o peggio ancora mistico.

Infatti ieri sul dailypioner.com (che ora è disconneso e non posso linkare) è apparso questo articolo intitolato “Noi non abbiamo bisogno del Sacro Romano Impero“.

Leggetelo e poi fatevi un’idea se chiamare l’ambasciatore dell’India alla Farnesina sia stato un atto politicamente produttivo. Se si voleva scatenare una guerra fredda o un clima di tensione fra Italia e India, o peggio, se si volevano scatenare le ritorsioni dei fondamentalisti induisti, va bene. Ma averlo chiamato non fa che sottolineare che fra i due paesi c’è un clima di tensione: il che non è vero. Il nostro governo ha tutto il diritto di essere informato: ma che sia informato a livello ufficioso, che non chiami ufficialmente a riferire il rappresentante di un altro stato.

E questo è l’articolo. Scusate se non lo traduco in italiano ma tempus fugit. A me sembra oltraggioso nelle parole e in gran parte dei contenuti. Ci accusa a chiare lettere di essere fascisti e di essere in paranoia per la situazione economica disastrosa. Nomina più volte il Duce e Benito Mussolini. Dice che il governo, per fuorviare i problemi economici dell’Italia, se la prende con le “cosiddette persecuzioni cristiane in India“.

Se non concordo nell’analisi storica e diplomatica dell’articolo, concordo nelle conclusioni per due motivi: l’opportunità politica e il fatto che il nostro è uno stato laico. Non scordiamolo.

Oltre tutto, da ieri l’articolo che riporto circola largamente negli ambienti colti indiani. E questo, davvero, a livello di relazioni internazionali non ci giova. Le buone relazioni politiche si costruiscono giorno per giorno, con la stampa, gli studi e l’opinione degli intellettuali, i piccoli accordi economici e così via, e non solo con gli atti e i trattati internazionali.

E per rinforzare il sentimento anti-italiano dei fondamentalisti indiani ci ha messo la giunta Repubblica.it, che oggi pubblica in prima pagina l’articolo su sei presunti schiavi indiani nel Circo Mavilla, insieme agli animali, e pubblica anche le foto.

Solo che le foto sono quasi tutte del Circo di Venezia (con tanto di foto alle locandine) e degli animali, che peraltro sembrano tenuti bene! Quelle del Circo Mavilla sono assolutamente anonime, il camion e l’interno. Ma è un pezzo da prima pagina? Con foto farlocche, per di più? Ottimo esempio di giornalismo, non c’è che dire.

Se Repubblica con questo articoletto in prima pagina voleva dimostrare che gli indiani ammazzano dei cristiani ma beh, anche noi italiani trattiamo male gli indiani, ha sbagliato ragionamento perché prima di tutto non c’è confronto fra maltrattamenti e morte, e poi perché un’azione di massa non è paragonabile all’eventuale azione criminale di un singolo. Oltre tutto, l’ha fatto anche male, articolo povero e foto che non c’entrano assolutamente niente, se pure presentate come foto-documenti.

Da The Pioneer Edit Desk: We don’t need the Holy Roman Umpire

In summoning the Indian Ambassador and urging New Delhi to take “decisive action” to curb ‘anti-Christian violence’ in Orissa, the Government of Italy has breached diplomatic propriety and caused a public relations disaster of enormous magnitude.

The violence, while entirely undesirable, is scarcely a one-sided slaughter of the innocents, though a country with a history of throwing religious minorities to the lions would probably be hard put to tell the difference. The killing of a Hindu monk and his associates, and the retaliatory murder of Christian and non-Christian workers in church institutions in Orissa, are crimes that Indian authorities must act against and punish expeditiously.

It is an internal matter of India, in no way suggestive of state-sponsored attacks on any community or religious groups and requires no interference or comment from the self-appointed high priests in Rome. In reality, the gratuitous actions of the Italian Government represent a once-proud society’s increasing irrelevance and political downfall. The Italian Government is heavily dependent on neo-fascists who are promoting a xenophobic, anti-immigrant agenda. Indeed, the new Mayor of Rome is publicly greeted with straight-arm salutes and enthusiastic cries of “Duce! Duce!” — a noun last used to describe Italy’s comic-book wartime dictator, Benito Mussolini. Italy’s economic collapse has been sharpened by its establishment’s congenital suspicion of globalisation and foreign investment. Acquisition — and thereby rescue — of the country’s bigger but increasingly beleaguered business corporations is actively discouraged.

Gripped by paranoia, the Italian political class is battling phantoms — the newest being the so-called Christian persecution in India. Not only is it doing no favour to Indian Christians — who surely would not welcome a client-guarantor relationship with an alien Government — it has also seriously jeopardised Italy’s goodwill among the Indian middle class.

The Italian Government’s poor diplomacy follows the Pope’s condemnation of bloodletting in Orissa. As the head of a denominational enterprise, which is what the Vatican is, Pope Benedict XVI is perhaps justified in raising questions about the security of Christians everywhere. However, in the immediate context of India, he is choosing to look at the issue only selectively. In Orissa, like elsewhere in India, Christian evangelists — largely from Pentecostal and Baptist groups in the United States but sometimes from Catholic orders as well — look upon local populations as a market, and converts as market share. Some of them are engaged not in any attempt to genuinely win adherents to Jesus’s faith, but to denigrate nativist cultures and religious traditions and convert by inducement.

In Orissa, the recent trouble began when a Hindu monk who opposed such practices was murdered. He was targeted by a consortium of Christian fundamentalists and Maoists, united in taking on a common enemy. It may seem an unlikely alliance but is no different, in its theological inspirations, from the bogus gospel of Liberation Theology preached by renegade Catholic priests and Communist guerrillas in South America in the 1970s.

Pope Benedict, like his predecessor, Pope John Paul II, opposed Liberation Theology in the New World, but appears to see it as a fair strategy for ‘harvesting souls’ in India. Both the Vatican’s theological hypocrisy and double standards and the Italian Government’s diplomatic outrage need to be countered. The philosophy underlying the Pope’s arguments can be answered by Hindu religious leaders. As for the jejune Italian Government, a snub from the Ministry of External Affairs should be enough.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.