Storia esemplare di un buddhista dipendente dell'università che scopre Internet e le sue gioie

MonkEra il 1997 e d’inverno insegnavo a un’italica università. C’era un ragazzone attempato, mezzo tonto a dire il vero, che non si sa come aveva ottenuto una laurea in Lettere indirizzo archeologico. In effetti era figlio dell’ex [...] dell’università, e il fatto forse (sic dicunt) un po’ lo ha aiutato. Ma questo al momento è irrilevante ai fini del racconto.

Dicevo che il padre, prima di andarsene nel paradiso Tusita, aveva sistemato il figlio come tecnico di laboratorio nella Facoltà di Lettere. Non che lavorasse o facesse qualcosa, per carità, ma era lo stipendio più alto che potesse prendere senza lavorare e senza combinare danni, e di un certo prestigio.

In effetti non faceva proprio niente, di lavoro intendo, ma siccome anche così danni ne faceva, a turno i vari dipartimenti lo tenevano ognuno 3-4 mesi e poi lo spostavano. Quando aveva finito di girare i vari dipartimenti lo mandavano al Rettorato, mentre i dipartimenti si disintossicavano. Poi a turno ricominciavano a palleggiarselo. Il problema, infatti, è che ogni tanto lui alzava la cresta e voleva fare qualcosa, combinava danni colossali e se qualcuno lo allontanava gli rispondeva:

Prima di tutto sono laureato, e poi lo dico a… [segue nome amico potente del padre]

C’è di buono che il tontolone, essendo fervente praticante buddhista Vajrayana, e in più essendo mezzo monaco (perché per fare il monaco non c’è bisogno di una grande intelligenza), spesso andava in ritiro spirituale (diceva lui), o altrimenti stava tutto il giorno a disegnare mantra, a leggere giornali o giornaletti oppure chiuso al bagno. Intendo che stava letteralmente ore al bagno e chi ci andava dopo di lui lo sterilizzava con l’amuchina (io andavo al piano di sopra).

All’università sono arrivati i computer e una connessione decente. Dopo molti affanni e molti lavori (i cavi, la sicurezza e così via) sono stati collegati a Internet. Lui ha cominciato a fare gli straordinari. Non un’ora, ma diverse ore ogni santo giorno.

Spesso entravo nella mia stanza, che condividevo con il Boss, che era l’unica con un computer pubblico, eccezion fatta per la segreteria (ma se si toccava un computer della segreteria si rischiava di essere fucilati seduta stante) e lo trovavo lì che maneggiava al computer e chiudeva finestre su finestre. Misterioso..

La prima bolletta del telefono che è arrivata dopo l’allaccio a Internet (si andava via modem) è stata di 8 milioni! Il furbino stava attaccato tutte le notti per vedere, poi si è scoperto, siti porno a pagamento. E usava a man bassa anche il telefono della stanza con i numeri a pagamento!

Non gli è successo niente, penso che solo Sgarbi e pochi altri in Italia siano stati sospesi dalla Pubblica amministrazione per interessi privati in atti d’ufficio, o forse di peculato, non so. Di lui tennero conto che era tonto e figlio del defunto amico dell’amico potente, nonché del fatto che era solo al mondo (un orfanone di 35 anni buoni) e questo amico aveva promesso al padre, sul letto di morte, che si sarebbe occupato di lui.

Morale? Oggi potrebbe essere sospeso, una sentenza della Corte di Cassazione ha sentenziato che per i dipendenti pubblici è scattato il controllo delle ore di navigazione in Internet durante l’orario d’ufficio. La Cassazione ha stabilito anche che gli impiegati che trascorrono il loro tempo sul Web scaricando su archivi personali materiale non legato al loro lavoro rischiano la sospensione.

Il tontolone oggi rischierebbe, se l’amico del padre fosse morto, s’intende. E io chiedo a chi è più informato di me di cercare la sentenza, se ha voglia, così l’aggiungo a questo post.

Aggiornamento del 28 maggio 2008, ore 14:29, gentilmente fornitoci dall’avvocato personale di questo blog (non mio, di Orientalia4All intendo), Hermans Joseph Jezzoni: si tratta della sentenza di Cassazione VI Sezione Penale n. 20326 del 21 Maggio 2008. Non è lunga ma andrebbe spiegata. In pratica la sentenza ha cassato il ricorso in Appello (vinto quindi) della persona sospesa e la motivazione non è stata solo la tutela del patrimonio della pubblica amministrazione ma anche

il corretto andamento degli uffici della stessa basato su un rapporto di fiducia e di lealtà col personale dipendente.

In America questo tipo di motivazioni valgono da sole il licenziamento in tronco, qui ci sono giudizi di vario grado, ma mi piace che la Cassazione abbia tenuto conto anche del fatto che c’è un rapporto fiduciario fra pubblica amministrazione e dipendenti.

Perché io, dico la verità, non mi è mai sembrato giusto che il tontolone buddhista conservasse il posto anche dopo che si era scoperto il fatto, anche se gli era stato vietato di usare computer e telefono il pomeriggio o la notte. E questo per un motivo: toglieva quel posto a qualcuno che magari lo meritava e lavorava anche. Tutti si fidavano di lui perché era tonto e buddhista, e ha preso in giro tutti noi, compresa me che non potevo mai usare il computer perché era sempre impegnato da lui. E non credo neanche che abbia pagato di tasca sua quella bolletta del telefono di 8 milioni!



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.