L'economia della Cina conquisterà il mondo

Cinese workersVenerdì scorso sono stata a una interessantissima tavola rotonda sull’Asia che si è tenuta all’Università La Cattolica, tenuta da analisti economici e politici. Due di loro sono stati a lungo consiglieri per i nostri ministri degli Esteri e uno, ministro plenipotenziario, sta partendo come ambasciatore per uno degli stati più difficili e importanti del pianeta per le grandi riserve di petrolio. Quasi due ore, ma sono volate.

La cosa che mi ha colpito di più è che erano tutti d’accordo, numeri alla mano, a dire che nel 2040, forse prima perché la Cina diminuisce i suoi dati di crescita (al contrario di quello che fanno i paesi occidentali, che l’aumentano per incutere “fiducia” nei mercati, la Cina non vuole spaventare i mercati esteri!), il PIL della Cina avrà sorpassato di gran lunga quello degli Stati Uniti e del Giappone. Sarà insomma la prima potenza mondiale. Secondo posto gli USA, terzo posto il Giappone e quarto posto l’India. Poi verrà la Germania.

Solo se l’Europa sarà in grado di attuare una vera politica economica comunitaria e di aumentare collettivamente la crescita del PIL, cosa che per ora non è in grado di fare, sarà in grado di competere con altri stati, ma sempre dopo la Cina.

La Cina sarà comunque la padrona indiscussa dei mercati e delle borse. Questo vuol dire che si potrà permettere, come già fa in larga parte, una politica svincolata dai giudizi e delle dinamiche internazionali. In pratica, dato che ha oltre 1.300.000.000 abitanti ed è la nazione più popolosa del mondo e ha il tasso di crescita economica più alto, questo è vincente perché decide il mercato internazionale e le politiche finanziarie.

Non solo vincente ma sicuro, perché tutti hanno in mente di contribuire al bene e alla prosperità del proprio paese e hanno un’etica del lavoro confuciana, cioè lavoro lavoro lavoro e obbedienza all’ordine costituito per senso del dovere. Niente scossoni politici, un benessere che man mano aumenta per tutti, non solo per pochi pezzi grossi del partito o poche famiglie industriali (anche se questi, come in tutti i paesi del mondo, vivono sempre molto meglio di tutti gli altri). Pochi diritti umani, per esempio niente critica aperta al sistema politico, ma è un prezzo che i cinesi sembrano pagare volentieri per la grande crescita economica e l’aumento del benessere diffuso.

Ecco, in questo momento terribile per la Cina, che piange almeno 50.000 morti sotto le macerie e 12.000.000 sopravvissuti senzatetto, io vorrei ricordare agli amici cinesi che mi leggono, e sono tanti, che il loro paese è in crescita, che diventerà sempre più importante anche politicamente, che piano piano si aprirà ai diritti umani (e non potrà fare altrimenti) e che tutto il mondo ammira non solo la loro cultura millenaria, ma gli sforzi uniti di tutti i cinesi compresi i politici, senza inciuci, per fran fronte a questo momento terribile.

Non è come Mynamar, che piange 130.000 morti ma la giunta ha aspettato a lungo a far entrare gli aiuti internazionali, le squadre di medici e di operatori, per paura che vedano o cambino lo status quo.

La Cina si è mobilitata e ha pensato prontamente e con il massimo degli sforzi ai suoi figli più sfortunati. Spero solo che si ricordi che fra loro ci sono anche i cugini tibetani.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.