A chi appartiene l'arte? I

Uighur artIn questi giorni di festa ho visto che alcuni musei erano chiusi. Mi è sembrato ingiusto e ho cominciato a rimuginare su un problema che sembra retorico, ma non lo è: a chi appartiene l’arte e specialmente l’arte sacra e l’arte antica?

Mi spiego con un esempio storico ma sempre valido. Nella spedizione del 1952 nel Mustang, nel Nepal occidentale, Tucci scoprì delle rovine di monasteri che la guerra aveva distrutto.

A occidente della città di Mustang c’era il monastero fortificato di Namgyal ormai decaduto. La particolarità di questo monastero era quella di essere non settario e di mantenere sia gli insegnamenti che le pratiche religiose di tutte le quattro principali scuole del Buddhismo tibetano. Infatti, quando il XIV Dalai Lama fuggì dal Tibet per l’invasione della Cina, fu accompagnato da cinquantacinque monaci di Namgyal. Il monastero fu rifondato appena fuori la sua nuova residenza a Dharamsala e ora preserva le tradizioni artistiche e culturali del Tibet.

Nel monastero di Namgyal in Mustang c’erano due templi, Thubchen Gompa e Chöede Gompa, con degli affreschi qusi distrutti e Tucci arrivò appena in tempo per fotografarne larga parte.

Thubchen Gompa and Chöede Gompa sono tuttora esistenti e contengono ancora gli affreschi del XV secolo o parte di essi. Il tempio di Thubchen è stato restaurato 1998 da una squadra di restauratori e storici dell’architettura inglesi, americani e italiani. Il progetto, però, incontrò numerosi ostacoli tecnici: il tempio di Thubchen, di circa duecento tonnellate, era sul punto di crollare. Le crepe sul muro e le infiltrazioni d’acqua avevano separato l’intonaco, lasciando qualche affresco letteralmente penzolante, e le lampade votive vi avevano lasciato delle macchie nere e grasse. Per riportarlo agli antichi splendori, il tempio dovette essere totalmente stabilizzato prima che l’interno fosse restaurato.

Si potrebbe immaginare che la gente del luogo fosse contenta del lavoro. Invece, ci fu molta tensione fra la squadra di restauratori e i residenti. Infatti, i primi volevano solo rifare il tetto, stabilizzare l’edificio e ripulire gli affreschi: secondo le moderne teorie, volevano un restauro conservativo e non ricostruttivo.

La gente del posto invece, anche se era felicissima che le immagini fossero riportate alla bellezza originale, voleva che si riportassero anche alla forma originaria: in poche parole, che si aggiungessero alle figure gli arti mancanti, i pezzi di viso, le vesti, gli attributi, i veicoli (cioè gli animali che trasportavano le divinità) e così via, perché dissero che Thubchen era un luogo deputato alla venerazione e volevano avere l’immagine intera, secondo l’iconografia classica.

Ai conservatori non rimase che fare un compromesso: avrebbero ricreato qualcuna, ma non tutte le parti mancanti. Così, per i problemi incontrati con la popolazione locale, anche il restauro del tempio di Chöede, egualmente in pericolo, fu posposto dal re del Mustang.

Ma la questione dei restauri rimane e porta con sé tante altre questioni: chi detiene la proprietà del passato? E inoltre, che tipo di restauro bisognerebbe fare, ricostruire le parti mancanti o salvaguardare soltanto quelle esistenti? Soprattutto, chi ha il diritto di dire l’ultima parola sull’arte sacra antica, chi ha creato quell’arte e ne usufruisce dal punto di vista non solo artistico ma, soprattutto, dal punto di vista religioso, o chi spende soldi, tempo, energie e risorse tecniche e materiali per conservarla, salvaguardarla e prendersene cura, anche se lo fa in quanto arte e non come oggetto di culto?

In altre parole: l’arte antica è del popolo che l’ha creata o è patrimonio dell’umanità?



Commenti

Comments are closed.


L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.