...e anche del cane, del gatto e delle foche

DogLeggevo su Il punto di vista della quaglia del profondo dialogo che si instaura fra il cacciatore e il suo target, che si trasforma in business. Purtroppo Gaspar non ci rivela la fonte di questa dotta citazione, per commentarla opportunamente:

…creare occasioni di dialogo tra voi e il vostro target e trasformare i dialoghi in opportunità di business; siamo pronti ad innovare la vostra comunicazione, accompagnandovi lungo un percorso unico ed entusiasmante.

Ho vissuto in campagna (campagna vera, non villa di campagna) per diversi anni e lo posso testimoniare: non solo la quaglia non è d’accordo, ma neanche i cani e i gatti. I cani da caccia erano rinchiusi, a digiuno da almeno 12 ore e in tre o quattro, in gabbie strettissime messe nel bagagliaio dell’auto chiuso, in modo che una volta liberi fossero arrabbiati, corressero di più e se la prendessero di più con la preda. Non so se fossero d’accordo sul dialogo.

Poi, se non c’era selvaggina intorno, i cacciatori si divertivano a sparare ai gatti, quelli selvatici e quelli domestici. E neanche i gatti erano assolutamente d’accordo.

Fino a qualche secolo fa cacciare era una necessità. Ora in Occidente non è che un danno per tutti. L’unica consolazione è che ogni tanto qualcuno ci rimette di persona. Altro che la pia storiella che nessuno ama la natura più dei cacciatori! Perché, gli animali non fanno parte della natura?



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.