Cominciano all'estero brogli e imbrogli per le elezioni

Totò

Stavo mangiando una pastarella con la crema al bar di sotto, tutta goduta del sole e del fatto che posso camminare. Stavo seduta ché il bar era pieno, e se mi spingono vado in mille pezzi, e ho gettato uno sguardo al giornaletto lasciato sul tavolo, uno di quelli che distribuscono davanti alla metropolitana (lo fanno ancora? Dopo due mesi non lo so più..).

Dato che non so assolutamente per chi votare cerco di guardarmi in giro e di leggere molto — non tanto i programmi dei partiti, che si assomigliano tutti, ma sull’affidabilità dei capolista e sulla loro onestà e la loro reale capacità di cambiare le cose in meglio, a partire da un riforma morale della politica (forse chiedo troppo però, non so).

Penso alla notizia shock di stamattina sui brogli elettorali degli italiani all’estero, in Argentina, in Nord e in Centro America, con biglietti, cartoline e quant’altro con nome, cognome e come votare per i candidati del PD in Argentina e la trasgressione delle norme imposte dal governo canadese in fatto di comizi elettorali da parte dei candidati PDL (e altri trucchetti in Nord America).

Sul giornaletto che ti vedo? La faccia da bamboccione viziato di Emanuele Filiberto di Savoia che parla del suo partito, Valori e futuro. Bene, si candida per gli italiani all’estero, visto che lui è nato in Svizzera e qui in Italia è un povero immigrato.

Si candida alla Circoscrizione Estera Europa assieme ad altri dieci per aiutare “gli italiani che hanno sofferto” come lui. Il punto forza del suo partito è quello di rilanciare l’immagine dell’Italia all’estero. Purtroppo, l’ha dichiarato lui, dato che non è nato qui non conosce la nostra cultura e le nostre migliori tradizioni.

Però lui che è emigrante questo dovrebbe conoscerlo. Nel gennaio del 2007 ha nominato vicepresidente del partito Valori e futuro Mariano Turrisi, arrestato il 24 ottobre 2007 per truffa mafiosa: avrebbe sfruttato l’immagine degli italiani all’estero attraverso il suo centro commerciale fantasma Little Italy, con oltre 1000 negozi fantasma, per cercare di realizzare un’operazione finanziaria internazionale ideata per riciclare 600 milioni di dollari proventi da attività illecite. Insomma, un transnational crime, il riciclaggio di denaro sporco, che è un lavoro di cui si possono occupare agevolmente gli emigranti italiani.

In effetti, Emanuele Filiberto è talmente povero che il papà Vittorio Emanuele, indagato sin dagli anni Settanta per traffico internazionale di armi (indagine archiviata) e che poi non ha mai smesso di fare cose varie di dubbio gusto, nel novembre 2007 ha dovuto chiedere allo Stato italiano un risarcimento di 270 milioni di euro per tutti gli anni di ingiusto esilio. Solo per mantenere la famiglia.

Fortuna che Emanuele Filiberto ha appena dichiarato che ha fatto cadere la rischiesta, che poi in fondo non era una vera e propria richiesta formale, ma solo una lettera! Insomma, abbiamo tutti travisato e forse, tutto sommato, ha di che vivere.

Perché ho l’impressione di essere presa in giro da tutti questi signori qui?



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.