Cina e Tibet

China freedom

Ieri la Cina ha ammesso nel paese 26 giornalisti stranieri considerati imparziali e selezionati dal governo.

Non possono girare liberamente ma sono condotti in visite collettive organizzate, accompagnati dalle solite guide che riferiscono anche alle autorità (come accade tuttora in Russia).

Infatti da giorni le forze armate cinesi circondano i maggiori monasteri di Sera, Drepung e Ganden, teatro principale dei disordini dei giorni scorsi, hanno tagliato l’acqua e l’elettricità e impediscono alla gente di portare il cibo al convento. Questa punizione collettiva porterà i monaci a morire di fame e di sete.

Con l’occasione della visita dei giornalisti oggi un gruppo di circa 30 monaci ha inscenato una protesta al tempio più importante di Lhasa, il Jokhang: sanno che è una delle poche occasioni che hanno per denunciare la situazione del Tibet e contestare le accuse rivolte da Pechino al Dalai Lama, considerato responsabile di fomentare la rivolta in Tibet. E sanno anche, come hanno riferito ai reporter, che saranno messi in prigione per questo.

Nel frattempo una nuova base militare è in costruzione nella Contea di Lithang, in provincia di Sichuan, teatro delle dimostrazioni tibetani più vivaci. Un palazzo del governo è andato a fuoco e i tibetani accusano le autorità cinesi di averlo fatto per rovinare la loro immagine.

Bush intanto fa la solita brutta figura doppia, giocando all’innocentino, e ha telefonato al presidente cinese Hu Jintao per sostenere i tibetani ma, allo stesso tempo, per assicurargli che lui sarebbe andato all’inaugurazione, perché le Olimpiadi sono un’occasione sportiva e non necessariamente politica. Ovviamente ha avuto una bella lavata di testa dal ministro degli esteri cinese, che ha giudicato il consiglio di rispettare i diritti umani “irresponsabile” e la situazione col Tibet “di ordine pubblico”. Tutto normale insomma, solo qualche scaramuccia interna.

Intanto, mentre l’Unione europea incoraggia la Cina a rispettare i diritti umani, quel gran bell’uomo di Sarkozy, in visita a Londra, ha dichiarato ieri che Francia e UK condividono la responsabilità di far rispettare i diritti dei tibetani e che lui potrebbe disertare la cerimonia di inaugurazione dei giochi.

Insomma, mi pare un tira e molla pazzesco, fra suggerimenti, inviti, negazioni e dinieghi, consigli, visite, incoraggiamenti e così via: tutto sulla pelle dei tibetani. Ma le Olimpiadi si faranno e, temo, alla presenza in pompa magna di tutti i capi di Stato.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.