Tibet, pesante repressione: ma i blog parlano

Lhasa
Questa sopra è la foto dei carrarmati cinesi a Lhasa.

La Cina ha dato l’ultimatum ai protestanti e ha imposto il blackout delle informazioni. I giornalisti non sono ammessi nel paese, Internet è controllato e Youtube proibito, la stampa cinese e pro-cinese sta diffondendo articoli e comunicati di questo tenore: si sa da fonti interne che è in atto una violenta repressione ma la stampa non sa esattamente cosa accade e come. Il 14 marzo sono uccise almeno 80 tibetani a Lhasa, ma il mondo non deve sapere. Il motivo ufficiale è che sono questioni interne alla Cina.
Ma il Tibetan Poeple’s Uprising Movement rivolge un appello perché la violenta repressione si fermi e chiede l’intervento internazionale.

Le proteste in Tibet continuano e oggi il Dalai Lama ha detto al New York Times che non può fare niente per fermarle e che è sicuro che la Cina reagirà con il terrore e la violenza brutale.

A mezzanotte scade l’ultimatum di resa totale della Cina. Dal sito dell’Amministrazione centrale tibetana oggi il Kashag, cioè il Consiglio, ha diramato questo Appello urgente. Chiede che le nazioni spingano la Cina a fermare la brutale repressione e che il consiglio delle Nazioni Unite mandi i delegati perché la situazione non si deteriori ulteriormente.

L’intenzione della Cina è chiara: repressione all’interno e silenzio all’esterno, per far scendere una cortina di silenzio e omertà su tutto, in modo che la stampa internazionale taccia e la questione tibetana non costituisca più un problema. Non si sa, non si vede, e la Cina ha mano libera.

Ricordo con terrore quello che disse Deng Xiaoping durante Tiananmen: Uccideremo 200.000 persone per 20 anni di stabilità.

In effetti, per la stabilità interna il governo cinese a Tiananmen ha massacrato circa 3000 cinesi di etnia Han, cinesi al 100% insomma, senza contare i feriti e quelli giustiziati e torturati in seguito. Cosa sarà capace di fare con i tibetani?

Da sottolineare che la Repubblica popolare usa l’esercito armato di tutto punto e i tibetani, anche laici, non hanno armi. Come 49 anni fa, i cinesi usavano armi da fuoco moderne, i tibetani le preghiere o i bastoni.

Ma i blog non si fermano. Ce ne sono diversi in cui parlano i testimoni oculari da Lhasa. Segnalo specialmente quello degli Studenti per il Tibet libero: Tibet will be free. Sia questo blog che Radio Free Asia informano che l’esercito, oltre ai tibetani che ha ucciso, di cui non si conosce il numero esatto, cerca di mettere nelle prigioni sparse per il paese quante più persone possibili. E’ questa la cosa che mi fa più paura perché è noto che chi entra in quelle prigioni raramente ne esce, o solo dopo anni di torture.

Ricordo che il 10 marzo, 49esimo anniversario della rivolta di Lhasa del 1959 contro la Repubblica popolare cinese, i monaci dei grandi monasteri di di Drepung, Sera e Ganden, fuori Lhasa, hanno cominciato a protestare pacificamente per l’occupazione e l’annessione abusiva del Tibet da parte della Repubblica popolare cinese. Le proteste sono scoppiate anche in altre parti del Tibet, specie nelle province di Amdo e Kham, annesse alle province di Qinghai, Sichuan, and Gansu.

Voglio anche ricordare il motivo, per chi ancora non lo sapesse: circa 1.200.000 di persone sono morte come diretta conseguenza dell’occupazione e poi l’annessione del Tibet da parte della Cina, nel 1958. Quello che è successo durante la Rivoluzione culturale è stato un vero e proprio genocidio e una sistematica distruzione della cultura. Bambini tibetani tolti alle famiglie d’origine e fatti crescere in famiglie cinesi di provata fede comunista; migliaia di laici, di monaci e monache uccisi o torturati; vecchi costretti a mangiare e vestire secondo la moda dei conquistatori; dei e simboli rimpiazzati con le immagini di Mao e, in seguito, con quelle della Banda dei Quattro; coloni cinesi delle comuni dislocati in Tibet per “colonizzare” le rozze province teocratiche. E’ stata ed è tuttora una vera e propria operazione di pulizia etnica. Circa i 2/3 dei monasteri sono stati distrutti (il Tibet era un paese teocratico di cultura buddhista), insieme a libri, manoscritti e guide, le opere d’arte sono state trafugate e rivendute o portate in Cina.

Parlando di diritti umani e di vita (o di morte), riporto la notizia che in Cina stanno anche attuando lo stermino sistematico dei gatti, sempre in vista delle maledette Olimpiadi. Non ho controllato le fonti, riporto quest’altra terribile notizia così com’è (da Blogosfere): ma non ne dubito neanche un po’.

Saranno fra le Olimpiadi più insanguinate della storia, insieme a quelle di Berlino.

Io stamattina mi sono svegliata con un senso di angoscia e di paura, sono certa che stasera qualcosa di terribile accadrà. Se potessi, listerei il blog a lutto. Nella protesta di Lhasa del 1959 furono uccise 87.000 persone, quante ne saranno uccise nei prossimi giorni?



Commenti

Comments are closed.


L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.