Fondamentalismo induista in India e decadenza morale in Italia

HanumanLunedì scorso circa cento attivisti dell’ Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad , cioè il Concilio di tutti gli studenti indiani, un’organizzazione fondamentalista che si rifà al RSS (l’ala più estremista dei nazionalisti induisti), ha vandalizzato il Dipartimento di storia della mia amata università di Delhi e ha maltrattato il capo di dipartimento, Saiyid Zaheer Hussain Jafri.

L’hanno fatto dopo aver chiamato i giornalisti, in modo da trasformare un atto vandalico e scientificamente stupido in un atto ideologico. Se i media e i politici si interessano a un fatto, anche se illegale, questo assurge subito non solo agli onori della cronoca, ma alla legittimazione popolare, un po’ come è successo per il delitto di Cogne. Se i media si interessano a un fenomeno o a un personaggio, questo diventa da mascalzone a importante — e si sa che se un mascalzone è importante, come qualche politico nostrano, comunque lo si ascolta.

Il motivo dell’attacco è che il professore Jafri, che è chiaramente di origine musulmana, stava per iniziare un corso in cui si insegna che vi sono diverse versioni del poema epico in sanscrito Ramayana, considerato sacro dagli induisti perché narra la storia del dio Rama e di Sita, sua moglie, che viene rapita dal demone Ravana, portata a Lanka e salvata dal popolo delle scimmie volanti con alla testa il dio Hanuman (nell’immagine sopra).

Una delle letture consigliate del corso era Three Hundred Ramayanas: Five Examples and Three Thoughts on Translation di A. K. Ramanjuan, che mette in dubbio l’unicità delle versioni del Ramayana e ne sminuirebbe la sacralità.

La notizia mi ha profondamente colpito perché ho fatto ricerca in quella università, ero la prima donna occidentale che lavorava a pieno titolo al dipartimento di sanscrito grazie a un accordo internazionale di scambio fra studiosi, stipendio (in rupie!) e tutto, e sono stata trattata molto bene, assolutamente alla pari con le tante altre ricercatrici e professoresse che c’erano o addirittura meglio perché io ero straniera e tante cose — usanze abitudini e problemi — pensavano che non le conoscessi (il che era vero).

Insomma, da me non si pretendeva tutto e, soprattutto, non si pretendeva che mi trasformassi in un indiano, ma ero apprezzata e ascoltata proprio perché occidentale: una bella lezione di rispetto e civiltà. Mi chiedevano spesso un parere o mi facevano parlare in pubblico per ascoltare il mio punto di vista: come donna, come persona e come italiana.

L’episodio dello scorso lunedì mi ha colpito tanto più perché temo che i fondamentalisti stiano riprendendo piede in India. Come si sa, per 6 anni c’è stato il governo nazionalista del Bharatiya Janata Party, che nelle sue frange estreme combatte (anche con le armi) tutto quello che è straniero per la grandezza dell’India in patria e all’estero, ma dal maggio del 2004 l’India è governata da Manmohan Singh, del Partito del Congresso presieduto dall’italiana Sonia Gandhi. L’India è una grande nazione democratica, nonostante tutto, per certi versi più avanzata di noi: e infatti alcuni dei vandali non sono stati rilasciati proprio in nome della democrazia e della pluralità di opinioni.

Se il partito nazionalista avanzasse di nuovo provocherebbe un rallentamento alle istituzioni sociali e all’economia, visto che il lavoro femminile era ostacolato perché rovinerebbe la famiglia; la cultura era tarpata perché gli stranieri non potevano ricoprire alcuna carica, anche temporanea, nelle università, né potevano essere invitati a parlare, a tenere seminari, ecc., per il solo fatto di non essere indiani; la libertà di opinione era osteggiata perché non solo diversi missionari cristiani sono stati uccisi dai fondamentalisti, ma c’è stata una recrudescenza della centenaria diatriba fra musulmani e induisti che già tanti morti e tanto danno ha provocato, una vera e propria diaspora.

Il fondamentalismo religioso, di qualsiasi fede sia, ostacola sempre i diritti umani. Qualsiasi credo intollerante, anche politico, lo fa. Per questo penso che anche in Italia si possa uscire da questa profonda crisi etica e morale, che investe il privato cittadino come il parlamentare corrotto, solo con un aperto dialogo, un’autocritica e mettendosi da parte, se è il caso: o mettendo da parte per sempre, senza buonismi autolesionisti, chi porta avanti le crociate ma non è degno di ricoprire cariche e ruoli pubblici.

Ricordiamocene al momento di votare.

(NB: Nonostante l’importanza, questa notizia non è stata data da nessun blog e da nessun giornale italiano, che io sappia, chi sa perché)



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.