Bookblogging? La felicità dell'economia sta nel buon seme

Smiling Indian girlIl libro di cui non volevo parlare è quello di Luca De Biase, Economia della felicità: dalla blogosfera al valore del dono e oltre (Feltrinelli 2007). Però ieri pomeriggio sono andata alla presentazione che si è tenuta alla libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, qui a Milano, e sono tornata con delle idee che mi frullavano in testa. Quindi questo non è un bookblogging come ho fatto per altri libri, una recensione vera e propria, ma solo alcune considerazioni scritte di getto, basate sul discorso di Ferruccio De Bortoli, Luca De Biase e Francesco Caio. E sul libro che ho in mano.

Economia della felicità parla della scoperta economica rivoluzionaria del secolo: i soldi non fanno la felicità, perché la ricchezza materiale non ha un valore che porta alla felicità. Molti economisti dell’ultima generazione hanno scoperto quello che gli orientalisti sanno sin da quando sono studenti: le persone economicamente povere ma emotivamente ricche sono felici. In altre parole, la ricchezza non porta alla felicità ma la felicità porta alla ricchezza.

Come si può essere felici? Come stiamo costruendo la felicità? La felicità è un fine, ma anche un mezzo. E’ un mezzo che ha un alto valore economico per tutti, anche se non è misurabile (innanzi tutto perché è basato sulla percezione individuale e collettiva). Ma la felicità è un valore che dà senso alla vita e che fa anche lavorare meglio e produrre meglio; fa vivere meglio.

In più, la felicità è un valore che non può essere portato via da nessuno, né può essere “dato” da nessuno: tutti sappiamo che, mentre è facile rendere una persona infelice, è molto più difficile farla autenticamente felice, cioè felice per lungo tempo, in una relazione duratura di qualsiasi tipo — lavoro, amore, amicizia. La felicità si costruisce. E’ un lavoro paziente su di sé e nelle relazioni con gli altri.

Il punto essenziale della felicità è il modo. Come si fanno le cose, come si produce, come si sta con gli altri e, quindi, in che relazione siamo con noi stessi e con il mondo. Sia internamente che esternamente, nella pratica quotidiana.

Mi spiego: se entriamo in rapporto competitivo con gli altri, per esempio, dobbiamo sempre e comunque vincere perché ogni sconfitta porterà all’infelicità; e gli altri intorno a noi poi saranno infelici, perché sconfitti. Soprattutto, saranno delle pedine per la nostra felicità, delle pedine da sbaragliare. L’infelicità procurata crea infelicità e come conseguenza ci sarà un ritorno di infelicità dall’esterno verso di noi.

La mia migliore amica è una famosa psicoanalista che per tanti anni ha insegnato all’Università di Buenos Aires, ha costruito il sistema psichiatrico in Argentina e poi è approdata in Italia, in seguito alle persecuzioni dei generali (che non la amavano affatto); poi ha insegnato al Centro Studio dell’Olivetti (che non è solo Design e Architettura) e ha tenuto per molti anni i primi corsi italiani di gestione dei rapporti per i grandi manager della Confindustria.

Lei mi diceva sempre che la cosa più difficile da insegnare era un nuovo modo di relazionarsi basato sulla cooperazione e non sulla competitività. Vinco io, vinci tu. Insieme. E che una buona comunicazione è alla base. E che alla base di una buona comunicazione c’è la trasparenza — non c’è vera comunicazione basata sulla bugia o l’inganno — e un atteggiamento di ascolto e di cura, il prendersi cura anche dei bisogni dell’altro, il famoso, rivoluzionario I care, e quindi un atteggiamento di collaborazione e non di sopraffazione, anche e soprattutto da parte di chi comanda: si deve imparare a lavorare tutti insieme per un fine comune che non è solo produrre una certa cosa, che sia un prodotto o che sia fornire un’informazione, ma produrli bene con un fine comune, con degli ideali per il futuro, avendo in mente degli obiettivi che devono portare solo a uno scopo: la felicità collettiva.

I grandi catalizzatori della felicità sono la cultura, la libertà, la trasparenza, la sincerità, lo scambio, la libertà nell’informazione, l’ispirazione. Un caos che ha senso, perché la linearità non porta alla creatività, e che migliora le relazioni e l’atmosfera dello stare insieme (per questo, la tecnica del brainstorming ora è usata in moltissime aziende). E le relazioni, anche nel modo di lavorare, basate sui valori.

Tutto questo porterà come primo risultato le persone coinvolte in un processo produttivo o informativo a essere più felici, con la voglia di cooperare per un fine comune, in un ambiente più gradevole. Questa è una felicità vera che nessuno può portare via. E porterà a delle idee nuove.

E’ una qualità di relazioni basate sul modo, sul come si raggiunge un obbiettivo.
L’ho già scritto in qualche post (non so quale) ma lo ripeto. Una cosa che diceva sempre l’economista Galbraith, un uomo che ho conosciuto da vecchio ma che era tanto alto quanto allegro e spiritoso: decine di anni prima, in una riunione all’International Monetary Fund, qualcuno aveva detto come battuta di spirito, ma non troppo, che risolvere il problema della povertà dell’India era semplice: bastava eliminare i 2/3 della popolazione del paese!

Ecco, i problemi economici e sociali non sono poi tanto difficili da risolvere, se si pensa solo al fine e non al chi e a come raggiungerlo. La frase era paradossale e assurda ma portava alle estreme conseguenze un’economia realizzata senza curarsi troppo del come, dei mezzi: invece è il modo per raggiungere un obbiettivo che conta. E’ il Dharma. Il Dharma è il fine e il mezzo, è fare le cose giuste nel modo giusto per realizzare Artha, Kama e Moksha.

L’economia della felicità pone l’accento sul Dharma. Infatti l’epigrafe del primo capitolo del libro di De Biase è una nota frase di Gandhi, chiamato lì affettuosamente anche Mahatma (che è solo un titolo onorifico):

Il fine è nei mezzi come l’albero nel seme

Gandhi lo diceva a proposito del Karman, nel senso che il frutto della rinascita è già nell’azione e quindi, bisogna agire in un certo modo per non rinascere; in ultima analisi, bisogna amare per andare verso l’amore, perché l’azione di Gandhi era tutta basata sull’amore. A seconda del modo in cui facciamo una certa cosa, avremo certi risultati, e già nel seme c’è tutta la potenzialità e il futuro dell’albero che verrà. Se facciamo del bene non pensando al frutto ma solo per farlo, abbiamo gettato un seme che porterà inevitabilmente all’albero dell’amore. Se agiamo in modo corretto verso gli altri, l’albero che crescerà sarà positivo e così la foresta degli alberi, cioè delle relazioni, sarà positiva.

Finisco qui il primo abbozzo di considerazioni, ci sarebbe molto da dire e molto da aggiungere; basta leggere il libro. Ma ieri mi ha fatto sorridere De Bortoli, che ha iniziato la presentazione in un modo insolitamente leggero (De Biase è riuscito a farlo rilassare?): una delle sue preoccupazioni era vedere come sarebbe diventato l’autore, da che parte sarebbe andato: da giornalista di un quotidiano economico a un secondo Terzani in tunica bianca?

Vedendo De Biase, sempre vestito di scuro, è strano immaginarselo in tunica bianca; ma, in effetti De Bortoli ha colto ancora una volta nel segno, perché le posizioni di De Biase sono vicinissime a quelle di un buon orientalista. E chiunque conosca l’Asia anche solo un po’ non può non sentirsi vicino alle posizioni di De Biase. Quante volte ho sentito dire dalle sciure milanesi di ritorno da un viaggio in Asia: ma come faranno, così poveri, a essere felici? Non hanno colto la qualità della vita basata sulle relazioni, non sul possesso.

E c’è un altro motivo per sorridere: la gente che ieri, come dire, si sentiva partecipe e compresa. Parlando al bar interno della Feltrinelli dopo la presentazione con una signora, insegnante in pensione, e con un formatore (che non so assolutamente che sia e che faccia), ne è uscita questa riflessione: non siamo ricchi ma ci sentiamo felici perché delle cose positive le abbiamo. Le facciamo. Siamo delle persone qualsiasi, non ricche ma che arricchiscono il mondo. Abbiamo dei bei rapporti, viviamo con dei valori autentici.

Così ieri sera sono andata via sorridendo fra me e me. E quando un incontro, anche quello basato su un libro di economia, fa andare via con un sorriso, ecco, per me questo è sempre un buon incontro.



Commenti

  1. Una frase mi ha cambiato la vita:" Vuoi essere felice, studia la felicità! "

    Ho scoperto che la felicità non è una cosa che capita, va cercata, perseguita, praticata, nei rapporti e nella comunicazione con sè stessi e con gli altri…allora succede.

    Scritto da carlo, 9 anni, 9 mesi fa


  2. assolutamente vero carlo: la felicità non è che capiti sul piatto, è una ricerca costante e una pratica quotidiana.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  3. cara boh, ciò che scrivi nn potrebbe essere + vero anche se davvero pare che per iniziare a provare felicità devi iniziare almeno ad averne un assaggio: conosco tante persone che nn sono in grado di essere felici e forse anche perchè nn lo sono mai state veramente. la felicità (ho scoperto sulla mia pelle ma potrebe essere un caso) si autogenera…ma se nn si inzia mai il processo come si fa ad autogenerarsi?un po' un gatto che si morde la coda…

    Scritto da sole, 9 anni, 9 mesi fa


  4. beh, uno deve anche andare alla ricerca. Dirsi magari: come posso stare meglio? Come posso far stare meglio?

    Credimi, spesso le persone lo sanno ma non hanno voglia di metterlo in pratica perché….. la felicità costa fatica! Almeno agli inizi.
    Bisogna lavorarci e faticarci, e mettere in piedi dei rapporti decenti, poi portarli verso il buono, e così via. E’ un processo faticoso, almeno per chi è abituato a pensare solo a sé e a usare gli altri.

    E mettere da parte chi non porta felicità e chi non si cura dell’altrui (e nostra) felicità. Magari è felice da sé, ma se è un processo solipsistico a che serve? Siamo animali sociali, non passeri solitari…
    ;)

    Poi, iniziato il processo, come hai detto tu la felicità si autogenera..:)

    ciao ciao

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  5. Ottimo "servizio": io non c’ero (e me ne dispiaccio). Una cosa vorrei in piu’: su qualche blog che ha riferito dell’incontro (forse dal miglia, devo controllare) ho letto della locuzione "iper-presente" che mi ha fulminato… qualche hint? interpretazioni?

    Ciao! f.

    Scritto da francesco, 9 anni, 9 mesi fa


  6. francesco, non capisco assolutamente quello che vuoi dire. Se mi spieghi meglio provo a capire un po\’ di più e a dirti quello che vuoi sapere, sempre che io lo sappia o lo abbia notato!:)

    ciao e… aspetto!

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  7. La cosa più dura è uscire dal proprio "stato di comfort", fare il primo passo, agire. Hai ragione Enrica sono le domande che ci facciamo che fanno la qualità della nostra vita. Come posso…?

    Scritto da carlo, 9 anni, 9 mesi fa


  8. Già carlo, come si può? Però si può:)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  9. ecchime: [il blog è UH!]

    ciao! f.

    Scritto da francesco, 9 anni, 9 mesi fa


  10. Per rispondere a "Sole"…

    La felicita’ comincia con un sorriso.
    Quando non si e’ capaci (perche ci sembra mancare la materia prima per sorridere) basta fare la smorfia di un sorriso e li’ comincia la giornata fatta di microscambi di feli-dollari, feli-euro, feli-yen o cio’ che volete.
    Perche’ si e’ completamente felici quando la ns felicita’ viene riconosciuta all’esterno. Il sorriso e’ il modo migliore per iniziare questo processo, secondo me.
    Banale, lo so… Ma tant’e’.

    Scritto da taoistmovies.com (Iskandar), 9 anni, 9 mesi fa


  11. in quel che scrivi ritrovo felicemente e innovativamente alcune idee sincretiste appena lette nell'ultimo volume di osho pubblicato il mese scorso da bompiani col titolo " I LIBRI DEL FIORE D'ORO " , ho bisogno di tempo x approfondire la tua weltanschauung ; tornerò appena possibile a rileggerti ….. bye-bye …

    Scritto da ciro iuorno, 9 anni, 9 mesi fa


  12. francesco grazie; l’URL non si mette a nessuno quindi hoi sostituito il nome del blog, quelli che seguono questo blog sono "computer literate" abbastanza da trovarlo sui motori di ricerca:)

    grazie ancora e buona giornata:)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  13. iskandar, concordo! Quelle persone che si svegliano la mattina e senza motivo alcuno sono di pessimo umore e te lo fanno vedere, "accogliendoti" con un silenzio ostile, giustificandosi poi che la mattina non hanno voglia di parlare, dovrebbero ricordarsi che basta un mezzo sorriso! Senza parole. E andrà meglio…:)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  14. ciro iuorno, conosco osho, anche se io non mi isolo in una comunità danzante ma cerco di vivere queste cose dove sono, nella inospitale Milano, ma certamente ha dato molte cose. Ma non era morto??

    ciao ciro!:)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  15. @boh + iskandar scusate ma credo che la felicità sia qlk di ben + profondo che un semplice sorriso…!!!in fin dei conti se uno ad esempio la mattina nn è sorridente (e lo difendo per il semplice fatto che io odio svegliarmi presto anzi, svegliarmi punto) nn lo condannerei….insomma venire incontro agli altri va bene ma a volte anche le altre persone che sono intorno dovrebbero capire di dare un po' di spazio.se sono 10 min di 'non sorriso' che siano pure. meglio un 'non sorriso' che uno forzato falso no? e cmq credo che la felicità appunto sia qlk di + profondo e nn la si può sostituire con un sorriso…la felicità è anche essere trasparenti con se stessi: e se uno nn è felice cosa deve fare?abbracciare l'ipocrisia per far felice l'esterno?

    Scritto da sole, 9 anni, 9 mesi fa


  16. Che bello, si fa a botte! ;-)
    Certo che la felicita’ e’ qualcosa di piu’ profondo!

    Ma… No, Sole, non concordo. Perche’ tu chiedevi come cercare/far autogenerare la felicita’ e prima cosa bisogna dare/donare (e parliamo di una cosa gratuita!) per ricevere un ritorno "energetico" (mi si passi il termine New Age) in grado di creare ambienti felici.

    L’arma dell’essere umano per ottenere cio’ e’ il semplice sorriso, e non c’e’ nulla di buonista in questo discorso. E’ pura analisi dei comportamenti.

    Non concordo col discorso del "capitemi se sono intrattabile". Questo genera astio diffuso e dunque l’infelicita’ di chi non ha voluto donare un sorriso gratis.

    Liberiamoci dalle incrostazioni tutte occidentali, "arriviste" e individualiste: l’ipocrisia e’ portare avanti nel tempo un discorso fasullo e prendersi gioco di profondi sentimenti umani. Il sorriso e’ un microsole in grado di scaldare, un microbigbang che genera un microuniverso nel quale puo’ nascere tanto.
    Un sorriso, anche se falso, puo’ fare del bene. Del gran bene. Un sorriso nudo e crudo specie se tra sconosciuti non arriva a essere "un’azione nelle tre dimensioni" e dunque non puo’ essere davvero ipocrita, secondo me. Resta nel campo della non-azione taoista e quindi e’ sacro! ;-)

    Il sole splende ogni giorno. Sono le nuvole che lo oscurano e ci deprimono.
    Via le nuvole dai Soli.

    Scritto da taoistmovies.com (Iskandar), 9 anni, 9 mesi fa


  17. sole: un conto è un non sorriso, un conto è l’ostilità.
    E poi ogni tanto un sorriso a metà si può fare, non credi? Per venirsi incontro. Perché magari l’altro non c’entra niente se ti svegli con i nervi…

    Io non sono per la naturalità assoluta: e poi non eri tu che dicevi che le cose si devono dire "in un certo modo"? vale per gli altri, e non per te…?

    Dire sì, fare no?
    ;)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  18. Iskandar, concordo con te in tutto: ipocrisia è portare avanti per giorni o mesi un discorso fasullo (= non vero, o detto solo in piccola parte); il sorriso apre le porte a tante cose. E’ un atto di gentilezza. Piccolo, non molto difficile.

    Basta un sorriso, non c’è bisogno di tanti discorsi se uno non ha vogli di parlare: ma creare ostilità e muso appena svegli mi viene voglia di mandare a quel paese chi lofa!

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  19. Lo dico da anni che i soldi non fanno la felicità. Sembra una frase fatta alla quale molti ti rispondono "si, ma aiutano". Però io ci credo davvero. Infatti non gioco al superenalotto e non me ne può fregare di meno di vincere milioni. Iskandar ha ragione sul sorriso, però il discorso è più complesso, perché è vero che la felicità è ben altro che un sorriso. Ci sono tanti fattori che implicano il raggiungimento o meno della felicità. Il sorriso è solo uno strumento, un grimaldello per "oliare" e facilitare i rapporti interpersonali. I rapporti interpersonali poi, possono portare alla felicità (come la intendo io, almeno). Ma stiamo parlando della punta del trapano. Poi, ovviamente, serve un trapano elettrico, serve la corrente, serve il materiale da forare, serve un minimo di abilità nel lavoro di foratura. Ecco perché il sorriso non è LA soluzione, ma solo un piccolissimo strumento in più. Il discorso è lungo e meriterebbe un post apposito che da qualche giorno ho in mente di scrivere in maniera un po' più "scientifica". P.S.: guarda cosa arrivo a pensare: i soldi la allontanano la felicità!

    Scritto da Maurizio Silvestri, 9 anni, 9 mesi fa


  20. magari, sorriso e correttezza..

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  21. Boh, è davvero grottesca la tua presa di posizione. L'arroccarsi su una convinzione FALSA. Mai sentito parlare di umiltà? Magari ti sbagli eh? MAGARI. È incredibile come a volte la gente sia più propensa a credere alle menzogne che alla sincerità. Riflettici. A proposito di sorrisi: non rovinare i rapporti con le persone in modo prematuro per difendere una convinzione che POTREBBE - e dico potrebbe - risultare fallace. Le certezze sono la rovina delle persone, si dovrebbe imparare a coltivare il dubbio.

    Scritto da Maurizio Silvestri, 9 anni, 9 mesi fa


  22. Maurizio Silvestri, io di solito faccio una cosa: guardo i fatti. Quelli sono incontestabili. Verifico.

    Mi spiace tanto, i fatti non lasciano adito a dubbi di sorta.

    Cmq, non che la cosa sia così importante.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  23. ciao …. guarda un pò che curiosa coincidenza …. ricorre proprio oggi il 18° anniversario della scomparsa di OSHO … good evening ….

    Scritto da ciro iuorno, 9 anni, 9 mesi fa


  24. da quel che leggo …. persino il sen. clemente mastella guarda , legge e scrive commenti sul tuo encomiabile blog , molto probabilmente i quotidiani di domani citeranno a buon ragione questa felice novità … bye-bye ….

    Scritto da ciro iuorno, 9 anni, 9 mesi fa


  25. ciro, ecco mi sembrava…

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  26. ps dubito proprio che sia lui, figurati! Non faccio come dei miei amici giornalisti che credono davvero che sgarbi o chi per lui commenta sul loro blog! ;)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  27. Ok Enrica, stattene con i tuoi fatti allora. Ti saluto.

    Scritto da Maurizio Silvestri, 9 anni, 9 mesi fa


  28. Maurizio Silvestri, se avessi voluto stare per i fatti miei non avrei aperto un blog. Salute anche a te.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  29. grazie Orientalia per questo post. E grazie a tutti per i commenti. A Francesco che chiedeva dell'iper-presente: per la verità è un concetto che è nato da una conversazione con il filosofo Remo Bodei. Parlavamo di come cambia la memoria. Diceva che con internet i giovani dispongono di un facile accesso online a ogni oggetto da ricordare. Elaboravo portando l'esempio della musica: si può trovare nella stessa finestra del browser Elvis, Madonna e i Tokyo Hotel, come fossero contemporanei, trasformati in oggetti contemporanei. Per la verità questo non vale solo per la musica ma per una quantità di oggetti della memoria trasformati in contenuti che si trovano da qualche parte in rete. Ma la memoria non è solo ricordo: è anche oblio, o selezione. Sicché la memoria della rete non è per ora sufficiente. E la prospettiva storica mancante - o che la finestra di quel browser non porta con se se non per qualche metadato non sempre necessario - diventa una sorta di iper-presente. Questo peraltro segnala un bisogno: ne parlavo in un post chiamato Piero della Francesca 2.0. Ma ovviamente non pretendo di avere esaurito l'argomento: l'iper-presente potrebbe anche essere un'occasione filosofica profonda se interpretato in un modo tale da alludere all'eterno presente di Agostino… Saluti, spero di essere stato utile. Alla prossima. Luca

    Scritto da Luca De Biase, 9 anni, 9 mesi fa


  30. Luca De Biase: grazie a te della spiegazione. Infatti l’iper-presente io l’avrei interpretato come il presente del presente, il presente del passato e il presente del futuro (cioè come Agostino, dove il passato è presente nella memoria e il futuro è presente nell’anticipazione).
    Ma, ovviamente, solo l’autore può spiegare quello che intendeva: quindi, grazie per averlo fatto!

    Però il presente della memoria seleziona: noi ricordiamo solo certe cose, legate a certe sensazioni. Lo sa bene chi chiede di descrivere i testimoni agli spettatori di un crimine. Ognuno vede qualcosa che l’ha colpito perché legato a certe cose personali e ne omette altre.

    Su Internet è uguale. Internet non può bastare, perché ognuno di noi cerca in modo direzionale e mirato: oltre tutto, quello che affiora nei motori di ricerca del Web non è tutto ma solo una parte di quello che effettivamente c’è.

    Insomma, è un discorso ancora tutto da fare, credo. Molto interessante se legato ai linguaggi artificiali e l’"espansione" delle esperienze sensoriali tramite computer e relativa memoria. Questo credo faccia la differenza con i concetti di tempo.

    E ancora, il tempo/memoria è un concetto molto diverso se visto e vissuto con occhi buddhisti: è davvero un iper-presente.
    Un altro fronte da aprire..

    Ciao:)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  31. Come si può essere così ipocriti? Il rivoluzionario "I Care"?? Parliamo di pannolini o di sistemi per conquistare la benedetta felicità per tutta l'umanità? Io preferisco i sistemi, e funzionanti, non utopie o discorsi che girano a vuoto con economofilosofie ad infarcire il mono/dialogo… un sistema c'è già, certo non va bene a tutti,cioè a tutti quelli già abituati a s/parlare tanto ma avere di sicuro le loro 3 docce calde al giorno e la macchina ultimo modello;diciamo che va bene, andrebbe bene ai più, sulla Terra: è il comunismo. Punto.

    Scritto da morre, 9 anni, 9 mesi fa


  32. morre: "I care" è stato profondamente rivoluzionario, in un tempo in cui vigeva il motto fascista "me ne frego".

    E il comunismo sì, sarebbe bello, sì sarebbe giusto, ma non è realizzabile. Tutto qui. E infatti il vero comunismo non è mai stato realizzato.

    Purtroppo il sistema democratico è l’unico realizzabile, non c’è altro.

    Ciao:)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


  33. Io dalla vertenza… mi elimino!

    Scritto da taoistmovies.com (Iskandar), 9 anni, 9 mesi fa


  34. Iskandar, vertenza?:)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 9 anni, 9 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.