Blog e cultura: Wikipedia è cultura?

Questa è una riposta alla chiosa di Luca De Biase al post “Blog e cultura”, che già ho scritto in parte nel suo blog. Infatti, partendo da un commento che gli è stato fatto, De Biase ha affermato che una rivoluzione culturale necessaria e attuabile dovrebbe partire da uno sforzo collettivo verso un interesse comune e che Wikipedia rappresenterebbe questo “sforzo collettivo verso un interesse comune”.

Io sempre avuto delle riserve verso Wikipedia (anche se ci hanno citato): non nel metodo, che è buono e giusto, ma nel risultato, cioè nei contenuti.

Ho già scritto il 22 dicembre 2005 quando negli ambienti scientifici di lingua inglese c’era stato un vivace dibattito sulla attendibilità di Wikipedia da quando il Dr. T. L. Simmons (New Zealand) aveva scritto di aver corretto un articolo di storia inglese su Wikipedia usando fonti come i grandi studiosi Mark Bloch, Norman Cantor e Joseph Strayer per controbattere alcune argomentazioni su di una voce sull’invasione di Guglielmo il Bastardo, ma gli amendamenti gli erano stati cancellati da un anonimo assai ignorante che “rappresentava il punto di vista di qualche oscuro apologeta pro-Sassone”. Ma quell’anonimo di storia inglese non ne sapeva niente. E concludevo, dopo aver raccontato le mie esperienze, che non solo Wikipedia dice cose spesso superficiali, perché spesso le voci sono scritte dai non addetti ai lavori, ma sbagliate.

In un post del 15 gennaio ho riportato le modifiche a Wikipedia proposte da diversi studiosi e scienziati che si traducono in scientificità, cioè verificabilità, e ripetibilità. Ovviamente, le entry dovrebbero anche essere firmate: non più anonimato. Io voglio sapere chi dice una certa cosa e le sue condizioni socio-politiche e sociali, il suo livello di cultura o di scolarizzazione, il mestiere che fa e così via.
Firmando le voci chi scrive se ne assume la piena responsabilità e chi legge si regola sul taglio dato all’articolo, conoscendo l’autore.

Rimarrebbe su Wikipedia la gratuità sia di chi scrive in contributi, sia di chi legge.
Sull’argomento è stato scritto molto ma mi piacerebbe sentire cosa ne pensate voi.

Circa 10 o 11 anni fa e poi di nuovo 3-4 anni fa mi chiesero di occuparmi di Wikipedia per rivedere e coordinare gli articoli sull’Asia meridionale e orientale. Entrambe le volte dovetti rifiutare perché non avevo molto tempo e non sapevo se sarei stata in grado di mantenere gli impegni presi. Infatti c’era moltissimo da fare, sin dai primi articoli notai subito che Wikipedia era piena di errori, almeno nella discipline orientali, sia antiche sia moderne, che fossero archeologia, biografie, spiegazioni di concetti filosofici, introduzioni o analisi storiche, filologia, riscostruzioni linguistiche o questioni di metodo e di teoria.

D’altra parte bisogna dire che Wikipedia ha rivoluzionato il modo di studiare e di contribuire agli studi. Un modo collettivo, assolutamente pieno di entusiamo e desiderio di dare qualcosa, di avere una voce, di fare parte di un progetto grande, bello, comune, di dare qualcosa agli altri. La gente, tutta la gente, ha bisogno di far sentire la propria voce, di contare, anche a livello culturale. Un desiderio di dare che, nonostante tutto, è insito in molte persone, insieme a una bella dose di protagonismo e di arroganza di molti: tutti sanno tutto, gli informatici si occupano di storia moderna indiana, gli orientalisti di matematica, i fisici di pedagogia, ecc.
Non tutti sanno tutto o quasi tutto, a livello professionale — che sia o meno la loro professione — chi l’ha detto? E’ una questione di qualità e quantità della conoscenza.
E non mi si venga a dire della relatività della cultura: vera, ma stabiliti i parametri non lo è più tanto.

Quindi, Wikipedia ha inferto un bel (e necessario) colpo alle varie enciclopedie in cui un responsabile dice ai redattori e poi agli editor di trovare /correggere gli studiosi che scrivono su certi argomenti, stabilisce cioè a priori gli interessi di chi fruisce dell’enciclopedia; e ha inferto un colpo ancora maggiore all’economia delle enciclopedie, tutte a pagamento sia per le redazioni e chi scrive i contributi e sia per chi fruisce dell’enciclopedia, il lettore che vuole sapere.

La cosa più importante, credo, è che nelle enciclopedie tradizionali il sapere è predeterminato: su Wikipedia ognuno può scrivere una voce. L’interesse viene, insomma, dal basso, dai bisogni della gente. E anche il contributo viene dal basso.

Però spesso mi chiedo che valore abbia questo desiderio di contribuire, a cosa porti insomma, quando spesso anche le date di nascita e morte dei personaggi sono sbagliate, o quando sui fatti e i personaggi contemporanei si imbastiscono storie per motivi politici. Storie personali non edificanti, non vere, che poi gli editor di Wikipedia cancellano, ma che sono lì e rimangono lì nella cache di Google per un bel po’ di tempo. Storie create ad hoc e spacciate per “la verità storica”!

Fino a qualche anno fa, su argomenti tipo lo yoga in italiano erano scritte le solite scemate qualunquiste, con link esterni che erano poco meglio della pubblicità a una palestra. Lo yoga è una disciplina antichissima e rigorosa a livello etico e personale e/o una religione, non sono gli esercizi più o meno ginnici che si eseguono nella palestra di turno. Proprio una voce sullo yoga mi aveva fatto venire in mente che il link era stato messo proprio dai proprietari di palestre..

Insomma, su Wikipedia sia l’informazione che la formazione, in termini di contenuti e di metodo, cioè la cultura, lascia molto a desiderare, almeno sui temi di cultura non informatica. Sull’informatica è molto meglio. Ovviamente ci sono le eccezioni, bisognerebbe fare un controllo della qualità di ogni singola voce, ma lavorando a contatto con gli editor delle case editrici, che a Wikipedia ricorrrono spesso, mi sono resa conto che già la necessità di un controllo di qualità è un assurdo, se si parla di mezzo culturale già in uso.

Mi sono capitati studenti che, nonostante le dispense (gratuite), i libri suggeriti (mai più di 35 Eu complessivi qui in Italia), gli articoli fotocopiati gratuiti, i syllabus, le spiegazioni sempre, chiare, le domande alle quali riservo mezz’ora esatta su due di insegnamento, la disponibilità a spiegare e rispiegare, anche per telefono o email, ecc., sono venuti in classe parlando di cose tecniche (di filosofia induista, che è una cosa molto tecnica, questo è il più bel sito bibliografico online e si vede subito cosa intendo, o di grammatica sanscrita) dopo aver “studiato” su Wikipedia! E pretendevano che fosse cultura e che andasse bene per l’esame, prettamente culturale (e facoltativo).
E’ una questione di qualità.

Su Wikipedia c’è quantità e gratuità, ma la qualità?

La cultura comune è un grande bene e ho sempre pensato che la cultura sia una delle poche cose che aumenta quando viene condivisa: ma che sia giusta. Se cultura deve essere. O che, perlomeno, se ne capiscano i limiti, che non si prenda per oro colato un mezzo di massa come Wikipedia, perché è inevitabile che, se a uno strumento culturale contribuiscono decine di migliaia di persone in tutto il mondo, la qualità sia molto variabile (tendente al basso) e ogni tanto non ci sia neanche qualità o veridicità delle informazioni, ma solo un bla bla bla di persone incompetenti.

E’ come per la televisione: o è per tutti, e allora non si legge la Divina Commedia in originale con commento e musica sinfonica in prima serata, o è per pochi, e allora va bene la lettera delle cantiche. Si può fare una cosa intermedia, ma se uno guarda uno spettacolo di Boncompagni, mettiamo, deve saperne la bellezza ma anche i limiti! Di qualità, di quantità.
Di categoria, per cominciare: uno spettacolo di Boncompagni non è uno spettacolo culturale.

C’è una categoria per Wikipedia ma non è cultura, non si può pensare a una rivoluzione culturale fatta attraverso Wikipedia, non è enciclopedia verificata e veritiera alla quale contribuiscono degli autori con un nome. E’ contributo di tanti, sono begli spunti, e gratuità.

E’ il metodo di lavoro che è rivoluzionario, è il contributo spontaneo di tutti, gratuito, ed è l’accesso quasi gratuito (voglio dire, per chi usa il computer, nel Darfur dubito che lo sia…)

Ma, purtroppo, sembra che la gente ancora non lo sappia e si affidi a Wikipedia come mezzo di cultura. E’ come affidarsi, per eseguire un’operazione chirurgica, a qualcuno che legge un’enciclopedia medica familiare e poi va in sala chirurgica e fa un’operazione… E usa infermieri e secondi chirurghi e anestesiti che hanno a loro volta solo letto o contribuito a un’enciclopedia!

La cultura si fa in altro modo e non può essere totalmente aperta e collettiva, è per forza elitaria: oppure Wikipedia dovrebbe avere una squadra di redattori capaci che controlla, taglia, elimina, lima, amplia, tutti gli articoli. E dovrebbe avere, soprattutto, la firma di chi contribuisce alle voci: così sarebbero scritte cose più esatte.

Ciò nonostante Wikipedia ha dato una scrollata al mondo rigido e costoso delle enciclopedie tradizionali, e questo è assolutamente un bene. Ha dato fiducia a molti nelle loro capacità; in più ha mostrato che contribuire a un prodotto di conoscenza tutti insieme — anche io, che se vedo cose del mio ramo sbagliate le cambio — a qualcosa di positivo, di bello, di grande, di collettivo, è possibile.

Basta che non si pensi di compiere attraverso Wikipedia una rivoluzione culturale. Rivoluzione è di certo: cultura proprio no.
E’ rivoluzione dell’informazione che, come tutta l’informazione, talvolta è superficiale e/o sbagliata perché fatta da non specialisti degli argomenti di cui trattano che, in più sono anche anonimi. Ma non è una rivoluzione culturale.



Commenti

  1. Faccio una micro riflessione. Del tutto anonima Wikipedia non lo è. Almeno per quegli utenti che si loggano per bene e dedicano del tempo a creare un loro profilo dove annotano i loro contributi. Ma "fragile" Wikipedia lo è davvero… perché incapace di raccogliere una pluralità di voci e tra queste, come già sottolinei tu, anche quelle di un certo pregio scentifico. E’ sicuramente una sfida vinta quella di permettere una fruzione così semplice delle informazioni a tutto tondo… meglio di quegli orrendi esperimenti di database macchinosi… il wiki ha vinto tanto da essere diventato un concetto sul quale sviluppare l’approccio a grosse moli di dati. Ma la cultura va anche ripagata. Qui sono totalmente d’accordo con il tuo post. Gli utenti non dovrebbero sottovalutare la ricerca e la competenza profusa nelle materie specialistiche. Dovrebbero apprezzare la firma sotto una voce enciclopedica non come il “brand” apposto su di un manufatto ma come l’affermazione dell’opinione di una persona competente su quel campo che si assume anche la responsabilità del frutto delle sue ricerche e delle soluzioni a cui è giunto.
    .:.

    ps. a margine di tutto la wikipedia imballata sugli scaffali del supermercato mi fa la stessa tristezza dei libri ignorati ed ammonticchiati tra i cestoni metallici dei primi prezzo poco di fianco…

    Scritto da hermansji, 10 anni fa


  2. caro hermansji, ti dici che "del tutto anonima Wikipedia non lo è. Almeno per quegli utenti che si loggano per bene e dedicano del tempo a creare un loro profilo dove annotano i loro contributi." Giusto. Ma bisogna "loggarsi per bene" e in più dedicare tempo! E stare lì a vedere, cercare: non tutti hanno voglia e tempo di farlo. E comunque c’è sempre il modo di evitare tutto questo, lo sai bene.

    1) Non dirmi che tutti o molti lo fanno. Io sicuramente no, anche se ogni volta che vado su una delle materie di mia competenza correggo gli errori, taglio le cose false, ecc. Voglio dire, un contributo originale può essere modificato anche di molto, anche in maniera sostanziale.
    Non c’è solo chi scrive la voce di sana pianta, c’è tutto un insieme di persone che rilegge e ripassa le cose altrui, anche per caso (come me).

    2) Infatti anche a me non mi interessa il nome di chi scrive in sé per sé, mi interessa che su di una certa disciplina ne sappia più di me.
    Molti ne sanno più di me: lascio parlare loro, salvo poi controllare, verificare, studiare e vedere voci contrarie: fare insomma un lavoro critico, se mi interessa.

    3) Certo, non si può fare sempre e per tutto: ma su certi personaggi, per esempio, ho visto anche le date di nascita/morte sbagliate. Non ci vuole molto a metterle giuste, magari basandosi su una delle tante biblioteche univerisitarie online, che aggiungono le date ai nomi degli autori.

    E quresto proprio perché ogni biblioteca grande o media che si rispetti ha come responsabile dell’acquisizione e della gestione dei dati una persona molto specializzata sull’argomento, con titoli di studio specifici e, molto spesso, pubblicazioni. Ti parlo di biblioteche tedesche, americane, inglesi, australiane.
    Da noi no, eccezion fatta per quelle vaticane, ambrosiane, ecc., e altre molto piccole, molto specializzate, molto settoriali.

    Anche a me Wikipedia sugli scaffali mi farebbe tanta tristezza, ma non l’ho mai vista…

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  3. Avrei voluto rispondere citando una voce del Wikizionario ;), ma purtroppo devo ricorrere ad un dizionario tradizionale:

    cultura: complesso del sapere letterario, artistico e scientifico proprio di un popolo o di un’epoca

    Non voglio certo farti la lezione, ma mi permetto di farti notare che il concetto di cultura che esprimi mi sembra piuttosto limitativo. Dici che la cultura non può essere totalmente aperta e collettiva, ma se così non è non può più chiamarsi cultura ma piuttosto conoscenza. La cultura non è quella contenuta nelle stanze del sapere, ma il risultato di un processo continuo di trasmissione del sapere alle generazioni future, a cui tu stessa dedichi gran parte della tua esistenza.

    Purtroppo il risultato non è perfetto, ed allora nascono le famose differenze culturali che tanti disastri possono provocare. Leggo ancora nel tuo articolo:

    … uno spettacolo di Boncompagni non è uno spettacolo culturale.

    Mi permetto ancora di dissentire: la televisione oggi è cultura, nel senso che contribuisce (purtroppo, potremo dire) al patrimonio di conoscenze della nostra società. In questa ottica Wikipedia costituisce un po` lo specchio della nostra cultura, ma ha anche una valenza ancora più importante: è un importante tentativo di democratizzazione del sapere.

    Una delle lezioni più importanti che un’altra rivoluzione culturale, quella del ’68, ci ha lasciato è che il sapere, anche quello scientifico, esatto, non è mai neutrale ma dipende da una serie di fattori culturali (appunto), politici, economici e sociali. Oggi che le ricerche scientifiche vengono spesso dettate dai potentati economici, che il nostro governo non ritiene un sito didattico in quanto accessibile a tutti i navigatori della rete indistintamente è importante che tentativi anche imperfetti, come Wikipedia, permettano di spostare il baricentro di questa cultura, e favoriscano la nascita di esperienze ancora migliori, come il MIT OpenCourseWare e tanti altri.

    E quindi meglio una conoscenza esatta o l’ignoranza? Secondo me è meglio sporcarsi le mani e provarci, come fai tu ogni giorno.
    Jimmi

    Scritto da jimmi, 10 anni fa


  4. Il problema di wikipedia e’ che ne sappiamo troppo poco di come funzioni. Insomma: polemiche, dietrologie, episodi curiosi… Sono tutti frutto di malevoli ed interessati sabotatori? Lo strumento e’ potente ma per ora i risultati lasciano un po’ a desiderare. Nulla di grave per quanto mi riguarda. Quando i miei figli useranno Wikipedia per una ricerca li invitero’ a controllare anche altre fonti. Esattamente come farei se avessero usato l’enciclopedia cartacea piuttosto che la versione su DVD della stessa. Assamai che gli si sviluppi quel senso critico e quella voglia di riflettere e fare stupidaggini in autonomia e non imbeccati da altri.

    De Biase ha proprio colto il punto: wikipedia potrebbe essere l’elemento rivoluzionario. Potrebbe, ma oggi non lo e’.

    La cosa che noto invece e’ come si tenda a criticare sul punto degli errori "di concetto". E’ proprio il punto su cui lo strumento consentirebbe la correzione, ma poi non funziona. Qualcuno che lo conosce meglio lo re-indirizza. Battaglia contro i mulini a vento? Scarsa conoscenza dello strumento? Se wikipedia e’ davvero importante, e probabilmente lo e’, varra’ la pena di imparare a utilizzarla al meglio, da dentro.

    Ciao, f.

    Scritto da Francesco, 10 anni fa


  5. @Boh trovi Wikipedia inscatolata in DVD in due edizioni una da 5 Euro ed una da 10 Euro per lo più in grosse catene di informatica ma l’ho vista anche in alcune librerie come Croce e Feltrinelli… la versione DVD è stata molto contestata trovi tracce delle discussioni nelle varie sezioni di Wikipedia, esiste anche una voce ufficiale nella Wiki:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:DVD

    @Jimmi se mi permetti l’intrusione nel tuo discorso alcuni aspetti della "cultura" la fanno assomigliare anche a quelle creature in perenne fuga dall’estinzione… lasciando troppo fare non è detto che non si acceleri la fine del sapere. Per fare un esempio parallelo, che spero sia calzante, quando si parla di cultura musicale si citano un gruppetto inossidabile di compositori dimenticandosi di tutti quei piccoli musicisti a loro contemporanei… come se non fossero mai esistiti.
    Lasciata al gusto la "cultura musicale" ha dimenticato molte nozioni trasportandole così al margine… sempre più al margine. Se si trova scritto ovunque del successo de "Le Nozze di Figaro" musicate da Mozart su libretto di Da Ponte (anche la voce di Wikipedia per tornare al tema), non vi è quasi traccia del libretto e della musica che Da Ponte/Mozart hanno seguito e ricopiato. Purtroppo trattandosi di compositori e librettisti considerati dalla "cultura musicale" minori si conoscono solo frammenti del libretto e frammenti della composizione copiata. Le poche informazioni che si hanno sotto frutto del tempo e del sudore degli studiosi che cercano di ricostruire la storia mancante. Altri esempi li potrei fare con le cose che più mi appassionano come i testi religiosi dimenticati. Io credo che la cultura se abbia dentro un germe totalizzante, tanto da desiderare di abbracciare il tutto, allora deve anche preservare il suo contenuto… non abbandonarlo ai venti per così dire. Perdere la storia. Non è solo la censura il pericolo immediato o certi pazzoidi che distruggono statue o manoscritti. Un pericolo è anche la selezione del materiale e la continua perdita di informazioni.
    Per ricollegarmi a @Francesco come si potrebbe altrimenti sviluppare un senso "critico" senza pluralità di informazioni?
    .:.

    Scritto da hermansji, 10 anni fa


  6. Prima che qualcuno si precipiti ad acquistarla: webaroo.com vi aiuta e i 5 euro li potete mandare come contributo a qualche progetto che vi sta a cuore :-)

    ciao, f.

    Scritto da Francesco, 10 anni fa


  7. ciao jimmi!:)
    In realtà la cultura è la rielaborazione originale di certi temi. Sic dicunt gli antropologi.
    Ma io ho il dente avvelenato sugli errori anche marchiani e sull’anonimità che te li permette. In primis.

    E poi non dirmi che Boncompagni, che a me piace tantissimo fra parentesi, fa degli spettacoli culturali! Che poi faccia opinione e faccia un vero spettacolo è vero.
    Ma la cultura è opinione? L’opinione o la moda è cultura?

    E poi certo che la cultura è storicamente, socialmente, economicamente definita, e quindi non è imparziale, perché chi la fa non lo è: ma da qui a dire la castronerie sui dati più banali c’è una bella differenza.

    Ovvio che meglio che Wikipedia ci sia che non ci sia mai stata: ma forse si può migliorare. E certo non usare come *la* fonte della cultura universale.

    Bisogna vedere insomma come si prende e come si usa Wikipedia: io non la prenderai come un mezzo privilegiato di rivoluzione culturale. Tutto qui.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  8. Francesco, infatti potrebbe, ma non lo è. Qualche erore è frutto di sabotatori in mala fede (politica, universitaria, ecc.). Qualcuno è frutto di ignoranza…

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  9. hermansji, non lo sapevo del DVD. Grazie:) Non lo comprerò..

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  10. grazie anche a te francesco della info su webaroo.com, che non sapevo..

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  11. p.s. Jimmi, stupendi i sillabus dei corsi sul sito del MIT che hai dato. In teoria anche nelle nostre università ci sono, in pratica sono tutti incompleti.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  12. Personalmente penso che di sabotatori in malafede ce ne siano sin troppi. Per altro pericolosi. Un mio commento su una voce che ritenevo assolutamente di parte, ha dato vita ad una edit war non ancora conclusa. Per altro riportavo il pensiero di Carl Rogers, tra i padri della psicologia moderna e fondatore di quanto richiamato nella voce oggetto di discussione(lo dico solo per i curiosi..). Bhè assicuro che nonostante questo si è scatenata una guerra tra appartenenti a sodalizi che non è stata possibili bloccare se non grazie all'intervento di moderatori che hanno ne bloccato la voce. Risultato ho rinunciato a contribuire alla creazione della voce. Lungi da me il ritenere il mio pensiero impassibile di giudizio o ritenerlo perfetto ma l'episodio mi fa pensare. Quante voci sono poi "pilotate"? Wikipedia nella sua massima democrazia di gestione è poi libera nei contenuti? Bhè è così anche la stampa la TV ecc.. certo ma la "contaminazione" su wikipedia c'è ed è sempre dietro l'angolo e la gestione o la conservazione di poteri (ordini professionali e quantaltro) passa anche da lì. Lo dico per vissuto personale avendo visto trasformare in querelle il desiderio di contribuire in buona fede. Non credo che contribuirò più non ho voglia di vedere ancora queste cose e di sentirmi etichettare come appartenente a sodalizi da parte poi di chi lo è veramente. Non so quanti poi come me preferiscano lasciar perdere, lasciando alcune voci "delicate" in pasto a chi trae vantaggi nel presentare una voce in un modo piuttosto che altri. Non so, per me questa non è cultura è "condizionamento" Ed ha ragione bho nel dire: "io non la prenderai come un mezzo privilegiato di rivoluzione culturale".."Qualche erore è frutto di sabotatori in mala fede (politica, universitaria, ecc.). Qualcuno è frutto di ignoranza…"

    Scritto da Counselingweb, 10 anni fa


  13. Counselingweb, infatti.
    Non sapevo della voce — ma che era? Un’analisi su Guantanamo? per pura curiosità..

    A parte gli scherzi, amari in questo caso, una cosa simile è successa anche a una persona che conosco bene: SU di me! A voglia a cancellare tutto da parte dei moderatori, la voce, presentata come imparziale, era una grande bufala costruita ad hoc da un gruppo molto potente di indiani che vivono in USA, lavorano tutti nell’IT e hanno soldi.
    Hanno costruito sopra come supporto per i link esterni blog, forum, un paio di pagine ben fatte presso le università, diversi articoli su giornali e quotidiani, ecc. In breve: la cosa sembra vera.
    Ed è una montatura colossale!

    Purtroppo la persona, che è molto in vista, voleva denunciare gli autori ma non si trovano. Non è così semplice.
    In breve, le pagien stanno lì, ancora nella cache, e più i moderatori di Wikipedia le cancellano e più rispuntano fuori come funghi.
    L’anonimità è un vero guaio.

    Ciao e buon anno!

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  14. Era un mio contributo sulla voce "Counseling". Non tutti sanno che il Counselor è una professione non regolamentata ma che ha un proprio albo ed un'Iscrizione presso il CNEL. Attività che chiariamo subito, non esercito. Ebbene uno Psicologo molto in vista, sulla stassa Wikipedia ha denunciato il mio contributo come proveniente da mistificatore. Non contento lo ha fatto su diverse fonti. Eppure ho citato solo Carl Rogers!!!

    Scritto da Counselingweb, 10 anni fa


  15. Un esempio di difesa estrema della categiria di appartenenza. Aggiungo

    Scritto da Counselingweb, 10 anni fa


  16. Il 2007 sta terminando… è quasi andato via!! Auguri Auguri !! Tra poche ore arriva l’anno nuovo !! Auguri !!
    .:.

    ps. non esagerare con il brindisi :)

    Scritto da hermansji, 10 anni fa


  17. non capisco il perché, forse era una ragione personale? Oppure invidia. O entrambe le cose. Ma chi è Carl Rogers?

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  18. ciao hermansji!:)

    tantissimi auguri anche a te:) Buon 2008 e buon tutto

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  19. Counselingweb, a dirti la verità, non capisco in cosa tu l’abbia offesa questa categoria. In ogni caso, che fai nella vita? E cosa più importante, che fai stasera?
    :)

    Buon 2008!

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  20. Carl Rogers è il padre della psicologia umanista quella cioè che pone l'individuo e la sua unicità a centro della terapia..(stringatissima spiegazione ma efficace). Sono marito, impiegato, counselor, blogger, scrivo..insomma passo non mi annoio. Stasera… Ceno in famiglia e poi..si va in centro a festeggiare tutti insieme. Spero in un happening totale :-) Tanti auguri a tutti!!!!!

    Scritto da Counselingweb, 10 anni fa


  21. Auguri Alessandro!:)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  22. Wikipedia è open source: tutti vedono chiaramente il contenuto e possono modificarlo. È questa la sua forza. Il problema è semmai quando alcune parti sono chiuse e non aperte. Quando qualche amministratore di nascosto boicotta chi scrive. Se tutto avviene alla luce del sole, l'amministratore dovrebbe avere i minuti contati. È chiaro che non si tratta di uno strumento perfetto (in quanto la perfezione non è di questo mondo) e di conseguenza c'è il rovescio della medaglia (errori e imprecisioni). Al solito: lo strumento è buono, l'uso che se ne fa può non esserlo. Ad ogni modo, tutto ciò che si trova in Rete soffre della stessa pecca: quando si legge un articolo su un sito o su un blog, occorre usare il senso critico. Una volta si diceva: '"lo hanno detto in televisione" (quasi fosse una sorta di fonte autorevole ed indiscutibile). Oggi dovremmo evitare di fare la stessa cosa con Internet (della serie: "l'ho letto su Internet").

    Scritto da Maurizio Silvestri, 10 anni fa


  23. Maurizio Silvestri, ma se tutti si firmassero con firma autenticata la cosa non ci sarebbe: ognuno avrebbe responsbilità di quello che fa. Open Source non è No-source!

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  24. Scusa ma sarebbe come mettere la firma di tutti quelli che sviluppano un programma. Non so, prendi Mozilla o Linux oppure Openoffice: migliaia di programmatori che hanno contribuito. Io non so bene come funzioni Wikipedia, ma immagino che determinati articoli siano scritti da più mani. Ma ad ogni modo, sono contrario alla firma per un semplice motivo: con l'anonimato, non hai paura di scrivere cose che potrebbero comprometterti. Perché accade eh? Soprattutto nella scienza e nella storia.

    Scritto da Maurizio Silvestri, 10 anni fa


  25. Si sa benissimo chi li ha sviluppati infatti e le modifiche successive rientrano nel programma e anche i loro nomi. Non è difficile tracciarne la storia con nomi e cognomi.

    L’anonimato permette la non scientificità. La non responsbilità.

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  26. Scusate, leggo solo ora alcuni commenti precedenti riguardo i sabotaggi (dei quali sono a conoscenza anch'io) ma… il bello della Rete è questo: scrivete sui vostri blog di questi fatti. Chi cerca una data informazione, troverà anche il vostro blog (oltre a wikipedia) e come minimo inizierà ad avere dei dubbi. Hmmm… mentre scrivevo mi avete fatto venire in mente una sorta di Wikipedia parallela… della serie: ritieni che ci sia una voce errata su Wikipedia? Scrivilo qui!

    Scritto da Maurizio Silvestri, 10 anni fa


  27. Mi sa che qualcosa tipo quello che dici tu esiste:

    http://en.citizendium.org/wiki/Main_Page

    io però preferisco questo genere di esperienze:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Anarchopedia

    Scritto da Maurizio Silvestri, 10 anni fa


  28. bella cosa, se la fai posso partecipare? ;)

    Scritto da Boh/orientalia4all, 10 anni fa


  29. Certo! Per forza: deve essere open! ;)

    Scritto da Maurizio Silvestri, 10 anni fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.