Bookblogging: Lontano dal Tibet

Lontano dal TibetLontano dal Tibet. Storie di una nazione in esilio, di Carlo Buldrini, Torino: Lindau, 2006.

Questo è un libro sui tibetani in esilio e sul buddhismo.
Nel 1950 l’esercito di Liberazione Popolare cinese attaccò da otto direzioni diverse la città di Chamdo, in Tibet. L’esercito del Paese delle Nevi, armato alla meno peggio con fucili del secolo precedente e con bastoni, venne sbaragliato. Grazie al tradimento di un tibetano, che aprì la porta agli invasori, iniziò l’occupazione militare del paese da parte della Cina, che dura tuttora.

Nel 1959, dopo la fallita insurrezione di Lhasa, il presente Dalai Lama, Tenzin Gyatso, che in pratica era prigioniero in casa propria, fuggì con la sua corte. La Cina finse di non sapere e non vedere: in realtà si dice che abbia protetto la fuga, ben sapendo che andava via non solo il capo religioso del Tibet, ma quello politico e carismatico. Il gruppo venne accolto in India, a Dharamsala, McLeod Ganj, nello stato settentrionale dell’Himachal Pradesh. Qui è cresciuto negli anni fino a contare, al momento attuale, circa 90.000 persone. Lo stato del Tibet in parte è diventato una Regione Autonoma della Repubblica Popolare Cinese, in parte è stato smembrato e incorporato nelle quattro province cinesi di Qinghai, Gansu, Sichuan e Yunnan.

La Cina giustificò dicendo che nel corso dei secoli aveva sempre — o quasi — esercitato un controllo politico sul Tibet: il che è in parte è vero, perché fra Cina e Tibet c’è sempre stato un rapporto politico e culturale molto stretto e il Buddhismo è stata la religione dominante di entrambi i paesi, se pure in forme un po’ diverse.

Quello che è successo durante la Rivoluzione culturale, però, è stato un vero e proprio genocidio e una sistematica distruzione della cultura del Tibet. Bambini tibetani tolti alle famiglie d’origine e fatti crescere in famiglie cinesi di provata fede comunista; migliaia di laici, di monaci e monache uccisi o torturati; vecchi costretti a mangiare e vestire secondo la moda dei conquistatori; templi distrutti a migliaia; dei e simboli rimpiazzati con le immagini di Mao e, in seguito, con quelle della Banda dei Quattro; coloni cinesi delle comuni dislocati in Tibet per “colonizzare” le rozze province teocratiche. E’ stata ed è tuttora una vera e propria operazione di pulizia etnica.

Questo libro del giornalista Carlo Buldrini racconta la storia dell’esilio del popolo tibetano e la sua lotta per la libertà. Pubblicato per la prima volta in India col titolo A long Way from Tibet, è diventato subito un best seller. Benché la simpatia dell’autore per la causa tibetana sia ovvia, il libro è veloce, descrittivo e intercalato con interviste ai profughi, ai monaci, ai dottori che spiegano le basi della medicina tibetana, con la storia della causa tibetana, con haiku e riflessioni. Si può leggere tutto d’un fiato senza annoiarsi. La verità sulle storia e le condizioni del popolo tibetano in esilio salta fuori prepotente dalla bocca stessa dei protagonisti. Eppure, il libro non è didascalico né drammatico: è un bel libro con tante cose dentro.

Dall’intervista al Dalai Lama (pp. 113-115) trascrivo:

Cos’ha da offrire il buddhismo alla gente di oggi?
Il buddhismo è una filosofia molto sofisticata che dà grande importanza alla razionalità. Può aiutare a sviluppare una mente aperta, ad assumere attitudini flessibili. Troppo spesso la gente è prigioniera dei dogmi. Questo può portare a situazioni difficili da controllare. Se invece si percorre una via di mezzo, le posizioni che si assumono sono più equilibrate. Questa teoria della relatività, dell’interdipendenza, può essere utile a molti.

Cosa insegna il buddhismo?
Il buddhismo insegna che la gentilezza, l’altruismo, il buon cuore sono la fonte di ogni felicità. Non solo in termini religiosi, ma anche nella vita quotidiana. [...] Con la mia limitata esperienza posso dire che, grazie a un addestramento costante, si può arrivare a modificare la propria mente. E’ possibile potenziare i nostri atteggiamenti positivi e ridurre quelli negativi.

Qual’è il maggior ostacolo alla pratica della compassione?
L’egoismo. L’atteggiamento di chi cerca il proprio vantaggio ignorando il benessere altrui.

[...] Prima di andarmene, chiesi al XIV Dalai Lama del Tibet come avrebbe voluto essere ricordato.
“Come una persona che sorrideva spesso” mi rispose.

Credo che non ci sia modo migliore per cominciare a leggere il libro di Buldrini che firmare la petizione per portare le squadre tibetane ai Giochi Olimpici di Beijing 2008 e per una risoluzione dell’occupazione del Tibet.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.